Angela Pesce Fassio.

PROGETTO GENESIS 2. Protocollo Spectrum.

2015 Narcissus.me.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quando ogni speranza  perduta,  meglio morire da vivi o vivere da morti? Il "Progetto Genesis" svela lati oscuri e inquietanti che Rico e i suoi amici devono affrontare. Specialmente il misterioso "Protocollo Spectrum", derivato dal programma originale, prospetta scenari ancora pi paurosi e sinistri.
I sotterranei della Cittadella traboccano di sopravvissuti e difenderli  sempre pi difficile per il gruppo della resistenza di cui fanno parte Rico, Laura e i loro amici. Nuove e terribili minacce incombono sugli umani sempre pi deboli e sfiniti da una lotta senza quartiere. Zombie creati in laboratorio, mutazioni genetiche, aberranti esperimenti e, su tutto, l'ombra di un potere occulto che si prefigge di dominare il pianeta e che controlla la rete informatica. Rico e Laura, tuttavia, non devono combattere soltanto gli zombie, ma anche i loro personali fantasmi: il conflitto che li divide, il segreto nel passato di Rico, la scomparsa della piccola Angela tuttora avvolta nel mistero. E l'umanit sta per precipitare nel baratro dell'olocausto nucleare.
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Et di lettura: da 10 anni.
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L'autrice.
Nata ad Asti, dove risiede tuttora, Angela Pesce Fassio  un'autrice versatile, come dimostra la sua ormai lunga carriera e la variet della sua produzione letteraria. Coltiva altre passioni, oltre alla scrittura, fra cui ascoltare musica, dipingere, leggere e, quando le sue molteplici attivit lo consentono, ama andare a cavallo e praticare yoga. Discipline che le consentono di coniugare ed equilibrare il mondo dell'immaginario col mondo materiale. Mistero, avventura, brividi e amore, sono i soggetti che predilige e che ha proposto anche sotto pseudonimo. I suoi libri hanno riscosso successi e consensi dal pubblico e dalla critica in Italia e all'estero.
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Nota dell'autrice:
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L'avventura, l'azione, le fughe mirabolanti e gli scenari apocalittici, sono gli ingredienti principali anche di questo secondo libro, nel quale per ho voluto inserire altri elementi.
I ragazzi si confrontano con un mondo creato dagli adulti, con leggi fisiche e scientifiche violate, alterate, manipolate nella pi totale assenza di etica. Una politica dissennata e lobby assetate di potere si contendono il dominio del pianeta, pronte a dilaniarsi per la supremazia, avide e prive di scrupoli.
Rico e i suoi amici non combattono soltanto contro gli zombie, che sono il nemico palese, ma lottano anche per l'affermazione di diritti e libert, per non essere considerati oggetto di manipolazioni fisiche e mentali, per costruire un futuro diverso, pi a misura d'uomo.
Ma non sempre vince chi  dalla parte del giusto.
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Ringraziamenti.
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Ringrazio in modo speciale la bravissima Consuelo Baviera per la splendida copertina realizzata. Gian Paolo Gasperi per la collaborazione, l'entusiasmo e i preziosi consigli.
Grazie anche a tutti i lettori che hanno seguito la prima parte della saga di Rico e, spero, vorranno seguirci anche in questa seconda avventura.
La saga continuer.
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Angela Pesce Fassio.
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A coloro che continuano a credere nel bene e nella giustizia, malgrado queste luci si facciano sempre pi fievoli. Senza di essi, per, si sarebbero gi spente.
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Prologo.
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Non ho mai creduto all'esistenza dell'Inferno cos come ci veniva tramandato dalle credenze popolari o raccontato dalla religione.
Niente fuoco che brucia le anime dei dannati per l'eternit. N demoni che infliggono tormenti e assistono con sadico compiacimento al castigo.
L'immagino piuttosto come un luogo d'impenetrabile oscurit e di gelo nel quale gli spiriti si aggirano brancolando, ciechi e smarriti, oppressi dal carico delle proprie colpe, condannati alla perenne ricerca di una pace che non potranno mai raggiungere.
Forse sar questo il mio destino dopo che sar morto.
Ma non mi fa paura. Non lo temo perch ho gi conosciuto l'inferno da vivo e ci che mi aspetta nell'aldil non pu essere peggiore.
Di una cosa per sono certo: morir combattendo, sacrificandomi per coloro che amo.
Sarebbe un bel modo di morire.
Meglio morire da vivi che vivere da morti.
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1.
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Il gelo nel cuore.
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Camminavo nella nebbia. Una cortina grigia, umida e fredda che mi avvolgeva come un sudario.
Il gelo mi penetrava nelle ossa mentre arrancavo nel vecchio cimitero. A tratti, come ombre sfuggenti, apparivano lapidi e croci, angeli minacciosi e figure indistinte.
Non mi sarei dovuto trovare l.
L'esperienza mi aveva insegnato a non frequentare i cimiteri, eppure mi aggiravo fra le tombe e non sapevo cosa stessi cercando.
Il terreno che calpestavo era molle. Il terriccio smosso rendeva i miei passi incerti. Mi muovevo come un sonnambulo mentre intorno a me la caligine si faceva sempre pi fitta e tutto mi appariva sfocato.
Poi, davanti a me si apr una voragine e caddi. Piombai gi come un sasso, ma non sentii dolore quando atterrai. La fossa non era molto profonda ed era stata scavata di fresco. L'odore penetrante mi colp le narici. Superato il leggero stordimento artigliai la terra per rialzarmi. Lottai per uscire, ma scivolai e ricaddi all'indietro. Fu allora che nel rettangolo di luce fioca apparvero le facce ghignanti e distorte degli zombie. Si sporsero verso di me e mi rannicchiai in un angolo, pur sapendo che non sarei sfuggito ai loro artigli.
Ero inerme, disarmato, completamente in balia dei mostri. Mi avrebbero dilaniato, trasformandomi in uno di loro. Un pensiero che mi atterr. Ma non era quello che volevano farmi. Lo compresi quando cominciarono a gettarmi addosso manciate di terra che in breve tempo mi seppellirono. Mi otturarono naso, occhi, bocca, mi coprirono per intero, e tutto l'orrore si condens nel mio petto esplodendo in un grido di lacerante, straziante agonia...
Poi una voce amica mi svegli, mettendo fine all'incubo.
Nell'aprire gli occhi vidi il viso di Laura, vicinissimo. Le sue mani mi sfiorarono, rassicuranti.
 tutto finito, Rico. Era soltanto un brutto sogno.
Stavo ancora tremando, prigioniero delle viscide ragnatele del sogno. Ormai era diventato ricorrente e ogni volta, al risveglio, mi era pi difficile ritrovare la calma. La paura mi strisciava dentro come una serpe.
Sto bene. Ma il tremore mi trad.
Vuoi che resti con te?
Senza parlare le feci posto e tirai la coperta su entrambi, circondando Laura con le braccia.
Sei ancora dimagrita. Dovresti mangiare di pi. So che passi parte delle tue razioni ai bambini, ma ti serve nutrimento per mantenere le forze e combattere.
Lei ridacchi. Sei apprensivo come una chioccia. Sono in forma. Forte e agile quanto basta per stendere gli zombie.
Che dice il dottore?
Non ha riscontrato cambiamenti importanti. Insomma, sto alla grande e tu devi smetterla di preoccuparti. Senti, perch non cerchi di dormire? Devi prenderti cura di te stesso, oltre che di tutti noi.
Chiusi gli occhi con un sospiro. Ci prover.
Le sue labbra mi sfiorarono la guancia. Bravo.
Nonostante il timore di ripiombare nell'incubo, mi addormentai quasi subito. Tuttavia il sonno non dur a lungo. Poco tempo dopo fummo svegliati dal furioso abbaiare dei cani, subito seguito da un allarmante trambusto. Eravamo sempre all'erta e per fare prima ci coricavamo vestiti, perci saltammo gi dalla branda per prendere le armi e uscire dalla stanza. Mi scontrai con Marco, trafelato, che stava venendo ad avvertirci.
Cosa succede?
Siamo sotto attacco, spieg mentre camminavamo nella galleria. I cani hanno dato l'allarme, ma gli zombie hanno sopraffatto le guardie e sono entrati.
Assimilai la notizia senza fare commenti e allungai il passo. L'accesso ai sotterranei non era facile da scoprire, ma negli ultimi tempi gli zombie si erano fatti furbi e in qualche modo dovevano averlo trovato, i maledetti.
L'eco della sparatoria ci guid attraverso i cunicoli, insieme al latrare dei cani. Sbucammo nel punto in cui si combatteva e ci unimmo ai difensori, sparando contro il nemico invasore come forsennati. Nessuno dei miei amici era stato ucciso, notai con sollievo. Il nostro gruppo era gi sparuto e non c'era bisogno che subisse ulteriori perdite. Ad altri per non era andata altrettanto bene e i cani erano tutti morti, a giudicare dai resti sanguinolenti sparsi in giro.
Mentre il combattimento infuriava, mi ritrassi per sostituire il caricatore e vidi con sgomento che gli zombie continuavano ad arrivare a frotte. Quel settore stava diventando indifendibile e una ritirata strategica sembrava l'opzione pi logica. Lo segnalai rapidamente a Guido, che essendo il pi anziano aveva assunto il comando al posto di Spike. Anche lui se n'era accorto e ordin subito di ripiegare. Indietreggiammo in modo disciplinato, seguitando ad ammazzare zombie. Ma bisognava prendere in fretta una decisione per impedire che l'orda dilagasse ovunque.
Mi affiancai a Guido, spalla a spalla per tenere a bada i mostri e coprire la ritirata dei compagni.
Hai un piano?
Lui annu e mi indic le cariche esplosive collocate sulle pareti. Ce n'erano pi che abbastanza per provocare il crollo e seppellire sotto tonnellate di detriti gli zombie.
Corri, Rico. Tra cinque secondi salter tutto.
Sparai un'ultima raffica, mi girai e schizzai nel cunicolo seguito a ruota da Guido che contava. Era ancora pi matto di Spike, meditai durante la folle corsa che termin alquanto bruscamente quando la zona minata esplose e fui scaraventato a terra. La vampa ardente mi lamb e Guido, che avevo distanziato, mi piomb addosso come un macigno.
Tentai di respirare, ma tra il suo peso e il risucchio dell'aria causato dallo scoppio non avevo un filo di fiato nei polmoni. Tossendo per il fumo me lo scrollai di dosso e mi accertai di non aver riportato danni. Ero tutto intero, a parte qualche ammaccatura e lievi bruciature. Pure lui stava bene.
Ci rialzammo per dare un'occhiata in direzione della zona devastata. Da quello che ci fu possibile vedere c'erano soltanto macerie.
Un botto da manuale, dichiar Guido soddisfatto. Mi affibbi una manata sulle scapole, abbastanza forte da farmi vacillare, e sogghign.
Ce lo potevi dire che avevi piazzato delle cariche, borbottai.
Doveva essere solo una misura precauzionale.
Be', avvertici la prossima volta che prendi precauzioni.
Non fare quella faccia, Rico. Ce la siamo cavata alla grande. Aggrott la fronte. Per sospetto che abbiamo sottovalutato la capacit organizzativa degli zombie.  la prima volta che prendono d'assalto il rifugio e dimostrano una forma di strategia.
L'ho notato anch'io. Questo attacco sembrava coordinato.
Se  cos, dovremo cambiare tattica anche noi.
Lo seguii in silenzio, riflettendo su una possibilit tutta da verificare, ma che ci avrebbe costretti a modificare i nostri schemi difensivi se si fosse dimostrata valida.
I nostri compagni erano radunati davanti all'ambulatorio e commentavano l'accaduto. Alfio, il dottore, aveva gi ricoverato i feriti, per fortuna poco numerosi. Laura mi venne incontro e mi abbracci. Anche il resto del gruppo manifest sollievo nel vedermi, tranne Leo, scorbutico come sempre. Marco mi diede qualcosa da bere e subito mi sentii rinfrancato.
Quando c' stata l'esplosione abbiamo temuto foste spacciati.
Laura, attaccata al mio braccio, sospir. Mi hai fatto prendere uno spavento.
Mi dispiace, ma qualcuno doveva restare indietro a coprire la ritirata.
Perch devi sempre essere tu?
Ero l e ho fatto ci che dovevo. Punto.
Leo non mi risparmi il suo sarcasmo. Figurarsi se il nostro Rico perde l'occasione di fare l'eroe!
Prima che ribattessi, Guido lo raggiunse con due balzi e lo sollev di peso dalla panca. Vorrei che avessi tu le palle per fare qualche gesto coraggioso, ma da quel che ho visto finora sei solo un pallone gonfiato. Lo lasci ricadere e gli volt le spalle, poi mi dedic un sorriso. Va' a farti medicare, Rico.
Finsi di non vedere i sorrisetti dei miei amici e l'aria mogia di Leo per entrare nell'ambulatorio. Adesso che il tasso di adrenalina era calato mi sentivo piuttosto debole e indolenzito, perci accettai volentieri l'aiuto di Laura.
Una volta o l'altra lo strozzo, quel fanfarone.
Meglio lasciarlo perdere.
Qualcuno gli dovrebbe dare una lezione.
Mi pare che l'abbia gi avuta. Guido gli ha fatto fare una figuraccia davanti a tutti.
Non servir. A quello bisogna proprio fargli intendere ragione a suon di pugni.
Come sei bellicosa. La sua stretta mi fece dolere le costole e mi manc il respiro. Ehi, vacci piano.
Scusa.
La porta dell'infermeria era aperta. Dentro c'era confusione e il dottor Alfio prodigava cure ai feriti, nessuno tanto grave da destare preoccupazione, anche se i graffi degli zombie si infettavano facilmente. Tutti noi ricevevamo regolarmente dosi di siero immunizzante e neppure in caso di morsi c'era il rischio di trasformarsi. Il problema semmai riguardava il futuro e come ce la saremmo cavata quando il vaccino sarebbe finito.
Il dottore alz il capo e sorrise. Trova un posto dove metterti e fra poco verr a occuparmi di te.
Laura mi accompagn a sedere. Si avvide che tremavo e mi avvolse le spalle con una coperta.
Posso darti una mano, doc? chiese.
Sicuro, cara. Prendi disinfettanti, garze e occupati di quella ragazza laggi. Si chiama Viola.
Mentre Laura si occupava di Viola, una brunetta molto carina, cercai di rilassarmi. Ero sfinito e ogni parte del mio corpo era dolorante, ma la mia mente era attiva e affollata di interrogativi, alcuni piuttosto inquietanti. L'ipotesi che gli zombie si stessero organizzando significava che stavano prendendo, o avevano gi preso coscienza del loro stato, del loro numero e della forza. Significava che avevano dei capi e ne eseguivano gli ordini. Che avevano degli obiettivi. Finora non avevano rivelato intelligenza, ma dopo l'attacco di quella notte il dubbio che i loro cervelli putrefatti funzionassero era legittimo e ci sollevava una quantit di problemi con cui ci saremmo presto dovuti scontrare. Combattere orde di sbandati che si gettavano allo sbaraglio era una cosa, affrontare un esercito in grado di adottare tattiche era alquanto diverso. Essendo in gioco la nostra sopravvivenza, occorreva capire come e perch era avvenuto il cambiamento. Se fosse stato provocato o facesse parte di un'evoluzione naturale.
Fra i molteplici tarli che mi rodevano c'era il destino della piccola Angela, di cui avevamo perso ogni traccia, e quello molto pi personale che riguardava Laura. Qualcosa stava mutando in lei. In modo sottile e subdolo, ma indubbio. Stava diventando pi forte e resistente, pi aggressiva. La sua tolleranza al dolore era aumentata. Per contro era diminuito il suo bisogno di cibo e, almeno in apparenza, non ne risentiva. Non dormiva quasi mai ed era vigile e ricettiva. Tutti i suoi sensi erano amplificati. Ci che le era stato trasfuso durante la breve prigionia nel centro segreto dell'Omega non era soltanto sangue infetto. Ma che altro poteva essere?
Rico, ci sei? Spalancai gli occhi e guardai il dottore. Vai dietro al paravento e spogliati, poi stenditi sul lettino. Due minuti e vengo a visitarti.
Avevo freddo e l'idea di levarmi la tuta imbottita non mi garbava, ma obbedii. Appena mi allungai sul lettino Laura venne a sbirciare.
Ehi, niente male.
Fui assalito da un improvviso pudore. Torna a occuparti dei feriti.
Lei rise e se ne and. Il dottore arriv poco dopo, dotato di tutto l'armamentario, e cominci col misurare la pressione, il battito cardiaco, le mie reazioni agli stimoli. Tast dappertutto, premendo qua  l con minore o maggiore energia, annuendo quando facevo smorfie.
Adesso mettiti seduto. Vediamo come stanno i tuoi polmoni.
Mi appoggi lo stetoscopio sulla schiena ed esegu la prassi completa, poi mi ordin di sdraiarmi di nuovo. A quel punto ero preoccupato.
C' qualcosa che non va, doc?
Niente che non possa guarire entro qualche giorno e con un po' di riposo. A parte contusioni e leggere scottature non hai riportato danni.
Cavolo, mi hai fatto prendere una strizza!
Mi fa piacere scoprire che riesci ad avere ancora un po' di salutare paura. Dimostra che in fondo sei umano. Ridacchi sornione. Dovrai assumere degli antibiotici e spalmare del linimento sulle ferite. Puoi rivestirti.
Indossai la tuta mentre lui scarabocchiava una ricetta che poi mi diede.
Le nostre scorte sono quasi esaurite. Credi sia possibile procurare dei farmaci?
Non lo so, doc, ma vedr quello che posso fare. Grazie per la visita.
Abbi cura di te, Rico.
Gli feci un cenno e tornai nell'ambulatorio che nel frattempo si era vuotato. Laura mi stava aspettando e al suo sguardo ansioso risposi con un sorriso.
Sto bene. Qualche medicina e torner come nuovo.
Posso vedere la ricetta?
Le mostrai il foglietto e lei annu. Antibiotici e linimento. Vado subito a prenderli.
L'aspettai meditando su ci che mi aveva detto il dottore riguardo alla scarsit di farmaci e alle ridotte possibilit di trovarne, dato che ormai anche le ultime giacenze dei magazzini erano state saccheggiate. Solo i laboratori attrezzati dell'Omega avevano i mezzi per produrre su larga scala ogni tipo di medicinale, ma non erano disposti a dividere i loro ritrovati con altri. Avevo sentito dire di qualcuno che ne prelevava di nascosto dei quantitativi per rivenderli a borsa nera, per il denaro aveva smesso di circolare da quando lo Stato non batteva pi moneta. Si parlava di ingenti depositi di lingotti d'oro e banconote nei caveau delle banche, ma nessuno lo sapeva con certezza e accedere a quelle riserve, se davvero esistevano, era praticamente impossibile. Si favoleggiava di una fascia di gente facoltosa che viveva in roccaforti inaccessibili, protetta da guardie armate, in grado di procurarsi tutto ci che desiderava: droghe, generi di lusso, ragazzi e ragazze per soddisfare i capricci pi perversi, persino schiavi.
Il ritorno di Laura interruppe le mie cupe riflessioni.
Cosa ti preoccupa? chiese col solito intuito.
Siamo a corto di medicine e stavo pensando a come procurarle.
Al mercato nero.
S, ma dove troviamo i soldi?
Rubandoli a quelli che ne possiedono.
La guardai incredulo. Mi stai proponendo un furto?
Scroll le spalle. Perch no? Se per sopravvivere dobbiamo trasformarci in ladri, lo faremo.
Guido non lo permetter mai.
Non c' bisogno che lo sappia. Possiamo agire per conto nostro.
Scusa, ma forse non ti rendi conto delle difficolt. Ci serve un obiettivo, studiare un piano, neutralizzare i sistemi di sicurezza, eliminare le guardie. Un progetto irrealizzabile senza l'apporto di un esperto informatico.
Il suo viso si rattrist. E noi l'abbiamo perso.
L'ombra di Gino aleggi fra noi. La sua morte aveva lasciato un vuoto nei nostri cuori. Avevamo perduto un grande amico e un esperto di computer di prim'ordine; una tragedia che non eravamo ancora riusciti a superare. Non passava giorno senza che sentissimo la sua mancanza. E io continuavo a sentirmi responsabile di ci che era successo.
Laura, ormai, mi leggeva come un libro aperto.
Non  stata colpa tua, Rico.
Lo so, ma questo non alleggerisce il peso che mi sento dentro.
Dobbiamo guardare oltre e lasciarci il passato alle spalle. Nessuno di noi dimenticher Gino, ma  morto e bisogna farsene una ragione. Invece Angela  viva ed  nostro dovere cercarla.
Come fai a esserne sicura?
Me lo dicono il cuore, l'istinto e anche la ragione. Non l'hanno rapita per ucciderla, bens per studiarla. Penso che dovremmo agire, invece di stare nascosti quaggi come topi nelle fogne.
Sono propenso a essere d'accordo con te, per ci sono delle priorit. La pi importante  procurare una nuova scorta di medicinali. Non solo per l'infermeria del rifugio, ma anche per noi se decidessimo di tornare in superficie.
E questa necessit ci riporta al discorso di prima: trovare denaro.
La qual cosa al momento  impossibile quanto volare.
Non  detto. Consultiamoci con gli altri e sentiamo se hanno qualche idea.
Accettai, anche se dentro di me avevo la sensazione di trovarmi intrappolato in un vicolo cieco.
Poco dopo ci radunammo nel nostro dormitorio.
Marco mi diede di gomito. Cosa bolle in pentola?
Gli feci segno di tacere e lasciai parlare Laura, che espose la situazione e illustr il modo in cui, secondo lei, doveva essere affrontata. Vidi che annuivano, ma allo stesso tempo sembravano dubbiosi. Erano perplessi quanto me, per mi sentii in dovere di incoraggiarli ad avanzare le loro proposte, se ne avevano.
Passarono alcuni minuti di silenzio, poi Leo alz la mano.
Dato che siamo qui per esprimere liberamente le nostre opinioni vi dir la mia, anche se sono sicuro che non vi piacer. Secondo me  stato uno sbaglio unirci alla resistenza. Questa gente, ne abbiamo avuto dimostrazione poche ore fa, non  in grado di combattere gli zombie con qualche possibilit di sopravvivere. Questo rifugio diventer una trappola mortale per tutti noi se ci ostineremo a rimanere, perci propongo di andarcene, raggiungere il Centro Omega pi vicino e farci accogliere. Almeno quelli sono organizzati e possiedono risorse pressoch illimitate. L'idea di Laura non  soltanto pazzesca, ma  un'azione suicida dalla quale mi dissocio.
Il borbottio che aveva accompagnato la sua tirata si trasform in un coro di proteste che faticai a placare. Non solo, dovetti agguantare Laura per impedire che saltasse alla gola di Leo. A dire il vero ne avevo una gran voglia anch'io, ma la violenza non era la soluzione.
Bisbigliai a Laura di calmarsi e appena si rilass la lasciai per parlare.
A questo punto credo sia giusto sentire se qualcun altro la pensa come Leo.
La risposta giunse unanime: nessuno voleva rientrare nell'Omega. Non dopo aver visto ci che l dentro erano capaci di fare e la totale assenza di scrupoli nei confronti delle persone.
Tornai a rivolgermi al dissidente.
Sembra che soltanto tu consideri accettabile l'opzione di tornare all'Omega, quindi sei libero di farlo. Se confermi la tua scelta, devo per chiederti di lasciare la riunione, in quanto non fai pi parte della squadra. Inoltre, ti suggerisco di informare Guido che hai deciso di andartene.
Leo era molte cose, ma certo non stupido e sapeva che le sue chance di sopravvivere fuori da solo erano pressoch inesistenti.
Non hai il diritto di sbattermi in strada!
Sto semplicemente prendendo atto di una decisione che hai espresso davanti a tutti. Vuoi andartene? Quella  la porta.
Chiss perch la sua precipitosa marcia indietro non mi sorprese.
Volevo solo che la mia opinione fosse chiara. Non mi piacciono le situazione equivoche.
Si stava arrampicando sugli specchi e ne era consapevole. Cos come lo era della misera figura che stava facendo. Provai compassione per lui e decisi di mostrarmi conciliante, sperando di non commettere un fatale errore.
Ti sei espresso con molta chiarezza e ne prendiamo atto. Presumo che tu voglia restare, malgrado le riserve.
Gli offrivo una via d'uscita dal ginepraio in cui si era cacciato, ma ero sicuro che non me ne fosse riconoscente.
S, rimango con voi.
Allora devo chiederti se sei disposto a dare la tua adesione a qualsiasi iniziativa venga presa in questa riunione o in futuro.
Certo. Siamo una squadra e andr fino in fondo. Mi pare d'aver gi dimostrato la mia lealt.
Laura digrign i denti, ma riusc a dominare i propri istinti omicidi. Gli altri non erano contenti e pure io condividevo i loro dubbi. Ormai troppe volte Leo si era dimostrato un piantagrane ed era assai probabile che ci avrebbe creato ulteriori problemi, ma non potevo negare che era un buon combattente e la sua perdita avrebbe impoverito la squadra.
La faccenda era risolta, almeno per il momento, e passammo a discutere dell'argomento principale: procurarci il denaro per acquistare farmaci e attrezzature varie, nonch organizzare il nostro ritorno in superficie per agire in modo indipendente. Non ultima, la necessit di ampliare la nostra unit combattente integrandola con nuovi elementi.
In teoria tutto fattibile. In pratica molto meno.

2.

L'intraprendenza di Laura non avrebbe dovuto sorprendermi, ma ci riusc quando si present con tre ragazzi da arruolare. Arrivati nel rifugio da poco non occupavano ruoli specifici ed erano impazienti di combattere. La loro abilit era tutta da provare, ma sembravano volenterosi e determinati.
La mia impressione fu subito positiva. Tom, Lucio e Sandro, scampati a una sanguinosa incursione degli zombie in un piccolo rifugio, mi ricordarono il periodo in cui, insieme a Marco e Laura, pi compagni e insegnanti ormai morti o trasformati, difendevamo la nostra scuola dagli assalti dei mostri. Era passato parecchio tempo e il vecchio edificio che eravamo stati costretti a evacuare doveva ormai essere ridotto a un cumulo di rovine, ma nella mia memoria ne conservavo ancora l'immagine e una parte di me rimpiangeva quei giorni pi spensierati malgrado il pericolo.
Sandro se la cava piuttosto bene col computer, mi inform Laura.
Nel rifugio ce n'era soltanto uno e Guido lo riservava a proprio esclusivo uso personale. Il divieto aveva sollevato una quantit di domande e sospetti su cosa ci volesse nascondere e perch.
Guardai il ragazzo con maggior interesse.
Saresti capace di entrare nella stanza dei bottoni?
Lui sorrise. L'ho gi fatto e non  stato difficile. Avevo uno zio che faceva lo scassinatore e che mi ha insegnato i trucchi del mestiere. Sono in grado di aprire una cassaforte, figurati se non riesco ad aprire una vecchia porta dalla serratura arrugginita.
Sorvolai sui dettagli, pur captando l'occhiata allusiva di Laura, e lo interrogai sul computer.
Immagino che i file siano protetti.
Gi, ma le difese non sono impenetrabili e ho scoperto alcune cosette interessanti. Sembra che la rete sia controllata dalla Try-Net, ma il segnale rimbalza da un server all'altro, rendendo impossibile stabilirne la sorgente. Le informazioni sono filtrate, in modo che un normale utente non possa accedere ai dati importanti, ma con qualche piccola astuzia si possono eliminare le false immagini e ottenere quelle reali. Questa mattina mi dedicavo appunto a questa delicata operazione quando ho sentito arrivare qualcuno e ho terminato il programma. Sono rimasto chiuso in un armadio finch il tizio se n' andato.
E dopo?
Dopo me la sono svignata anch'io. Non volevo passare un guaio. Mi scrut ansioso. Mi prendete con voi?
S, la nostra squadra ha bisogno di ragazzi in gamba.
Lucio e Tom si scambiarono un'occhiata. Siamo arruolati anche noi?
Certo. Adesso vi presenter agli altri e poi decideremo come usare le vostre doti.
Tom sorrise. Abbiamo gi una certa esperienza nel combattere gli zombie.
Ne sono sicuro, per le operazioni in superficie sono sempre rischiose e bisogna essere preparati. Ne va della nostra sopravvivenza. Credo che vi integrerete bene nella squadra.
Sandro mi guard. Posso farti una domanda?
Cosa vuoi sapere?
 vero quello che si dice in giro di voi? Le vostre imprese, intendo.
Non so a quali imprese ti riferisci, ma scommetto che hanno esagerato. Ora venite a conoscere i vostri compagni.
Ci avviammo e Laura mi prese per mano.
Adesso abbiamo il mago informatico. Sono stata brava?
Sei stata fantastica.
Ce ne sono altri due che vorrebbero unirsi a noi, ma prima li voglio esaminare.
Fai quello che ritieni giusto. Sai che mi fido del tuo giudizio.
I nuovi componenti della squadra furono accolti cordialmente da quasi tutti, perch Leo li squadr con la solita spocchia e scoppi a ridere.
Chi ci hai portato, Rico? Ma guarda, tre pivellini che bagnano ancora il letto!
I ragazzi arrossirono per l'imbarazzo e gli occhi di Laura dardeggiarono pericolosamente. Mi chiesi se Leo fosse consapevole che il suo atteggiamento provocatorio rischiava di far esplodere la furia della mia ragazza, ma forse cercava proprio il confronto fisico per dare prova della sua forza. Per evitare che Laura lo sbranasse davanti a tutti, lo presi per un braccio e lo trassi da parte.
Tieni a freno la lingua, per favore. So che educazione e rispetto non sono il tuo forte, ma cerca di mostrarti civile, per una volta nella tua vita. Sandro, Lucio e Tom sono giovani, ma ne hanno gi passate tante e sanno combattere. Inoltre, Sandro  abile nell'uso del computer e potr rivelarsi prezioso in futuro.
Lui sogghign, per niente toccato dalle mie parole.
Hai scovato un genio informatico per sostituire Gino? Allora sar meglio che gli dica di stare attento, se non vuole fare la stessa fine.
Furente, con una nebbia rossastra davanti agli occhi, gli sferrai un pugno in faccia che lo sped lungo disteso e sanguinante sul pavimento.
Mi hai rotto il naso, si lament.
Laura infier. Se ti avessi pestato io, non mi sarei limitata a quello.
I ragazzi appena arruolati mi guardarono con una sfumatura d'ansia e sorrisi.
Tranquilli, ho solo regolato un vecchio conto in sospeso.
Leo si rialz tamponando il sangue col fazzoletto. Questa me la paghi!
Sempre a disposizione. Ora vai a farti medicare.
Se ne and con passo malfermo e la tensione si attenu, ma continuai a scorgere un vago timore sulle facce dei nostri nuovi amici. Forse pensavano che fosse mia abitudine reagire a quel modo e sentii il bisogno di rassicurarli.
Purtroppo Leo mi addossa la colpa della morte di un nostro amico e ancora non me l'ha perdonato. Il ragazzo che abbiamo perso si chiamava Gino ed era un genio informatico proprio come te, Sandro. Per prometto che non ti succeder niente di male. Non lascer che qualcuno ti uccida.
Sandro si avvicin e sorrise. Ho visto morire tanta gente; familiari, amici, compagni di scuola, e da tempo ho messo in conto che potrebbe succedere anche a me, uno di questi giorni. So che farai del tuo meglio per proteggerci tutti quanti e qualsiasi cosa pensi Leo, io mi fido di te.
Marco venne avanti con un gran sorriso e la mano tesa. Questo s che si chiama parlare! Dammi il cinque, amico. Adesso siete dei nostri.
L'entusiasmo di Marco fu determinante per rompere il ghiaccio e poco dopo, mentre sorseggiavamo bibite, facemmo conoscenza.
Da quanto tempo fate squadra? chiese Tom.
Parecchio. Marco, Laura e io frequentavamo la stessa scuola, prima di doverla trasformare in un fortino per difenderla dagli zombie. Quando abbiamo dovuto scappare ci siamo trasferiti in un Centro Omega e l siamo stati reclutati in una unit combattente al comando di Spike. Quelli che vedi sono i sopravvissuti.
Sandro, Lucio e Tom sgranarono gli occhi.
Siete stati sotto Spike? Il leggendario capo Spike?
Sorrisi al pensiero di come avrebbe reagito il vecchio marpione se avesse sentito. Gi, proprio lui.
Ma  vero che  morto?
Ne dubito. Non mi stupirebbe se una di queste volte ricomparisse.
Sandro mi guard pensieroso. Si sentono dire tante cose strane sui centri Omega. Che c' di vero?
Tutto, praticamente. Per questo siamo scappati.
Laura mi strinse la mano e la ricambiai. Avevamo un conto aperto con l'Omega a causa di Angela e di tutte le porcate di cui erano responsabili i cosiddetti scienziati che operavano in quelle strutture.
Diteci qualcosa di voi, adesso, propose Giulia. Si era seduta vicino a Tom e lui sembrava gradire.
La nostra storia non  altrettanto interessante. C' da stupirsi che siamo riusciti a sopravvivere finora, combattendo i mostri con gli scarsi mezzi a disposizione. Ci siamo spostati di continuo in superficie, dopo che il nostro rifugio  stato invaso, raccattando ci che potevamo, finch abbiamo incontrato un tizio della resistenza che ci ha proposto di venire qua sotto. Lass la situazione sta degenerando di brutto.
Gli zombie sono aumentati? chiesi.
In modo esponenziale. Per non soltanto loro sono pericolosi. Delle bande formate da disperati e delinquenti evasi di prigione assaltano e uccidono. Rapiscono le ragazze per venderle, rubano le armi, spacciano ogni tipo di droga... Insomma, un casino pazzesco. Non esistono pi controllo n legge e la gente  terrorizzata, indifesa.
I gruppi dell'Omega non intervengono?
Ci provano, ma non hanno forze sufficienti per affrontare questi flagelli.  una sporca guerra.
Mi rivolsi a Sandro. Che altro hai scoperto nel computer?
Non molto. La Try-Net ha il controllo completo della rete e pu fare ci che vuole, incluso falsificare o censurare le notizie.
E chi controlla la Try-Net? L'Omega non  cos ramificato e c' da presumere che esista un centro operativo, da qualche parte. O pi di uno.
Purtroppo non ho informazioni al riguardo. Dovrei approfondire l'analisi dei dati e vedere cosa salta fuori.
Te la senti di ritentare?
Certo. Ma mi serve qualcuno che faccia da palo per evitare sorprese.
Mi offro volontario.
Okay. Lo facciamo stasera, alla fine del turno.
Guido venne a cercarmi, poco prima del pasto serale, e dalla faccia intuii che non portava buone notizie.
Dobbiamo parlare. Guard Laura. Da soli.
Puoi farlo anche davanti a lei. Fra noi non ci sono segreti.
Lo so, ma preferisco che se ne vada.
Laura si alz. Mi faccio un giro, intanto che voi maschietti confabulate.
Lo sguardo di Guido la segu mentre usciva, poi si gir verso di me.
Allora, perch tanto mistero? chiesi seccato.
Senza offesa, Rico, ma quella ragazza non mi ispira fiducia. Nessuno di noi sa quali trasformazioni stia subendo e potrebbe rappresentare una minaccia.
Non dire cavolate, per piacere. Ammetto che le sta succedendo qualcosa, ma la conosco e so che non ci farebbe mai del male.
Parli col cuore, ragazzo, e ti capisco. Per mettiti nei miei panni e cerca di vedere la situazione dalla mia prospettiva. Sono responsabile della sicurezza, qui dentro, e un potenziale zombie che si aggira fra noi mi preoccupa.
Se hai finito con le stronzate, dimmi perch sei qui.
Si lasci cadere pesantemente sulla panca, come se d'improvviso gli fossero venute meno le forze. Abbiamo perso un'altra squadra, dichiar con tono lugubre. L'unico superstite che  rientrato ha avuto appena il tempo di accennare a un'imboscata dentro un ospedale, prima di morire.
Nient'altro?
Sono state le sue ultime parole. Era ridotto in uno stato che... be', non so come sia riuscito a trascinarsi fin quaggi.
Che c' andata a fare la squadra nell'ospedale? L'avevi ordinato tu?
No.  questo che mi rende perplesso. La squadra doveva solo perlustrare i quartieri dei dintorni e riferire se c'erano o meno zombie, in quale numero e se ci dovevamo aspettare un altro attacco. Una semplice ricognizione.
Quindi  stata una iniziativa non preordinata.
Gi. Ma perch non limitarsi a eseguire gli ordini?
Forse l'ospedale  sembrato sospetto ed  stato deciso di dare un'occhiata. Non ci sono state comunicazioni nel corso della missione?
No. Agivano in modalit silenziosa.
Cos non abbiamo la pi vaga idea in cosa o chi si siano imbattuti l dentro.
Bisogna scoprirlo ed eliminarlo. Qualunque cosa sia rappresenta una minaccia.
L'ospedale  enorme e il nemico potrebbe annidarsi ovunque. Mandare un'altra squadra allo sbaraglio non mi pare una buona idea.
Questa volta andremo in forze e bene armati.
Suggerisco un'alternativa, se posso permettermi.
Speravo che l'avresti detto. Accetter qualsiasi proposta tu voglia fare.
Scusa, ma come mai hai tanta fiducia nelle mie capacit?
Perch sei stato addestrato da quella vecchia volpe di Spike e anche perch so che ti sei creato una certa esperienza sul campo e non solo.
Sorrisi. Ti riferisci alla mia passione per i videogiochi di Strategic Combat? Non era un segreto che il mio punteggio era tuttora imbattuto e che quei giochi mi avevano insegnato parecchie tattiche e astuzie, ma da quando facevamo la guerra agli zombie e ad altri mostri nessuno mi aveva pi sfidato. Ogni tanto mi veniva nostalgia di quei tempi spensierati in cui il peggio che ti poteva capitare consisteva nella collisione con un'astronave aliena e la vita reale scorreva tranquilla. Adesso la realt aveva superato la fantasia e da quell'incubo non ci si svegliava mai.
Rico, ci sei? Mi scosse la voce di Guido. Sto aspettando che mi parli della tua alternativa. Dicevi di averne una, no?
S, anche se temo non sar facile attuarla. Si potrebbe radere al suolo l'ospedale con un velivolo. Un elicottero, per esempio, con cui sganciare bombe. Sicuro e pulito.
Mi guard come se fossi pazzo. E dove cavolo lo troviamo il dannato elicottero?
Lo rubiamo all'Omega. Ne possiedono alcuni che usano per spostarsi da un centro all'altro e so che li tengono in un vecchio campo d'aviazione appena fuori citt.
Sar ben sorvegliato.
Non tanto. Gli zombie non sanno pilotare, almeno finora.
Ci devo pensare e convincermi che la tua idea  meno folle di quanto sembri.
 fattibile, ti assicuro. Dammi l'ordine e noi lo facciamo. La mia squadra e io, intendo.
Era scettico, ma abbastanza favorevole. Senti, so che sei in gamba e capace di fare quasi tutto, ma il furto di un velivolo sottintende che qualcuno lo faccia alzare da terra e lo piloti sull'obiettivo. Sei in grado di farlo?
S, se mi procuri un pilota.
Lasciami un po' di tempo per rifletterci, okay? Si alz e and alla porta.
Cerca di sbrigarti. Ho il presentimento che in quell'ospedale succedano cose brutte. Molto brutte.
Mi fece un cenno e se ne and. Appena usc riapparve Laura, che doveva essere rimasta nelle vicinanze e forse aveva ascoltato tutto. Venne a sedermi accanto e sorrise con l'aria furba di chi la sapeva lunga.
Rubare un elicottero all'Omega? Cacchio, tu sei davvero fuori di testa.
Lo sai che non sta bene origliare?
Lei continu come se non mi avesse sentito. E ha detto pure che non si fida di me, il grandissimo figlio di zoccola!
Non ti sei persa una parola.
Dammi l'ordine e noi lo facciamo. L'imitazione mi fece sorridere. Vuoi che cammini sulle acque? Lo devi soltanto dire. Mi includi nella missione o resto qui a sferruzzare in attesa del tuo ritorno, mio eroe?
Il sorriso svan. Il tuo sarcasmo  fuori luogo. Guido voleva mandare un'altra squadra al suicidio e mi  parso giusto proporgli un'alternativa. Se non ti garba sei libera di restarne fuori, ma non mi prendere in giro.
Sto solo cercando di ricordarti che non puoi fare miracoli. Non sei il salvatore del mondo.
Scattai in piedi.  questo che credi? Mi giudichi un esaltato perch mi sono offerto di dare una mano?
Lo vuoi fare davvero?
S, se gli altri saranno d'accordo e avremo il pilota.
Sai che ti seguirebbero anche all'inferno.
Non gli chiederei mai di mettere a rischio le loro vite se non sapessi che ne vale la pena. Sono pronto a rischiare per primo, perch sono convinto che in quell'ospedale si nasconda una minaccia e sento che se non lo distruggiamo ci coster molto caro.
Lascia che se ne occupino Guido e i suoi scagnozzi. Sono tosti e con un intervento in forze potranno neutralizzare il pericolo, di qualunque natura sia. Noi dovremmo concentrare le nostre energie per liberare Angela.
Ah, allora  questo che ti rode.
Siamo con la resistenza da pi di un anno e finora ci siamo limitati a fare i gregari. Guido d gli ordini e noi, da bravi soldatini, ci mettiamo sull'attenti e obbediamo. Dove ci sta portando tutto ci? Da nessuna parte. Possibile che la salvezza di Angela non ti stia a cuore?
Voglio salvarla anch'io, ma ci servono informazioni. Occorre sapere dove l'hanno rinchiusa per intervenire.
Non ti sei dato un gran daffare per averle, queste cacchio di informazioni!
Sei ingiusta. Non credo di meritare il tuo biasimo se non sono riuscito a sapere qualcosa di utile. Adesso che Sandro si  unito a noi forse andr meglio, ma la sua ricerca potrebbe essere lunga.
Sono stanca di aspettare, Rico.
Temo che dovrai avere pazienza.
Non so se posso.
Che altra scelta abbiamo?
C' sempre un'altra scelta. La vedresti anche tu, se togliessi la benda dagli occhi.
Cercai di abbracciarla, ma mi respinse. Non l'aveva mai fatto prima e il suo distacco mi fer. Andiamo a mangiare.
Non ho fame e voglio restare da sola.
Esitai a lasciarla, ma poi me ne andai rassegnato.
La mensa era gi affollata ma silenziosa, contrariamente al solito.
L'atmosfera era cos greve che fui tentato di girare i tacchi e andarmene, ma un cenno di Marco mi ferm e andai a sedermi vicino a lui, fra Giulia e Tom. Pi distante c'era Leo, con un vistoso cerotto sul naso, ed evitai il suo sguardo astioso. Non mi sentivo in colpa per il pugno, per non ero in vena di ulteriori conflitti. Risposi con un cenno ai timidi sorrisi degli altri compagni e mi sforzai di mangiare qualcosa.
Dov' Laura? chiese Marco.
Scrollai le spalle con gli occhi fissi sul piatto, lasciando intendere che non ne volevo parlare. Lui afferr il messaggio.
Che guaio la perdita di un'altra squadra. L'hai saputo, vero?
S.
Sembra che ci sar una rappresaglia, nei prossimi giorni.
Probabile.
Ti devono girare di brutto se mi tocca cavarti le parole con le pinze.
Vorrei solo che chiudessi la bocca e mi lasciassi in pace.
Marco ammutol con aria offesa e mi fece sentire un verme per come l'avevo trattato. Mi sarei dovuto scusare subito, invece di trincerarmi dietro il muro di risentimento che ribolliva dentro di me e minacciava di esplodere, ma non ero abbastanza lucido e cos mi alzai per andare a cercare un posto tranquillo.
La solitudine era merce rara nei sotterranei ormai sovraffollati. La gente si ammassava ovunque e l'andirivieni era continuo. I rifugiati erano in aumento e se fossero arrivati altri profughi saremmo stati pigiati come sardine. D'altronde la resistenza, nata come unit indipendente, nel corso dell'ultimo anno aveva dovuto adeguarsi alle esigenze sempre pi pressanti di dare ricovero a coloro che avevano perso tutto. Nessuno doveva sentirsi abbandonato e chiunque si presentava riceveva accoglienza, entrando a far parte di quella specie di grande famiglia allargata di cui Guido era il leader. Ero dell'avviso che presto non saremmo stati in grado di sfamare tutti e forse neanche di difenderli. E la situazione poteva degenerare da un giorno all'altro.
La ricerca di un angolo appartato mi port in una diramazione secondaria poco illuminata e piuttosto maleodorante. La luce era intermittente e pi oltre c'era il buio. Il suolo era viscido e si udiva uno sgocciolio di acque proveniente dagli scarichi fognari. Non era certo un luogo accogliente, ma si confaceva al mio stato d'animo e se non altro ero da solo. Mi appoggiai a una grossa tubatura con un sospiro e ascoltai il raspare dei ratti. Ce ne dovevano essere a migliaia, ma evitai di pensarci perch era su altro che volevo riflettere.
Le parole aspre di Laura seguitavano a ronzarmi in testa. Forse aveva ragione nel dire che non mi impegnavo abbastanza per ritrovare Angela. A oltre un anno dal rapimento non c'erano stati progressi nelle ricerche. Sembrava scomparsa nel nulla. Nessuna traccia, nessun segno che fosse ancora viva e prigioniera da qualche parte. Mi ero rassegnato? No, ma la speranza di scoprire il luogo in cui era segregata si era affievolita. Ovunque fosse stata portata doveva essere un'installazione cos ben protetta da risultare impenetrabile. Inoltre, mi chiedevo se fosse la stessa bambina o se gli esperimenti fatti su di lei l'avessero resa una creatura aliena. I mutamenti che stavano avvenendo in Laura, per quanto mi costasse ammetterlo, forse non erano che un pallido riflesso di ci che era diventata Angela. Volevo proteggere Laura dalla sofferenza che le avrebbe causato conoscere la verit, nel caso che la piccola fosse stata il mostro che temevo. Mi resi conto che avrei dovuto dirglielo. Dovevo essere sincero, per il bene del nostro rapporto.
Assorto com'ero nei pensieri mi accorsi troppo tardi della presenza minacciosa dei ratti. Occhietti rossi e maligni mi fissavano da ogni parte e grossi corpi grigiastri e pelosi si avvicinavano.
Ero circondato da un esercito di topi.
Mi spostai cautamente verso lo sbocco del cunicolo e un'orda di ratti si stacc dalla massa principale per tagliarmi la strada. Un comportamento insolito e inquietante. Si coordinavano come se comunicassero. Ero disarmato. A parte il coltellino svizzero col quale non mi vedevo pugnalare a morte tutti quei topi, avevo solo il mio vecchio accendino portafortuna che per era inutile senza materiale infiammabile. Cominciai ad avere paura sul serio quando mi mossi di nuovo e, di concerto, anche i ratti si spostarono. Sulla loro intelligenza c'era parecchio da discutere, tuttavia non sembravano guidati solo dall'istinto e se mi avessero assalito non avrei avuto scampo.
L'indecisione non faceva che aumentare il rischio, cos passai all'azione.
L'uscita distava appena qualche decina di metri e brulicava di sudici topi famelici. Altri ne stavano arrivando, richiamati dagli squittii, e mi lanciai correndo alla massima velocit, calpestandoli e stritolandoli sotto gli anfibi, lasciandomi dietro una scia vischiosa. Sbucai a razzo dalla galleria e quasi travolsi Marco.
Ehi, perch tanta furia?
Gli agguantai il braccio e lo trascinai. Vieni a vedere.
Mi segu recalcitrante, mugugnando, ma davanti alla scena che gli mostrai poco dopo rest in silenzio. La maggior parte dei topi si era nascosta, ma sul pavimento c'erano parecchi corpi spiaccicati, alcuni dei quali si contorcevano ancora, e centinaia di occhietti brillavano in fondo al cunicolo dove il buio era pi fitto.
Mi hai portato qui a vedere dei topi? Di', ti sei fatto una canna, per caso?
Feci una smorfia eloquente. Non sono topi normali.
Rico, sei troppo stressato e la tua fobia per i ratti...
Lo stress e la fobia non c'entrano. Spiegai cosa era successo e lui mi guard incredulo. Potevo capirlo. La storia sembrava inverosimile persino a me, che pure l'avevo vissuta. Gli strinsi il braccio.  andata cos, lo giuro.
E per convincermi cerchi di fratturarmi il radio?
Mollai subito la presa. Scusa, ma ho ancora l'adrenalina a mille.
Cosa pensi sia successo ai topi?
Una mutazione genetica, forse. Senti, lo so che mi giudichi matto, ma abbiamo visto accadere tante stranezze da non poter escludere che anche nei topi si sia verificato qualche cambiamento.
Ne vuoi parlare a Guido?
Non ancora. Visto come hai reagito tu, suggerisco di aspettare e tenere sotto controllo la colonia di ratti superdotati.
Perch non distruggerla?
Troppo pericoloso. L dentro ci sono condutture, cavi, scarichi fognari e chiss che altro. Lanciafiamme ed esplosivi potrebbero causare danni enormi e forse rendere instabile tutta la rete sotterranea.
Se invece costruissimo un muro?
Ho visto delle griglie, mentre ero l. Probabilmente prese d'aria che verrebbero bloccate. Gi non si respira, qui dentro.
Che ne dici di una rete a maglie strette? Impedirebbe ai topi di passare, ma non la circolazione dell'aria.
Direi che  una buona idea. Lo faremo presente a Guido.
Okay. Per adesso devi venire con me. Sandro ti aspetta per entrare nella stanza del computer.
L'avevo dimenticato. Ci avviammo spediti. L'hai vista Laura?
No, ma sar da qualche parte. Si far viva, prima o poi.
Lo spero.  arrabbiata con me.
Avete bisticciato?
Non proprio, ma... be', poi ti racconto. Mentre sbrigo questo lavoretto con Sandro, tu avvisa gli altri che ci riuniamo nel dormitorio verso le dieci.
Il turno era finito da poco e Sandro mi aspettava davanti alla porta.
Mi scusai per il ritardo mentre lui trafficava con la serratura. Una manciata di secondi e l'apr, sgattaiol dentro e io restai fuori a fare da palo.
Una faccenda noiosa stare l a ciondolare senza niente con cui tenermi occupato. Non c'erano sedili, ma forse era meglio. Mi sentivo talmente stanco che se mi fossi seduto avrei finito con l'addormentarmi. Andai avanti e indietro nell'esiguo spazio dell'area, dedicandomi alla mia attivit preferita: le seghe mentali. Ero diventato un vero maestro in quest'arte e cesellavo le mie elucubrazioni fino allo sfinimento. Laura, Angela, la morte di Gino, i contrasti con Leo, la mutazione dei topi e degli zombie, il mio folle piano di rubare un elicottero all'Omega per distruggere l'ospedale e l'ignota minaccia che vi si annidava... Tutto trovava spazio nella mia mente, diventata una specie di buco nero capace di ingoiare qualsiasi cosa. Un giorno avrebbe divorato anche me.
Rico!
La voce di Sandro mi raggiunse attraverso il cosmo nel quale stavo naufragando.
Trovato qualcosa?
Non ne sono sicuro, ma devi dare un'occhiata.
Entrai e mi accostai alla postazione dove era seduto. Sullo schermo scorrevano immagini e numeri in successione cos rapida che a stento li potevo cogliere. Confessai la mia ignoranza.
Che roba ?
Codici criptati. Ho inserito una chiave di lettura per decifrarli e se funziona fra poco dovremmo avere i dati.
E se non funzionasse?
Ne user un'altra. Il problema  che pi tentativi faccio di accedere al programma, pi c' il rischio di far scattare le difese. Sto seminando false tracce per ridurre al minimo la possibilit di venire individuato.
Che succede, nel caso se ne accorgano?
Un casino. Scosse il capo. Vedi? Accesso negato.
Fai ancora una prova e poi lascia perdere.
Le sue dita corsero veloci sulla tastiera. Adesso vediamo.
I minuti passavano e io ero sempre pi nervoso.
Ecco, siamo dentro.
Dentro ai guai fino al collo se qualcuno ci avesse sorpresi a curiosare, ma non lo dissi e gli posai la mano sulla spalla. Bravo.
Aspetta, non  ancora finita. Cavolo, mi sembrava troppo facile. Siamo finiti in un programma civetta. Le difese sono impenetrabili senza la password di quinto livello e il codice cifrato. Mi dispiace, ma devo uscire prima che scoprano la mia intrusione.
Sbrigati, allora. Andai alla porta per controllare che nessuno fosse in giro. Ero deluso, ma in certo qual modo anche confortato, perch se si erano dati la pena di creare un sistema difensivo di quella portata voleva dire che esisteva qualcosa di davvero grosso da proteggere e tenere segreto. E se c'era, prima o dopo avremmo svelato il mistero.

3.

Il gruppo si era gi radunato nel dormitorio quando arrivammo.
Fui sorpreso che anche Leo fosse presente, ma la mia attenzione venne calamitata da Laura e dal suo sorriso. Mi ero preoccupato per niente, pensai sollevato.
Vieni a sedere qui, Rico. Indic il posto al suo fianco. I nostri amici sono impazienti di sentire le novit.
Colsi una sfumatura d'ironia nelle sue parole, ma decisi di non farci caso e andai a sedermi. Gli occhi di tutti puntati su di me e io che non sapevo come iniziare, perch mi ero scordato il discorso che mi ero preparato e nella mia mente c'era una paurosa voragine. L'imbarazzante silenzio si protrasse finch Leo se ne venne fuori con una delle sue battute.
Ho sentito che ospitiamo una colonia di sorci mutanti da cui oggi ti sei salvato a stento. Ve l'immaginate la scena? Il nostro prode Rico circondato da terribili, minacciosi topini. Uh, che paura!
Lo guardai. Ti senti meglio adesso che mi hai reso ridicolo?
Di', ci hai riuniti per organizzare una spedizione punitiva contro i sorci?
No, per se non chiudi il becco vengo l e ti rompo il naso di nuovo.
La minaccia lo mise a tacere, ma non cancell del tutto i sorrisetti divertiti del resto della compagnia. Dirottai lo sguardo su Marco e lui abbass gli occhi con aria mogia. Era l'unico a cui avessi raccontato la mia disavventura, perci solo lui poteva averne parlato con Leo. Non per espormi al suo sarcasmo, ne ero certo, ma forse perch non mi aveva preso sul serio.
Solidale, Laura mi strinse la mano ricordandomi la vera ragione per cui ci eravamo riuniti e li misi al corrente della discussione avuta con Guido a seguito dello sterminio della squadra da ricognizione. Riferii del suo progetto di compiere una rappresaglia all'ospedale e della mia proposta per evitare un'altra carneficina.
Confermo ogni parola, dichiar Laura. Ero fuori, ma ho sentito tutto.
Gi che ci sei, di' pure che mi hai definito pazzo.
Guido ha approvato? si inform Manuele.
Si  preso un po' di tempo per pensarci, ma presumo che dar il permesso.
Per tu vuoi sapere cosa ne pensiamo, intervenne Giulia.
S. Si tratta di un'operazione rischiosa e se qualcuno non se la sente di partecipare  libero di farsi indietro.
Marco alz la mano. Conta su di me.
Tranne Leo e Laura, gli altri si dichiararono pronti. Non fui sorpreso dalla defezione di Leo, ma da quella di Laura s. Capii che anche il resto della squadra era sconcertato dal suo rifiuto e non riusciva a spiegarlo.
Leo gongolava e dava alla scelta un'interpretazione personale che forse non si discostava molto dalla verit. Fino ad allora Laura e io avevamo costituito un'entit unica e inscindibile, ma ora il cerchio magico si era spezzato. Era la prima volta che non si schierava al mio fianco e mi negava il suo sostegno.
Tuttavia, malgrado la delusione, ringraziai i volontari e raccomandai di tenersi pronti. Ero del parere che Guido non avrebbe tardato a darci l'ordine di agire.
Molto pi tardi, incapace di prendere sonno, sgusciai dal dormitorio.
Non era facile abituarsi alla promiscuit, anche se da tempo ormai ci eravamo costretti. Vivevamo sempre a stretto contatto con gli altri, privati dei nostri spazi personali, e l'intimit era un lusso che apparteneva al passato. Tutte le comodit che avevamo dato per scontate erano un remoto ricordo che ogni tanto affiorava alla memoria e suscitava un senso di rimpianto.
Quella notte, per, mentre mi aggiravo come un'anima in pena nei sotterranei, il mio tormento interiore scaturiva da un'altra fonte. Laura si stava allontanando e non potevo ignorare la frattura che si era creata fra noi. Fingere di non vedere che il nostro rapporto si era incrinato. Non sapevo quando era cominciato e neppure il motivo mi era chiaro, ma doveva esserci stato un momento in cui quel perfetto meccanismo d'intesa si era guastato.
Colpa mia, ne ero certo, perch l'avevo delusa e non ero stato all'altezza delle sue aspettative. Focalizzato com'ero sulle esigenze della nostra sopravvivenza, non mi ero impegnato abbastanza nel darle ci che pi le stava a cuore. Avevo sottovalutato il suo affetto per Angela e lei mi addossava la responsabilit del fallimento. La stavo perdendo. L'avrei persa se non avessi rimediato ai miei errori e non mi fossi riscattato. Dovevo riconquistare la sua fiducia, anche se non sapevo dove sbattere la testa per ritrovare la bambina. Giurai a me stesso che ci sarei riuscito a qualunque costo, perch senza Laura non potevo vivere.
La stanchezza mi sopraffece a un tratto e crollai sfinito su una panca. Addossato al muro chiusi gli occhi e mi addormentai.
L'oscurit era resa ancora pi impenetrabile dalla nebbia e i miei passi erano incerti. Neanche un lampione rischiarava il vicolo nel quale brancolavo come un cieco e le mura degli edifici erano alte, per quanto mi era consentito di intravedere, il selciato riluceva per la pioggerella sottile e gelida.
Il silenzio era a tratti infranto dall'abbaiare di un cane, ma distante da l.
Il mio sguardo scandagliava le tenebre da cos tanto che gli occhi mi dolevano per lo sforzo, ma c'era il deserto intorno e i varchi delle finestre erano orbite vuote e nere negli scheletri delle case. Il freddo mi mordeva e il mio respiro si condensava in nuvolette di vapore che alimentavano la nebbia.
La sensazione di abbandono e solitudine mi gravava addosso come un macigno.
Ignoravo cosa stessi facendo in quel vicoletto sordido finch qualcuno si materializz davanti a me, sbucando dall'ombra cos d'improvviso che mi arrestai con un sussulto. Strinsi l'impugnatura della Magnum con forza nel vedere la figura indistinta venirmi incontro, ma mi accorsi che non era una minaccia e mi rilassai un poco.
L'uomo era alto. Indossava una felpa con cappuccio dal colore indefinibile. Il suo volto era una macchia appena pi chiara, dai contorni sfocati, eppure quando lo fissai ebbi la sconvolgente impressione di guardarmi in uno specchio. D'istinto, arretrai.
Lui tese la mano aperta verso di me.
Rico,  da tanto che ti cerco.
La voce mi usc a stento. Chi sei?
Rico! Rico, svegliati! Qualcuno mi scroll e mi riport alla realt, impedendomi di conoscere la risposta.
Spalancai gli occhi e vidi la faccia di Marco.
Stavo sognando, borbottai ancora confuso.
Che ci fai quaggi? Non sapevo pi dove cercarti.
Cos' successo?
Devi venire subito. Muoviti! Mi tir in piedi e prese a trascinarmi. Guido e gli altri sono gi sul posto.
Quale posto? Mi vuoi spiegare?
Il cunicolo, quello in cui ieri hai avuto un incontro ravvicinato coi ratti mutanti, ansim mentre correvamo a zigzag per evitare la gente che veniva dalla parte opposta. Un casino. Un casino pazzesco.
L'eco del casino arriv fino a noi. Voci spaventate, grida e pianti di bambini, persone che correvano qua e l con affanno. E poi l'odore inconfondibile di bruciato e strida acute, assordanti. Capii che tutto quel trambusto era provocato dai ratti e che per arrestarne l'invasione stavano usando i lanciafiamme. Con uno scatto superai Marco e lo distanziai. Nei pressi del cunicolo c'era il caos e dovetti aprirmi un varco a forza fra la gente che cercava di allontanarsi ma che si poteva incanalare in un'unica direzione e si accalcava, spingendo e urtando. Calpestando anche chi era caduto. Lasciai che si occupasse Marco di aiutarli e finalmente raggiunsi l'imboccatura della galleria dove due uomini affiancati arrostivano i topi. Il fetore era insopportabile e il fumo stentava a diradarsi attraverso le griglie delle prese d'aria. Pi all'interno l'atmosfera doveva essere arroventata.
La reazione di Guido al mio arrivo fu piuttosto vivace.
Perch non mi hai avvisato appena scoperte queste bestiacce? Gente che dormiva qui vicino  stata assalita e divorata viva. Qualcuno ha trovato il poco che ne restava ancora brulicante di ratti. Scosse il capo. Sono troppo svegli e furbi per comuni topi da fogna.
Mi dispiace, ho sbagliato. Avrei dovuto dirtelo subito, ma temevo che mi avresti giudicato pazzo se ti avessi raccontato questa storia.
Pu darsi. Per forse sarei venuto a dare un'occhiata e avresti potuto dimostrare che siamo alle prese con una nuova razza di topi. Comunque, dopo che li avremo arrostiti per bene, tapperemo lo sbocco.
Diramazioni del genere ne esistono a decine, e per quanto ne sappiamo potrebbero ospitare altrettante colonie di topi. Non possiamo chiuderle tutte.
 vero, ma possiamo intraprendere un'azione di sterminio. Almeno qui la gente deve sentirsi al sicuro.
Non condividevo il suo ottimismo. Anche senza i ratti il sovraffollamento dei sotterranei sarebbe fin troppo presto diventato un grosso problema. Non solo per la quantit di viveri necessari a sfamare tutti, ma anche per il rischio di epidemie. Spazzatura e sporcizia, aggiunte alla quasi totale mancanza di igiene, avrebbero potuto risultare fatali.
Qualcuno  stato morso dai topi?
Almeno una quindicina. Niente di grave, ma li ho mandati subito in infermeria. Mi scrut. Perch ti preoccupa?
I ratti possono trasmettere molte malattie, e se poi si trattasse davvero di una specie mutante non sappiamo quale evoluzione possa subire chi  stato ferito.
Vai a parlare col dottore. Forse ci  arrivato da solo, ma meglio avvertirlo del pericolo. Appena fatto vieni nel mio ufficio. Ci sono ordini per te.
Mentre mi dirigevo all'ambulatorio Marco mi raggiunse.
Dove vai cos di fretta? Glielo dissi e lui assent con un sospiro. Ti devo delle scuse per non aver preso sul serio la faccenda dei topi. E anche per averne parlato con Leo.  stato davvero stupido da parte mia.
Non preoccuparti.
Posso farti una domanda personale? Sapevo cosa voleva chiedermi e gli feci un cenno d'assenso. Cosa sta succedendo fra te e Laura?
Non lo so. O meglio, credo che sia arrabbiata con me per via di Angela, ma temo che ci sia dell'altro e sinceramente non ho la minima idea di quello che le passa per la testa. Ultimamente  cambiata.
Dovreste chiarirvi.
Intendo farlo appena possibile, per sento che qualcosa fra noi si  guastato.
Scosse il capo. Ah, le donne!
Sorrisi. E tu che ne sai?
Abbastanza da tenermi alla larga da questioni sentimentali. Sai, sembrava che Giulia fosse attratta da me, ma da quando  arrivato Tom... Hai notato le sue moine? Fa proprio la gatta morta. Dopo qualche attimo di silenzio cambi argomento. Che avete poi scoperto tu e Sandro?
Niente. Il che conferma che in realt c' parecchio da scoprire. Che senso avrebbe dotare il sistema di protezione impenetrabile se non ci fosse qualcosa da nascondere? Penso che vogliano tenerci all'oscuro di ci che accade veramente nel mondo. Forse qualche politicante o i militari, magari tutti e due, si sono impadroniti del potere approfittando del caos per instaurare un regime.
E dove?
Chi lo sa? Mentre noi combattiamo gli zombie e cerchiamo di sopravvivere, nelle alte sfere si gioca la partita pi importante, quella che decider il destino del pianeta.
Congetture. Solo congetture.
Forse. Per sei tu il teorico dei complotti su scala mondiale.
Le mie teorie non erano poi cos campate in aria.
No. Infatti collimano in modo piuttosto inquietante con le mie. Chi ha provocato tutto questo casino l'ha fatto con uno scopo.
Mi vengono i brividi.
Intanto eravamo arrivati all'ambulatorio e lo lasciai per andare a parlare col dottor Alfio, impegnato coi suoi assistenti a curare i malcapitati morsi dai ratti.
Arrivi a proposito, Rico. Mi dai una mano?
Lo farei volentieri, ma mi devo presentare da Guido fra poco. Sono solo venuto ad avvisarti che le ferite inflitte dai topi potrebbero causare problemi gravi. Ti consiglio di iniettare il siero a tutti.
Mi guard storto. Lo sto gi facendo. Non mi devi insegnare il mestiere, ragazzo.
Scusa, ma siamo di fronte a una nuova specie di ratti e bisogna essere previdenti.
Far delle analisi per cercare di capirne di pi. Prese una siringa e la guard controluce. Siamo a corto di siero e ti ricordo che avevi promesso di procurarne.
Non l'ho dimenticato.
Infil l'ago nel braccio del ragazzino. Guarda che ci conto.
Gli aghi mi mettevano a disagio e me ne andai in fretta. Fuori Marco stava parlando con una ragazzina molto carina che identificai come Viola, quella che era stata leggermente ferita nell'attacco degli zombie e che Laura aveva medicato. Ebbi l'impressione che stessero flirtando e sorrisi. Per uno che una manciata di minuti prima aveva affermato di non volersi impegolare in questioni sentimentali, mi sembr che si desse parecchio da fare.
Vieni con me o preferisci restare?
Ti raggiungo fra poco, se non ti spiace.
Feci un cenno e me ne andai spedito. Ero impaziente di conoscere la decisione di Guido riguardo la sortita.
Nella galleria secondaria vidi Laura che parlava fitto con un tizio che non riconobbi. Rallentai incuriosito e lei, con mio grande stupore, lo prese per un braccio e lo trasse pi distante senza rivolgermi uno sguardo. Anche se c'erano altre persone era impossibile che non mi avesse notato e ci rimasi male. Il suo strano comportamento era inesplicabile, ma passai oltre. Forse c'erano cose che non voleva farmi sapere.
Guido mi aspettava sulla soglia del suo ufficio. Un cubicolo ricavato da una rientranza nel quale trovavano spazio a stento un tavolino, uno scaffale di metallo e un paio di sedie. Niente porta, solo una tenda che lui fece scorrere appena dentro.
Siedi, Rico.
Era un ordine e obbedii.
In silenzio e con la fronte aggrottata cominci a sfogliare le pagine inserite in un raccoglitore. Dopo qualche momento mi guard. Mentre riflettevo sulla tua proposta ho fatto una ricerca ad ampio raggio per localizzare il campo d'aviazione a cui accennavi, ma non ce n' traccia. Come lo spieghi?
Il campo esiste, lo so per certo.
Allora perch non l'abbiamo trovato?
Mi strinsi nelle spalle. Non ne ho la minima idea.
Quindi mi devo fidare alla cieca.
Ti devi fidare perch le mie informazioni sono pi attendibili di quelle ottenute con una scansione. L'Omega possiede i mezzi per manipolare qualsiasi dato relativo alle proprie installazioni. E se controllava la rete poteva anche far sparire un aeroporto.
D'accordo. Fammi avere l'elenco di ci che ti serve e prepara la tua squadra. Quando sarete pronti?
Domani, se mi procuri il materiale entro stasera. Che mi dici del pilota?
L'ho trovato, ma ti avverto:  un tipo strano. Si chiama Dario.
Quella specie di hippy che suona la chitarra e si fa di acido?
Proprio lui.
Okay, spero solo che sia sobrio.
Me ne occuper di persona. Ah, devo farti una richiesta che temo non ti piacer.
Non vuoi che porti Laura in missione. Tranquillo, lei ha gi detto di non voler venire. E anche Leo.
Sembr sollevato e sorrise. Mi dispiace. So che sei molto legato a quella ragazza, ma finch non sapremo cosa stia succedendo bisogna essere prudenti.
Annuii alzandomi. Lo capisco. Ti far avere l'elenco al pi presto e... grazie per la fiducia.
Non farmene pentire.
Fuori c'era Laura, col sorriso sulle labbra e gli occhi luminosi, che mi venne incontro per abbracciarmi. Le accarezzai i capelli e la tenni stretta, sfiorato all'improvviso da un cattivo presagio. Per mi parve allegra e infatti poco dopo mi prese per mano traendomi con s.
Dove andiamo?
Voglio farti incontrare una persona.
Il tizio con cui parlavi poco fa?
No, lui mi ha solo avvertita che qualcuno mi voleva vedere. Una donna, per la precisione.
Frenai bruscamente. Quale donna?
Laura sbuff. Doveva essere una sorpresa, ma tanto vale che te lo dica. Ricordi la dottoressa che ci aiut a portare via Angela dal centro Omega? Adesso  qui. Le ho parlato mentre tu confabulavi col capo. Mi tir con impazienza. Dai, muoviti.
Allungai il passo, spinto dalla curiosit, e poco dopo arrivammo al posto di accoglienza. C'era un gruppo di persone in attesa e non riconobbi subito la dottoressa, tanto era cambiata. Solo quando si stacc dagli altri per venirci incontro mi resi conto che era proprio lei. Magra, pallida e infagottata in un cappotto di almeno due misure pi grande della sua taglia.
Sorrise, ma si vedeva che era stanca. Che bello rivederti, Rico. Mi guard da capo a piedi. Per, che ragazzone sei diventato.
L'imbarazzo mi fece arrossire. Anch'io sono contento di rivederti, dottoressa Elisa.
Laura mi spinse verso una panca libera. Sedetevi l, intanto che vado a prendere qualcosa di caldo.
Ci mettemmo sulla panca e lei si addoss al muro con un sospiro.
Tutto bene?
No, ma grazie per averlo chiesto. Ne ho passate tante in questo periodo... Be', lo vedi come sono ridotta.
Sei malata?
Scosse il capo. Molto peggio. Sono stata espulsa dal centro.
Laura torn con un bicchiere e glielo offr. Bevi, ti riscalder.
Grazie, cara. Mi ci voleva proprio un bel t bollente. Bevve un sorso e sembr perdersi dietro i suoi pensieri, ma non le permisi di estraniarsi.
Perch sei stata espulsa?
Si gir a guardare Laura, che fece un cenno di diniego. Volevo che fossi tu a raccontarlo.
Non si fidavano pi di me. Le mie indagini per scoprire dove fosse stata portata Angela dopo il rapimento li hanno insospettiti. Mi spiavano, controllavano tutto ci che facevo e, alla fine, mi hanno cacciata. A un tratto mi sono trovata in mezzo alla strada, sola e senza risorse.  stato un inferno.
Almeno sei riuscita a sapere dove tengono la bambina?
S, ho carpito delle informazioni.
Com' possibile se eri controllata?
Negli ultimi tempi avevo intuito che mi sorvegliavano e li ho ingannati.
Quindi, invece di condannarti a morte, ti hanno semplicemente espulsa.
Sorrise con amarezza. L'espulsione equivale a una condanna a morte. Non c'era bisogno che si prendessero il disturbo di eliminarmi.
Per ce l'hai fatta lo stesso.
Solo perch mi sono unita a un gruppetto di reietti, ma quella non pu definirsi vita. Non passava giorno senza che fossimo costretti a difenderci dalle aggressioni degli zombie, dei mostri e delle bande di strada. E la notte era anche peggio.
E poi sei stata raccattata da un buon samaritano della resistenza che ti ha portato qui dove, guarda caso, ci hai trovati. Un bel colpo di fortuna.
Laura sobbalz. Rico, come puoi essere cos crudele? Dopo quello che ha passato dubiti di lei?
Ci sono dei lati oscuri in questa storia che non mi convincono. Senza offesa, dottoressa.
In fondo mi aspettavo la tua reazione. Capisco che non sia facile credermi, ma giuro che  la verit. Ti rammento che senza il mio aiuto non sareste riusciti a portar via la bambina dal centro. Anche allora mi sono esposta per coprirvi.
Io ti credo, Elisa, e mi fido di te.
Ti ringrazio. Non sai quanto bene mi facciano le tue parole.
La dottoressa sembrava sincera ma, al contrario di Laura, non mi fidavo. Forse ero prevenuto, ma l'istinto mi suggeriva di stare in guardia ed era opportuno che insinuassi il dubbio anche in Laura.
Possiamo parlare un momento? chiesi alzandomi. Per favore.
Okay, annu malvolentieri. Torno subito aggiunse con un sorriso rivolto alla dottoressa.
Ci allontanammo e lei incroci le braccia in un gesto che conoscevo fin troppo bene.
Perch non ammetti che te ne freghi di ritrovare Angela? Per la prima volta dopo tanto tempo abbiamo una possibilit concreta, qualcosa di pi che una speranza, e tu fai il sarcastico. Mi hai deluso, Rico. Dico davvero.
Ascoltami, ti prego. Anch'io voglio bene ad Angela e desidero riaverla con noi, ma non dobbiamo prendere per oro colato ci che afferma la dottoressa. Potrebbe aver mentito per attirarci in una trappola. L'Omega non riserva trattamenti di favore a chi tradisce, lo sai quanto me. La storia dell'espulsione e delle traversie non regge. Non  credibile.
Invece io ci credo. A te d fastidio che lei sia riuscita dove tu hai fallito e sei accecato dai pregiudizi.
Senti, domani andiamo in missione e mi devo organizzare. Dovrei essere di ritorno entro due o tre giorni al massimo e ne riparleremo. Nel frattempo non fare pazzie. Prometti?
D'accordo. Ma tu stai attento, mi raccomando.
Non ci vediamo pi tardi?
No. Salutiamoci adesso. Questa notte rimango con lei. Mi diede un bacio lieve sulle labbra. Buona fortuna, Rico.
Mi sforzai di sorridere. Grazie.
Non che mi fossi aspettato un addio da romanzo rosa, ma avrei apprezzato un po' di calore da parte sua.
Fortuna che avevo un antidoto alla tristezza: i preparativi per la missione.

4.

Siete pronti, ragazzi? chiesi sedendo al volante del blindato gentilmente messo a disposizione dalla resistenza. Un modello meno sofisticato e tecnologico rispetto a quelli in dotazione all'Omega, ma abbastanza sicuro. Cominciavo a sentir scorrere l'adrenalina e mi parve di essere tornato ai vecchi tempi, anche se la squadra non era al completo. Senza Laura mi sentivo un po' strano. Una sensazione acuita dal barbuto Dario, munito di casco e occhialoni scuri, che sghignazzava per chiss quale oscura ragione.
Si parte! esclam Marco quando avviai il mezzo nel tenue chiarore dell'alba grigia e il rombo del motore copr i grugniti degli zombie che ciondolavano in strada.
In torretta, al posto di Leo, c'era Mario. Li faccio fuori? Era impaziente di mettersi in mostra e gli zombie erano un bersaglio troppo ghiotto per lasciarseli sfuggire.
Distruggili, tigre. Accelerai bruscamente, invertendo la direzione di marcia, e puntai il gruppo.
Mario spar una serie di raffiche e li sfracell. Quelli rimasti cercarono di portarsi fuori tiro, ma lenti com'erano finirono sotto le ruote, spalmati sull'asfalto bagnato. Assaporai la sensazione, davvero fantastica, di essere di nuovo in prima linea. Avevo quasi dimenticato cosa si provava e mi accorsi di sorridere mentre stringevo il volante e il blindato schizzava fra le rovine.
Il livello di eccitazione di Tom, Lucio e Sandro era alle stelle. Ma d'altra parte eravamo tutti esultanti per la missione e convinti che sarebbe stata un successo. Portavamo un carico di bombe da radere al suolo non solo l'ospedale ma l'intero isolato ed eliminare qualsiasi mostruosit vi si nascondesse. Sempre che fossimo riusciti a rubare l'elicottero e che l'hippy fosse in grado di pilotarlo.
Sandro era concentrato sul computer di bordo e tracciava la rotta da seguire per raggiungere il campo d'aviazione fantasma. Ogni tanto mi dava istruzioni, ma spesso dovevo cambiare direzione a causa di cumuli di macerie che ingombravano le strade. Carcasse di auto, tram messi di traverso sulle rotaie, autobus rovesciati e detriti di varia natura, pi cadaveri in decomposizione che si mescolavano a ossa sparse qua e l. Poco oltre intravedemmo un branco di cani irsuti che si contendevano, strappando brandelli di carne, un cadavere ancora relativamente fresco. Ringhiavano e si azzannavano per la furia di divorarlo. Un paio di isolati pi avanti due bande litigavano di brutto. Intravidi due ragazzine spaurite oggetto della contesa e fui assalito dal disgusto.
Marco mi lanci un'occhiata. Interveniamo?
Scossi il capo e accelerai. Mi ripugnava lasciarle in balia di quei tipacci, ma avevamo altre priorit.
Guidavo a zigzag per evitare i frequenti ostacoli e cercando di non farmi distrarre da quello che accadeva intorno, ma era quasi impossibile impedire ai miei occhi di vedere, anche solo di sfuggita, lo sfacelo della citt. Lo scenario apocalittico della sua inarrestabile agonia.
Sta arrivando qualcosa, mi avvis Sandro.
Scrutai intorno. Dov'?
Sopra di noi. Non rilevo segni di vita a bordo, perci credo sia un drone.
Ostile?
Siamo il suo bersaglio.
Ma che bella notizia. Un missile lanciato dal drone ci avrebbe distrutti in un attimo. C'era poco margine per trovare il modo di sfuggirgli, ma ce la potevo fare con una dose massiccia di fortuna. Molto massiccia. Mi serviva un'altra fonte di calore per confondere e dirottare il missile e, appena scorsi del fumo levarsi da una via laterale, svoltai a tutta velocit. Ignorai le proteste dei miei passeggeri e lanciai il blindato verso l'autobus in fiamme, evitando l'impatto all'ultimo momento con una brusca sterzata. Sentimmo il sibilo e il missile deflagr sul veicolo. L'onda d'urto minacci di ribaltarci e rottami incandescenti ci piovvero addosso, ma la pesante corazza fu solo scalfita e la corsa continu.
L'abbiamo fregato?
 scomparso dallo schermo, per non rilassarti. Stiamo andando nella direzione sbagliata.
Indicami quella giusta, allora.
Svolta a sinistra, intanto che rifaccio i calcoli.
Eseguii. Cerca di sbrigarti. Aggrottai la fronte alla vista della banda di teppisti che avanzava in mezzo alla strada con la chiara intenzione di fermarci, le armi puntate e le facce torve. Erano peggio degli zombie e se avessero aperto il fuoco i proiettili perforanti avrebbero anche potuto bucare la blindatura del nostro mezzo.
Mario, spara una raffica di avvertimento.
La sventagliata fece schizzare pezzi d'asfalto e li costrinse ad arretrare, ma invece di ritirarsi diventarono ancora pi ostili.
Presi l'unica decisione possibile.
Fuoco a volont.
Fu una carneficina e i pochi superstiti se la diedero a gambe. Adesso la via era libera e con un'accelerata superai quel tratto.
Sandro, se non mi dai indicazioni giriamo a vuoto, sbuffai.
Prosegui sul rettilineo. Il campo d'aviazione dista solo un paio di chilometri e dovremmo avvistarlo fra poco.
Segni del drone?
Finora nessuno.
Che possibilit abbiamo di distruggerlo?
Prima che lui ci riduca in una carcassa fumante? Poche.
Poche era meglio di niente, ma forse non era il caso di rischiare.
Ci lasciammo dietro la citt quando imboccai la tangenziale. La campagna era imbiancata di brina e un sottile velo di nebbia stagnava sui terreni incolti. La natura aveva preso in fretta il sopravvento dopo l'abbandono provocato dall'invasione e dal disfacimento del nostro mondo. Tutto appariva desolato e sembrava non esserci traccia di esseri viventi.
Mi sto congelando quass, si lament Mario. La torretta era la parte pi esposta e il riscaldamento veniva disperso.
Cerca di resistere. Ormai ci siamo quasi.
Le strutture e la manica a vento del vecchio aeroporto erano in vista.
Dati, Sandro?
Questo arnese non funziona. Ci sono forti interferenze... Oh, maledizione,  sparito tutto. Mi dispiace, ho perso il segnale.
Di bene in meglio.
Okay, ci siamo. Tenetevi pronti.
Guidai il veicolo fuori dalla tangenziale e imboccai la strada. Nessuna recinzione o cancellata, niente che impedisse l'accesso, ma questo non significava che il nostro arrivo fosse ignorato, anzi. Dentro al campo rallentai e diressi il blindato verso la rimessa pi grande. Lo arrestai a poca distanza e spensi il motore.
Il silenzio ci avvolse.
Guardai le enormi porte dell'hangar, indeciso sul da farsi. Non sembravano molto resistenti e sfondarle, per irrompere dentro sparando all'impazzata mi parve l'opzione migliore. Un blitz e via con l'elicottero. Rimisi in moto e azionai la retromarcia per prendere la rincorsa, poi lanciai il veicolo contro le porte, quasi assordato dalle grida dei miei compagni, dal ruggito del motore e subito dopo dallo schianto tremendo, seguito dal frantumarsi della lamiera e della vetrata, le cui schegge ci piovvero addosso. Di nuovo ingranai la retromarcia, tornai a scagliare il mezzo contro lo squarcio per allargarlo e con un terribile stridore metallico restammo incastrati. Nonostante i miei sforzi non riuscii a districarmi dalla trappola che io stesso avevo provocato. Le ruote anteriori giravano a vuoto, a poco meno di un metro dal terra, e dal cofano usciva fumo. Il carico di carburante e di esplosivi costituiva una miscela che ci sarebbe potuta risultare fatale.
State bene? chiesi rinunciando a far muovere il veicolo.
Mi rispose un coro di improperi.
Ma che idea geniale! sbott Marco. Mi dici come usciamo da qui?
Lo riconosco, non era un buon piano, ma almeno siamo dentro.
Siamo nella melma, ragazzi. Il portello  bloccato. Manuele si accan, ma invano.
Giulia tent col suo. Anche questo.
Alzai gli occhi verso la torretta. Mario?
Questo funziona. Ora esco e vi do una mano.
Uno alla volta, maneggiando con cautela le borse, uscimmo dall'abitacolo strisciando sulla carrozzeria ammaccata e il parabrezza lasciandoci cadere a terra. Anche le armi furono scaricate e dopo averne controllato il funzionamento ci guardammo attorno. La rimessa sembrava deserta.
Presi la borsa pi grossa. Muoviamoci.
Marco mi pos la mano sul braccio. Non per fare il pignolo, ma come pensi di far uscire quel coso? Si riferiva all'elicottero nero che sostava poco lontano e a cui il nostro pilota si era gi avvicinato.
Dal tetto. Quei pannelli scorrono e si aprono per consentire il decollo. Dai, ammettilo, non  andata poi tanto male.
Ma si mette male adesso.
Seguendo la direzione del suo sguardo mi voltai e vidi gli uomini in mimetica, elmetti, giubbetti antiproiettile e tutto l'armamentario delle forze regolari. Una ventina almeno, sbucati da un accesso laterale, le cui facce truci non promettevano niente di buono.
Fermi! ordin il capitano. Deponete a terra le armi e alzate le mani.
Dario tent di dileguarsi, ma fu falciato.
Obbedimmo. Venti fucili di precisione non ci lasciarono alternative.
Mi feci avanti. Siamo della Resistenza e ci appelliamo al diritto internazionale che tutela i prigionieri di guerra.
L'ufficiale sogghign. La Convenzione di Ginevra  stata abolita. Voi non siete soldati, ma criminali comuni e come tali sarete trattati.
Questo  un abuso di potere!
Quello mi si accost minaccioso. Ho il potere di ucciderti e giuro che lo far, se non chiudi subito quella bocca! E per ribadire il concetto mi colp allo stomaco col calcio del fucile con deliberata brutalit. Mi piegai sulle ginocchia trafitto da un dolore lancinante, senza neanche il fiato per emettere un lamento. Questo per insegnarti rispetto, ragazzo.
Non potevo vedere le facce dei miei amici, ma erano certamente sconvolti e spaventati quanto me, che in pi mi sentivo responsabile per averli trascinati in quella trappola. Avevo dato la mia parola che li avrei protetti e invece li avevo consegnati al nemico.
Dopo ci legarono, ci infilarono dei cappucci in testa e ci fecero salire a bordo di un camion che part verso una destinazione ignota.
Il viaggio fu piuttosto lungo e silenzioso.
Mi parve che fossero trascorse ore dal momento della partenza e quando finalmente arrivammo a destinazione ci trattarono come bestiame destinato al macello, facendoci scendere con spinte, calci e insulti. Sempre incappucciati fummo costretti a camminare in quello che sembrava un corridoio. Tentai di opporre resistenza, ma fui colpito pi volte sulla schiena e alle gambe, tanto che dovettero reggermi per portarmi dove avevano stabilito di rinchiudermi. Stordito, sentii che mi veniva rimboccata la manica e poi mi fu infilato un ago nel braccio. Pochi istanti e persi conoscenza.
Al risveglio ero legato su un lettino d'ospedale. Il cappuccio mi era stato tolto e potei vedere che mi trovavo in una piccola stanza spoglia dalle pareti bianche, illuminata da lampade al neon, priva di finestre, con una porta d'acciaio in cui era inserita una grata. In alto, in un angolo, una telecamera. La cella di una prigione o forse peggio. Dentro di me si agitava un marasma di emozioni contrastanti su cui dominava la paura. Cosa ne era stato dei miei amici e cosa mi avrebbero fatto? Mi ero sempre sentito forte, sicuro, invulnerabile, capace di affrontare persino l'evento pi catastrofico e uscirne vittorioso. Per questo adesso la sconfitta aveva un sapore cos amaro.
La porta si apr con uno scatto e sulla soglia apparve un uomo in camice bianco. Sost a osservarmi qualche attimo, poi sorrise e si avvicin. La sua aria gioviale e amichevole era una maschera. Quello era uno che mi avrebbe potuto sezionare senza anestesia e traendone pure piacere.
E cos tu sei Rico. Aveva una voce rauca e sgradevole, ma non quanto il tocco delle sue mani fredde, cosparse di macchie senili e simili ad artigli, che mi palparono in ogni parte del corpo. Sei giovane e sano, proprio un bell'esemplare.
Che fine hanno fatto i miei amici? Perch mi tenete qui dentro? Volete uccidermi?
Una risata gracchiante gli usc dalla gola. Quante domande! I tuoi amici stanno bene e torneranno presto in libert. Per te, invece, abbiamo in serbo un trattamento diverso e resterai nostro ospite pi a lungo. Non vogliamo ucciderti, ma ti risparmierai molte sofferenze se sarai disposto a collaborare. Sai, ti teniamo sotto osservazione da parecchio e sei un soggetto davvero interessante. Confesso che alcuni di noi sono stati delusi dall'ingenuit che hai dimostrato cadendo cos facilmente in trappola, ma in fondo  un aspetto positivo della tua personalit questa tua tendenza a lanciarti nelle imprese pi folli. Sapevamo che ti saresti offerto volontario. Il nostro infiltrato nella resistenza ci ha tenuto informati di ogni tua mossa e tu hai agito esattamente come previsto. Si concesse un sorriso soddisfatto. Sei perfetto per il nostro programma.
Di cosa stai farneticando? Mi agitai e strinsi i pugni, gonfio di rabbia.
Al momento opportuno lo saprai. Adesso riposa. Ti attendono giorni molto intensi. Con una rapida mossa il diabolico vecchietto mi infil l'ago di una grossa siringa nella vena e, prima che uscisse, ero gi nel mondo dei sogni.
Anzi, nel peggiore degli incubi.
All'inizio mi tennero quasi sempre sedato. Si era rivelato necessario quando, finalmente libero dalle costrizioni ai polsi e alle caviglie, avevo aggredito i due medici e la guardia, tentando la fuga. Una ribellione che mi era costata molta sofferenza. Adesso la mia mente era intorpidita e a malapena avevo coscienza di quello che stavano facendo. Avvertivo delle sensazioni, ma nessuno stimolo profondo. Di continuo mi iniettavano sieri e almeno un paio di flebo al giorno erano attaccate alle mie braccia. Durante i rari momenti di lucidit avevo dei flash in cui si accavallavano immagini senza capo n coda, troppo confuse per riuscire a identificarle.
I medici controllavano in modo meticoloso le mie condizioni. Mi spostavano da un ambulatorio all'altro per sottopormi a esami e analisi. Strumenti e sofisticati macchinari mi scansionavano. A tratti mi giungevano commenti di cui non capivo il senso. Impossibile comprendere se fossero soddisfatti o meno del risultato di ci che avveniva dentro di me. Se l'impegno profuso nell'infliggermi torture, nell'avermi reso una cavia da laboratorio, fosse positivo. Nel mio stato permanente di narcosi non mi rendevo conto delle alterazioni che subivano le mie cellule n con quali conseguenze.
Un mattino mi svegliai pienamente cosciente e la prima cosa che vidi aprendo gli occhi fu il viso bello e sorridente di una giovane dottoressa.
Come ti senti?
Niente flebo o macchinari strani, ma solo un normale letto in una cameretta dotata di semplici ed essenziali arredi. C'era persino una finestra da cui penetrava il pallido riflesso della luce esterna. Intravidi un paesaggio bianco di neve e socchiusi gli occhi.
Preoccupata dal mio silenzio, la dottoressa mi prese il polso. Pochi istanti dopo annu e torn a sorridere.
 tutto a posto. Non hai fame?
Non lo so. Mi posso alzare?
Certo, per stai attento; potresti avere un capogiro.
Sgusciai dal letto e andai nel piccolo bagno dove, finalmente, mi accorsi di essere nudo. Osservai la mia faccia nello specchio e non notai cambiamenti. Difficile dire cosa mi fossi aspettato, ma provai sollievo nel riconoscermi. A parte capelli e un'ombra di barba, ero sempre lo stesso. Indossai l'accappatoio che trovai appeso e tornai di l. Mi sentivo in forma e anche piuttosto affamato.
Credo che manger qualcosa.
Lei annu e si diresse alla porta. Vado a prenderti la colazione.
La finestra mi attir, anche se c'era ben poco da vedere, e mi chiesi quanti mesi fossero passati dal giorno in cui mi avevano portato nel centro. Tanta neve suggeriva che fosse pieno inverno. Forse gennaio o febbraio. Era davvero un periodo molto lungo e probabilmente i miei compagni mi davano per morto. Oppure il rifugio era stato invaso e nessuno era sopravvissuto. Neanche Laura. Cercai di focalizzare la mente sui ricordi, ma erano elusivi, sfuggenti come se non mi appartenessero, e lo sforzo di farli riemergere mi procur il mal di testa. Posai le dita sulle tempie e le massaggiai con gli occhi chiusi finch il dolore si attenu e infine scomparve.
Il panorama perse ogni interesse quando torn la dottoressa col vassoio della colazione e una bracciata di indumenti. Pos l'uno sul tavolino e gli altri sul letto. L'odore del cibo mi stuzzic e il mio stomaco rispose con un borbottio, tuttavia indugiai a esaminare i capi di vestiario. Sembravano nuovi ed erano senza dubbio della mia misura.
Che giorno  oggi?
Mercoled venticinque gennaio.
Sono qui da pi di tre mesi. C' la possibilit che me ne possa andare?
Certo. Verrai dimesso fra due o tre giorni, appena completati gli ultimi esami. Per essere sicuri che non ci saranno effetti collaterali.
Di quale genere?
Non serve che tu lo sappia. Sarai monitorato e al primo segnale anomalo ti riporteremo qui.
Mi avete infilato un microchip da qualche parte?
Solo per sicurezza.
Suppongo che non sapr mai cosa mi avete fatto.
Niente che possa arrecarti danno. Se tutto proceder come da programma i cambiamenti avverranno in modo graduale e ti adatterai senza problemi.
Perch avete scelto me?
Presentavi i requisiti necessari.
Agguantai gli indumenti. Vado a vestirmi. Infilai la porta del bagno e mi chiusi dentro.
Una furia cieca mi ribolliva dal profondo e mi bruciava come fuoco vivo, cos aprii il rubinetto dell'acqua fredda della doccia e mi cacciai sotto sperando di riuscire a estinguerlo. Era davvero gelata, ma non mi diede fastidio. Anzi, era piacevole. Lasciai che il getto scorresse sul mio corpo per un pezzo, mentre la rabbia si placava e il ruggito che era scaturito dalla mia gola si tramutava in un basso ringhio.
Rico! Rico, rispondimi, per favore! La porta risuonava dei colpi battuti dalla dottoressa, amplificati dalla nuova sensibilit del mio udito. Chiusi il rubinetto, mi asciugai e mi vestii rapidamente, poi uscii.
Che c'?
Lei fece due passi indietro. Niente. Ero solo preoccupata.
Cosa credevi, che avrei spaccato tutto?
Temevo potessi star male.
Invece sto benissimo e sono pronto a fare colazione. Resti con me?
No, devo andare a parlare col dottor Marra.
Mi ricordavo di lui. Non mi era piaciuto quando l'avevo incontrato la prima volta e ancora meno mi piaceva adesso. Per fargli rapporto, immagino.
Qualcosa del genere. And alla porta e dalla soglia si gir a guardarmi con un leggero sorriso. Ci vediamo pi tardi.
Con un balzo la raggiunsi e le presi il braccio. Come ti chiami?
Ariel. Ariel Marra.
Sei la figlia del pazzo sadico che mi ha usato come cavia?
La nipote. Lui  mio nonno. Il guizzo di timore che le attravers gli occhi mi divert.
Ti faccio paura?
Scosse il capo, ma era chiaro che mentiva. Non ne ho alcun motivo.
Davvero? la stuzzicai. Potrei vendicarmi su di te per quello che mi ha fatto il tuo caro nonnino.
Dubito che ne saresti capace, comunque sono state prese delle misure di sicurezza per evitare scatti di violenza incontrollata. Ora lasciami, per favore. Sono gi in ritardo.
Mollai la presa e lei se ne and.
Mentre divoravo la colazione riflettei sul nostro colloquio. Volutamente o meno, Ariel mi aveva fatto alcune rivelazioni importanti, anche se non specifiche, ma aveva tralasciato di spiegare per quale scopo avessero alterato la struttura del mio patrimonio genetico. Inoltre, ignoravo se il cambiamento a cui aveva accennato sarebbe stato anche fisico. Pensai alla storia del dottor Jeckyll e Mr Hyde o, nell'ipotesi pi agghiacciante, al mostro creato da Frankenstein, e di nuovo sentii divampare dentro di me la collera.
Una furia potente e ingovernabile da cui mi lasciai invadere.
Distrussi il tavolo, la sedia e tutto ci che mi venne a portata di mano. Scaraventai l'armadio contro la finestra, ma i vetri sopportarono l'impatto senza scalfirsi. Allora me la presi con lo specchio del bagno e lo frantumai a pugni, a malapena consapevole delle ferite sanguinanti. Proseguii il sistematico scempio finch ricevetti una scossa alla base del cranio e stramazzai sul pavimento privo di conoscenza.
Il limbo in cui galleggiavo si dirad, ma tenni gli occhi chiusi.
Sicuro che la scarica non sia stata troppo forte?
Riconobbi la voce di Ariel. Il tono professionale era sfumato di preoccupazione.
Il ragazzo  in grado di sopportarne anche di pi intense.
Identificai il gracchiare del dottor Marra.
Come mai ci mette tanto a riprendersi?
Si  gi ripreso, sciocchina. Non vedi che sta fingendo? La sua mano fredda prese la mia e mi venne la tentazione di stringerla fino a stritolarla, ma la lasciai inerte. Guarda come si sono rimarginate in fretta le ferite. Prodigioso, non trovi? Sta reagendo meglio del previsto. Mi diede un colpetto sulle nocche, poi mi depose la mano sul letto.
Lo guardai e lui sorrise, compiaciuto.
Ariel si chin su di me. Ti senti bene?
S, per uno che  stato steso con una scarica da diecimila volt.
Erano solo cinquemila, per stavolta. Il sadico si divertiva, lo vedevo dai suoi occhietti furbi e maligni. Devi sapere, figliolo, che le tue reazioni violente saranno punite. Sei un magnifico soggetto e sarebbe un vero peccato se fossimo costretti a sopprimerti perch non riesci a dominarti. Sei molto forte, adesso, e potrai esserci utile a patto che non sprechi le tue potenzialit.
Utile per cosa?
Lo saprai al momento opportuno. So che mi detesti, ma un giorno mi sarai grato per averti reso quello che sei.
Sulla porta si affacci qualcuno per chiamarlo e lui se ne and.
Ariel sostitu il sacchetto della flebo e controll il monitor.
Ti sei stabilizzato. Le tue funzioni sono nella norma.
Tuo nonno  un criminale pericoloso. Uno da clinica psichiatrica.
Dici cos perch non lo conosci. In realt  un grande scienziato.
 per colpa di quelli come lui che ci troviamo in questo letamaio.
Lei sospir e mi sfior il braccio. Cerca di riposare. Pi tardi sarai trasferito nella tua nuova stanza e sarebbe carino se evitassi di distruggerla come l'altra.
La trattenni. Aspetta. C' una domanda che voglio farti.
Ti ascolto, ma non so se ti potr rispondere.
Ci sono bambini in questo centro?
No. Perch ti interessa?
Semplice curiosit.
Sorrise. Allora, per soddisfare la tua curiosit, ti dir che esistono altri centri in cui avvengono ricerche sui bambini che presentano i requisiti necessari. Ignoro dove siano, dato che le informazioni al riguardo sono segrete. Le quipe che operano nei laboratori sono indipendenti e gli esiti degli esperimenti vengono comunicati al Direttorio Generale della Scienza che li valuta e decide quale uso farne. Soltanto i membri del direttorio conoscono l'ubicazione dei siti.
 difficile avere accesso ai dati?
Direi che  impossibile.
I risultati che mi riguardano sono gi stati inviati al direttorio? Chi si occupa di questa pratica?
Il tuo dossier  stato comunicato dalla persona incaricata, la cui identit mi  ignota.
Tuo nonno per la conosce.  lui che comanda, qui dentro, perci  probabile che faccia parte del direttorio e sappia dove sorgono i siti.
Non posso aiutarti, Rico. Davvero. La violazione delle regole viene punita duramente e io ti ho detto anche troppo.
 giusto. Non devi correre rischi per aiutare una bambina che neanche conosci. Per vorrei che ci pensassi. Potrebbe essere la tua sorellina nelle mani di aguzzini che la usano per i loro aberranti esperimenti.
Era molto turbata, ma aveva anche tanta paura di esporsi. Devo andare.
Capivo i suoi timori e non l'avrei biasimata se avesse deciso di ignorare la mia richiesta, ma Ariel non era insensibile e priva di etica come suo nonno e speravo che le mie parole l'avessero in qualche modo toccata.
Tuttavia la fiammella che alimentavo era destinata a spegnersi.
La stanza in cui mi svegliai molto pi tardi era uguale alla precedente. L'unico particolare che la rendeva diversa era la presenza di minuscole telecamere, tutte collocate in alto e fuori dalla mia portata.
Sgusciai dal letto e me ne andai in giro nudo, esibendo i muscoli e assumendo pose plastiche, oltre a mettere in bella mostra il mio posteriore. Ero impegnato nella parodistica imitazione di una scimmia quando qualcuno, dalla porta, emise un'esclamazione soffocata.
La donna ferma sulla soglia mi guard con espressione arcigna e a mia volta la osservai, inclinando la testa da un lato e poi dall'altro. In silenzio lei and in bagno e ne torn con un accappatoio che mi lanci. Lo afferrai, rigirandolo fra le mani come non sapessi che farne.
Copriti, idiota.
Lo indossai, ma lo lasciai aperto e indirizzai un gesto inequivocabile alle telecamere.
Smetti di fare il buffone.
Chi sei? Dov' la dottoressa giovane e carina?
Ariel Marra  stata trasferita in un altro reparto. Sar io a occuparmi di te fino al giorno in cui verrai dimesso.
Accusai il colpo. Perch Ariel  stata mandata via?
Non lo so. Presumo che ci fosse bisogno di lei altrove. Del resto la tua degenza qui sta per finire e sono perfettamente in grado di sostituire la dottoressa Marra.
L'avevano allontanata apposta. Il vecchio aveva capito che fra me e la nipote si era creata una certa intesa e giudicando fuori luogo la nostra amicizia si era premurato di troncarla con un taglio netto. Che bastardo.
Nel frattempo la cariatide controll la mia cartella clinica.
Abbiamo un intenso programma di esami oggi. Sei pronto?
Due infermieri entrarono con una carrozzella.
La domanda era retorica. Che fossi pronto o meno non avevo scelta, perci di buon grado sedetti sulla sedia a rotelle rimuginando il mio malumore in un cupo silenzio.
A fine giornata e dopo un'interminabile serie di esami di ogni genere, inclusa una prova di resistenza, fui riportato nella mia stanza dove finalmente potei mangiare qualcosa.
Non ero stanco, ma la mia capacit di sopportazione era ormai oltre il limite ed ero impaziente di andarmene. Sentivo la mancanza dei miei amici, soprattutto di Laura, e mi chiedevo con vaga apprensione come sarebbe stato accolto il mio ritorno al rifugio. Ammesso che esistesse ancora. Nella peggiore delle ipotesi sarei potuto diventare un cacciatore solitario e arrangiarmi. Col cuore pesante ingurgitai l'ultimo boccone e andai in bagno a farmi la doccia, gelida come piaceva a me. Vi sostai a lungo e poi, nudo e gocciolante, uscii. Feci uno sberleffo alle telecamere e mi infilai nel letto, giusto qualche minuto prima che spegnessero le luci.
Sul punto di addormentarmi percepii una presenza estranea e balzai a sedere. Intravidi un'ombra a pochi passi di distanza. In condizioni normali non sarei riuscito a discernere chi fosse, ma la mia vista era notevolmente migliorata e adesso vedevo anche nell'oscurit. Mentre le telecamere lass erano cieche.
Ariel.
Mi raggiunse e sedette sul bordo del letto. Sono venuta a salutarti.
Cos' successo?
Il nonno mi ha mandato in un altro reparto. Non mi ha dato spiegazioni, ma io l'ho capito. E anche tu, ne sono certa.
Infatti.
Mi prese la mano e vi depose un foglietto ripiegato. Credo d'aver trovato una traccia. Pu darsi che conduca da nessuna parte, ma penso che dovresti seguirla comunque. Sii prudente, mi raccomando.
Grazie. So che deve essere stato difficile infrangere le regole, ma l'hai fatto per una buona causa.
Le sue labbra sfiorarono le mie. Addio e buona fortuna, Rico. Spero di rivederti, un giorno.
Se ne and svanendo come un fantasma nel buio e la porta si richiuse piano dietro di lei.
Una traccia per ritrovare Angela, pensai stringendo il foglietto.
Laura sarebbe stata contenta e forse mi avrebbe perdonato.

5.

Garbo e cortesia non rientravano nelle abitudini del centro, questo l'avevo capito, ma non mi aspettavo di essere letteralmente sbattuto fuori nel cuore della notte, drogato e scaricato come un sacco di spazzatura in uno scantinato.
La puzza fu la mia prima sensazione al risveglio. La seconda fu quasi altrettanto sgradevole, ma meno spaventosa di quanto mi aspettassi. La lingua che mi leccava la faccia era di un cane, una grossa bestia nera e pelosa che agit la coda appena l'accarezzai. Aveva collare e medaglietta, segno che aveva un padrone. Magari uno dei relitti umani che affollavano il seminterrato e dei quali intravidi le sagome avvolte in luride coperte o in vecchi giornali per ripararsi dal freddo. Qualcuno si era costruito un rudimentale riparo con dei cartoni per proteggere la propria intimit.
Nessuno mi degn d'attenzione quando mi alzai. Solo il cane seguit a girarmi attorno festoso, a guardarmi coi grandi occhi umidi e intelligenti, a cercare le mie carezze. Forse non aveva padrone o magari l'aveva perduto di recente e soffriva di solitudine. Comunque era meglio che chiedessi prima di portarlo con me.
Chi di voi  il proprietario di questo cane? Guardai la medaglietta col nome. Si chiama Ralph.
Mi risposero dei fruscii, borbottii indistinti e qualche grugnito, poi delle teste avvolte in sciarpe e berretti emersero dai cumuli di panni.
Non rompere! grid un tizio.
Portati via quel sacco di pulci e lasciaci in pace! gli fece eco un altro.
Soltanto uno che sbuc dalla capanna di cartoni mi degn di una risposta.
Il suo padrone  morto giorni fa. Era un vagabondo, ma ogni tanto veniva qui a dormire e ora il suo cane lo cerca. Prendilo tu, che sembri un ragazzo a posto.
Lo far, grazie. Ancora una cosa, per favore. Sai dirmi in quale zona della citt siamo?
Mi guard incuriosito. Sei nuovo, vero? Be', guarda, appena uscito di qui ti troverai in centro, o meglio ci che ne rimane, e ti consiglio di stare attento. C' l'inferno, l fuori.
Lo so. Improvvisai un guinzaglio con una vecchia fune e lasciai che Ralph mi guidasse nei meandri dello scantinato e poi lungo una scala fino al pianerottolo. La porta che dava in strada era mezzo scardinata e cercai di evitare che cadesse nell'aprirla. Ralph tirava ed era impaziente di uscire, ma decisi di usare prudenza e lo trattenni per dare un'occhiata in giro.
Nevicava e mentre ci inoltravamo nella via non c'erano altre impronte che le nostre sullo strato di neve fresca. Soffiava un vento gelido che faceva vorticare i fiocchi bianchi e tutto quel candore creava un'illusione di normalit perch nascondeva le ferite e le piaghe, i segni della devastazione e del decadimento. Persino le carcasse di automobili, bus e tram avevano un aspetto irreale sotto i cumuli di neve. Monumenti di una civilt distrutta.
L'inverno, con la sua coltre pietosa, mascherava le brutture.
Quando svoltai per dirigere verso il rifugio, Ralph divent irrequieto e cominci ad abbaiare. Anch'io avevo percepito presenze estranee e ostili, bench ancora invisibili, e avanzai con cautela.
Ci comparvero davanti l'isolato dopo.
Non erano zombie, ma giovinastri di una banda, torvi e armati di mazze, le cui intenzioni erano fin troppo ovvie. Ralph ormai ringhiava e strattonava il guinzaglio. Lo liberai e lui salt subito alla gola del pi vicino, affondando i denti nella carotide. Gli altri furono disorientati dall'attacco e mentre il cane finiva il disgraziato, entrai in azione con un ruggito belluino.
Nel breve spazio di una manciata di secondi ebbi appena il tempo di scorgere il terrore che ispiravo, mentre pompavo adrenalina e mi trasformavo in una letale macchina di morte. A mani nude, animato da una forza bruta primordiale, li sbranai con inaudita ferocia, emettendo suoni disumani, scagliando i corpi che avevo mutilato come marionette disarticolate, sentendo amplificato il frantumarsi delle ossa. L'ultimo cerc scampo nella fuga, ma venne raggiunto da Ralph e cadde rantolando quando le sue zanne gli affondarono nella gola.
La neve era sporca di sangue e la strada disseminata di resti che a stento riuscii a identificare. Il tasso di adrenalina era ancora alto, ma lo sentii svanire pian piano, insieme all'energia sovrumana che mi era esplosa dentro come una carica di tritolo.
Richiamai il cane.
Basta, Ralph. Vieni qui.
Corse da me scodinzolando e lo legai di nuovo. Ci incamminammo, lasciando dietro di noi la carneficina. Mi sentivo bene e quel nuovo me stesso che avevo appena messo alla prova cominciava a piacermi. Ero diventato un mostro sanguinario mio malgrado e forse ci sarebbe stato un prezzo elevato da pagare, ma se poteva servire per sterminare mostri, zombie e teppisti ero pronto a pagarlo.
Il rifugio c'era ancora e fu un sollievo scoprire che i miei timori erano infondati.
Il cancelletto che portava al sotterraneo era sorvegliato.
Due uomini che non conoscevo, armati di Stinger, mi fermarono e chiesero di identificarmi. Ralph emise un basso ringhio, ma si quiet subito al mio richiamo.
Sono Rico. Matricola 00234, nome in codice Maverick. Lui  Ralph.
Quelli si scambiarono un'occhiata sorpresa. Era chiaro che non si aspettavano di rivedermi vivo, dopo tanto tempo, e avvertii una sfumatura di diffidenza.
Parola d'ordine.
Come faccio a conoscerla? Manco da tre mesi e Guido la cambia ogni settimana.
Il tizio consult il suo notebook. Corrisponde.
Okay, ma prima devo perquisirti.
Non sono armato.
Questi sono gli ordini.
Alzai le braccia e lo lasciai fare. I due ignoravano che se fossi stato un nemico li avrei gi ridotti in polpette, Stinger o meno.
Puoi passare. Presentati subito a rapporto. Eri dato per disperso, sai?
Pi probabile che mi avessero dato per morto, pensai addentrandomi nella galleria. Il cane sembrava un po' spaesato e fiutava l'aria satura di odori che variavano dalle esalazioni umane ad altri meno identificabili.
Siamo a casa, amico, lo rassicurai con una carezza sulla grossa testa pelosa. Ti piacer stare qui.
Le persone che incontrammo non erano facce note, ma d'altronde i rifugiati erano cos numerosi da rendere impossibile conoscerli tutti. Nonostante fossi impaziente di salutare i miei amici e riabbracciare Laura, mi presentai a Guido. Ordinai a Ralph di sedere e non muoversi, poi scostai la tenda e mi affacciai nel cubicolo.
Posso entrare?
Lui pos il cellulare e scatt in piedi. Rico, sei proprio tu! Mi hanno appena avvisato del tuo ritorno, ma non ci potevo credere. Dove diavolo sei stato per tutto questo tempo?
Ero prigioniero. I ragazzi non ti hanno raccontato com' andata, dopo che siamo arrivati al campo d'aviazione? La missione  stata un fallimento per colpa mia e me ne assumo la responsabilit. A proposito, sono rientrati tutti? Stanno bene?
Sorrise. Erano un po' scossi, quando sono tornati, ma non avevano subito maltrattamenti. E s, conosco la storia della tua bravata e dell'agguato, ma non potevi sapere che si trattava di una trappola e in fondo vi ci ho mandati io laggi. Me lo sarei dovuto aspettare che il massacro della squadra all'ospedale era solo un espediente per farci agire. Quello che mi interessa  cosa ti  successo. Dove ti tenevano prigioniero e cosa ti hanno fatto quei bastardi.
Purtroppo non so dove fosse il centro in cui sono stato rinchiuso. Solo in ultimo la mia stanza aveva una finestra, ma ci che vedevo non era altro che una distesa di campi innevati. Niente che possa darmi un indizio utile. Per il resto mi tenevano quasi sempre sedato e i miei ricordi di quel periodo sono molto confusi.
Quindi non sai che tipo di esperimento abbiano fatto su di te.
Sono stato seviziato, torturato, trattato come una cavia da laboratorio. Non potevo rivelare ci che ero diventato. Il chip mi inviava leggere scariche d'avvertimento e inibiva parte delle mie funzioni mentali, obbligandomi a serbare il segreto.
Guido sembr preoccupato. C' il rischio che ti trasformi in uno di quei mostri che secernono acido o roba simile?
Sorrisi. No, sono sicuro che non lo diventer.
Per ci dobbiamo aspettare dei cambiamenti.
Altra scarica inibitoria. Se ci saranno, non rappresenter una minaccia per la resistenza.
Ti terr d'occhio, Rico, e al primo segno che tu possa mettere in pericolo la nostra comunit ti far espellere.
Non ce ne sar bisogno. Me ne andr da solo se dovessi rendermi conto che potrei fare del male a qualcuno.
Ralph abbai e Guido aggrott la fronte. Hai un cane?
S. Non dar fastidio.  ubbidiente e docile. Finch non si scatenava il suo istinto assassino, ma non c'era bisogno che Guido lo sapesse. Ralph e io ci somigliavamo e forse per questo fra noi si era creato subito un legame.
D'accordo, puoi tenerlo.
Se non c' altro, ora vorrei andare a salutare i miei amici.
Sorrise. Saranno contenti di vederti. Dopo passa dal dottore per un piccolo controllo.
Certo, voleva essere sicuro che non avrei combinato guai. Uscii dal cubicolo e Ralph mi salut festoso.
Vieni, bello. Ci sono amici che devi conoscere.
Il rifugio non offriva molti luoghi di ritrovo, ma ce n'era uno che noi del gruppo frequentavamo, quando eravamo liberi, e bench fossi rimasto assente a lungo mi ci diressi senza esitazione. Sicuro che li avrei trovati l.
L'emozione mi colse alla sprovvista quando mi affacciai sulla soglia.
Marco, Manuele, Giulia, Tom, Lucio, Sandro, Mario e Leo stavano discorrendo in modo animato e non mi notarono. Cercai Laura, ma non la vidi e ne fui deluso. Restai come paralizzato, ma Ralph mi venne in aiuto abbaiando e attirando la loro attenzione.
Rico? esclamarono tutti insieme.
Marco fu il primo ad alzarsi e a saltarmi letteralmente al collo. Il nostro fu un abbraccio caloroso e per qualche istante non riuscimmo a parlare. Gli altri guardarono muti, mentre il cane faceva casino.
Sei tornato! Lo sapevo. Lo sapevo che non eri morto!
Marco continuava a stringermi come a convincersi che ero davvero l in carne e ossa. Poi si fece da parte e gli altri, a turno, mi abbracciarono esprimendo la loro gioia di rivedermi. Persino Leo, sebbene con minore entusiasmo, mi diede il bentornato.
Giulia aveva gli occhi lucidi. Ci hai fatto stare in pena, sai?
Manuele sorrise. Adesso per sei di nuovo con noi e la combriccola  al completo.
 bello rivedervi, ragazzi. Mi siete mancati.
Poi, dato che erano tutti curiosi di sapere cosa mi fosse accaduto feci un resoconto della mia lunga prigionia. Come gi accaduto con Guido, il chip invi scariche d'avvertimento per impedirmi di rivelare troppo. Infine trovai il coraggio di chiedere notizie di Laura. Dentro di me si agitava un cattivo presentimento.
Disagio, occhi bassi, lo smorzarsi dei sorrisi, acuirono la mia inquietudine.
Marco mi pos la mano sulla spalla e sospir. Mi dispiace, Rico. Non sai quanto.
Perch? Cos' successo a Laura?
Se n' andata.
Mi sentii franare la terra sotto i piedi. Andata? Che significa?
La dottoressa Elisa l'ha convinta che avrebbero potuto ritrovare Angela e se ne sono andate insieme.
Ero annichilito. Quando?
Poco prima che tornassimo.  stato Leo a dircelo.
Mi sentii attanagliare il cuore da una morsa di gelo. Stentavo a credere che Laura mi avesse abbandonato e sapevo che non sarei mai riuscito a farmene una ragione.
Ha lasciato un messaggio per me?
Leo scosse il capo. Nessuno.
Neanche un rigo per dirmi addio. Niente di niente. La frattura che si era creata fra noi era cos insanabile da indurla a partire e a chiudermi fuori dalla sua vita per sempre?
Deve essere stata una decisione improvvisa, cerc di consolarmi Marco.
Non era cos, ne ero certo. E se Laura si era allontanata la colpa era mia, perch ero stato troppo cieco per vedere, troppo sordo per sentire. Troppo stupido per capire. L'amarezza minacci di sommergermi, ma la ricacciai nel profondo.
Ho bisogno di rimanere solo.
Giulia mi sfior il braccio. Coraggio, Rico. Vedrai che torner.
Le feci un cenno e me ne andai. Ralph mi segu. Ormai era diventato la mia ombra e in quel momento era l'unica compagnia che desideravo.
Mi trascinai fino al dormitorio e crollai sul letto. Il cane si accucci ai miei piedi e chiuse gli occhi, ma era vigile e attento. Stavo quasi per assopirmi quando mi ricordai del foglietto che mi aveva dato Ariel e frugai nella tasca, assalito dall'improvviso timore che me l'avessero sottratto, ma c'era e lo strinsi nel pugno. Lo presi per leggerlo e scoprii che conteneva alcuni indizi che potevano essere utili a ritrovarla, ammesso che fosse ancora viva. E se lo fosse stata, era la bimba dolce che ricordavo oppure era stata trasformata in una creatura simile a me o magari peggio? Fra le altre cose, mi chiesi se la dottoressa Elisa non avesse indotto Laura a seguirla per condurla in una trappola. La testa minacciava di scoppiarmi per tutte le congetture in cui mi arrovellavo e il chip stava aumentando l'intensit delle scariche per infliggermi dolore.
Alla fine divent cos insopportabile che decisi di andare dal dottore e chiedergli di toglierlo.
Alfio era stato avvisato del mio ritorno e si mostr contento di vedermi.
Devo sottoporti a una visita completa. Ordine del capo.
Okay, ma prima dobbiamo parlare in privato.
Nel suo minuscolo studio, dove speravo nessuno potesse ascoltare, gli rivelai che durante gli esperimenti mi era stato inserito un chip che aveva la funzione di controllarmi.
Assimil la notizia in silenzio, poi sospir e annu.
Suppongo che tu non sappia dove sia.
Dato che invia scariche al mio cervello, credo possa trovarsi alla base della nuca.
Allora bisogna fare una radiografia. Non ci vorr molto.
Entro qualche minuto la radiografia computerizzata era pronta e rivel che il chip era inserito nella corteccia cerebrale.
Temo di non poterlo estrarre, mi inform il dottore con aria grave. Un intervento del genere ti potrebbe uccidere o arrecarti danni gravi. Non sono un neurochirurgo e gli strumenti a mia disposizione non sono abbastanza sofisticati. Mi dispiace, ma sarebbe troppo rischioso.
Toglimi questo coso, doc. Non voglio essere controllato a distanza.
Non posso farlo, Rico. Davvero.
Mi arresi. Okay. Imparer a convivere col maledetto arnese, non ho alternative.
Almeno per adesso ci sarai costretto. Guido lo sa?
Nessuno lo sa, tranne te, e vorrei che serbassi il segreto.
L'etica professionale me lo impone, perci stai tranquillo. Facciamo la visita?  una pura formalit, ma il capo ci tiene.
Certo. Che vuoi che sia dopo quello che ho passato l dentro?
Sorrise comprensivo. Deve essere stata un'esperienza spiacevole.
La peggiore della mia vita.
Hai detto che il chip ti controlla. Perch?
Deve monitorare le mie condizioni e segnalare se si verificano anomalie.
Era perplesso. Non voglio trarre conclusioni affrettate, ma direi che siamo in presenza di una manipolazione genetica che viola tutti i principi etici su cui si basa la professione medica.
Deduzione esatta, doc.
La tua reticenza suggerisce anche che ti abbiano impiantato degli inibitori. Vorrei prelevarti un po' di sangue per analizzarlo. Posso?
Gli porsi il braccio in silenzio.
Fra qualche giorno ti sapr dire cosa ho scoperto.
Non sono sicuro di volerlo sapere.
Ne hai tutto il diritto, specie se la mutazione dovesse rivelarsi pericolosa.
A che mi servir? Ormai il mio stato  irreversibile.
 vero, per credo sia meglio che tu sappia a quali conseguenze potresti andare incontro in futuro. Rivestiti. Al capo dir solo lo stretto necessario.
Grazie, doc.
Vorrei poter fare di pi.
Ralph mi aspettava fuori e scodinzol felice appena mi vide.
Hai fame? Andiamo a vedere se riusciamo a rimediare qualcosa da mettere sotto i denti.
Laura mi mancava, ma potevo andare avanti anche senza di lei. Mi ero calato in quello stato mentale che Marco definiva modalit distacco e che mi permetteva di tenere a bada le emozioni.
Nessuno dei miei amici, quando ero presente, si azzardava a sfiorare l'argomento. D'altronde cercavo di evitare la loro compagnia e me ne stavo perlopi per mio conto. Non c'erano state missioni, dopo il mio ritorno, e le giornate senza niente da fare erano interminabili.
L'involucro di gelo in cui avevo sigillato il mio cuore non impediva alla mia mente di rimuginare. Appena possibile mi rifugiavo nel dormitorio deserto e rileggevo le informazioni annotate da Ariel. Ormai le conoscevo a memoria e sempre pi mi persuadevo di dover fare qualcosa per scoprire cosa nascondessero quei dati. Ma avevo la sensazione di trovarmi in un vicolo cieco.
Fissavo quelle righe tracciate con calligrafia minuta anche quel giorno ed ero cos assorto che l'improvviso abbaiare di Ralph mi fece trasalire. Mi voltai e vidi Sandro appoggiato allo stipite della porta.
A cuccia! ordinai al cane, poi mi rivolsi a Sandro. Entra. Lui abbaia ma non morde, se non glielo ordino.
Ti disturbo?
No, anzi mi fa piacere vederti. Direi che sei arrivato al momento giusto, perch ti voglio mostrare questo. Gli diedi il foglio spiegazzato e lui sedette al mio fianco per leggerlo.
Protocollo Spectrum? Che razza di roba sarebbe?
Non lo so, per mi potresti aiutare a scoprirlo.
Un protocollo inserito nel Progetto Genesis. Sembra importante e segreto.
Talmente importante e segreto che c' gente pronta a uccidere pur di proteggerlo.
Ma tu vuoi sapere di cosa si tratta.
Esatto. Ed  qui che entri in scena tu, mio caro genio informatico. Ci rifletto sopra da giorni e non vedo alternative.
Perch ti interessa tanto?
Sospetto, anzi temo che questo protocollo si prefigga scopi terribili e che delle persone siano in grave pericolo. Tutto ci che riuscirai a scoprire potrebbe salvare delle vite.
E mettere in pericolo le nostre.
Capivo la sua esitazione. Anch'io avevo paura, ma non mi sarei fermato.
Saremo prudenti.
Scosse il capo. Dovr di nuovo introdurmi nella stanza del computer. Potrebbero volerci giorni e non sono sicuro di riuscire a penetrare nei loro schemi difensivi. C'eri anche tu l'ultima volta che abbiamo fatto fiasco.
Lo ricordo. Per adesso stiamo seguendo una pista diversa e gli indizi ci faranno da guida. Non vuoi almeno provarci? Se Sandro amava le sfide anche solo la met di quanto le amava Gino, gli stavo offrendo un'esca troppo ghiotta perch si tirasse indietro.
Okay, ci prover.
Sorrisi. Fantastico. Quando pensi di cominciare?
Appena mi avrai procurato un computer degno di questo nome. Non posso lavorare con quel ferrovecchio. Se vuoi che collabori, mi devi fornire lo strumento adatto.
Cercher di accontentarti.
Stai uscendo, Rico?
Marco mi blocc mentre, zaino in spalla e cane al guinzaglio, stavo per avventurarmi in citt alla ricerca di un computer.
Gi. Porto Ralph a fare una passeggiatina.
Da solo e con questo tempo? Sta nevicando, nel caso non te ne fossi accorto.
Rester nei dintorni. Cercai di svicolare, ma lui mi trattenne.
Senti, so che stai passando un brutto momento, per non  giusto che tu mi tenga a distanza. Non  giusto neanche verso gli altri, ma credevo che mi considerassi il tuo miglior amico e gli amici si sostengono quando ce n' bisogno. Ti comporti in modo strano e non ti riconosco pi.
Siamo sempre amici, ti assicuro ma, come hai appena detto, sto attraversando un periodo difficile e ho bisogno di stare da solo. Sono cambiato, lo ammetto, e non torner quello di prima. Se sei mio amico lo devi accettare.
La tua indifferenza ci fa soffrire tutti.
Mi dispiace. Scusa, ma devo proprio andare.
Stai attento.
Mi allontanai in fretta. Sapevo di averlo ferito, ma dentro di me c'era una voragine di dimensioni cosmiche, vuota e gelida come lo spazio. Impossibile da colmare.
Fuori nevicava e stava facendo buio. Le guardie sembrarono sorprese di vedermi uscire, ma si astennero da commenti. Indugiai un attimo per rialzare il cappuccio del piumone e affrontai la tormenta con un vago senso di esultanza, a passo spedito, col cane che mi trotterellava accanto.
Mi diressi verso il corso col vento che mi soffiava sulla faccia fiocchi di neve gelata, mentre l'oscurit si addensava intorno. L'illuminazione stradale non esisteva pi da tempo, ma ci vedevo benissimo grazie alle mie nuove capacit visive e potevo orientarmi come in pieno giorno. Fiutai odore di fumo. A qualche isolato da l della gente aveva acceso un fuoco per scaldarsi. Malgrado la distanza captai un suono di voci. Echeggiarono nel silenzio e poi si smorzarono man mano che mi allontanavo. Sentii anche dei lamenti; i versi tipici emessi dagli zombie che si aggiravano inquieti e affamati.
La grande piazza e il monumento equestre erano imbiancati. L'attraversai in diagonale per imboccare i portici. Quello che era stato il cuore pulsante della citt, il suo centro vibrante di vita, sfavillante di luci e vetrine, di caff e grandi magazzini, ormai era un deserto desolato: un buco nero che ci aveva inghiottiti tutti. Proseguii lungo i portici ingombri di spazzatura e detriti di vario genere, pi qualche macabro resto umano e animale. C'era ancora qualcosa di vivo, tuttavia, che dormiva in mezzo al lerciume. Vagabondi - la citt ne era piena - che conducevano un'esistenza precaria e miserevole. Altri si erano insediati negli edifici vuoti, letteralmente asserragliati per difendersi dagli attacchi degli zombie e delle aberranti creature che vagavano libere e senza controllo, nonch delle orde di teppisti che erano diventati un vero flagello.
Il negozio che mi interessava aveva la serranda divelta e appariva gi abbondantemente saccheggiato, ma entrai lo stesso per dare un'occhiata. Ralph mi segu riluttante, ma obbed al mio ordine di sedere e mi lanciai in perlustrazione. Quasi tutto ci che non era stato portato via era distrutto, ma nel locale retrostante che fungeva da magazzino ebbi la fortuna, davvero insperata, di scovare un portatile in discrete condizioni. Un modello abbastanza recente, corredato di accessori vari, pi alcuni dischi per la programmazione. Era un buon bottino e a Sandro sarebbe piaciuto un sacco lavorarci sopra. Infilai tutto nello zaino e mentre lo assestavo in spalla Ralph ringhi. Sbucai a razzo dal retro, pronto ad affrontare un nemico, ma scoprii che era soltanto una ragazzina spaurita.
A cuccia, Ralph!
Lei mi guard. Nel buio dovetti sembrarle minaccioso, perch alz le mani in un gesto di difesa. Non farmi del male, ti prego!
Le feci segno di tacere e le indicai un angolo avvolto da un'oscurit ancora pi fitta dove si ritrasse. Stava arrivando qualcuno e il cane ringhi, scoprendo le zanne. Sopra di me c'era una tubatura che il crollo parziale del soffitto aveva scoperto e con un balzo mi ci aggrappai, le gambe raccolte e pronte a scattare. Energia e adrenalina affluirono nei miei muscoli e quando i due tizi varcarono la soglia calciai. La suola chiodata degli anfibi li colp in faccia, frantumandone le ossa. L'impatto fu cos violento da farli letteralmente volare fuori, poi cozzare contro un pilastro dei portici, spiaccicati come grossi insetti. Infine scivolarono a terra morti stecchiti.
Mollai la presa sulla tubatura e toccai il pavimento con leggerezza. Sentii il respiro affannoso della ragazzina e il pulsare affrettato del suo cuore, mentre la tremenda scarica di energia si esauriva. Tesi la mano e dopo un istante la sua, gelida, l'afferr.
Vieni, dobbiamo andare via. Presi il guinzaglio del cane e tirandomi dietro la ragazza mi avviai di corsa.
Dove mi porti? ansim, faticando a tenere la mia andatura.
In un posto sicuro. Non riesci a correre pi veloce?
Mi fa male la caviglia. Me la sono slogata saltando da un muretto.
Infatti zoppicava e rallentai. Mi chiamo Rico. E tu?
Silvia.
Sorrisi. Un bel nome. Che ci fai in giro da sola, Silvia?
Sono scappata dall'ospedale.
Quello molto grande in periferia?
S. Mi hanno presa in una retata, con molta altra gente, e tutti siamo stati caricati su un camion per essere portati in quel brutto posto.
Perch?
Non lo so di preciso. Ci trattavano come bestiame e a giorni alterni venivano prelevati gruppi di persone che poi sparivano. Non volevo finire come loro e appena ne ho avuto l'occasione sono fuggita.
Quei due ti stavano inseguendo?
Gi. Per questo ho cercato rifugio in quel negozio, ma il tuo cane mi ha fatto paura. E anche tu, all'inizio. Aveva il fiatone e il suo viso era contratto per il dolore, ma teneva duro e ammirai il suo coraggio. Era anche piuttosto carina, per quanto potevo vedere, ed ero curioso di conoscerla meglio.
Siamo quasi arrivati. Ancora uno sforzo e saremo al riparo. Scommetto che sei affamata.
Ci davano poco cibo, l dentro, e spesso dividevo la mia razione con altri pi deboli. Anziani, bambini... Perch tanta cattiveria?
Purtroppo non so risponderti.
La caviglia non la reggeva pi e incespic. Per fortuna la tenevo ben salda e le evitai di cadere. Nel sorreggerla l'abbracciai e lei si appoggi con un sospiro.
Sono stanca, Rico.
La sollevai sulle braccia. Pesava davvero poco.
Tranquilla, ti porto io.
Un centinaio di metri dopo arrivammo al cancelletto, preceduti da Ralph. Le guardie ridacchiarono nel vedermi con una ragazza in braccio, ma si fecero da parte senza commenti.
Silvia si guard attorno spaesata.
Avevo sentito parlare di un posto simile, ma non credevo esistesse davvero.
Benvenuta nel rifugio della resistenza. Forse l'ultimo baluardo contro la malvagit del mondo.

6.

Cos' la vita se non un continuo dibattersi in balia del capriccio del destino?
Crediamo di avere il controllo delle nostre esistenze e non ci rendiamo conto che il Libero Arbitrio  solo un fugace inganno.
Le ferite riportate da Silvia, almeno quelle visibili, guarirono in fretta. Ma ce n'erano altre, dentro di lei, che avrebbero impiegato molto pi tempo a rimarginarsi. Quei ricordi di cui non parlava mai e che aveva ricacciato in un angolo remoto del suo inconscio riemergevano mentre dormiva sotto forma di incubi da cui si svegliava di soprassalto, gridando.
Ciascuno di noi conviveva coi mostri, ma i suoi dovevano essere davvero spaventosi.
Una notte, l'ennesima in cui si svegli tremante e in lacrime, mi avvicinai per darle conforto, ma lei mi respinse come una furia e tornai a letto. Non ero il solo a essere stato svegliato dai suoi pianti, ma dopo qualche borbottio si addormentarono di nuovo. Tutti, tranne Sandro che aveva la branda accanto alla mia.
Ti andrebbe di fare due passi?
Adesso?
Sfil il computer da sotto il materasso. Vorrei farti vedere una cosa.
Da giorni trafficava col portatile in gran segreto e assumeva un'aria misteriosa appena gli facevo qualche domanda. Pensando che fosse riuscito a risolvere l'enigma del Protocollo Spectrum non esitai a seguirlo fuori.
Data l'ora e malgrado l'affollamento riuscimmo a trovare un angolo tranquillo e appartato. Sedemmo sul pavimento e Sandro apr e avvi il PC. Mi spostai per vedere lo schermo, mentre le agili dita di Sandro si spostavano veloci sui tasti. Infine comparve uno schema che mi sembr familiare. Ero sicuro d'averlo gi visto, ma non ricordai dove n quando. Fissai il cubo attraversato da una serie di griglie che si intersecavano come un disegno geometricamente definito e sussultai per la sorpresa.
La Matrice. Il Quadrato Magico della Creazione.
Non pensavo che lo conoscessi. Sembrava deluso e spiegai in quali circostanze mi ero imbattuto per la prima volta nello schema.
Questo non significa che capisca in che modo ci pu servire.
La Matrice che stiamo vedendo  l'originale. Si basa sul principio divino della Creazione che esprime i canoni perfetti dell'universo applicati alla simbologia dei maestri d'opera. In sintesi, la Matrice informe da cui nascono tutte le forme. Chi l'ha creato  davvero un genio, ma altri elementi sono stati introdotti alterandone la struttura, manipolandone le basi per ottenere un risultato diverso. Il Progetto Genesis si pu dire che sia stato superato.
Il Progetto Genesis si prefiggeva di creare mutanti attraverso la bioingegneria. Mostri, nella fattispecie.
Giusto. Sotto questo profilo lo scopo del progetto non  stato modificato, ma con l'inserimento di un nuovo protocollo la mutazione genetica  stata rimodulata. Riprogrammata, insomma.
Il Protocollo Spectrum, suppongo.
Sandro sospir. Si chiama cos perch si comporta come uno spettro, un fantasma. In realt non esistono dati specifici e le labili tracce si perdono nei meandri della rete informatica. Stiamo dando la caccia a qualcosa di inafferrabile. Appena riesco ad accedere a uno schema, subito svanisce.
Quindi non  possibile scoprire per quale motivo sia avvenuta la rimodulazione del progetto primario.
Proprio cos.
Gino diceva che questo quadrato  anche una specie di mappa. Hai tentato di usarlo per individuare il sito in cui avvengono gli esperimenti?
Ci ho provato, ma l'identificazione  impossibile. Pi fugace di un miraggio.
La risposta che cerchiamo  nella Matrice. Analizza tutti i possibili schemi e trovala.
L'ambulatorio era uno dei posti pi frequentati del rifugio. C'era sempre qualcuno che aveva bisogno di assistenza medica e anche quel giorno, quando mi presentai, c'era gente in attesa.
Hai chiesto di vedermi, doc?
Ti devo parlare, Rico. Vai di l e aspettami. Finisco questa medicazione e ti raggiungo.
Mi infilai nel piccolo studio e durante l'attesa ne approfittai per guardare in giro. Non che ci fosse granch da vedere, ma sullo scaffale c'erano dei testi di medicina che destarono la mia curiosit e che sfogliai. Anatomia, oncologia, antropologia, chimica, virologia, genetica e clonazione, mutazioni genetiche indotte e spontanee, patologie ereditarie e molto altro ancora. Presto mi venne a noia lo sforzo di capire i termini scientifici e rimisi a posto i libri, attratto da una fotografia. Strano che non l'avessi notata prima. La prelevai dal ripiano per guardarla meglio e riconobbi il dottore, di qualche anno pi giovane, ritratto assieme a una bella donna sorridente e due ragazzini, probabilmente moglie e figli. Sembravano molto felici e lo sfondo di montagne innevate suggeriva che la foto fosse stata scattata durante una vacanza.
I miei tentativi di riconoscere la localit furono interrotti dall'arrivo del dottore. Provai un certo imbarazzo per essermi fatto cogliere con la foto in mano e la posai in fretta.
Scusa, non volevo essere indiscreto.
Lui sorrise. Non hai motivo di scusarti. Le foto aiutano a tenere vivi i ricordi, anche se dolorosi. Gett un'occhiata al ritratto. Mia moglie Nadia e i nostri due figli Danilo e Serena. Eravamo una bella famiglia, prima che la tragedia si abbattesse su di noi.
Sono morti nella fase iniziale dell'invasione?
No,  stato un incidente a ucciderli. Un'auto guidata da un ubriaco si  schiantata addosso alla macchina su cui viaggiavano mia moglie e i ragazzi. Non hanno avuto scampo.
Mi dispiace.
 stato difficile riprendermi, ma il lavoro mi ha aiutato ad andare avanti. Tutto considerato  un bene che non siano qui ad assistere al disfacimento del nostro mondo. Mi invit a sedere e si appoggi alla scrivania con le braccia incrociate. Cosa ne  stato della tua famiglia?
Non lo so. Quando gli zombie hanno invaso la nostra cittadina e noi ragazzi, coi professori, ci siamo asserragliati nella scuola, mio padre si  rifiutato di abbandonare casa malgrado le mie insistenze. L'ultima volta che sono passato di l i miei erano spariti.
Parlami di loro.
Pap era geometra e mamma faceva l'insegnante. Supplenze, perlopi, perch voleva dedicarsi alla famiglia. Il mio fratellino si chiamava Giorgio e litigavamo spesso, per eravamo uniti.
Che ricordi hai della tua infanzia?
Pochi e abbastanza vaghi, ma credo che nessuno sia in grado di ricordare i primi anni di vita. Per quanto ne so ero un bambino normale. Mamma diceva che ero vivace e curioso, interessato a ci che mi circondava.
C' qualche oggetto appartenuto ai tuoi che conservi?
Mi strinsi nelle spalle. Dovrei guardare fra la roba che sono riuscito a salvare da casa, ma temo non ci sia molto. Come mai tante domande sulla mia famiglia?
Per una singolare anomalia che ho riscontrato esaminando il tuo sangue. Ho ripetuto l'analisi pi volte, facendo controlli incrociati per evitare errori, e il risultato non  cambiato.
Sarebbe a dire?
L'alterazione cellulare  stata indotta, ma il tuo genoma era gi predisposto ad assimilarla. Il tuo genotipo appartiene a una specie diversa, mai riscontrata in precedenza.  una caratteristica ereditaria e uno dei tuoi genitori, forse entrambi, ne erano portatori.
Pensi che un effetto personale dei miei possa conservare ancora una traccia di DNA per fare un confronto col mio?
Mi piacerebbe scoprirlo.
E se non ci fossero corrispondenze?
Se esiste anche solo una minima possibilit, la trover.
Ti porter lo scatolone in cui tengo le poche cose appartenute alla mia famiglia. Dovrebbe esserci anche qualcosa del mio fratellino. Non so quanto ti potranno essere utili, a distanza di tanto tempo. Magari i residui di DNA si sono alterati.
Molto dipende dalle condizioni ambientali in cui sono stati conservati, ma persino un capello o delle cellule epiteliali serviranno allo scopo.
Avrei dovuto essere curioso, invece ero soprattutto spaventato dalle implicazioni della scoperta e ancora di pi lo ero per le future rivelazioni che sarebbero emerse dalle ricerche del dottore. Comprendevo il suo interesse scientifico, ma proprio non riuscivo a condividerlo.
Come va il microchip?
Continua a procurarmi il mal di testa, ma  meno fastidioso di prima.
 un buon segno. Significa che il tessuto cerebrale si sta adattando. Not il mio disagio e cambi argomento. Come sta Silvia?
Non bene. Ogni notte si sveglia in preda agli incubi e grida, piange, si agita. Perch fa cos?
Ti ha mai raccontato cos' successo mentre era nell'ospedale?
Rifiuta di parlarne.
Lui tolse gli occhiali e pass la mano fra i capelli arruffati. L dentro ha subito dei traumi e non  ancora pronta ad affrontarli.  un meccanismo di difesa del cervello fingere che non sia accaduto niente. Dal punto di vista fisico, a parte una leggera anemia dovuta alla denutrizione,  a posto. Sorrise. Ora lasciami lavorare e ricordati di portarmi gli oggetti di cui abbiamo parlato.
La scatola di cartone che tenevo sotto la branda era tutto ci che restava della mia vita precedente.
Da un pezzo non ci guardavo dentro e lo feci a malincuore anche quel giorno. C'erano la mia vecchia palla da basket, la maglietta della squadra in cui giocavo, un berretto con visiera appartenuto a mio padre, scarpe da ginnastica, calzini, specchio e spazzola di mia madre, un orso di peluche e soldatini di plastica, mattoncini Lego, foto che ci ritraevano tutti insieme nelle giornate di festa. Trovai anche delle bilie di vetro in una busta.
Era una capsula del tempo come quelle che i ragazzi riempivano di oggetti strani e seppellivano per poi dissotterrarle anni e anni dopo per rivivere, attraverso le cianfrusaglie, la loro adolescenza. Solo che la mia era molto pi penosa e la storia che raccontava era infinitamente triste. Pochi oggetti, ma legati a tanti ricordi.
La percezione di una presenza alle mie spalle mi fece voltare. Ralph, allungato sul pavimento, mosse adagio la coda.
Silvia sorrise timidamente e venne a sedere al mio fianco.
Ti disturbo?
No, stavo soltanto rimestando nel passato. Richiusi col nastro adesivo la scatola e la posai sul letto. C' qualcosa che mi vuoi dire?
Voglio scusarmi per come ho reagito l'altra notte.
Non ce n' motivo. Eri spaventata e posso capirlo.
I tuoi amici pensano che sia matta.
Nessuno di noi  realmente sano di mente, perci non ti sentire diversa.
Posso farti una domanda personale?
Che vuoi sapere?
 vero che la tua ragazza ti ha lasciato?
S, se n' andata mentre ero via. Scommetto che te l'ha detto Leo.
Se ti riferisci allo spilungone coi capelli lunghi e il naso storto s,  stato lui. Perch ce l'ha tanto con te?
Sospirai.  una lunga storia e ti annoieresti a sentirla. Mi alzai e anche Ralph scatt in piedi. Presi la scatola fra le braccia. Mi dispiace lasciarti, ma devo portare questa roba al dottore. Andai alla porta e il cane mi segu.
Sei arrabbiato con me, Rico?
Mi girai e abbozzai un sorriso. No, solo che ci sono cose di cui non voglio parlare.
Vorrei che fossimo amici.
Io non posso avere amici. Non pi.
La vita nel rifugio mi era diventata insopportabile, specie la notte, turbata dagli incubi di Silvia e dai miei. Fu in quel periodo che presi l'abitudine di avventurarmi fuori appena veniva l'ora di andare a dormire, spinto da un'inquietudine che non mi dava tregua.
Come un predatore notturno andavo a caccia di zombie, mostri e teppisti da strada. Ralph e io avevamo ormai un istinto infallibile per fiutarne le tracce, scovarli e ucciderli. Il metodo che preferivo era il fuoco. La mia strategia era semplice, ma richiedeva un minimo di preparazione, e durante i miei spostamenti studiavo i posti pi adatti, preferibilmente isolati e periferici, dove potevo farli cadere in trappola. Mi assicuravo che ci fosse una via di fuga, piazzavo le cariche incendiarie e l'accelerante, poi li attiravo dentro e accendevo il fal.
Mai come in quelle notti la citt era stata illuminata.
Lo spettacolo delle fiamme che si levavano ruggendo mi affascinava e il ruolo di giustiziere in cui ero calato cominciava a piacermi. Tuttavia, le frequenti incursioni notturne e gli incendi finirono per attirare l'attenzione. La presenza di un vendicatore che ripuliva la citt presto non fu pi un segreto e qualcuno che voleva mantenere lo statu quo decise di eliminarmi.
Le milizie cominciarono a darmi la caccia e fui costretto a diventare pi prudente. Non erano tanto gli zombie e i mostri a preoccuparmi, quanto le squadre speciali e le bande. Queste ultime attirate dalla taglia che mi era stata posta sulla testa. Avevano gi validi motivi per odiarmi e volermi morto, ma la prospettiva di una ricompensa li avrebbe resi ancora pi zelanti e determinati.
La decisione di interrompere le azioni punitive divent inevitabile, ma le mie fughe notturne non erano passate inosservate e Guido mi convoc nel suo ufficio.
Da qualche tempo circolano dicerie riguardo a una sorta di giustiziere incendiario. Ne sai qualcosa?
 solo una leggenda metropolitana.
Il suo sguardo mi trafisse. Quindi i reparti speciali darebbero la caccia a un fantasma.
C' un sacco di gente che non ne pu pi di questa situazione e cerca di difendersi. Non  possibile che un uomo solo abbia potuto operare il sistematico sterminio di centinaia di zombie e quant'altro. A meno che non sia dotato di superpoteri, la qual cosa mi pare assurda.
Non puoi negare per che negli ultimi tempi te ne sei andato spesso in giro di notte e ti comporti in modo strano.
Sto passando un momentaccio.
Lo capisco, ma non posso giustificarlo. La resistenza ha bisogno di elementi affidabili, che non mettano a rischio la sicurezza di quanti si sono messi sotto la sua protezione, che non antepongano le loro questioni personali al bene comune. La guerra che stiamo combattendo la potremo vincere solo se resteremo uniti. Non sono ammessi gli eroi che agiscono per proprio conto, sia pure per una buona causa. Le regole valgono per tutti, te incluso, perci o le rispetti o te ne vai.
Incassai la botta in silenzio. Guido aveva ragione e lo sapevo, ma quel richiamo al dovere e all'osservanza delle regole mi diede parecchio fastidio. Anzi, a dirla tutta ero incazzato nero per la ramanzina. Non ero uno scolaretto che si faceva strapazzare e l'avrei dimostrato.
Hai finito con la paternale?
S, ma vorrei riflettessi sulle mie parole, prima di fare qualcosa di cui ti potresti pentire.
Okay.
Fuori andai a scontrarmi con Sandro e reagii bruscamente.
Guarda dove cammini, idiota!
Scusa, ma sono un po' agitato.
Come mai?
Si guard attorno inquieto, poi mi prese per un braccio. Ti devo parlare.
Il posto pi tranquillo che trovammo era il dormitorio. Sandro era cos impaziente di rivelarmi la novit che non ebbe bisogno di incoraggiamenti.
Qualcuno ha scoperto le mie intrusioni nei file protetti. Stavo seguendo una chiave di lettura quando si  aperta una finestra nella Matrice e sono comparsi dei simboli. Hai presente quel gioco in cui ci si scambiano immagini e si deve capirne il significato?
Ogni tanto lo facevo col mio fratellino. Ma cosa c'entra?
Aspetta. Ho salvato la finestra e ora te la mostro.
Alla vista dei simboli fui attraversato da un brivido. Chiunque avesse inviato quei crittogrammi sapeva che li avrei riconosciuti e compreso che erano destinati a me. Ma come faceva a saperlo?
Pensi di andarci?
Ancora non lo so.
Credevo che saresti stato curioso. Questo tizio potrebbe darti informazioni riguardo al protocollo segreto. E forse non solo.
Oppure potrebbe essere una trappola.
 una possibilit, per non lo saprai mai se non andrai all'incontro.
Anche questo  vero. Senti, fai una scansione dell'area in cui sorge lo stabilimento. Voglio una mappatura dettagliata di tutta la zona esterna e delle sezioni interne a ogni livello, inclusi i piani interrati. Devo conoscere nei minimi dettagli il posto per potermi muovere relativamente al sicuro.
Sorrise. Mi metto subito al lavoro. Peccato non avere una stampante.
Sono in grado di memorizzare quanto mi serve. Non era una vanteria. Grazie alle nuove capacit la mia mente poteva fotografare tutte le immagini che vedevo, assimilarle e conservarle nel circuito mnemonico. Quando ne avessi avuto bisogno mi sarebbe bastato richiamarle per disporle nella sequenza completa, proprio come se le avessi avute davanti agli occhi.
Il tombino che sbucava in strada era pi pesante del normale a causa dello spesso strato di neve che si era depositato sopra, ma ero molto forte e lo spostai facilmente.
Ero uscito di nascosto e senza Ralph, affidato alla custodia di Sandro. Ormai conoscevo a perfezione ogni meandro della rete fognaria e, incurante della presenza massiccia di ratti, i quali peraltro adesso mi temevano, mi ero addentrato in uno dei cunicoli, seguendone il tortuoso percorso fino alla scaletta arrugginita che portava alla chiusa periferica.
Fuori inalai l'aria gelida ma pulita per qualche attimo, poi uscii con un balzo, atterrando in posizione raccolta per dare un'occhiata intorno. La via era deserta, nessuna percezione di pericolo. Non nelle immediate vicinanze, almeno. Rassicurato, partii di corsa. Ero sempre stato un buon corridore, ma il mio standard era di gran lunga migliorato e mi ritrovai a sfrecciare in modo quasi vertiginoso, con ampie falcate, nelle vie del centro e infine nella zona industriale. Quando rallentai per proseguire con andatura pi normale e confrontare i dati memorizzati con ci che vedevo, non avevo un briciolo di affanno e il cuore batteva tranquillo, come se avessi fatto una passeggiata.
Di nuovo espansi le mie percezioni, registrando i capannoni abbandonati dell'enorme complesso che era stato l'orgoglio della nostra industria ma che gi molto tempo prima dell'apocalisse aveva subito i contraccolpi delle crisi economiche che si erano succedute. Adesso quegli edifici imponenti non erano altro che strutture vuote, il riflesso dell'inarrestabile decadenza della nostra civilt.
Niente si muoveva intorno a me, a parte il vorticare dei fiocchi di neve, mentre mi inoltravo fra i giganti di cemento ormai sventrati e il ghiaccio, misto a frammenti di vetro, scricchiolava sotto gli anfibi. Sentivo sibilare il vento attraverso il berretto di lana e il cappuccio del piumone e il suono dei miei passi. Null'altro.
La mia avanzata era cauta e vigile. Se si trattava di una trappola era cos ben dissimulata da riuscire a ingannarmi. A un tratto mi fermai per scrutare l'edificio che si ergeva davanti a me. Lo conoscevo, avendolo gi visto nei miei incubi, e proprio come nella visione onirica apparve l'uomo, uscito dal cono d'ombra proiettato dalla costruzione. Alto, indossava una felpa di colore indefinibile e la sua faccia era una macchia quasi indistinta. Mi fiss e io lo fissai. Immobili ci scrutammo a vicenda, aspettando ciascuno la reazione dell'altro.
Poi lui mi venne incontro e lo bloccai con la mano.
Non ti muovere.
A distanza ravvicinata notai dettagli che prima mi erano sfuggiti e dentro di me si agit una vaga, inesplicabile inquietudine. Un senso di dj vu che mi fece sentire smarrito.
Rico, sei venuto.
Chi sei? Nel sogno non ottenevo risposta, ma stavolta s.
Sono tuo padre.
Mio padre  morto.
Enzo Sarti non era il tuo vero padre. Sei stato dato in affidamento a lui e a sua moglie Anna pochi giorni dopo la tua nascita.
Bugiardo. Perch mai consegnarmi ad altri?
Cos era stato deciso. Faceva parte del programma e i Sarti dovevano farti crescere come un bambino normale. Nessuno doveva sospettare chi tu fossi veramente. Abbozz un sorriso. Non  facile da accettare, ma  la verit.
Tu sei un perfetto estraneo. Perch dovrei crederti sulla parola?
La prova  nel tuo sangue, Rico, e le risposte sono nelle nuove capacit che stai sviluppando. Non era previsto che accadesse in questo modo, ma l'quipe del professor Marra ha potenziato ci che gi esisteva in te, latente, fin dalla nascita. Un'evoluzione del genoma umano indotta, risultato di ricerche ed esperimenti protratti nel corso degli anni, di cui noi siamo il prototipo.
Tutto ci  mostruoso e contro natura!
Forse lo era all'inizio. Del resto il cammino del progresso scientifico  costellato di fallimenti, ma sono i successi a fare da stimolo per andare avanti. Noi, quelli come te e me, ne sono l'esempio.
Esistono altri individui come noi?
Ormai saranno decine. Presto diventeranno centinaia e poi migliaia. Tutti derivano dallo stesso ceppo originario, quello che ha dato vita a me e a te.
Ma anche ai mostri e ad altri ibridi che di umano avevano ben poco. Una prospettiva raccapricciante.
In certa misura siamo parenti, quindi.
Si pu dire cos, in effetti.
Qual  lo scopo? Suppongo che questa mutazione indotta sia finalizzata al raggiungimento di un obiettivo.
Migliorare la razza umana. Renderla pi forte, resistente e longeva, capace di adattarsi ai cambiamenti che avverranno in futuro.
Suona bene come versione ufficiale, ma voglio conoscere quella vera.
Non ne esiste un'altra.
E chi se la beveva quella balla colossale? A meno che lui fosse davvero all'oscuro di ci che si prefiggeva il Protocollo Spectrum, la qual cosa mi parve poco probabile, stava mentendo. Il che non deponeva a suo favore.
Ancora non so per quale motivo hai voluto incontrarmi. Non credo sia solo per rivelarmi che sei mio padre, anche se ammetto che  una notizia di una certa rilevanza.
Vorrei che ti unissi a me, Rico.
Era lui a volerlo o gli era stato ordinato? Neanche mi aveva detto il suo nome.
Perch?
Sono tuo padre e ho il diritto di chiedertelo.
Mi dispiace, ma hai perso questo diritto molti anni fa.
Ti ho spiegato che non avevo scelta. Tua madre e io non potevamo tenerti. Nessun bambino nato dal programma poteva restare coi genitori biologici. Era questione di sicurezza.
Non  una ragione sufficiente per indurmi a venire con te. Anzi, se vuoi saperlo ne ho piene le tasche delle tue mezze verit. Non c' posto per te, nella mia vita. Mi voltai, deciso ad andarmene, ma lui mi afferr per un braccio.
Stiamo combattendo dalla stessa parte, Rico. So che sei arrabbiato, ma se solo cercassi di capire... Dammi almeno una possibilit.
Mi divincolai. Lasciami stare.
Aspetta!
Che altro c'?
Sta venendo qualcuno. Si guard attorno allarmato e anch'io percepii delle presenze estranee. Ostili e pericolose. Vieni, per di qua. Si mise a correre e lo seguii lungo il tracciato di un passaggio in mezzo agli edifici, in fondo al quale era parcheggiato un grosso veicolo blindato. Appena raggiunto spalanc lo sportello e sal alla guida. Muoviti! Mi infilai a bordo e allacciai la cintura, mentre il motore saliva di giri e rombava. Reggiti forte. Il mezzo scatt, slittando sulla neve ghiacciata, e sfrecci dritto contro l'informe massa di zombie che agitava arti scarnificati e si muoveva a scatti. A stupirmi per non fu il loro numero, quanto piuttosto che a guidarli fossero degli uomini, chiaramente vivi, con addosso tute mimetiche, visori notturni e armati di Stinger.

7.

Cosa significa?
Lo vedi da te. Qualcuno controlla gli zombie.
Impossibile!
Sogghign. Allora bisogna dirglielo, dato che lo stanno facendo. Mi lanci un'occhiata. Spero che tu sappia come si usa un cannoncino laser.
Senza una parola salii in torretta. Regolai il mirino telescopico e feci fuoco. Primi a cadere furono gli uomini, poi sparai nel mucchio. Non c'era bisogno di essere precisi con un laser di quella potenza e con dei bersagli cos facili che persino un bambino li avrebbe potuti colpire. Gli ultimi esplosero mentre il pesante veicolo maciullava i resti carbonizzati e fumanti per lanciarsi a razzo sulla strada. Mi accertai che non ce ne fossero altri e lasciai la postazione, scivolando sul sedile.
Nessuna domanda?
La mia testa era affollata di domande. Tante che non sapevo da quale cominciare, poi scelsi la pi ovvia.
Chi controlla gli zombie?
Quelli che hai appena sterminato non sono uguali agli altri. Sono stati creati in laboratorio e programmati, per cos dire, in modo che eseguano gli ordini. Lo scienziato pazzo artefice di questo mostruoso progetto  il professor Gallesi, radiato anni fa a causa delle sue ricerche. Essendo provvisto di illimitate risorse finanziarie ha arruolato un vero e proprio esercito e si  procurato un'quipe di scienziati senza scrupoli come lui, quasi tutti provenienti dalla Bio-Pharma Enterprises e collaboratori del defunto professor Saviano. Mi guard. Credo che tu ne abbia sentito parlare.
Altroch. Avevamo trovato il suo cadavere durante la nostra prima missione al comando di Spike, che fra l'altro era fratello del pazzoide e ci aveva pure portati in una specie di trappola mortale. Tutti quanti collusi. Invischiati in sordide trame.
Vai avanti.
Non c' molto altro da dire. Gallesi ha sempre operato al di fuori della legalit e adesso  libero di realizzare i suoi progetti. Manda i suoi uomini in giro a rastrellare gente che poi trasforma in zombie.
 questo che accade nel vecchio complesso ospedaliero in periferia?
S. Gallesi ne ha fatto la propria roccaforte. Finora tutti i raid organizzati dalla sezione Alfa sono falliti.
Sezione Alfa? Spiegati meglio.
Immagina il Progetto Genesis come il sistema venoso del corpo umano, di cui l'Alfa  l'arteria principale, e potrai farti un'idea della sua importanza. L'Alfa  la struttura portante dell'intero Progetto e ne ha conservato intatte le finalit, mentre le ramificazioni che ne sono derivate, tipo l'Omega, l'hanno alterato, indirizzandolo verso altri generi di ricerca. Sono stati stanziati cospicui finanziamenti da vari governi per sostenere esperimenti contrari a ogni etica.
Lo scenario evocato dalle sue parole era agghiacciante. Non solo era in contrasto con la versione che era stata data circa le modalit con cui si era verificato il disastro, ma lasciava intravedere la precisa volont di farlo succedere. Non c'erano state falle nel sistema, bens la programmazione scientifica di un evento di portata planetaria per causare il tracollo. Un piano criminale e diabolico come soltanto la mente contorta e malata dei politicanti poteva concepire. Inevitabilmente, il collasso delle basi su cui era fondata la societ, dall'economia alle comunicazioni, non ultimo la paura, avrebbe permesso di instaurare un regime autocratico dai poteri illimitati. Niente come il caos favoriva l'ascesa di individui ambiziosi che miravano a costituirsi leader e forse, da qualche parte, gli sporchi giochi della politica si preparavano a dare una svolta alla storia mondiale.
Fermati! gridai sganciando la cintura. Voglio scendere!
Lui mi guard allibito. Il tuo posto  al mio fianco, Rico. Noi facciamo parte di un disegno grandioso che hai appena cominciato a intravedere.
Quello che vedo non mi piace e non intendo ascoltare una parola di pi. Ferma questo dannato trabiccolo immediatamente! Spalancai lo sportello, deciso a gettarmi fuori, e appena la corsa rallent balzai sulla strada e mi allontanai.
Non puoi sfuggire al tuo destino, Rico!
La sua voce mi raggiunse malgrado la distanza, ma continuai a correre col vento che mi sferzava e i fiocchi di neve che mi tempestavano la faccia come aghi. Non avevo idea di cosa avrei fatto se mi fosse venuto dietro e mi avesse costretto a seguirlo, per quando mi voltai non c'era traccia del veicolo e provai un senso di sollievo.
Il rifugio non era lontano e rallentai l'andatura per non rischiare di superare il chiusino da cui ero uscito diverse ore prima. Non mancava molto all'alba e volevo sgattaiolare nel dormitorio senza dare nell'occhio. Se Guido avesse scoperto che avevo disubbidito, stavolta mi avrebbe sbattuto fuori e non ero ancora pronto ad andarmene. Pochi metri pi avanti vidi il tombino che avevo lasciato socchiuso. Spostai il pesante coperchio e discesi alcuni pioli per farlo scorrere di nuovo al suo posto, poi mi calai rapidamente lungo la scaletta e atterrai nella fanghiglia, accolto dal familiare fetore e dallo squittio dei ratti disturbati dal mio arrivo. Ne intravidi gli occhietti rossi e maligni, il balenare delle loro sagome che si dileguavano nel buio, e avanzai sciaguattando nel cunicolo.
Il chiarore, dapprima tenue, si fece pi intenso man mano che mi avvicinavo e finalmente sbucai nella galleria. Il tempo di richiudere la grata e mi diressi verso i dormitori, muovendomi furtivo per non svegliare la gente accampata qua e l. Non c'era posto per tutti e molti dovevano arrangiarsi alla meno peggio, ma con quello che succedeva fuori avere un riparo e del cibo poteva essere considerato un lusso. Tuttavia, il rischio di perdere anche quel poco che il rifugio offriva non era tanto remoto, nel caso di un assalto massiccio di zombie, e i sotterranei si sarebbero potuti trasformare in una grande tomba. Un pensiero assillante, specie dopo le rivelazioni fatte dall'uomo che diceva di essere mio padre e in seguito allo scontro avvenuto quella notte. C'era poco o niente che potessi fare, tranne mettere in guardia Guido, fare i bagagli e sparire.
La porta del nostro dormitorio era socchiusa. Sostai per togliere gli anfibi ed entrai tenendoli in mano per non fare rumore, ma non avevo tenuto conto del cane. Appena mi vide, Ralph mi balz incontro abbaiando e svegliando tutti. Si lev un coro di proteste e Marco mi punt in faccia la torcia.
Rico, si pu sapere che cavolo ci fai in piedi a quest'ora?
Spegni quell'affare e rimettiti a dormire. A cuccia, Ralph!
Cos' questo casino? borbott Leo.
Sandro si protese dal letto. L'hai poi visto?
Domani ti racconto, sospirai allungandomi sulla branda.
Di nuovo Leo. Insomma, la piantate di rompere?
Ralph si sdrai al mio fianco e lo accarezzai con gli occhi chiusi, gi mezzo addormentato.
In un attimo sprofondai nel sonno.
L'incubo era terribile. C'era uno zombie che mi leccava la faccia e ghignava. Mi svegliai con un sobbalzo e un grido, solo per scoprire che era Ralph a leccarmi. Il suo modo di darmi il buongiorno.
Smettila. Sta' buono. Si acquatt, guardandomi coi suoi occhi grandi e scuri, senza smettere di scodinzolare. C'eravamo soltanto noi e mi crogiolai nel piacevole torpore per qualche minuto, prima di riprendere contatto con la realt e i lati negativi che ne facevano parte. Tanti, troppi per poterli assimilare tutti in una volta. Mentre indugiavo cercando di mettere ordine in quel calderone ribollente che era diventata la mia mente, comparve Sandro.
Ehi, era ora che ti svegliassi.
Buongiorno anche a te, mugugnai mettendomi a sedere.
Forza, racconta cos' successo stanotte.
Niente.
Mi scrut scettico. Come niente?
Il tizio mi ha dato buca. Non si  visto. Probabile che fosse solo uno scherzo.
Non  possibile.
Finii di allacciare gli anfibi e mi alzai. Vado a mangiare qualcosa e poi faccio un salto all'ambulatorio a sentire le novit. Gli altri dove sono?
Fuori. Guido ha organizzato una sortita per procacciare viveri e medicinali. Saranno partiti da almeno un'ora.
Perch nessuno mi ha avvertito?
Chiedilo al capo. L'ha deciso lui di toglierti il comando della squadra.
Lo far. Ci vediamo pi tardi.
Uscii e Ralph mi trotterell dietro. In fondo non ero sorpreso dalla decisione di Guido. Nell'ultimo periodo avevo fatto di tutto per crearmi dei nemici e potevo addossare la colpa soltanto a me stesso. Avevo eretto un muro per proteggere segreti che non mi era consentito rivelare e difendermi dal dolore per l'abbandono di Laura, ma il rimedio mi si ritorceva contro, generando un diverso tipo di sofferenza e una serie di interrogativi senza risposta.
Una fitta alla base del cranio, improvvisa e lancinante, mi trapass. Colto da una vertigine mi addossai alla parete per non cadere, ma barcollai come ubriaco e precipitai nel buio con nelle orecchie l'abbaiare allarmato del cane.
Rico! Guardami, Rico. Resta con me, mi senti?
La voce mi raggiunse come attraverso un filtro, ovattata e distante, mentre galleggiavo in una specie di limbo grigio. Cercai di sollevare le palpebre, ma erano troppo pesanti e non riuscivo a contrastare la forza che mi risucchiava sempre pi gi, nel pozzo d'oscurit che si spalancava per inghiottirmi.
Sussurri. Bisbigli. Sensazioni indistinte di presenze intorno a me, ma nessuna luce perforava le tenebre nelle quali mi dibattevo. Perch lottare sapendo di non poter vincere? La resa aveva un sapore cos dolce, se confrontata all'amaro della sconfitta. La pace mi lambiva con le sue onde tiepide e volevo naufragare nel suo sconfinato oceano e perdermi.
Qualcosa per mi tratteneva. Tenace, pi forte della mia volont di lasciarmi andare.
Laura.
Sono qui, Rico. Resisti, ti prego.
La vidi. Vidi il suo viso, la matassa arruffata dei capelli, gli occhi grandi e luminosi.
Non so se ci riesco.
Una voce estranea si insinu fra noi.
Sta delirando. Dobbiamo intervenire subito per rimuovere il chip. Quella dannata cosa lo sta uccidendo.
Cosa mi stava uccidendo e perch? Non volevo morire. Non adesso che Laura era con me.
Ma di nuovo fui trascinato nel buio.
Alpi, installazione segreta dell'Omega
Rico!
La sensazione che fosse l era cos forte che allungai la mano per toccarlo, ma incontrai il vuoto.
Eppure c'era stato un momento in cui l'avevo sentito davvero, come se le nostre menti fossero entrate in contatto. Ci eravamo sfiorati per un istante e avevo percepito sofferenza, rimpianto. Disperazione.
Ma forse era stato soltanto un sogno a occhi aperti, uno di quelli in cui mi abbandonavo sempre pi spesso per colmare la voragine che minacciava di inghiottirmi. Raccolsi le ginocchia contro il petto e le abbracciai. Nella stanzetta non c'era che una finestrella; un minuscolo riquadro da cui filtrava un fioco chiarore durante il giorno e che la notte diventava d'un nero profondo e opaco. Allora si accendeva una lampada sul soffitto. Non molto intensa, ma sufficiente all'occhio elettronico per sorvegliarmi. Ogni tanto mi portavano fuori per esami di cui ignoravo lo scopo. Avevo smesso di fare domande da un pezzo e la rassegnazione si era sostituita all'iniziale ribellione.
In fondo me l'ero cercata.
La dottoressa Elisa mi aveva convinto di conoscere il luogo in cui era prigioniera la piccola Angela. Era stata brava nel fare leva sul mio punto pi debole. Talmente brava che non avevo sospettato l'inganno finch c'ero caduta dentro e allora era stato troppo tardi. Non potevo credere di essere stata cos stupida, ma quando si trattava della bambina ragionavo col cuore e agivo d'impulso. Rico mi aveva messo in guardia, ma provavo troppa rabbia nei suoi riguardi per dargli ascolto.
E adesso pagavo le conseguenze della mia cecit.
Mentre rimuginavo - ero diventata insuperabile nell'infliggermi torture mentali - fui distratta dallo scatto della porta. Si apriva solo quando mi venivano a prendere per infierire sul mio corpo in qualche modo. I pasti arrivavano attraverso uno sportello. Una specie di gattaiola da cui passava il vassoio. La persona che si presentava, di solito un uomo ma a volte una donna, non era mai la stessa. Perci, quando entr l'uomo che pi di ogni altro odiavo in quel girone infernale, diventai subito guardinga. Dalla sua brutta faccia, i miei occhi si spostarono sull'involto e sullo zaino che reggeva.
Sei pronta.
Pronta per cosa?
Lui ignor la domanda.
Hai cinque minuti per indossare questa roba. Gett sul lettino gli indumenti e mostr lo zaino. Qui dentro c' tutto ci che ti serve, kit di sopravvivenza e istruzioni inclusi.
Usc e clic, la porta si richiuse.
L'equipaggiamento comprendeva pantaloni, camicia e maglione, calzettoni e anfibi, un giubbotto imbottito reversibile, berrettone di lana. Mi cambiai in fretta, senza guardare il contenuto dello zaino che comunque, a giudicare dal peso, doveva essere ben fornito. Appena vestita lo issai sulle spalle, allacciai la fibbia sul davanti e aspettai.
Clic e l'aguzzino si affacci.
Muoviti.
Presa per un braccio, fui trascinata fuori e poi, attraverso una serie interminabile di corridoi, fino alla cabina di un ascensore situato in un'area che non conoscevo. Appena le porte scorrevoli si aprirono fui spinta dentro e inizi una salita abbastanza veloce, ma piuttosto lunga. Ebbi il tempo di contare dieci livelli prima che si arrestasse, e non riuscii a vedere altro.
Sentii una puntura alla base del collo e tutto divent buio.
L'aria gelida che mi sferzava la faccia fu la mia prima sensazione cosciente.
La seconda fu il suono dell'acqua che scorreva. Infine mi resi conto di essere sdraiata su una superficie dura e aprii gli occhi. Sopra di me c'era il cielo grigio e intorno montagne innevate. Quando sedetti e la mia testa smise di girare, il panorama che si present mi lasci senza fiato.
Rocce, creste, dirupi scoscesi e cime montuose fin dove poteva spaziare il mio sguardo. Un torrente sbucava da un anfratto e l'alveo seguiva un tracciato tortuoso che si perdeva in mezzo a formazioni rupestri per gettarsi chiss dove, parecchie centinaia di metri pi a valle, forse.
Ignoravo per quale motivo mi avessero portata in quella regione inospitale e selvaggia, ma ritenni che prima o dopo l'avrei scoperto, quindi non esitai ad aprire lo zaino per esaminare ci che conteneva. Cambio di vestiario a parte, trovai razioni di cibo, acqua, un kit d'emergenza dotato di medicamenti vari e un flacone di pasticche colorate, un coltello da caccia di tipo militare, diverse scatole di munizioni e i pezzi da assemblare di un fucile di precisione con mirino telescopico e laser. C'erano anche un binocolo e una piccola balestra munita di dardi. Cosa si aspettavano che facessi con quell'arsenale? Ma non era finita l, perch in fondo, insieme al foglietto di istruzioni, trovai un rotolo di corda, rampini e chiodi da rocciatore, pi il necessario per accendere un fuoco da campo e un sacchetto di carbonella.
Le istruzioni non erano molto illuminanti, ma la mappa e una linea rossa che attraversava un impervio tracciato suggeriva che c'era un itinerario da seguire, basi da raggiungere e, se fosse andato tutto bene, alla meta finale qualcuno sarebbe venuto a prendermi. Senza dubbio era un test per saggiare le mie capacit e probabilmente dovevo aspettarmi qualche sorpresa poco piacevole. Dunque dovevo stare in campana e, per non farmi cogliere impreparata, assicurai alla cintura il coltello e assemblai le parti del fucile, che caricai con la prima scatola di munizioni. Ne infilai un buon numero in tasca, cos da non dover perdere tempo a cercarle nello zaino, e dopo aver messo il resto in ordine fui pronta a mettermi in marcia. C'erano poche ore di luce e dovevo approfittarne per trovare un riparo dove passare la notte.
Il sentiero da capre era accidentato, infido e scivoloso. Dovevo muovermi con prudenza e cercare i passaggi pi sicuri. Sapevo orientarmi anche senza bussola, perch le mie capacit cognitive erano aumentate in modo direttamente proporzionale ai trattamenti che avevo subito; vale a dire che erano pressoch illimitate. Inoltre ero fisicamente forte e agile, dotata di grande resistenza. In grado di sopportare freddo, fatica, disagi e dolore da traumi di qualsiasi genere come nessun altro essere umano. Per dovevo mantenermi idratata, assumere due pasticche al giorno e integrare l'alimentazione fornita dalle razioni con proteine fresche. Il che significava che sarei dovuta andare a caccia per procurarmi della carne. Prima del cambiamento ero vegetariana e aborrivo la caccia, ma il mio istinto predatorio era stato stimolato; che si trattasse di animali o persone ero pronta a uccidere.
Il crinale era spazzato dal vento e ripido su entrambi i lati. Camminavo al centro, tastando il terreno prima di ogni passo. Malgrado fossi concentrata i miei sensi erano vigili e fu questo, credo, a salvarmi quando qualcuno, dalle rocce sopra di me, spar. Mi ero acquattata d'istinto, rotolando in un avvallamento, e in pochi secondi imbracciai il fucile per puntarlo. Il mirino telescopico mi permise di inquadrare una sagoma appostata a notevole distanza. Mi spostai in posizione pi favorevole e feci fuoco ripetutamente. Frammenti di roccia schizzarono a ogni deflagrazione e l'ignoto cecchino scomparve. Dubitai d'averlo preso, ma gli avevo dimostrato di non essere un facile bersaglio. Attesi qualche minuto, scandagliando intorno col binocolo, poi risalii sulla cresta e, alla massima velocit consentita dal carico e dal terreno, raggiunsi un tratto meno esposto. Davanti avevo una parete, dietro il sentiero digradava fino a uno sperone di roccia sospeso nel vuoto che si protendeva verso un altro crinale, distante poche decine di metri e leggermente pi basso. Misi a tracolla il fucile e di nuovo scrutai col binocolo la zona circostante. Non volevo rischiare di essere colpita mentre saltavo. Del cecchino nessuna traccia, anche se non potevo escludere che fosse ancora appostato e mi tenesse sotto tiro, per dovevo tentare.
L ero senza vie d'uscita.
Il tratto in pendenza non era molto lungo, ma cercai di prendere la rincorsa accelerando negli ultimi metri prima di spiccare il balzo. Ebbi una fugace visione del baratro mentre ero sospesa nel vuoto, poi atterrai appena oltre il margine e, flettendo le ginocchia per assorbire l'impatto, rotolai in posizione raccolta. Una fitta macchia di arbusti mi fren e finalmente mi arrestai. Sedetti per togliermi di dosso la neve e guardarmi attorno, scoprendo che nella parete di roccia si apriva una specie di caverna. Sarebbe andato benissimo per passarci la notte. La raggiunsi e la esplorai, facendomi luce con la torcia. La presenza dei resti di un focolare e di graffiti sulle pareti scabre suggeriva che gi altri, prima di me, l'avevano usata.
Col fuoco acceso e il fucile a portata di mano, mentre fuori infuriava la bufera, consumai un pasto frugale e mezza razione d'acqua, pi una delle pasticche contenute nel flacone. Da lontano giunse l'ululato di un lupo a cui ne seguirono altri. I richiami provenivano dal fondovalle, dove c'era il bosco, e pensai che difficilmente sarebbero saliti fin lass vista l'abbondanza di selvaggina con cui sfamarsi. Forse mi sarei potuta concedere qualche ora di sonno in previsione della lunga marcia che avrei dovuto affrontare il giorno dopo. Dedicai qualche minuto a controllare le armi. Se dovevo difendermi bisognava che le mantenessi in perfetta efficienza.
Stavo appunto esaminando la piccola balestra quando, frammisto al sibilo del vento, percepii un suono di diversa natura e mi tesi in ascolto. Qualcuno si avvicinava. Posai la balestra e mi alzai col fucile imbracciato e pronto all'uso. Appena l'uomo apparve sparai un colpo d'avvertimento che deflagr vicino ai suoi piedi. Pensavo che sarebbe bastato a metterlo in fuga, ma non fu cos.
Ehi, vacci piano con quell'arnese! Alz le mani. Sono disarmato. Adesso abbasso il cappuccio del parka, va bene?
Fallo lentamente o ti sparo.
Ridacchi. Come sei suscettibile. Aveva una bella faccia e un sorriso simpatico.
Cosa ci fai qui?
Cerco un rifugio per la notte. Ho visto il riverbero del fuoco e mi sono diretto da questa parte, ma non mi aspettavo un'accoglienza cos calorosa.
Hai detto di essere disarmato. Fammi vedere.
Aggrott la fronte. Perch sei tanto diffidente?
Ho le mie ragioni.
Vuoi che mi spogli? Fa' un po' freddo, ma se proprio insisti...
Si spogli fin dove il senso del pudore lo permetteva, girando su se stesso per mostrarmi che non portava armi nascoste, ma anche se mi era simpatico non voleva dire che mi fidassi di lui.
Puoi rivestirti.
Meno male. Stavo per congelarmi. Si rivest in un baleno, saltellando in modo buffo mentre calzava gli anfibi, poi mi guard. Posso restare? Deponi l'ascia di guerra e facciamo una tregua?
Deposi il fucile, ma estrassi il coltello. Dov' il tuo equipaggiamento? Ti sei perso? Al mio cenno d'invito si avvicin al fuoco e sedette con le mani protese verso la fiamma.
Non mi sono perso, ma il mio zaino  finito in un crepaccio questa mattina, al bivacco sull'altro versante.  scivolato sulla crosta ghiacciata ed  caduto. Ho tentato di recuperarlo, ma... niente da fare. Sospir. Dentro c'era tutta la mia roba. Non avresti qualcosa da mangiare e da bere? Adocchi la bottiglietta d'acqua e il pacchetto delle razioni.
Riluttante gli passai entrambi. Forse diceva la verit, oppure mi aveva raccontato quella storia pietosa per indurmi ad abbassare le difese. Di quei tempi, chi mai andava in montagna a fare trekking?
Scol tutta l'acqua rimasta e divor parte della razione che avevo avanzato.
Grazie, mi hai salvato la vita.
Vedi di non farmelo rimpiangere.
Che ci fa una bella ragazza come te quass?
Cazzi miei.
Non sei molto comunicativa.
Ti ho dato riparo, ma non sono obbligata a fare conversazione.
Giusto. Ah, io sono Livio. Tese la mano, ma la ignorai e lui la ritrasse.
Laura.
Sorrise. Bel nome. Piacere di conoscerti, Laura.
Gli gettai una coperta. Trovati un cantuccio per dormire.
Okay, messaggio ricevuto.
Lo guardai mentre si sistemava. Ancora non sapevo se considerarlo amico o nemico, ma propendevo per la seconda opzione. Mi ronzava in testa il sospetto che fosse lui il cecchino e certo non mi sentivo tranquilla.
A ogni modo sonnecchiai per qualche ora, svegliandomi a intervalli per tenerlo d'occhio, e mi accorsi che lui faceva lo stesso.
All'alba lo sorpresi a scrutare fuori. La bufera aveva accumulato la neve davanti alla piccola grotta e se non volevo restare bloccata avrei dovuto aprire un passaggio.
Attizzai le braci della carbonella, aggiungendone una manciata, e subito il fuocherello riprese ad ardere. Lui si gir a guardarmi e sorrise.
Non hai dormito molto.
Nemmeno tu.
Si avvicin strofinando le mani. Devo farti una confessione.
Disinvolta e rapida afferrai il fucile. Sono proprio curiosa di sentirla.
Ieri sera non ti ho detto la verit, almeno non tutta. Guard con apprensione la canna del fucile puntata contro di lui. Metti gi quel coso e rilassati, okay?
Sono perfettamente rilassata e sto aspettando che tu ti decida a parlare.
La parte che non ti ho rivelato riguarda il mio ruolo. Mi  stato ordinato di farti da mentore e di seguirti nel percorso di addestramento sul campo. Conosco il programma in cui sei stata inserita e le tue potenzialit. Sei fra gli elementi pi dotati selezionati finora, ma la tua tendenza all'insubordinazione deve essere controllata.
E se invece tu fossi il cecchino che ieri mi ha sparato?
Qualcuno ti ha sparato?
Gi. Dalle rocce sul versante opposto.
Mi sembrava d'aver sentito un'eco di spari, ma ho pensato fossero cacciatori.
Se non sei stato tu, allora chi potrebbe avere l'ordine di uccidermi?
Un agente della concorrenza, forse. Oltre a farti da mentore, dovr anche coprirti le spalle.
Non mi serve un mentore n protezione: sono capace di cavarmela da sola.
Nessuno lo mette in dubbio, ma la tua sicurezza ora pi che mai  diventata una priorit.
Ci sono altri elementi di questo cavolo di programma che si stanno addestrando sul campo?
In contemporanea con te? Non che io sappia.
Senti, a meno che tu non sia una specie di fenomeno, disarmato e senza equipaggiamento non sei di alcuna utilit. Saresti un peso, pi che altro.
Sorrise. Tranquilla, ho tutto quello che mi serve. Zaino e armamento si trovano al sicuro e appena partiremo andr a recuperarli.
Mi hai mentito anche su questo. Avrei una gran voglia di spararti.
Pessima idea. Dopo dovresti dare una spiegazione.
Potrei sempre addossare la colpa al cecchino.
Lo so che non ti garba collaborare con me, ma ti consiglio di farlo. Per il tuo bene.
Okay, ma se mi rompi le scatole ti uccido e faccio sparire il tuo cadavere in un crepaccio.

8.

Rifugio della Resistenza.

La mano che mi sfior il braccio era fredda, ma dopo il nulla ovattato in cui ero stato immerso, avvertire la sensazione di quel tocco lieve mi fece sentire di nuovo vivo.
Laura.
Ma non era lei. Me ne accorsi appena aprii gli occhi e il visetto di Silvia apparve davanti a me, illuminato da un grande sorriso.
Finalmente! Temevamo che non ti saresti pi svegliato.
Perch? Cos' successo? I miei ricordi erano vaghi e confusi.
Sei stato in coma per diversi giorni, dopo l'operazione.
Brancolavo nel buio e aggrottai la fronte. Dammi qualche indizio.
Rico,  bello riaverti con noi! esclam il dottor Alfio dalla soglia. Silvia, vuoi lasciarci, per favore? Devo visitare il mio paziente.
Certo, annu lei. Vado a dare la buona notizia agli altri.
Se ne and in fretta e il dottore sorrise. Fra poco saranno tutti qui per vederti. Si avvicin con la sua aria pi professionale e prese la mia cartella clinica, inforcando gli occhiali per leggerla. Quand' che hai ripreso conoscenza?
Qualche momento prima che arrivassi. Stavo giusto chiedendo a Silvia dei particolari che mi aiutassero a ricordare.
Ricordi niente?
Non ne sono sicuro. Se mi facessi un riepilogo, forse riuscirei a rimettere ordine nel mio cervello.
Una leggera amnesia  normale. Il recupero della memoria avverr entro qualche giorno, per dovresti almeno ricordare l'antefatto. Prova a vedere se ci riesci.
Chiusi gli occhi per concentrarmi. Dolore. Un dolore forte e improvviso alla nuca, poi sono svenuto, credo, e ho sentito delle voci. C'era Laura che mi chiamava... Stavo delirando?
Eri in preda a una crisi allucinatoria provocata dal chip.  stato necessario intervenire chirurgicamente per rimuoverlo, altrimenti ti avrebbe ucciso.  stato un intervento lungo e complesso in seguito al quale sei caduto in coma. L'avevo previsto, ma ci che non ero in grado di sapere era se e quando ti saresti svegliato.
Quanto tempo  durato?
Due settimane. I tuoi amici si sono dati il cambio per assisterti, soprattutto Silvia. Quella ragazza ha un'adorazione per te.
 solo gratitudine perch l'ho tirata fuori dai guai.
Si  presa una cotta, credimi. E a quanto si dice in giro non  la sola.
Figuriamoci. Arrossii per l'imbarazzo e lui scoppi a ridere. Non divagare e dimmi del chip. Adesso che l'hai rimosso non possono pi controllarmi, giusto?
S, ma quando non riceveranno pi il segnale se ne accorgeranno.  probabile che l'abbiano gi scoperto.
Allora potrebbe essere un problema.
Temo di s. Ma non c' ragione che te ne preoccupi adesso.
Da fuori giunse l'eco di un vociare concitato e l'uggiolio di Ralph che faceva da contrappunto.
Puoi farli entrare.
Non prima che abbia finito di visitarti.
La visita si concluse abbastanza in fretta e Alfio si dichiar soddisfatto delle mie condizioni generali. Entro pochi giorni mi avrebbe tolto le bende per sostituirle con un cerotto. E i capelli mi sarebbero ricresciuti.
Posso alzarmi?
Lo decider domani. Devi recuperare le forze.
Mi sento in forma, doc. Dico sul serio.
Vedremo. Ora li faccio venire a salutarti. Ma senti che casino!
Il primo a entrare fu il cane, che mi si gett addosso per dimostrare quanto fosse felice di rivedermi. Poi, alla spicciolata tutti gli altri, finch la stanzetta fu strapiena di facce sorridenti. Marco, Giulia, Mario, Tom, Lucio, Sandro, Manuele, Silvia e Leo, a cui erano mescolati visi meno familiari, ma chiaramente ansiosi di festeggiarmi.
A turno mi abbracciarono. Persino Leo si mostr pi espansivo del solito, ma il saluto pi caloroso lo ricevetti da Marco.
Ci sei mancato, Rico, sussurr commosso. Ti rivogliamo in squadra.
La decisione non spettava a me e inoltre c'erano parecchie cose da chiarire, segreti che non ero certo di poter rivelare, ma non lo volli deludere.
Mi sei mancato anche tu. Mi siete mancati tutti.
Ed era vero. Malgrado l'irreversibile cambiamento che era avvenuto in me, il distacco che avevo cercato dopo l'abbandono di Laura, il mio volontario isolamento, il legame che mi univa a loro era ancora forte. Forse non lo era mai stato come in quel momento.
La confusione era tanta, l'atmosfera gioiosa, e gli occhi di Silvia brillavano di una luce speciale mentre mi guardava. Era molto carina coi capelli biondi, il visetto da elfo e l'aria indifesa che suscitava tenerezza. Nel ricambiarne il sorriso tesi la mano e lei non esit a prenderla. Le sue dita sottili si strinsero intorno alle mie.
Bentornato, Rico.
Il dottore venne a sciogliere l'allegra adunata.
Fuori, gente. Rico deve riposare.
Si lev qualche borbottio di protesta, ma Alfio fu irremovibile.
Ci vediamo, ragazzi.
Si diressero alla porta e pian piano la stanzetta si svuot.
Alla fine rimasero soltanto Silvia, ancora stretta alla mia mano, e Ralph, allungato vicino a me.
Anche tu, Silvia. Prendi il cane ed esci, per favore.
Ralph non si lasci condurre via senza fare resistenza e il dottore dovette intervenire per aiutare Silvia a trascinarlo fuori. Lei tirava e lui spingeva il recalcitrante quadrupede peloso con un effetto decisamente comico. Stavo ancora ridacchiando quando i loro sforzi ebbero successo e il dottore, chiusa la porta, torn.
Il tuo cane  pi testardo di un mulo. Mi prese il braccio e controll il tubicino della flebo. Questa  l'ultima. Da domani puoi ricominciare a mangiare cibo solido.
C' una cosa che devo chiederti, doc.
Vuoi sapere se ho trovato tracce di DNA nella roba che mi hai portato? S, ne ho trovate e ho fatto degli esami comparativi col tuo. Non ho riscontrato corrispondenze. Mi dispiace, ma la famiglia con cui sei cresciuto deve averti adottato. Mi guard. Nessuna idea su chi possano essere i tuoi veri genitori?
Nessuna.
 strano. Queste anomalie genetiche sono ereditarie e ci significa che uno dei tuoi genitori, ma pi probabilmente entrambi, ne erano portatori. Anche cos non  facile da spiegare la mutazione del tuo genoma in modo naturale. Il bagaglio genetico di un comune essere umano include tutte le imperfezioni legate all'evoluzione, anche i filamenti obsoleti. Nel tuo non esistono.
Questo fa di me una specie di mostro?
Sorrise. Questo fa di te un miracolo vivente. Un autentico prodigio. Fece una pausa e riprese.  probabile che il tuo rapimento e gli esperimenti di cui sei stato oggetto siano legati alla tua caratteristica unica. Un caso davvero interessante, dal punto di vista scientifico. Confesso che mi piacerebbe saperne di pi.
Temo di non poterti aiutare.
I miei strumenti non sono adatti e non ho una specializzazione in bioingegnerie, perci mi rassegner alla mancanza di risposte. Mi pos la mano sulla spalla. Ora riposati, ragazzo.
Ancora una cosa. Che fine ha fatto il microchip?
Si  danneggiato durante l'operazione. Perch?
Niente. Solo curiosit.
E adesso? Mi chiesi appena fu uscito. Senza il chip non mi potevano pi controllare e, almeno in teoria, ero libero di svelare tutti i retroscena del Progetto Genesis e della sua derivazione pi importante: il Protocollo Spectrum, inclusa l'esistenza della sezione Alfa, di mio padre e di ci che si creava nell'ospedale del famigerato professor Gallesi. Per non ero sicuro di volerlo fare. Non era il genere di informazioni da condividere a cuor leggero e con chiunque. C'erano troppi lati oscuri, troppi tasselli ancora mancanti nel contesto generale dell'intricato mosaico perch mi sentissi disposto a rischiare. Il disegno era molto pi complesso e sospettavo che anche il dottor Alfio ne facesse parte. I primi dubbi mi avevano assalito quando avevo scoperto tutti quei testi scientifici nel suo studio. Non erano l solo per figura e mero interesse accademico ma, come in seguito era stato dimostrato, erano i fondamenti della sua preparazione. Infatti soltanto un chirurgo esperto mi avrebbe potuto operare e soltanto un genetista sarebbe stato in grado di scoprire le mutazioni del mio codice genetico. Il tutto dopo aver dichiarato di non possedere le competenze necessarie.
A un tratto un suono esterno attir la mia attenzione.
Alfio parlava a bassa voce, ma il mio udito ipersensibile poteva captare anche i bisbigli.
Si  svegliato oggi e il decorso postoperatorio  normale. Pausa. Lo so, ma non potevo evitare di rimuoverlo. Il chip era difettoso e lo stava uccidendo. Altra pausa pi lunga. No, nessuna possibilit di ripristinarne le funzioni. Il danno  irreparabile. Lo terr d'occhio, certo, ma non credo che parler. Ancora una pausa. Minacciare ritorsioni contro la mia famiglia non serve. Sto gi collaborando al massimo delle mie possibilit.
Poi silenzio. La comunicazione era stata interrotta, ma ci che avevo sentito confermava le mie supposizioni circa il ruolo giocato dal dottor Alfio nell'intricata rete di misteri, aprendo uno spiraglio inatteso sul motivo che l'aveva spinto a rendersi complice della cospirazione: il ricatto. Moglie e figli non erano morti, ma tenuti in ostaggio.
Mi abbandonai contro i guanciali con gli occhi chiusi.
Sarei mai riuscito a venire a capo di quel disegno dai contorni sempre pi oscuri e inquietanti?
Versante orientale delle Alpi
Il cecchino era in gamba e molto determinato.
Ci aveva seguito per giorni, nonostante i nostri tentativi di seminarlo, e alla fine ci aveva trovati.
Livio e io eravamo impegnati nella discesa di una parete e mentre ci calavamo in cordata apr il fuoco. Colpito alla spalla, Livio cadde sulla spianata, alcune decine di metri pi sotto. Non c'era stato il tempo di sganciare la fune e fui trascinata con lui. Per fortuna la neve smorz l'impatto e ce la cavammo con qualche ammaccatura. Certa che sarebbe sceso per controllare, armai la balestra tenendola nascosta sul fianco, mezza sepolta dallo strato nevoso. Quando arriv la estrassi e lanciai il dardo, trafiggendolo alla gola.
Stramazz morto stecchito, il bastardo.
Dopo, reggendo Livio semisvenuto, mi diressi verso il rifugio distante alcuni chilometri pi a valle, in prossimit del bosco, dove qualcuno ci sarebbe venuto a prendere.
La baita era rustica ma solida. Dotata di una grossa stufa e di una buona scorta di legna da ardere. Arredi molto semplici e funzionali, un paio di letti e provviste. C'era anche un kit di pronto soccorso ben fornito e l'occorrente per piccoli interventi d'emergenza. Per prima cosa riscaldai l'ambiente, poi mi occupai di Livio. La ferita non sembrava grave, ma il proiettile era penetrato in profondit nel tessuto muscolare e dovevo estrarlo.
Spero che tu sappia quello che fai.
Sorrisi, la siringa dell'anestetico in mano. Lo spero anch'io.
Voglio restare sveglio.
Sei sicuro? Ti far molto male.
Lo so, ma ne capisco pi di te e potr guidarti. Inesperta come sei potresti danneggiarmi in modo grave.
Convenni che aveva ragione e posai la siringa. Seguendo le sue istruzioni mi concentrai sul delicato intervento che lui affront con coraggio, senza lamentarsi, e solo quando il proiettile venne fuori emise un debole grido. Versai il disinfettante direttamente nel foro, premendo e accostandone i lembi per ricucirlo. A quel punto Livio si concesse un salutare svenimento e ne fui contenta, dato che i lavori di cucito non erano mai stati il mio forte. In compenso il bendaggio riusc piuttosto bene e lo rimirai soddisfatta qualche attimo, prima di togliermi i guanti di lattice, pulire e rimettere in ordine gli strumenti. Dopo, potei finalmente rilassarmi e ripensare con calma alle due settimane d'inferno appena trascorse.
Livio, che all'inizio avevo giudicato fastidioso e saccente, si era rivelato un compagno prezioso in varie circostanze. Mi piaceva pensare che me la sarei cavata anche da sola, e forse era vero, ma la sua presenza aveva reso pi sopportabili i disagi, il gelo, le interminabili marce sul ghiaccio, le lunghe notti in ripari di fortuna. Inoltre, mentre fuggivamo braccati dal cecchino, in almeno un paio d'occasioni mi aveva salvato la vita. Era simpatico e sapeva farmi ridere con le sue battute. Insomma, era diventato un amico.
Il mio sguardo si pos sulla finestra. Stava facendo buio e la neve cadeva fitta, ma si stava bene l al calduccio e quella notte, l'ultima che avremmo passato in montagna, non ci dovevamo preoccupare della bufera n del rischio di un congelamento. O della fame. Mi crogiolai nella piacevole sensazione di sicurezza e chiusi gli occhi con un sospiro. Forse mi addormentai, perch a un tratto trasalii e, nel sentire gli ululati, balzai in piedi.
Vicini. Molto vicini.
Andai ad assicurarmi che la porta fosse ben chiusa e la rinforzai col grosso paletto, poi gettai un'occhiata fuori. Attraverso gli spessi vetri incrostati di ghiaccio intravidi delle sagome irsute che si aggiravano intorno alla baita.
Laura?
Mi girai. Sono qui. Accostai gli scuri e raggiunsi Livio. Come va?
Ho avuto momenti migliori. Cerc di mettersi seduto e lo aiutai. Mi daresti da bere?
Certo. Ora preparo un bel t caldo. Ne ho bisogno anch'io.
Sono lupi quelli che ho sentito?
Posai il bollitore sulla piastra rovente della stufa. C' un branco qui vicino. Presi le tazze di stagno e le bustine. Ti va di mangiare qualcosa?
S. Dovrebbero esserci dei biscotti nella dispensa.
La biscottiera era chiusa ermeticamente. Nuova. T bollente e biscotti, un lusso al confronto delle brodaglie tiepide e delle insipide razioni consumate sui monti. Quando verranno a prenderci?
Domattina. Non so a che ora, ma credo abbastanza presto.
E dopo cosa succeder? Voglio dire dopo che ci avranno riportati al centro ricerche. Versai l'acqua nelle tazze e inalai l'aroma dell'infuso.
Dovr fare rapporto sull'esito della prova.
Gli portai la tazza. Attento che scotta. La prese con cautela e sedetti sul bordo del letto tenendo la mia fra le mani. Dirai che sono stata brava?
Dar il mio giudizio nel modo pi spassionato possibile. Non devo farmi condizionare dai sentimenti.
S, ma qual  lo scopo di tutto questo? A che servir?
La decisione non spetta a me. Saranno altri a stabilire, in base alle mie osservazioni, quale sar il tuo ruolo.
Per non ci vedremo pi.
Cos vuole la regola.
Nessuna eccezione?
Scosse il capo. Non che io sappia. Una volta terminato il proprio compito, il mentore viene assegnato a un altro soggetto.
Peccato. Adesso che cominciavi a essermi simpatico le nostre strade prenderanno direzioni diverse.
Sei una ragazza strana, Laura. Complicata. La tua personalit cos ricca di sfumature, di contrasti anche violenti, ti rende speciale. Unica.
Lo prendo come un complimento.
E fai bene, perch lo  davvero. Faccio il mentore da un po', ma sei la prima che possiede queste caratteristiche. Sar il motivo per cui sei stata scelta.
Non lo considero un privilegio. Ancora non so cosa si aspettano da me.
Temo che nessuno lo sappia, salvo i vertici che dirigono il Progetto.
Quanti altri sono stati scelti?
Forse centinaia, ormai.
Anche bambini?
Sospir. Ti ho gi detto quello che so, al riguardo. Mi dispiace, ma non posso aiutarti a rintracciare la tua piccola amica.
Ma lo faresti?
No, e ti consiglio di lasciar perdere. Ovunque sia, Angela  al sicuro. Se le vuoi bene come dici, ti dovrebbe bastare.
Dovrei dimenticarla?
Non hai scelta. Ora fai parte del Progetto e presto ti verranno assegnati dei compiti. Possiedi doti molto spiccate e potresti aspirare a una posizione importante.
Non me ne frega un accidente del Progetto!
Ascolta, questo atteggiamento ti potrebbe nuocere. La mutazione a cui sei stata sottoposta ti ha reso pi forte, resistente, in grado di sopportare privazioni e affrontare prove difficili, ma c' un prezzo da pagare. I farmaci che assumi hanno lo scopo di potenziare e mantenere inalterato lo standard delle tue prestazioni mentali e fisiche, ma se ne venissi privata le tue cellule subirebbero un rapido decadimento. Moriresti e diventeresti uno zombie.
Entro quanto tempo?
Tre settimane. Forse un mese, non di pi.
Sicuro che sia cos rapido?
Purtroppo s. Ho assistito a qualche esperimento.
Che fine fanno quelli che si trasformano?
Non lo so.
Okay, per stasera mi hai spaventata abbastanza. Ancora del t?
Basta cos, grazie.
Allora me ne vado a dormire. Presi tazze e piattino dei biscotti, mi alzai e andai a posarli sul tavolo. Poi aggiunsi altra legna nella stufa e abbassai la fiammella della lampada. Buona notte, Livio.
Prometti che non farai pazzie, Laura.
Prometto, mormorai con gli occhi gi chiusi, lasciandomi avvolgere dal caldo abbraccio della trapunta.
La notte pass tranquilla, anche se i maledetti lupi si misero d'impegno per disturbare il nostro riposo. Al mattino per se ne andarono e quando mi affacciai sulla porta imbracciando il fucile vidi solo le loro tracce sulla neve. Inalai l'aria gelida e scrutai il cielo grigio per qualche attimo, prima di rientrare. Volevo preparare la colazione e cambiare le bende a Livio, che stava ancora dormendo. Infilai un grosso pezzo di legna nella stufa e misi a scaldare l'acqua. Mentre aspettavo, presi dalla dispensa biscotti, marmellata e frutta secca, altre bustine di t e succo d'arancia. Il sibilo del bollitore mi avvis che l'acqua era pronta e la versai nelle tazze. Fu allora che Livio si svegli.
Ehi, buongiorno. Adesso ti porto la colazione. Sei riuscito a dormire?
Abbastanza. E tu?
Non tanto col casino che facevano i lupi. Come ti senti?
Tutto sommato bene. Si sollev a sedere e sorrise. Che servizio. Era da tanto che una bella ragazza non si prendeva cura di me.
Gli posai sulle ginocchia il vassoio, rimediato da una tavola di legno trovata in un angolo. Temo che non potrai farci l'abitudine, dato che fra poco ce ne andiamo.
Gi, sospir. Nessun segno dell'elicottero?
Nessuno, finora. Per non nevica e potrebbe arrivare da un momento all'altro.
Dopo colazione, spero. Ah, marmellata... un po' di zuccheri da mettere in circolo.
Stavo per sedermi quando percepii un suono provenire da lontano. Un motore, mi parve, per diverso dal tipico rumore prodotto dai rotori di un elicottero. E non si trattava di un'automobile. Afferrai il fucile e corsi ad affacciarmi fuori, scrutando nell'uniforme grigiore per tentare di vedere e capire cosa stesse arrivando. E finalmente apparve. Volava al di sopra delle cime innevate, quasi incolore e a malapena visibile. Non era un elicottero ed entro pochi minuti sarebbe stato su di noi.
Mi precipitai dentro. Livio, alzati! Ce ne dobbiamo andare subito. Misi a tracolla il fucile e agguantai lo zaino, sistemandolo in spalla. Muoviti!
Cosa succede? Perch tanta furia?
Sta arrivando un drone!
Ma che stai dicendo?
Gli diedi il parka e lo zaino senza rispondere e corsi fuori. Era vicinissimo, ormai. Sbuc dalle nuvole a bassa quota, minaccioso e mortale, passando a volo radente sugli alberi e scuotendone la neve. Non c'era pi tempo e mi lanciai a tutta velocit verso il bosco appena una manciata di secondi prima che partisse il missile. Un boato assordante, una palla di fuoco arancione che mi fece cadere tramortita. La vampa e lo spostamento d'aria furono tremendi e affondai nella neve per proteggermi, a faccia in gi. Quando mi sollevai per guardare, la baita era in fiamme.
Livio era andato. Finito. Lo sapevo, eppure andai a cercarlo, spingendomi fin dove potevo malgrado il calore insopportabile. Sbigottita, guardai ardere quel rogo per lunghi minuti, mentre lacrime silenziose mi rigavano le guance. Alla fine il mio istinto di conservazione ebbe la meglio e mi allontanai in fretta. Il drone sarebbe tornato per terminare il lavoro non appena il segnale emesso dal mio chip fosse stato registrato. La missione non prevedeva che ci fossero superstiti.
Mentre correvo, la mia mente era nel caos.
Mi dibattevo fra le congetture pi assurde e inverosimili alla ricerca di una spiegazione. Ma, se ne esisteva una, non riuscii a trovarla. Perci continuai a spostarmi rapidamente, tendendo l'orecchio per captare il suono del killer volante, consapevole di essere un bersaglio mobile e di avere poche chance di sfuggirgli. Ero nel panico, per questo non mi resi conto subito che avevo un'altra opzione oltre alla fuga. Rallentai per guardarmi attorno. Davanti a me c'era un pendio scosceso la cui sommit era disseminata di rocce, perfetto per il mio piano. Mi inerpicai fino in cima e armai il fucile, appostandomi per regolare il mirino telescopico. Il chip avrebbe guidato fin l il drone e io gli avrei sparato. Dovevo batterlo sul tempo e centrarlo al primo colpo o lui avrebbe centrato me.
Calma. Assenza di vento e, da lontano, il suono che attendevo.
Eccolo. Ancora pochi secondi e l'avrei avuto a tiro. Aspettai fino all'ultimo, feci un gran respiro e, rilasciando lentamente l'aria, premetti il grilletto.
Esplosero, lui e il suo carico di morte. Una deflagrazione spettacolare che illumin di luce vivida e accecante il cielo, seguita dalla ricaduta dei rottami incandescenti che si sparsero in un'area piuttosto vasta e che sfrigolarono a contatto con la neve.
Questo  per te, Livio.
Adesso avrei dovuto approfittare della tregua per allontanarmi e trovare un rifugio. Livio mi aveva detto che in caso d'emergenza mi sarei dovuta presentare al centro pi vicino, ma non avevo alcuna intenzione di farlo. Volevo solo rimuovere il chip e scomparire. Prima di mettermi in marcia ingoiai la pasticca prescritta. La mia scorta stava per esaurirsi e se ci che aveva detto Livio era vero non mi restava molto tempo da vivere. Purch ne avessi abbastanza da procurare qualche noia ai bastardi che avevano manipolato il mio profilo genetico, mi poteva stare anche bene.
La notte mi sorprese ancora nel bosco e col buio arrivarono i lupi.
Li sentii ululare da lontano e mi arrampicai su un grosso albero, decisa ad ammazzarne il pi possibile. Senza fare rumore. Armai la balestra e per ingannare l'attesa mi concessi una barretta energetica e qualche sorso d'acqua. Il vento che era tornato a spirare mi port l'odore selvatico dei lupi; intenso e penetrante.
Poi apparvero. Una decina di grosse bestie capeggiate dall'alfa, un maschio ringhioso e feroce. Lo abbattei per primo, trafiggendolo fra gli occhi, e quando stramazz gli altri latrarono infuriati. Ne uccisi un secondo e poi un terzo. I superstiti circondarono l'albero, drizzandosi e graffiando la corteccia. Si azzuffarono fra loro, azzannandosi a sangue, e ne trafissi ancora due. Uno, ferito al fianco, strapp coi denti il dardo e fugg lamentandosi. Ormai dimezzato e privo del capo, il branco si allontan e svan nell'oscurit.
Il ramo era scomodo, ma non mi azzardai a scendere. Tanto meno a dormire. Sarebbe stato difficile anche nel pi confortevole dei letti coi pensieri che mi affollavano la mente. Come sciami di insetti molesti ronzavano e tormentavano senza sosta, invadendo ogni angolo della mia testa, mescolati ai ricordi e a qualche rimpianto. Dovevo spegnere quella radio a tutto volume o sarei impazzita. Chiusi gli occhi e massaggiai le tempie finch il tumulto si plac.
Dovevo essere calma, lucida e razionale se volevo uscire viva dalla palude in cui ero invischiata.
Le ore si trascinarono lente, interminabili, e all'alba mi lasciai cadere dal ramo per rimettermi di nuovo in cammino. Il bosco sembrava non avere fine, ma verso met mattina gli alberi cominciarono a diradarsi e in fondo alla discesa apparve una strada. Sullo strato di neve c'erano dei solchi, segni del passaggio di veicoli, e decisi di seguirlo. Tracce di ruote volevano dire che la zona era abitata e forse avrei potuto rimediare un passaggio fino in citt. Presentarmi armata per non mi parve saggio e feci una sosta per smontare il fucile e riporlo nello zaino. Non avevo idea di come la gente del posto mi avrebbe accolta, ma speravo fosse ospitale e poco curiosa, in modo da non dover dire troppe bugie.
Il paese che avvistai poco dopo era davvero piccolo e aveva l'aria di essere molto vecchio. La strada si incuneava fra le case di pietra grigia strette le une alle altre, coi tetti spioventi e comignoli che fumavano. C'era persino una chiesetta, il cui campanile svettava sullo sfondo del cielo nuvoloso. Se c'era una chiesa doveva esserci anche una canonica e magari pure un prete, pensai addentrandomi fra gli edifici piuttosto malandati. Camminai adagio, scrutando qua e l. Le porte che davano in strada erano chiuse, ma gli scuri delle finestre erano spalancati e intravidi tendine.
Decisamente non era un villaggio abbandonato.
Lo spiazzo davanti alla chiesetta era pulito e la neve ammucchiata suggeriva che qualcuno aveva provveduto a spalarla, che quei montanari si prendevano cura del loro sperduto villaggio e che l l'esistenza scorreva tranquilla. Come avevo supposto, sul fianco della chiesa si trovava la canonica e alla sua porticina andai a bussare. Venne ad aprire il parroco: capelli bianchi, faccia rugosa, occhi cisposi che strizz mentre mi guardava. Pi che diffidente, sospettoso.
Cosa posso fare per te, figliola?
Mi serve aiuto, reverendo. La prego, non mi mandi via.
Lui sorrise. La casa del Signore  sempre aperta per le pecorelle smarrite. Entra, figliola, sei la benvenuta.
Grazie.
Non ho molto da offrirti, ma quel poco lo divider volentieri con te. Mi precedette fino a una piccola cucina dove un caminetto acceso diffondeva un piacevole tepore e mi invit a sedere. Sembri molto provata, cara.
Ho avuto qualche problema, di recente.
Siamo isolati, ma non del tutto ignari di ci che succede nel mondo. Dio  in collera e ha inviato i suoi angeli vendicatori. Dobbiamo pentirci dei nostri peccati. Si segn e feci lo stesso, resa inquieta dalla luce fanatica che vidi accendersi nei suoi occhi. Tu sei timorata di Dio, figliola?
Abbassai la testa. S, reverendo.
E fai bene, perch solo al Suo popolo sar concessa la grazia.
Amen.
Mise sul tavolo ciotole di zuppa fumante e sedette di fronte.
Adesso mangiamo, dopo pregheremo insieme.
Dovevo andarmene il pi in fretta possibile da quel posto. Prima che in un eccesso di esaltazione religiosa il prete o qualcun altro mi credesse una strega.

9.

Rifugio sotterraneo e dintorni.

Il risveglio dal coma fu seguito da una rapida guarigione.
La cicatrice lasciata dall'intervento era quasi scomparsa e con la ricrescita dei capelli sarebbe stata invisibile. C'era per un'incognita con cui avrei dovuto fare i conti e riguardava la rimozione del chip, senza il quale avrei potuto avere reazioni incontrollate e trasformarmi in un mostro sanguinario, forse fare del male a qualcuno. La forza oscura dentro di me era sopita, ma pronta a scatenarsi e non potevo rischiare che accadesse nel rifugio.
Decisi di andarmene e ne parlai col dottore, l'unico che conoscesse il mio segreto.
Vuoi lasciare la resistenza?
Non posso rimanere, doc. Avevo gi considerato questa possibilit prima dell'operazione e adesso  inevitabile. Sono una specie di bomba a orologeria che pu esplodere da un momento all'altro.
Comprendo i tuoi timori, ma forse sono esagerati. Potresti imparare a controllare i tuoi impulsi, ci hai pensato?
Ovviamente, ma  una cosa che richiede tempo, assoluta concentrazione e solitudine. Qui ci sono troppi fattori d'incertezza.
Come spiegherai ai tuoi amici questa decisione? E Guido?
Non intendo farlo sapere in giro. Me ne vado e basta.
Quello che non capisco  il motivo per cui mi hai confidato il tuo progetto.
Sorrisi. Perch so che non ne parlerai, che hai delle ottime ragioni per tacere. Intercettai la sua occhiata alla foto coi familiari. Non ti biasimo, e tanto meno ti giudico. Al tuo posto avrei agito allo stesso modo.
Loro ti cercheranno.
Che lo facciano. Non sar tanto facile scovarmi senza microchip.
Non possono permettere che tu agisca al di fuori del loro controllo. Se non riusciranno a catturarti, ti uccideranno.
Far il possibile per evitarlo.
Sai che dovr fare rapporto, vero?
Fai ci che devi, ma dammi qualche giorno di vantaggio.
Mi dispiace, Rico.
Anche a me. Stammi bene, doc.
Abbi cura di te e guardati le spalle. Buona fortuna, ragazzo.
Marco si affacci sulla porta del dormitorio.
Ehi, non vieni alla riunione?
Non sapevo che ce ne fosse una.
Per forza, te ne stai sempre rintanato qui dentro. Dai, alza le chiappe da quel letto e andiamo.
Okay. La mia voglia di prendere parte alla riunione era pari a zero, ma non avevo scuse per evitarlo senza destare sospetti e cos, dopo aver ordinato a Ralph di non muoversi, seguii Marco.
Sono proprio curioso di sentire che ha da dirci Guido. Da qualche giorno tira una strana aria qui dentro, ma nessuno fiata. L'hai notato?
Non ci ho fatto caso. Che tipo di aria?
Si strinse nelle spalle. Forse  solo una mia sensazione, per credo stia per succedere qualcosa. Mi lanci un'occhiata. Tu stai bene?
Alla grande.
Sono contento. Abbiamo parlato poco in questo ultimo periodo. Ti tieni alla larga dalla squadra e ti comporti di nuovo come fossi un estraneo. Che ti succede, Rico?
Niente.
Se ci fosse qualcosa che non va me lo diresti, vero? Noi due siamo ancora amici, no?
S, te lo direi e s, siamo ancora amici. Mi sentii un verme per come lo stavo ingannando. Se tempo addietro qualcuno mi avesse detto che avrei tradito il mio miglior amico non gli avrei creduto, e invece lo stavo facendo. Con le migliori intenzioni e tormentato da sensi di colpa, ma stavo per distruggere la sua fiducia. La sua e quella degli altri.
Sai, c' una novit. Te lo volevo dire, ma non ce n' stata l'occasione.
Ti sei messo con Viola.
Sgran gli occhi. Ecco, non c' gusto con te. Non si riesce mai a sorprenderti.
Be', non era difficile da capire. Le ronzavi attorno peggio di una mosca cavallina.
Non ti dispiace?
Perch dovrebbe? Noi due non siamo impegnati.
Oh, piantala!  che pensavo... credevo che ti potesse dare fastidio, dato che Laura se n' andata.
Laura chi?
Fa ancora male?
Ogni tanto, quando ci penso. Per ci penso sempre meno e non la biasimo per la sua scelta. Se sentiva di dover andare a cercare Angela  giusto cos.
Tu hai rinunciato a cercarla?
Angela o Laura?
Tutte e due.
No, ma al momento ci sono altre priorit.
La riunione era appena cominciata e ci infilammo in silenzio in mezzo al folto gruppo. Notai la presenza di tutte le squadre operative e intuii che Guido stava progettando un piano di battaglia. Anche se avevo deciso di restarne fuori ero curioso di conoscerlo.
Alcuni informatori ci hanno segnalato un'alta concentrazione di zombie e altre forze non bene identificate nel settore nordest della citt, dov' situato un grande deposito di armi; un vero e proprio arsenale che se cadesse nelle loro mani provocherebbe conseguenze disastrose. Questi non sono zombie come gli altri, bench ne abbiano l'aspetto e siano, a tutti gli effetti, morti viventi. Questi particolari zombie eseguono gli ordini, sono disciplinati, organizzati, e costituiscono un esercito. Per questo dobbiamo considerarli ancora pi pericolosi. Siamo di fronte a una minaccia inattesa: mostri creati in laboratorio per essere succubi di individui senza scrupoli che si prefiggono di conquistare il potere attraverso il terrore e la distruzione di massa. La Resistenza non intende permettere che costoro realizzino i loro aberranti progetti ed  arrivato il momento di scatenare un'offensiva su larga scala. Siamo pronti a uscire allo scoperto e a dare battaglia.
Finalmente! esclam qualcuno.
Era ora!
S, facciamo vedere ai bastardi di cosa siamo capaci!
L'esaltazione si diffuse a macchia d'olio, contagiosa come un virus e altrettanto pericolosa. Mi chiesi se Guido fosse consapevole di non avere chance di vincere contro un nemico di quel genere, in inferiorit numerica e coi pochi mezzi di cui disponeva, o se mirasse soltanto di infliggere qualche perdita anche a costo di subirne il doppio.
Marco si gir a guardarmi e sorrise. Fantastico, eh?
Sar un attacco suicida.
Le mie parole arrivarono a Guido nonostante il vociare.
Silenzio! ordin. Rico, vuoi ripetere ci che hai appena detto in modo che sentano tutti?
Lo fissai dritto negli occhi. Sar un attacco suicida.
Si levarono mormorii di disapprovazione anche fra i miei amici e vidi chiaramente il ghigno stampato sulla faccia di Leo. Non gli bastava che fossi stato esautorato, mi voleva vedere crocifisso.
Vieni a spiegarci perch, Rico. Siamo curiosi di ascoltarti.
Passai attraverso il varco che si era aperto per mettermi al fianco di Guido. Lui fece un passo indietro e mi lasci solo a fronteggiare l'uditorio.
Ritengo che un attacco frontale, cos come l'ha prospettato Guido, sia un grave errore tattico. Il metodo della guerriglia risulterebbe pi efficace ed eviterebbe inutili spargimenti di sangue. Blitz combinati contro l'ospedale e l'arsenale per sottrarre armi ci permetterebbero di tenere in scacco il nemico.
Leo non perse l'occasione. Non ci risulta che il tuo ultimo blitz sia stato un successo.
Lo ammetto,  stato uno sbaglio e l'ho pagato a caro prezzo. Tuttavia sarebbe uno sbaglio ancora pi grande e un inutile dispendio di vite attuare il piano di Guido, che non pu neanche definirsi tale. Lasciamo che siano gli zombie a rompersi le corna contro di noi, non viceversa.
Leo torn a farsi sentire. Stai mettendo in discussione l'autorit del nostro comandante?
Da che pulpito. Proprio lui che lo criticava di continuo e lo giudicava un incompetente.
No, voglio semplicemente mettere in evidenza le lacune e i rischi di un piano mal congegnato.
E chi sei tu per emettere sentenze tanto lapidarie? ritorse Leo. Non solo mi voleva crocifiggere, ma anche sotterrarmi e mettere la pietra tombale.
Voci insorsero in mia difesa, ma furono in minoranza. Gli altri, anche quelli che fino a poco prima sembravano dubbiosi, si schierarono con Leo e Guido. Prima che i contrasti degenerassero, Guido alz le braccia e impose il silenzio.
Basta cos. La nostra struttura non  dotata di vere e proprie gerarchie di grado, ma contestare le decisioni prese dal vertice della catena di comando  insubordinazione. Ti ho dato la parola e lasciato che esprimessi liberamente la tua opinione, ma adesso devi scegliere se eseguire i miei ordini oppure persistere nel dissenso.
Non prender parte a questa assurda missione.
Allora sei fuori, Rico. La tua presenza qui non  pi necessaria.
Girai sui tacchi e a testa alta mi diressi alla porta, ma prima che uscissi fui raggiunto da Marco.
Di' un po', sei diventato matto?
Al contrario, non sono mai stato tanto lucido.
Davvero, Rico, non ti capisco. Perch fai cos?
Guido vi sta trascinando in una guerra senza speranza e vi far ammazzare tutti. Siete pronti a morire per una causa persa?
Mi riesce difficile credere che Guido ci porti al macello.
Ma lo far, perch il suo piano  destinato a fallire e lui lo sa.
Allora qual  lo scopo di questa offensiva?
Arrecare danni e perdite al nemico e distruggere l'arsenale. Non importa a quale prezzo.
E se ti sbagliassi?
Mi strinsi nelle spalle. Gli chieder scusa.
Come mai ho la sensazione che tu nasconda qualcosa?
La voce autoritaria di Guido che lo richiamava mi evit di dire altre bugie.
Devo andare. Ci vediamo dopo.
Gli feci un cenno e mi allontanai spedito. Lo zaino era pronto. Dovevo solo tirarlo fuori da sotto la branda, prendere Ralph e andarmene furtivo. La scatola di cartone coi miei ricordi l'avevo affidata ad Alfio in attesa del mio ritorno. Se mai fossi tornato.
Mi infilai nel dormitorio e il cane mi riserv la solita calorosa accoglienza. Gli misi il guinzaglio e mi chinai a recuperare lo zaino.
Che stai facendo, Rico?
Cavolo. Avevo dimenticato Silvia e il suo fiuto. Finsi di tastare il pavimento e mi inventai una scusa.
Cerco una scarpa.
Silvia scoppi a ridere. Ma se le hai addosso.
Ne sto cercando un'altra, quella con cui gioca Ralph.
Non ce ne sono altre. Lo so perch ho guardato sotto il letto mentre non c'eri e ho visto lo zaino.
Mi alzai di scatto e lei trasal.
Da quando mi controlli?
Perch non mi hai detto che te ne vuoi andare?
Beccato. Non sono obbligato a raccontare i fatti miei. N a te n ad altri.
Credevo di contare qualcosa pi degli altri, ma devo essermi sbagliata.
L'elfo aveva il broncio e stava per piangere. Forse ero stato troppo brusco.
Tu mi piaci, Silvia. Sei carina, dolce e sensibile... Ops.
Oh, Rico! Mi gett le braccia al collo, appiccicata come una piovra. Il mio tentativo di rimediare si era rivelato un disastro. Voglio venire con te.
Ne approfittai per districarmi. Neanche per idea.
Se mi lasci qui, dir a tutti che sei scappato.
Un ricatto in piena regola. Carina, dolce, sensibile e fredda ricattatrice. Un connubio letale.
Ma io non voglio scappare. Mi  stata affidata una missione pericolosa e segreta. Vedi, stiamo organizzando un attacco e c' bisogno di un sopralluogo nella zona delle operazioni.
Potrei esserti utile. Dai, fammi venire!
Giocai la carta del romantico. Voglio saperti al sicuro, capisci? Desidero solo proteggerti. Con Laura non avrebbe funzionato, ma speravo che lei fosse pi ingenua.
Mi credi stupida?
Lo stupido ero io nel pensare di potermi liberare cos facilmente di lei. Urgeva cambiare tattica.
Okay. Preparati, se vuoi venire con me.
Sono gi pronta. Tir fuori lo zainetto e lo pos sulla coperta. Quando si parte?
Fra poco. Aspetta qui, mentre vado a vedere se c' via libera. Dieci minuti e torno a prenderti. Zaino in spalla e guinzaglio di Ralph in mano, le feci un cenno d'intesa e me ne andai. Trascorsi i dieci minuti avrebbe capito, ma a quel punto sarebbe stato troppo tardi.
I margini del chiusino erano saldati dal ghiaccio e dovetti trafficare parecchio per rimuoverlo. Portare su il cane e issarlo richiese altro tempo, ma alla fine sgusciai in strada. Nevicava fitto e il cielo aveva un colore livido, malsano, quasi l'annuncio di un'imminente catastrofe.
Andiamo, Ralph.
Mi avviai col cane che mi trotterellava a fianco. Distanti si udivano i lamenti degli zombie, amplificati dal silenzio sepolcrale che regnava in citt. A parte noi, sembrava non esserci traccia di creature viventi. Tutto era immobile, cristallizzato nel gelo di quell'inverno interminabile. Un'altra Era Glaciale, forse, avrebbe sigillato la fine del mondo, chiudendo l'umanit in una enorme tomba di ghiaccio.
L'immagine poetica e straziante fu dissolta quando, nel vorticare della neve, apparvero alcune figure barcollanti e ripiombai nel film dell'orrore che ormai era diventata la mia vita. Ralph stratton il guinzaglio ringhiando e lo liberai, balzando a mia volta addosso agli zombie con un ruggito, feroce come una belva e altrettanto forte. Artigli aguzzi e denti affilati come rasoi erano fra gli optional di cui disponevo e li usai senza risparmio, dilaniando e lacerando brandelli di carne, tranciando gole e teste. L'ultima la scaraventai lontano e rimbalz sulla neve pi volte, prima di fermarsi contro la carcassa di un'auto con un tonfo sordo. Intorno c'erano i resti sparsi degli zombie massacrati su cui il cane infieriva.
Basta, Ralph. A cuccia.
Si acquatt con la lingua penzoloni, le fauci sporche di sangue, e vidi che anche le mie mani lo erano, che quell'umidore sgradevole e appiccicoso sulla faccia non era altro che sangue fetido. Sputai disgustato e afferrata una manciata di neve mi ripulii in modo sommario. Dentro di me ancora riverberava l'eco della furia. La sentivo pulsare assieme al mio cuore e all'adrenalina pura che seguitava a scorrermi nelle vene. Adesso che non c'era pi il chip a controllarmi, dovevo provvedere da solo per non rischiare di implodere.
La lingua umida e calda di Ralph mi lamb le mani.
S, dobbiamo muoverci e trovare un posticino in cui passare la notte.
Il cielo si stava oscurando e fra poco una cappa di tenebre densa come inchiostro sarebbe calata sulla citt e quel covo di predatori che era diventata si sarebbe animato, diventando teatro di cacce spietate e sanguinarie, dominio delle peggiori creature che mai avessero calpestato il suolo del pianeta dalla nascita dell'uomo.
Rico... Oh, Rico... La voce era flebile, rotta da un ansito affannoso.
Mi girai a guardare e vidi Silvia, coperta di sangue, che mi veniva incontro con andatura incerta. Cadde nelle mie braccia e notai che era ferita in modo grave. Lo squarcio alla gola la stava dissanguando.
Porca miseria, che ci fai qui?
L'adagiai piano e mi chinai su di lei. Mi aveva seguito e si era trovata nel mezzo della battaglia senza che me ne accorgessi.
Mi dispiace, Rico. Dovevo darti retta.
Dio, forse ero stato io a ridurla in quello stato.
Ti riporto al rifugio. Il dottore ti...
No, sto morendo, non vedi? Lasciami morire e vattene.
La strinsi a me, straziato, e la cullai dolcemente. Perdonami. Le baciai la fronte e lei sorrise ancora una volta prima di esalare l'ultimo respiro.
Ralph emise un lacerante ululato e io piansi sul corpo ancora caldo del piccolo elfo, mentre la neve stendeva il suo velo bianco e pietoso, ricoprendolo pian piano.
Finalmente mi scossi dal torpore e la lasciai.
La luce, se tale si poteva definire l'uniforme e opaco grigiore, svan quasi di colpo. Adattai la mia vista rapidamente e scrutai attorno. Qualcosa si muoveva nel buio davanti a me e Ralph ringhi sommesso. Quando emerse dall'ombra dell'edificio e ci venne incontro con andatura pigra, indolente ma felina, compresi all'istante che era un mio simile, bench fra noi non ci fossero somiglianze.
Lui era vestito di pelle nera, con un giubbotto pieno di borchie, un cinturone in cui trovavano posto un paio di coltelli e una pistola di grosso calibro, e sul cranio rasato si ergeva una cresta color arancio. Tatuaggi e vari piercing completavano l'insieme. Nessuno doveva avergli detto che i punk non andavano pi di moda. O, se qualcuno l'aveva fatto, di sicuro aveva smesso di respirare da un pezzo.
Mi fronteggi spavaldo, i pollici infilati nella cintura e le gambe divaricate. Tronfio e certamente pericoloso. Al contrario di me, non voleva passare inosservato. Sfiorai la testa del cane che adesso ringhiava minaccioso.
Fermo e seduto! ordinai, preoccupato che gli saltasse alla gola e si facesse ammazzare.
Il tizio lo degn appena di un'occhiata, poi pos lo sguardo su di me e mi riserv la parodistica imitazione di un sorriso, rivelando denti di lucido metallo. Micidiali, senza dubbio.
Salve. Io sono Alex e tu... tu devi essere Rico.
E come cavolo faceva a saperlo?
Esatto.  stato un piacere conoscerti, Alex, ma vado di fretta...
Ehi, non puoi liquidarmi cos!
Alquanto su di giri lo fissai bellicoso. Cosa vuoi?
Senti, se fosse dipeso da me non sarei venuto, ma lui ha insistito tanto che non ho potuto dirgli di no.
Lui chi?
Nostro padre.
Lasciai fuoriuscire l'aria con un sibilo. Di tutte le castronerie che avevo sentito quella era la pi incredibile.
Non te l'ha detto. Non ti ha detto che hai un fratello. Un fratellastro, per l'esattezza. Siamo figli di madri diverse, ma abbiamo lo stesso padre. Fico, eh?
Da morire.
Perch ti ha mandato da me?
Ti vuole parlare e mi ha chiesto di accompagnarti da lui. Pensava fosse una buona idea che facessimo conoscenza.
Digli da parte mia che non mi interessa ci che mi vuole dire n perch.
L'aveva previsto. Lui capisce al volo le persone e ha capito che tipo sei appena vi siete incontrati. Per questo, sicuro che avresti rifiutato, mi ha detto: digli che si tratta di Laura.
Che ne sa lui di Laura? ringhiai.
Ti spiego per strada. Abbozz il gesto di prendermi il braccio, ma lo ritrassi bruscamente.
Non vengo da nessuna parte, se prima non mi dici cosa c'entra Laura.
Si trova nei guai. Grossi guai. Scrut attorno, a un tratto allarmato. E ne avremo anche noi, se non ci togliamo da qui subito.
S, l'avevo sentito anch'io quel rumore di sottofondo: motociclette. Brutti tipi motorizzati con cui avevo fatto spiacevoli incontri tempo addietro.
Andiamo! Ralph abbai e tir il guinzaglio, ma lo costrinsi a seguirmi.
Per di qua. Alex pass avanti, svoltando in una strada laterale dove c'era un grande SUV nero dall'aria minacciosa. Monta, presto!
Feci salire il cane, poi lo seguii. Alex, alla guida, avvi il motore e part a tavoletta, slittando sulla neve ghiacciata e facendola schizzare da tutte le parti. Era pi matto di me, al volante, ma almeno qualcosa in comune l'avevamo.
Ci sono armi a bordo?
Mi guard con un ghigno e i denti luccicarono. Tutto quello che vuoi, fratello. Da' un'occhiata dietro.
Dovevo immaginarlo che c'era un intero arsenale. Scelsi uno Stinger gi pronto e Alex fece scorrere il tettuccio apribile. I motociclisti ci tallonavano sparando, ma i proiettili rimbalzavano sulla corazza del veicolo.
Mi affacciai, regolai il mirino laser e, ben posizionato per assorbire il rinculo, lanciai il razzo. Il botto fu tremendo e l'esplosione fece volare le moto e i centauri, causando carambole e scivoloni a quelle che seguivano. Alcuni, rimasti pi indietro non subirono danni e diedero manetta per recuperare lo svantaggio. Caricai di nuovo lo Stinger e tornai ad affacciarmi. Da parecchio non mi divertivo tanto. Presi la mira e lanciai il secondo razzo. Detonazione e fiammata lambirono il SUV, facendolo sbandare, ma Alex riusc a tenerlo e con una derapata lo fece girare attorno alla rotonda della piazza per portare un attacco frontale. Posai lo Stinger e impugnai due Magnum, vuotando i caricatori addosso ai motociclisti disorientati dalla manovra. Sbalzati dai sellini, caddero nel groviglio di ferraglia e ruote che ancora giravano impazzite, fra il rombo dei motori e l'eco degli spari. Con un testacoda da manuale, Alex evit di travolgere il mucchio contorto di metallo e membra umane, pigi l'acceleratore e ripart.
Scivolai sul sedile e lui chiuse il tettuccio, guardandomi con un gran sorriso.
Sei stato grande, fratello. Dammi il cinque!
Lo feci e sorrisi di rimando. Il tipo cominciava a piacermi, cresta arancione a parte.
Dove stiamo andando?
Eravamo fuori citt, ormai, e la zona mi sembr familiare. Potevo anche sbagliarmi, dato che capannoni e fabbriche dismesse si somigliavano tutti.
Nel bunker segreto della sezione Alfa.  ora che tu faccia conoscenza con la nostra famiglia allargata.
Prima dimmi di Laura. In che genere di guai si trova?
Dei peggiori. Potrebbe morire se non interveniamo in tempo.
Cosa le avete fatto?
Noi niente. Non siamo responsabili di quello che le succeder.
Certo. Erano stati i bastardi dell'Omega a trasfonderle sangue infetto, ma che altro avevano combinato?
Com' che devo cavarti le parole con le pinze? La pazienza non era il mio forte e quando si trattava di Laura mi surriscaldavo facilmente.
Lo saprai da nostro padre. Vuole dirtelo di persona. Si accorse che stavo per esplodere e sorrise. Datti una calmata, okay? Siamo quasi arrivati.
Tenere a bada il mio lato oscuro si rivel un'impresa ardua, ma sarebbe stato uno spreco di energie prendermela con Alex. Meglio che le serbassi per motivi meno futili. Respirai lentamente, a fondo, e la rabbia si plac pian piano.
Sei ancora un po' grezzo, ma stai imparando. Aveva notato i miei pugni stretti e l'espressione concentrata. All'inizio  dura, lo so bene.
Tu ci riesci?
La maggior parte delle volte.
Rallent per svoltare in mezzo ai capannoni e i fari inquadrarono un grande cancello. Arrest il SUV davanti e lampeggi un segnale. Pochi istanti dopo il cancello si spalanc e lo superammo a velocit ridotta, entrando in un cortile enorme. Il ghiaccio scricchiol sotto le ruote mentre lo attraversavamo diretti verso un fabbricato. C'erano molte finestre coi vetri rotti ed era tutto buio. Di nuovo Alex invi il segnale lampeggiando coi fari e pesanti porte scorrevoli si aprirono. Le varcammo. Ancora pi lentamente di prima Alex guid il veicolo fino a una piattaforma metallica, dove si ferm e spense il motore.
Adesso ci porteranno gi.
La piattaforma cominci a scendere. Un film che avevo gi visto, solo che allora ero coi miei amici e c'era Spike, insieme a noi.
La discesa prosegu nel buio. Intravidi pareti di un nero opaco che scorrevano ai lati dell'auto e inalai un odore acre di meccanismi, olio e metallo. Nessun rumore, tranne il leggero frusciare di giganteschi stantuffi.
Poi la piattaforma si ferm con un sobbalzo e una saracinesca si sollev. Guide scorrevoli trasportarono il SUV dentro uno stanzone illuminato da spettrali luci al neon. Dietro di noi la saracinesca si chiuse stridendo.
Alex apr lo sportello. Scendiamo.
Lo seguii con Ralph e guardai le telecamere, resistendo all'impulso infantile di fare una linguaccia.
Che facciamo?
Aspettiamo che ci vengano a prendere.
L'attesa non fu lunga. La doppia porta si spalanc, rivelando un corridoio rischiarato da lampade, e apparve un veicolo elettrico guidato da un uomo in tuta azzurra con la sigla dell'Alfa cucita sul taschino, che si ferm davanti a noi. Alla vista del cane, il tizio aggrott la fronte.
Lui non pu entrare.
Lui viene con me o la chiudiamo qui.
Testa dura. Proprio come suo padre, borbott tuta azzurra.
Alex prese posto e montai al suo fianco, sistemando Ralph fra le ginocchia. Invertita la direzione di marcia, il trabiccolo si inoltr nel corridoio su cui si affacciavano porte e diramazioni che si prolungavano nei meandri del centro simili a gangli nervosi. Il veicolo per prosegu sempre dritto e solo alcuni minuti dopo sbuc in uno slargo dove incontrammo altri mezzi di trasporto analoghi che transitavano con passeggeri o casse di metallo. Quando il pannello di un elevatore si spalanc, tutta azzurra ci port dentro ed ebbe inizio un'altra discesa, pi rapida della precedente, che livello dopo livello ci cal nelle profondit del sottosuolo.
Fino al cuore dell'installazione segreta.
Una specie di gigantesco alveare dove uomini e donne in camice bianco si muovevano indaffarati e in cui il ronzio dei macchinari riempiva l'aria. Cabine dall'aspetto misterioso piene di condensa, intere sezioni separate da pareti di materiale trasparente il cui personale indossava tute ermetiche, caschi e maschere collegate a respiratori. Bracci meccanici dotati di arti prensili maneggiavano fiale dal contenuto ignoto, le spostavano, le allineavano e inserivano in contenitori refrigerati. Piccoli robot telecomandati, neri come scarafaggi, andavano e venivano emettendo suoni elettronici.
Il mio sguardo rimbalz qua e l per cogliere tutti i dettagli di quel laboratorio da fantascienza e non mi accorsi che ci eravamo fermati, n che qualcuno ci si era fatto incontro.
Tu devi essere Rico.
Un paio di occhi scuri dietro spesse lenti bifocali mi scrutarono da sotto sopracciglia cespugliose e brizzolate. I capelli, invece, erano candidi. Una matassa arruffata e incolta che incorniciava una faccia spigolosa, dominata dal naso aquilino. Camice bianco, aria svanita come da manuale. Il tipico scienziato.
Sorrisi senza rispondere e Alex intervenne.
Gi,  proprio il mio fratellino.  stata una faticaccia trascinarlo fin qua.
Va' a cambiarti, Alex. Questa mascherata va bene l sopra, ma qui  intollerabile. Il tono era sferzante. I cespugli, adesso, formavano due angoli acuti di evidente disapprovazione.
Okay, doc. Mi sfior il braccio. Ci si vede fra poco.
Scesi dal trabiccolo insieme a Ralph e Alex se ne and con tuta azzurra.
Tuo fratello  un originale, sorrise lo scienziato.
Feci un ghigno. Una dote di famiglia.
Bisogna trovare una sistemazione al cane. Non  consentito tenere animali.
Se volete me, dovete accettare anche Ralph.
Troveremo una soluzione. Ah, scusa, ho scordato di presentarmi. Sono Bartolomeo Oliviero, direttore del laboratorio.
Nientemeno che il boss in persona. Si sarebbe offeso se l'avessi chiamato Meo? S, senza dubbio.
Dov' mio padre?
In questo momento  occupato, ma ti raggiunger appena finito. Vieni, ti accompagno nel tuo alloggio.
Lo aspetto qui.
Non puoi restare in quest'area.  riservata al personale autorizzato.
Vada ad avvertire mio padre, allora, e gli dica di sbrigarsi.
La tua amica non corre pericolo immediato. Disponiamo ancora di un certo margine per salvarla e agitarsi non serve. Tuo padre sta preparando un antidoto. Mi guard. Devi fidarti di lui, Rico.
La bestia si agit dentro di me. Un antidoto per cosa? Il pensiero che Laura stesse male minacci di farmi esplodere. Strinsi pugni e mascelle per dominare la furia che montava e la nebbia rossastra che mi offuscava la vista.
Poi mi scagliai contro la paratia di cristallo.

10.

La luce mi fer gli occhi e tornai a chiuderli.
 grave? sussurr una voce.
Meno dei danni che ha provocato. La seconda voce era del boss. Un po' stizzita, mi parve.
Una vetrata e qualche provetta.
Una vetrata blindata e un'intera serie di preziose fiale. Tuo figlio  un flagello.
 solo un ragazzo irruente.
Deve imparare a controllarsi, altrimenti sar costretto a inserire un altro chip.
Lo far. Dagli tempo.
Veditela tu. Io qui ho finito.
Sentii il fruscio del pannello e un soffio d'aria mi accarezz. Il boss se n'era andato.
Adesso siamo soli, Rico. Puoi smettere di fingere.
Lo guardai. Era diverso dall'uomo incontrato notti addietro, ma senza dubbio lo stesso.
Cos' successo alla mia faccia? La pelle tirava e pizzicava.
Ti sei ferito quando hai sfondato la vetrata. Qualche taglio che sta gi guarendo.
Da fuori giunse l'abbaiare di Ralph e lui and ad aprire. Feci appena in tempo a mettermi seduto che il cane si precipit dentro, tirando con s anche il mio fratellastro. Senza borchie e cresta arancione stentai a riconoscerlo, ma il sorriso era identico e forse ancora pi inquietante. Mentre Ralph manifestava la sua gioia di vedermi, Alex mi scrut.
Come butta, fratellino? Mi hanno raccontato della tua bravata.
Sono vivo e intero.
Ti lascio un momento e tu distruggi il laboratorio.
Volevi esserci anche tu? La prossima volta lo terr presente.
Meglio che non ci sia una prossima volta, dichiar mio padre. Dico sul serio, Rico.
Dai, sono cose che capitano, mi difese Alex. Anch'io ho causato la mia parte di danni al laboratorio.
Fantastico. Al confronto il buon Frankenstein era un dilettante.
Porta il cane a fare un giro e bada che non combini guai. Rico e io dobbiamo parlare.
Okay. Vieni, Ralph, lo zio ti porta a spasso.
Bench recalcitrante Ralph se ne and con lui e io mi chiesi se c'era qualcuno sano di mente nella mia nuova famiglia.
A parte il cane.
L'espressione seria di mio padre cattur la mia attenzione e quando sedette sul bordo del letto ebbi paura di ci che stava per dire. Ancora di pi della mia reazione nel sentirlo.
Cosa sai della mutazione genetica di Laura?
Mi strinsi nelle spalle. Solo quel poco che mi ha detto lei, cio quasi niente. Quanto  grave?
Abbastanza, ma c' la possibilit di salvarla. Se arriveremo in tempo. La sua mutazione genetica  avvenuta in modo diverso dalla tua e presenta aspetti negativi. Tu sei nato con geni mutanti gi predisposti ai successivi cambiamenti indotti, mentre lei  stata infettata e solo in seguito sottoposta alla terapia mutagena. Ci ha consentito lo sviluppo di doti simili alle tue che per richiedono l'assunzione di farmaci. Nel caso in cui la dose giornaliera venisse sospesa per un lungo periodo, in media tre o quattro settimane, Laura morir e diventer uno zombie.
Gettai le gambe gi dal letto. Andiamo a prenderla.
Aspetta. La situazione  pi complicata perch Laura non si trova in una base dell'Omega, ma sulle montagne. Riceviamo il segnale del suo microchip, ma finora non siamo riusciti a localizzarla con precisione a causa di interferenze. Sar possibile stabilire la sua posizione solo se saremo vicini abbastanza da captare un segnale pi chiaro.
Cosa ci fa Laura sulle montagne? Cominciai a vestirmi per tenermi occupato.
Un corso di sopravvivenza in condizioni estreme della durata di due settimane con la supervisione di un mentore. Solo che qualcosa  andato storto e ancora non ne conosciamo la ragione. Ignoriamo se la decisione di uccidere lei e il mentore sia stata presa dall'Omega o siano intervenuti fattori esterni e stiamo indagando per scoprirlo. Quel che sappiamo  che la baita in cui doveva avere luogo il rendez-vous  stata distrutta da un drone, che il mentore  morto ma Laura si  salvata. Non solo si  allontanata, ma  riuscita a neutralizzare il drone che la seguiva. Il suo chip ci ha guidati durante la sua fuga verso valle, presumiamo diretta a un centro abitato, dove per la traccia si fa confusa.
Quindi, in realt, non siete certi che sia viva.
Invece lo siamo. Lo sapremmo, se le sue funzioni vitali fossero cessate. Probabile che sia indebolita, nel caso fosse priva dei farmaci. Di sicuro la stanno cercando anche gli altri, che si tratti dell'Omega o di un ente sconosciuto, con l'intento di eliminarla.
Perch l'Omega dovrebbe volerla morta dopo averla trasformata e addestrata? Non capisco un simile spreco di risorse.
Qualcuno potrebbe aver deciso di annullare il progetto di cui Laura faceva parte.
Giocare con la vita delle persone. Usarle come pedine per i propri scopi e poi disfarsene quando non servivano pi. Sembrava che la discesa del genere umano nell'abisso di nequizie fosse inarrestabile.
Sono pronto. Quando si parte?
Villaggio fra le Alpi
Il mio zaino era sparito, con l'ultima dose di pillole e tutta l'attrezzatura.
Ricordavo di averlo accanto, prima di crollare addormentata, e l'unica spiegazione era che il prete si fosse introdotto nella stanzetta e l'avesse preso. Cos adesso sapeva che la pecorella smarrita a cui aveva dato asilo non era inoffensiva come gli aveva lasciato credere. Me lo sarei dovuto aspettare da un uomo di chiesa tanto fanatico e sospettoso, ma le mie facolt erano offuscate dalla stanchezza e avevo sottovalutato il pericolo. Almeno avevo preso la precauzione di infilare in tasca un paio di pasticche e le inghiottii con un sorso d'acqua. Forse avrei solo prolungato la mia agonia, ma non volevo arrendermi subito.
Attraverso l'uscio giunsero dei suoni smorzati. Il cubicolo in cui avevo dormito confinava con la cucina e immaginai che il prete stesse preparando la colazione. Sgusciai dal letto, calzai gli anfibi e mi avvicinai alla finestrella per dare un'occhiata fuori. I vetri spessi erano incrostati di ghiaccio e riuscii a vedere poco o niente. Oltretutto erano piombati e impossibili da aprire. Anche romperli sarebbe stato difficile, a meno di usare un attrezzo pesante. Come via di fuga era impraticabile, ma se non avessi avuto scelta avrei tentato.
La sorpresa di trovare l'uscio bloccato dall'esterno mi paralizz qualche attimo. Il prete doveva considerarmi una minaccia, se aveva sentito la necessit di rinchiudermi. Di certo non sapeva che avrei potuto sfondare quell'uscio a calci e sbranare lui a mani nude, se sufficientemente motivata. Al momento, per, mi limitai a battere alcuni colpi e a richiamare la sua attenzione.
Ehi, mi apra, per favore. Mi faccia uscire!
Sentii lo scalpiccio dei suoi passi e poi scorrere il chiavistello. Quando apparve nello spiraglio mi scrut con aria maligna e alz il crocifisso che portava al collo.
Stai indietro, figlia del demonio!
Vuole esorcizzarmi, reverendo? Ero divertita, pi che spaventata.
Mi fiss digrignando i denti. Vade retro, Satana!
Nientemeno.
Non voglio farle del male, reverendo. Mi restituisca lo zaino e toglier il disturbo.
Il tuo zaino  stato confiscato, con tutto il suo malefico contenuto. Del resto, non ti servir pi. Continu ad agitarmi sotto al naso il crocifisso che serrava nella mano adunca. Era impaurito, ma battagliero. Un ometto insignificante convinto che quel simbolo religioso gli conferisse il potere di sconfiggere il diavolo.
La mia pazienza era al limite, ma prima di usare le maniere forti cercai di persuaderlo con le buone.
Mi lasci andare, la prego. Non sono una minaccia per lei e il villaggio, le assicuro. Se mi ridar lo zaino, prometto che scomparir per sempre.
Le tue lusinghe non fanno presa su di me.
Adesso ero incavolata di brutto. Con una violenta spinta lo feci cadere, spalancai l'uscio e balzai in cucina. Saettai attorno lo sguardo alla ricerca dello zaino e lo vidi appeso a un gancio. Non mi curai del prete che agitava braccia e gambe sul pavimento come uno scarafaggio sibilando maledizioni e andai a riprendere la mia roba, poi mi precipitai verso l'uscita della canonica.
L'esaltazione della riconquistata liber dur poco. Fuori, sul sagrato della chiesa, era radunata tutta la popolazione del villaggio. Davanti a quelle facce arcigne e ostili mi fermai. Molti brandivano forconi, roncole, bastoni e sembravano decisi a servirsene. Non sarei riuscita ad andarmene senza fare una carneficina e la minuscola parte di me ancora umana prov ripugnanza al solo pensiero. Potevo correre, per, e se fossi stata abbastanza veloce forse ce l'avrei fatta ad allontanarmi senza farmi male. Senza essere costretta a farne. Non troppo almeno.
Mi gettai a capofitto in mezzo all'assembramento, aprendomi un varco a forza di spinte e urti, scostando quelli che cercavano di colpirmi. Mi bastava uno spazio anche minimo per accelerare e sparire, ma poi vidi la bambina venirmi incontro col sorriso sulle labbra. Bionda, carina, tanto somigliante ad Angela che ebbi un tuffo al cuore e mi bloccai.
Allora qualcuno mi colp alla testa e caddi a faccia in gi nella neve.
Voci salmodianti penetrarono negli strati della mia coscienza, risvegliandomi.
Battei le palpebre per mettere a fuoco ci che mi circondava e vidi pareti nude con una vaga traccia di colore, un soffitto basso a crociera, un pavimento di mattonelle consumate e sconnesse, alcuni sarcofagi di pietra che il chiarore danzante delle torce chiazzava di fugaci disegni. C'era anche una ripida scaletta e, in cima, una porticina. L'aria odorava di muffa e resina.
Mi avevano rinchiusa nella cripta sotto la chiesa.
Mi sollevai a sedere e tastai il punto dove ero stata colpita. Un residuo di sangue rappreso fra i capelli rivel che la ferita si era gi rimarginata, segno che ero l da almeno un paio d'ore, forse di pi. Addossata al muro cercai di mettere ordine nei miei pensieri, di ricostruire ci che era successo e dare un senso a tutto. Ma la mancanza di alcuni tasselli importanti me lo imped e mi ritrovai al punto di partenza. Avevo tante domande e zero risposte, per di una cosa ero certa: non volevo morire come un topo in trappola.
In quel momento mi accorsi che la litania era finita. Per qualche minuto non ci fu altro che il crepitare delle torce a infrangere il silenzio sepolcrale, poi sentii armeggiare con la serratura e stridere il chiavistello. Tornai a stendermi e chiusi gli occhi, fingendo di essere ancora svenuta, e quando un'ombra si frappose tra me e la fioca luce, scattai.
Avvinghiato alla gola, il vecchio prete si dibatt un poco prima di crollarmi fra le braccia tramortito. Lo sorressi e me ne feci scudo, trascinandolo verso la scaletta. Questa volta non mi sarei lasciata incantare dal sorriso della bambina n da chiunque altro.
Sbucai col mio fardello e fui accolta da esclamazioni di sorpresa. Qualcuno si segn, altri mi guardarono astiosi.
Indietro, se non volete che gli spezzi il collo.
Obbedirono e mi lasciarono passare. Raggiunsi il portone spalancato sempre tenendo davanti a me l'ostaggio e, appena fuori, lo scaraventai sul pavimento, sprangai i battenti e mi diedi alla fuga.
Correvo sulla strada ghiacciata, l'adrenalina a mille. Niente zaino n armi. Niente pasticche n cibo. Ma mi sentivo piena d'energia e volevo sfruttarla per allontanarmi il pi possibile dal maledetto villaggio. Dubitavo che mi avrebbero inseguita, ma con quegli esaltati non potevo esserne certa. Se il prete me li avesse aizzati contro, forse avrebbero organizzato una caccia alla strega armati di forconi e roncole. Oppure di fucili.
E poi c'erano i droni. L'abbattimento di quello che aveva distrutto la baita e ucciso Livio non era passato inosservato e chi mi voleva morta mi avrebbe scovata, prima o dopo. Se il segnale del mio chip era ancora attivo, forse era questione di ore. Magari anche meno. Comunque, finch le forze non mi avessero abbandonato, avrei continuato a correre.
Correre s, ma per andare dove?
Mi accorsi di barcollare come ubriaca mentre il gelido crepuscolo invernale veniva inghiottito dalla notte. Avevo bruciato tutte le energie e adesso, allo stremo, incespicavo nei miei piedi. Arrancavo, ciondolando qua e l, sempre pi debole e stordita, finch mi schiantai in mezzo alla strada, incapace mi muovere un muscolo. Forse stavo per morire e non avrei pi rivisto Rico n Angela. Le lacrime mi scorrevano sul viso e non potevo trattenerle. Si sarebbero congelate, tramutate in ricami di brina, striando le mie guance. Chiss fra quanto tempo, passando di l, qualcuno avrebbe trovato il mio cadavere irrigidito. Uno zombie ibernato. La mia mente brancol smarrita per interminabili minuti.
Poi tutto divent buio.
Laura! Laura, mi senti? Fate qualcosa, per la miseria, non vedete che sta morendo?
Vieni via, Rico. Lasciali fare il loro lavoro. Lei  in buone mani, fidati.
Ero quasi fuori di me per l'angoscia, ma non feci resistenza quando mio padre mi allontan. Dalla soglia guardai i dottori che circondavano il letto in cui giaceva Laura, pallida da far paura, e capii che stavano lottando per salvarla. Che la mia presenza in quel momento era inutile.
Andiamo a bere qualcosa di caldo. Mi strinse leggermente il braccio, sorridendo.
Voglio restare.
Ci avvertiranno, appena si sar ripresa.
Lo seguii nell'area di ristoro e crollai su una panca, mentre lui riempiva due bicchieri di plastica al distributore automatico e poi veniva a sedersi accanto.
Tieni, mi sa che nei hai bisogno.
Annusai il liquido fumante. Cappuccino?
Una specie.
Bevvi un sorso e chiusi gli occhi, lasciando che la tensione accumulata durante quelle ultime ore fluisse via.
Andr tutto bene, vedrai.
Lo spero.
Non ti nascondo che le sue condizioni sono gravi, ma la migliore quipe medica di cui disponiamo si sta occupando di lei e non permetter che le succeda qualcosa.
Annuii. Certo.
Non dubitavo che avrebbero messo in atto tutte le loro conoscenze scientifiche e mediche per impedire che Laura morisse, ma anche a un profano come me risultava evidente che al nostro arrivo Laura era al lumicino. L'ipotermia era il minore dei suoi problemi, se paragonata al rapido deteriorarsi delle sue cellule dovuto alla mancata assunzione dei farmaci e al malfunzionamento degli organi interni.
L'avevamo trovata all'alba, seguendo il debole segnale emesso dal chip, e il medico venuto con noi le aveva prestato le prime cure. Poi c'era stata la folle corsa contro il tempo per raggiungere il centro e affidarla ai medici che avevano dotato la stanza delle apparecchiature e di quanto occorreva. Neanche per un attimo Laura aveva ripreso conoscenza durante il viaggio. Non si era accorta di me che le tenevo la mano, n delle flebo o delle varie trasfusioni a cui era stata sottoposta. Ma il cuore batteva e il cervello funzionava, bench fosse difficile, allo stato attuale, sapere se avesse o meno riportato danni e di quale entit. L'avremmo saputo solo al momento del risveglio.
Cosa pu aver provocato un collasso tanto rapido?
Forse un errore di calcolo. Quando si fanno esperimenti genetici cos complessi spesso si va incontro a degli imprevisti. In questo caso la degenerazione cellulare si  verificata con largo anticipo. Non sempre si riesce a determinare con esattezza la modalit degli effetti collaterali. Si fanno tentativi e si aspetta di vedere cosa succede.
Potrebbe essere questo il motivo per cui hanno cercato di ucciderla? Volevano cancellare un esperimento mal riuscito?
 possibile. Malgrado i progressi, stiamo procedendo ancora a tentoni.
E se qualcuno muore, amen.
I fallimenti servono a far capire dove si sbaglia e a evitare che accada di nuovo. Il cammino della scienza deve andare avanti.
Come puoi essere tanto indifferente?
La mia non  indifferenza,  logica scientifica. Non approvo i loro metodi, ma da studioso comprendo le motivazioni da cui sono spinti.
Non posso credere che tu abbia accettato di fare parte di un progetto cos mostruoso.
Il progetto in s non era mostruoso. Almeno all'inizio, ci che si prefiggeva poteva risultare benefico per l'umanit. Poi lo spirito idealistico  stato travisato, deviato, e sempre pi si  corrotto fino a diventare quello che  adesso. Noi dell'Alfa stiamo tentando di riportarlo alle origini, ma esistono poteri forti che ostacolano il nostro operato. Poteri come l'Omega e un altro, pi occulto, come la Fondazione SECTRA.
Mai sentita nominare.
Pochi la conoscono. La sede  in Svizzera e il suo fondatore  un milionario eccentrico, un magnate dell'alta finanza che dirige le fila della fondazione dal suo ritiro blindato e segreto. Per anni ha ricevuto donazioni da ogni parte del mondo per portare avanti il programma di ricerca di cui si  fatto promotore senza che i soci sapessero quali erano gli scopi reali, e quando si  verificato il disastro planetario era ormai troppo tardi.
Cosa l'ha provocato?
Nessuno lo sa. Finora abbiamo sviluppato solo delle teorie. Tante congetture, ma zero certezze. Siamo alle prese con eventi su cui non abbiamo alcun controllo.
Per gli esperimenti non sono stati interrotti.
Perch speriamo che ci portino una soluzione.
State brancolando nel buio, non vi rendete conto?
Ci sono possibilit che le cose cambino, in futuro.
E intanto il mondo va a rotoli.
Uomini come te, domani, potrebbero fare la differenza.
Sono soltanto un ragazzo e non voglio avere a che fare con questa storia.
Temo che tu ci sia dentro, volente o nolente.
Appena Laura potr muoversi ce ne andremo.
Sarebbe troppo rischioso per te e per lei. Quelli che le danno la caccia non si fermeranno e tu sei un elemento prezioso del protocollo a cui non vorranno rinunciare. Noi abbiamo creato le basi della mutazione, ma loro l'hanno sviluppata, investendo tempo e denaro che non sono disposti a perdere. Vuoi davvero che ti innestino un altro microchip?
Far in modo che non uccidano Laura e che non mi prendano.
Potresti anche riuscirci, almeno per un po', ma sarai costretto a tagliare tutti i ponti dietro di te e diventare un fuggiasco a vita. Forse tu sei pronto a farlo, ma la tua ragazza?
Non  una decisione che devo prendere adesso.
Mi sorrise. No, infatti, e sono sicuro che pensandoci ti renderai conto che sarebbe uno sbaglio andartene.
Uno dei medici si affacci sulla porta e ci interruppe.
La tua amica si  svegliata e chiede di te.
Balzai in piedi e mi precipitai fuori, obbligando mio padre e il dottore a correre per starmi dietro. Un minuto dopo irruppi nella stanza e fui accolto dal sorriso di Laura. Mi fece pena vederla attaccata a tutti quei macchinari, con tanti tubicini che la facevano somigliare a una creatura aliena, ma ricambiai il sorriso.
Rico.
La sua voce era fievole, ma aveva un suono cos dolce che mi sentii sciogliere come un cono gelato ad agosto.
Laura.
Volevo abbracciarla, baciarla, stringerla, per mi limitai a prenderle la mano e ad accarezzarla piano.
Mi dispiace. Mi dispiace tanto. Sono stata ingiusta e ti chiedo perdono.
Non prenderti tutto il merito. Anch'io ho la mia parte di colpa.
Rise e poi toss. Che posto  questo? Non  un centro Omega, vero?
No, ma  qualcosa di simile. Anche qui si fanno ricerche ed esperimenti.
C' da fidarsi?
Per il momento non abbiamo scelta.
Con un tempismo perfetto mio padre entr in scena e mi si affianc con un gran sorriso, circondandomi le spalle col braccio.
Piacere di conoscerti, Laura. Sono il padre di Rico e vicedirettore di questa sezione Alfa.
Lei pass lo sguardo dall'uno all'altro, sconcertata dalla notizia.
Credevo che tuo padre fosse morto.
Sergio  il mio genitore biologico. L'ho conosciuto solo di recente. E gi che siamo in tema di rivelazioni, ho anche un fratello.
Alex, per la precisione. Entr sorridendo e notai la smorfia di Laura alla vista della dentatura. Chiss come avrebbe reagito vedendolo con la tuta di pelle nera e la cresta arancione. E cos tu sei la ragazza di Rico. Fantastico.
Dov' Ralph?
Sta distruggendo i miei anfibi per vendicarsi, ridacchi lui.
Chi  Ralph?
Il mio cane.
E da quando ne hai uno? Troppe notizie tutte in una volta la stavano mettendo in agitazione. I suoi occhi saettavano da una faccia all'altra in cerca di spiegazioni.
Da un po'. Ti racconto tutto pi tardi, okay?
Lei sospir. Sono proprio curiosa di sentire questa storia.
E io di sentire la tua.
Mio padre assunse la sua aria pi professionale.
Laura ha bisogno di riposo, adesso. Venite, ragazzi.
Ero gi sulla porta quando lei mi richiam. Rico!
Tornai indietro. Dimmi.
Sicuro che vada tutto bene? Mi sembri strano, diverso...
Sono successe delle cose che hanno cambiato me e te, ma ci che provo non  cambiato. Le posai un bacio sulla fronte. Adesso dormi.
Tu sei qui vicino?
S, sono qui.
Sorrise, mentre gi scivolava nel sonno. Ti amo, Rico, sussurr.
Ti amo anch'io.
Fuori c'era soltanto Alex. Irritante con la sua aria sorniona.
Laura  davvero carina. E sembra anche un tipetto sveglio. State insieme da tanto?
Abbastanza. Non mi andava di parlare della nostra storia. Anzi, non mi andava di parlare e punto, ma Alex pensava che essere il mio fratello maggiore gli desse il diritto di farsi i fatti miei.
Dai tempi della scuola, giusto?
Pi o meno. Perch chiederlo, se lo sapeva?
Sei sempre cos reticente?
Solo coi rompiballe.
Scoppi a ridere. Socievole come un orso, il mio fratellino.
E pure altrettanto incazzato, se vuoi saperlo.
Per cosa?
E me lo chiedi? Contai sulle dita. Sono stato rapito, sottoposto a esperimenti, trasformato in un mutante dalla forza sovrumana e bestiale, scopro di avere un padre e, ciliegina sulla torta, persino un fratello. Devo andare avanti?
Mi ferm con un gesto. Okay. Okay, ho capito. Non hai preso bene la faccenda dell'adozione e ti ruga di essere stato tenuto all'oscuro di tutto. Ti senti escluso e pensi che io abbia avuto ci che a te  mancato, ma  qui che ti sbagli. Senti, mi  venuta fame. Andiamo a mangiare, cos ti racconto.
Non mi volevo allontanare da Laura, ma dato che dormiva stare l a ciondolare mi parve una pessima idea e accettai, pi per curiosit che per fame, l'invito di Alex.
La mensa era quasi deserta. L'ora del pasto era passata da un pezzo e i ritardatari, quattro o cinque, erano seduti a tavola. Prendemmo vassoi, bicchieri e posate di plastica e gironzolammo alla ricerca di qualcosa che fosse commestibile. Nelle vasche c'erano intrugli vari e poco appetitosi, ma riuscii a trovare della zuppa, carne e verdure, a cui aggiunsi una specie di budino tremolante color cioccolato. Alex mi aveva preceduto e gli sedetti di fronte, dando un'occhiata al suo vassoio straripante di cibarie.
Lui scrut il mio e ridacchi. Sei a dieta?
Nessuno ti ha insegnato a farti i cavoli tuoi?
Che brutto carattere.
Chiss da chi l'avr preso.
Sembr riflettere seriamente sulla mia osservazione e aggrott la fronte, poi scosse il capo. Davvero non saprei. In fondo siamo fratelli solo a met, dato che abbiamo madri diverse, ed  normale che le nostre somiglianze siano cos indefinite.
Che fine hanno fatto? Le nostre madri biologiche, intendo.
Non ne ho la pi pallida idea. Anche se sono stato rintracciato un po' di tempo prima di te, in pratica so poco o niente.  un dettaglio di cui lui non parla mai, ma ritengo che entrambe fossero state scelte per le loro caratteristiche genetiche e inserite nel programma di inseminazione artificiale. Nostro padre  stato un donatore molto attivo.
Mi devo aspettare che compaiano altri fratelli o sorelle?
Potrebbe succedere, ma non tutti i figli nati dal programma sono stati selezionati come noi due. Alcuni si sono persi nel marasma causato dall'invasione, altri ancora saranno stati soppressi perch giudicati non idonei. Comunque siamo tanti, se si tiene conto degli altri donatori e delle riproduttrici. Siamo il prototipo delle future generazioni.
Non riesco a sentirmi orgoglioso di questo.
Invece dovresti, perch  veramente un progetto grandioso.
Com'era la tua famiglia di adozione?
Simile alla tua. I criteri di scelta erano molto rigidi e i candidati dovevano rispettare determinati requisiti per ricevere i bambini. Famiglie unite, solide basi culturali, standard economico medio-alto, nessun figlio. E la rinuncia a ogni diritto sull'adottato.
E magari ricevevano pure un congruo compenso per la collaborazione.
S, c'erano degli incentivi, ma non era l'interesse a motivare le famiglie. Come ti ho detto, solo le coppie giudicate pi idonee ottenevano i bambini.
Quindi non avevo alcun legame di sangue col mio fratellino.
Esatto. Il programma non prevedeva che due consanguinei entrassero a far parte della stessa famiglia.
Allontanai il piatto col budino, nauseato. Un vero schifo.
Prendi un altro dolce.
Mi riferivo al fottuto programma.
Il cicalino da polso emise un segnale e lui si alz. Ci vogliono in sala controllo.
Vai tu. Io torno a vedere come sta Laura.
Ci andrai dopo. Adesso devi venire con me.
Lo seguii di malavoglia. E chi sei tu per darmi ordini?
Credimi, Rico, sar tutto pi facile se collabori.
La sala controllo somigliava al ponte di comando di un'astronave, con le pareti tappezzate di schermi, console e luci lampeggianti. Un apparato da fantascienza che probabilmente mi avrebbe impressionato, se non avessi avuto altro per la testa.
Appena entrati, ci venne incontro nostro padre.
Sta succedendo qualcosa, a nordest della citt. I nostri sensori stanno registrando attivit intense in quell'area. Stiamo ancora analizzando i dati, ma sembra proprio che sia in atto uno scontro.
Guardai lo schermo principale su cui una miriade di puntini rossi convergeva verso un grosso schieramento di puntini blu, inframmezzato da altri puntini rossi e qualche sprazzo giallo. Sullo sfondo un quadrato arancione. Stavo assistendo alla battaglia tra le forze della resistenza e gli zombie per la conquista del deposito di armi. Fra quegli anonimi puntini rossi c'erano gli amici che avevo abbandonato, le persone a me pi care dopo Laura, che forse sarebbero morti. E io avevo infranto la promessa di proteggerli.
Bisogna aiutarli.
Dicci quello che sai, Rico.
Ovvio che avesse indovinato. La mia faccia era un libro aperto.
Prima che lasciassi il rifugio c' stata una riunione in cui il comandante ha deciso di sferrare un attacco contro gli zombie creati in laboratorio per impedire che si impadroniscano dell'arsenale. Ho cercato di farlo ragionare e di evitare un'inutile carneficina, ma invano. L ci sono i miei amici e non posso stare a guardarli morire.
Temo che non sia possibile intervenire. Questa  una sezione scientifica e non disponiamo di unit combattenti. Abbiamo soltanto degli agenti di sicurezza col compito di proteggere il sito.
Allora andr da solo.
Vuoi farti ammazzare anche tu?
Ci deve essere un modo per aiutarli! La furia mi stava montando dentro, ingovernabile come una valanga e altrettanto letale.
Calmati o ti faccio portare fuori da tuo fratello. Non ti permetter di fare danni qui dentro solo perch sei incapace di controllarti.
Mi stavo alterando e, attraverso la fuliggine rossastra che mi offuscava gli occhi, scorsi qualche faccia preoccupata, oltre a quelle di mio padre e mio fratello.
Posso farcela, ringhiai a denti stretti, attingendo a tutta la mia volont per dominare quella forza primitiva e selvaggia. Non fu facile, ma ci riuscii.  passato. Respirai a fondo e rilasciai i muscoli.
Bene. Adesso vediamo cosa si pu fare. Si avvicin a una console e la donna che la occupava gli cedette il posto. Digit rapidamente sui tasti e apparve una schermata. Ecco, il sito pi vicino all'area del deposito  dotato di unit combattenti. Digit di nuovo. L'ho messo in allarme e la conferma dovrebbe arrivare... s, eccola qua. Sono pronti a intervenire subito e saranno sul posto entro una decina di minuti.
Non mi bastava. Voglio andarci anch'io.
Neanche per sogno. Stiamo soccorrendo la Resistenza, il che va contro tutte le nostre regole, per soddisfare un tuo capriccio, ma non lascer che tu metta a rischio la tua vita. Rico, dove vai?
Ero gi sulla porta quando Alex mi raggiunse. Lo guardai torvo, senza fermarmi.
Hai proprio voglia di menare le mani, eh?
Lo ignorai.
Vengo con te. Ci serve un blindato, armi e attrezzatura varia. So dove prenderli.

11.

Strade di fuoco.

L'acceleratore era morbido e il blindato schizz avanti con un rombo appena la paratia si spalanc. Le ruote stridettero sulla piattaforma di metallo zigrinato, mentre lo guidavo fuori a tavoletta. Poi slittarono sul ghiaccio e il pesante mezzo sculett un paio di volte prima che ne riprendessi il controllo.
Perch non hai lasciato guidare me?
Perch sei lento come una lumaca.
Ma per piacere! Guidavo gi quanto tu portavi ancora il pannolino.
Sorrisi alla facezia e con una derapata inforcai la strada, bianca di neve e gelo, seguendo le indicazioni del navigatore anche se sapevo dove dirigermi. Non mi potevo sbagliare; i guizzi di luce e il fragore delle esplosioni che facevano vibrare il terreno erano segnali inconfondibili della battaglia.
L'altra squadra  gi sul posto?
Alex aggiust l'auricolare. Ci sono disturbi sulla linea, ma li ricevo e s, stanno prendendo posizione.
Il navigatore and in tilt e il blindato sobbalz a uno scoppio pi forte.
Sui lati della strada c'erano case sventrate, gusci vuoti senza vita, ma davanti a noi c'era l'inferno e persino nella cabina insonorizzata echeggiava il frastuono degli spari e delle deflagrazioni.
Il cielo era rosso per gli incendi e striato di nero per il fumo. L'aria era opaca, attraversata da improvvise sciabolate di luce, fischi e sibili di proiettili che ci piovevano intorno e aprivano crateri nell'asfalto. Ne evitai uno con una brusca sterzata e Alex imprec.
Cos ci farai ammazzare!
Non vedo un accidente! A parte una massa confusa di sagome e ombre.
Per poco non investii un tizio che mi si era parato dinanzi all'improvviso, emerso dalle fiamme e dalla cortina di fumo. Mi inve contro sbracciandosi, ma senza accennare a spostarsi. Frenai e abbassai il finestrino, sporgendo fuori la testa, e lui si accost.
Non potete andare oltre, avvis. Il nemico ha fatto barricate e il fuoco di sbarramento  sostenuto. Da quella parte, a circa mezzo chilometro, c' la centrale di comando.
Sono arrivati i rinforzi?
Finora abbiamo fatto tutto da soli e le stiamo prendendo di brutto. L'unit pi avanzata si sta ritirando. Se riesci a parlare col comandante, diglielo che abbiamo fatto del nostro meglio, ma che senza un intervento di rincalzo non  possibile tenere la posizione.
Lo far. Grazie per le informazioni.
Ripartii, deviando su un tratto scoperto col tuono dell'artiglieria pesante che mi spaccava i timpani.
Chiudi quel finestrino! url Alex.
Lo feci e il fragore si smorz. Un missile ci pass sopra e and a esplodere sulle macerie di un edificio. La fiammata lamb il blindato e lo spostamento d'aria ci fece quasi ribaltare. La visuale era limitata da una serie di costruzioni, ma la battaglia infuriava vicino. Cos vicino che quando passai in un varco il nostro mezzo divent un bersaglio. Qualcuno cominci a spararci contro e il tonfo dei proiettili che si conficcavano nella corazza a triplo strato sembr una grandinata.
Vai, Rico!
Neanche avessi bisogno d'incoraggiamento, pensai accelerando per toglierci dalla linea di tiro. Ma dove cavolo era la fottuta centrale di comando?
Bum. Bum. Bum.
Il blindato resisteva, ma sotto il fuoco incrociato dell'artiglieria sarebbe stato un miracolo se non fossimo saltati in aria. Tutto intorno a noi bruciava. Il fumo era cos denso da impedirmi di vedere e i fari non erano granch d'aiuto.
L! Passa l in mezzo!
Lanciai il veicolo fra rottami incendiati e carcasse informi, zigzagando in una specie di folle danza per confondere le centraline di guida, e dopo un tempo interminabile raggiunsi una zona di relativa calma dove c'erano le nostre postazioni. Arrestai il blindato dietro un riparo e spensi il motore.
Alex sospir. Dimmi di nuovo perch siamo qui.
Nessuno ti ha costretto a venire. Spalancai lo sportello e scesi per prendere armi e munizioni dal bagagliaio.
Mi sento responsabile di te. Nostro padre vuole che ti protegga e Dio solo sa perch, vista la tua propensione per il suicidio.
Mi sono sempre arrangiato da solo e posso continuare a farlo.
Adesso non pi. Siamo una famiglia.
Balle. Gli misi fra le braccia mitra e caricatori, poi ne presi un paio e mi avviai spedito con lui alle calcagna. Sopra di noi volavano elicotteri che sciabolavano di luci l'aria fumosa. Nostri, dato che non ci sparavano. Oppure semplici ricognitori.
Qualcuno sbuc dalla postazione per venirci incontro.
Rico! esclam.
Marco! Andai ad abbracciarlo.
Me lo sentivo che saresti venuto. Pos lo sguardo su Alex. Lui chi ?
Mio fratello. Li presentai e si strinsero la mano, studiandosi a vicenda.
Un fratello, eh? Aggrott la fronte.
Sono accadute parecchie cose di cui non ti ho parlato, in questo ultimo periodo.
Mi racconterai pi tardi. Andiamo. Ci precedette nel vallo trincerato, facendo strada fra batterie di missili e tiratori appostati. Gli scontri pi cruenti avvenivano fra le case, a una certa distanza da l.
Come va la battaglia?
Male. Del resto, tu l'avevi previsto. Stiamo perdendo terreno e fra poco dovremo ripiegare combattendo. Guido sta coordinando le operazioni.
Gli altri?
Si strinse nelle spalle. Non so dove siano. Leo ha tentato una sortita alcune ore fa e abbiamo perso i contatti.
Vidi rosso. Guido ha lasciato che Leo guidasse la mia squadra in un'azione suicida?
Non  pi la tua squadra... Ehi, ma dove vai?
Ad ammazzare quell'idiota!
Irruppi come un tornado nella centrale operativa. Stesi due che volevano fermarmi e piombai addosso a Guido sotto gli occhi sbalorditi degli operatori. Lo afferrai, sollevandolo di peso dal sediolino, e lo scrollai per bene, prima di scaraventarlo contro il terrapieno. L'avrei ucciso davvero se Alex non mi avesse impedito di saltargli alla gola e strozzarlo.
Torna in te, Rico. Controllati.
Lasciami!
Marco mi guard incredulo. Sei impazzito?
Dominai a stento l'onda di rabbia. Mi dispiace.
Intanto Guido si rialz e mi si fece incontro bellicoso. O non l'avevo strapazzato abbastanza, o era pi coriaceo di quanto pensassi.
Questa me la paghi! sibil, sferrando un pugno diretto alla mia faccia.
Aspettavo quella mossa e reagii alla velocit della luce, mandandolo lungo disteso e, questa volta, tramortito sul serio.
Imbracciai il mitra. Andiamo, c' del lavoro che ci aspetta.
Che hai intenzione di fare?
Recuperare i miei amici.
Vengo con voi, propose Marco.
No, tu resti qui e ci procuri un bel fuoco di copertura.
Guard il bell'addormentato. Cosa faccio quando si sveglia?
Rimettilo a nanna.
I combattimenti infuriavano intorno a noi.
L'avanzata dell'esercito di zombie era inarrestabile e le forze della resistenza perdevano terreno a poco a poco, lasciandosi dietro una scia di cadaveri. Si combatteva strada per strada, casa per casa, tra le fiamme ruggenti e le esplosioni, il crepitare delle armi automatiche e il sibilo dei missili, col tuonare delle batterie che frastornava e stordiva.
L'arsenale era stato preso e ora le avanguardie nemiche respingevano, annientandoli, i nostri asserragliati in difesa. Ma se la battaglia principale si combatteva l, altri focolai di feroci scontri si erano accesi in citt. Nel buio si vedevano i bagliori degli incendi disseminati nell'area metropolitana e non era difficile immaginare la violenza del conflitto.
Ricevi qualcosa? domandai tra una raffica e l'altra, mentre correvamo in quell'inferno senza fine.
Capto un segnale, davanti a noi. Debole ma continuo.
Sono loro.
Non puoi esserne sicuro.
Da dove proviene?
Dall'edificio laggi, a ore dodici.
Andiamo a dare un'occhiata.
Lo precedetti falciando zombie. Esaurite le munizioni inserii un altro caricatore e continuai a correre e a sparare. Gli zombie erano lenti come gli altri, anche se pi organizzati, e da qualche parte la catena di comando doveva essersi interrotta perch agivano senza coordinazione. Privi di ordini erano disorientati e confusi.
La costruzione che un tempo aveva ospitato uffici era circondata da uno spiazzo e da un muro di cinta sbreccato. Il cancello era divelto e lo superai con un balzo.
Attento! grid Alex.
Mi scansai con un guizzo, evitando per un pelo il veicolo sbucato dal buio e lanciato a tutta velocit. Cos veloce che and a schiantarsi contro il muro e ne abbatt un tratto, prima di fermarsi in un groviglio contorto e fumante. Gli occupanti scesero sparando, ma noi eravamo pronti e i nostri tiri precisi li centrarono, facendoli cadere come birilli.
Strike! Alex era eccitato quanto me.
Muoviti!
Ci appostammo all'ingresso. Se Leo e gli altri erano asserragliati dentro bisognava aspettarsi di esser presi a mitragliate. C'era buio, ma il posto non era deserto. Alex indic l'auricolare e segnal la ricezione, facendo un cenno col capo. Andai avanti per primo, in punta di piedi per non calpestare i vetri rotti e detriti vari che ricoprivano il pavimento. Dietro di me veniva Alex, in posizione leggermente laterale per coprirmi il fianco. Alla mia destra avevo la parete, perci non mi dovevo aspettare attacchi da quella parte.
Mi fermai e feci scorrere attorno lo sguardo. I miei occhi, perfettamente adattati all'oscurit, videro delle armi spuntare da barricate di fortuna. Anche Alex le vide e si ferm.
Leo, so che siete l. Venite fuori.
Confabularono fra loro, indecisi sul da farsi.
Coraggio, amici, uscite. Sono Rico, potete fidarvi.
Chi c' con te? Ovvio che Leo non si fidasse.
Lui  Alex.
Come ci avete trovati?
Col localizzatore. Marco ci ha detto che eravate dispersi e siamo venuti a prendervi.
Leo decise di farsi vedere e punt la torcia che teneva nascosta sulla mia faccia, poi su quella di Alex. Parve soddisfatto dell'esame.
Ci sono due feriti. Uno grave, l'altro meno, ma non pu camminare.
Vengo a vedere. Mi rivolsi ad Alex. Resta di guardia.
Scavalcai la barricata e mi accucciai per dare un'occhiata. Mario era il pi malconcio, per era cosciente e mi sorrise. Il secondo era Manuele, a cui una scheggia era penetrata nella coscia. Per fermare l'emorragia gli era stato messo un laccio emostatico, ma gli serviva un intervento. Notai che Giulia aveva la tuta strappata e sporca di sangue.
Sei ferita anche tu?
Sono stata morsa.
Dove?
Scopr il braccio e vidi il segno sulla pelle bianca. Abbastanza profondo e slabbrato. Presi il disinfettante dal kit e lo sparsi, poi applicai garza e cerotto.
Hai preso la tua dose di antidoto, vero?
Abbass il capo con aria colpevole. No. L'ho ceduta a un bambino che era rimasto senza.
Okay, non facciamone un dramma. Il vaccino agisce anche dopo, quindi baster assumerne una dose appena saremo al sicuro.
Siete venuti con un mezzo? si inform Leo.
Impossibile circolare col casino che c'. Siamo appiedati.
Cosa? E in che modo pensi di portarci fuori da qui?
Alex mi risparmi di rispondere.
Dobbiamo muoverci in fretta, Rico. La nostra presenza non  pi un segreto.
Portare via due feriti da quell'inferno sarebbe stato arduo, ma nemmeno potevamo restare. C'era una sola possibilit: Alex e io avremmo portato un ferito ciascuno e gli altri ci avrebbero coperti durante la ritirata.
Poco dopo eravamo pronti e lasciammo l'edificio, appena in tempo prima che fosse colpito da un missile ed esplodesse scagliando detriti ovunque. Mi girai a guardare e vidi che lo scoppio aveva coinvolto un gruppo di zombie, che adesso barcollavano bruciando. Lucio e Tom li abbatterono, ma ne giunsero ancora e ci inseguirono, attirati dall'odore di carne fresca. Giulia scaric il suo lanciagranate e li stermin, ma rimase indietro e mandai Lucio a riprenderla.
Bisogna restare uniti! ringhi Alex.
Pi veloci, ragazzi.
Leo spar alcune raffiche, poi l'arma si incepp e lui la gett via con un'imprecazione. Gli passai uno dei miei fucili e due caricatori.
Non sprecare colpi. Siamo a corto di munizioni.
Fece una smorfia e riprese a sparare nel mucchio. Passare attraverso la cortina di fuoco nemico ci mise a dura prova ed eravamo stremati quando finalmente raggiungemmo le nostre linee che ancora resistevano e fornivano protezione ai ripiegamenti. C'erano molti feriti e il servizio sanitario organizzava i trasporti coi pochi mezzi a disposizione, ma le notizie che arrivavano dalla citt erano sconfortanti.
Marco ci venne incontro affannato.
Ce l'avete fatta!
Mario e Manuele hanno bisogno urgente di cure e Giulia  stata morsa. Le serve dell'antidoto.
Siamo nel casino pi totale. Guido  andato nel panico e nessuno sa che fare.
Dove sono finiti tutti?
Scappati. Qualcuno  venuto a dire che la situazione in citt  disperata e che gli zombie sono penetrati nel rifugio, dopo averlo bombardato. Devi assumere il comando, Rico, e portarci via da questo macello.
Prendere il comando?
S, torna a guidare la squadra. Per favore.
Guardai Alex e lui assent.
Li portiamo all'Alfa.  il posto pi sicuro e i feriti potranno essere curati.
Aspettavano la mia decisione. Persino Leo, e non volli deluderli.
Okay. Per dobbiamo procurarci dei mezzi di trasporto. Il blindato non pu trasportare tutti.
Me ne occupo subito, afferm Alex.
Marco ci port da bere e ci rilassammo un poco. Mario era smorto e sofferente, quasi privo di conoscenza, ed ero molto preoccupato che non arrivasse vivo al centro. Manuele scherzava con Giulia per rincuorarla e io cercai sul suo viso qualche segno premonitore. Forse i suoi anticorpi avrebbero contrastato l'insorgere dell'infezione, ma per quanto ancora?
Mi stai a sentire? Marco mi stratton la manica.
Scusa, mi ero distratto.
Silvia  sparita e Sandro, uscito a cercarla,  sparito anche lui.
Sospirai. Silvia  morta ed  probabile che Sandro abbia fatto la stessa fine. C'erano zombie intorno al rifugio.
Tutto questo  successo per causa tua. Se non te ne fossi andato...
Mi dispiace. Che altro potevo dire?
Ci siamo sentiti traditi. Noi ci fidavamo di te.
Avevo ottime ragioni per lasciarvi.
Ce le farai conoscere, un giorno?
Lo prometto.
Arriv Alex di corsa. Mezzi di trasporto pronti.
Forza, carichiamo i feriti e partiamo.
L'operazione richiese poco tempo. Avevamo tutti fretta di abbandonare la postazione ormai indifendibile, anche se le batterie ci fornivano ancora una copertura sufficiente. Ordinai la ritirata appena ce ne fossimo andati e montai alla guida del blindato, mentre Alex si mise al volante del secondo. Lasciai che prendesse il comando del piccolo convoglio e ci allontanammo a velocit sostenuta, travolgendo e stritolando gli zombie che ci ostacolavano.
Guardai Marco seduto al mio fianco. C' la possibilit di recuperare qualcun altro dei nostri?
Possiamo tentare. Pi avanti c' una centrale operativa. Se non  stata evacuata, forse troveremo dei superstiti.
Avvisai Alex di rallentare e lui mi mand a quel paese.
La centrale a cui arrivammo poco dopo non era che un ammasso di rovine fumanti e la nostra speranza di trovare qualcuno vivo naufrag. A meno che non fossero fuggiti, erano tutti morti sotto le macerie. Passai oltre con una brusca accelerata, giusto una manciata di secondi prima che un missile deflagrasse e facesse sobbalzare il veicolo. La vampata ardente ci sfior.
Magari si sono salvati, ipotizz Marco.
Torner a cercarli.
Leo sbuff. Ti stanchi mai di fare il supereroe?
E tu ti stanchi mai di fare lo stronzo?
La tregua era infranta. Leo non mi era grato per avergli salvato le chiappe. Lui, la gratitudine neanche sapeva cosa fosse.
Pigiai rabbioso l'acceleratore per tenere dietro al mio fratellone che guidava come un forsennato e un violento sobbalzo mand Leo a urtare il tettuccio.
Ahia! Sta' pi attento.
Sorrisi nel buio dell'abitacolo e Marco sogghign.
Poi le ruote slittarono sul ghiaccio e la derapata port il blindato sull'orlo di un cratere aperto da un missile schiantato sulla strada. Evitai per un pelo di caderci dentro e feci un testacoda, riprendendo il controllo e sfrecciando sulla scia del veicolo che ci precedeva, le cui luci posteriori si vedevano appena. Il peggio era alle nostre spalle, ma ci trovammo nel bel mezzo della fuga disordinata di altri veicoli e gente che correva a piedi, di zombie che barcollavano disorientati, fra scoppi di granate, mentre nel cielo volavano elicotteri e altri velivoli non identificati. E il mezzo di Alex non era pi visibile, inghiottito dal marasma.
Ti sei perso, genio?
Inchiodai per non investire due tizi sbucati da chiss dove e con una accelerata passai oltre. Un sorpasso dopo l'altro recuperai lo svantaggio e finalmente ecco di nuovo il SUV. Sistemai l'auricolare. Adesso la ricezione era migliore.
Sono dietro di te, fratellone.
Meno male, cominciavo a preoccuparmi. Stammi in coda, okay? Siamo quasi arrivati.
Tranquillo, non ti mollo.
Avviso del nostro arrivo.
Chiusi il contatto quando ci addentrammo nella zona industriale, passando in mezzo a capannoni fatiscenti ed enormi montagne di rifiuti su cui la neve aveva steso un pietoso sudario. Il fragore della battaglia era smorzato dalla distanza e anche i guizzi di luce che solcavano il cielo sembravano spettacolari aurore boreali, visti da l.
A bordo c'era silenzio. Anche Leo taceva e si guardava attorno curioso mentre imboccavo, in coda al SUV di Alex, l'accesso all'edificio dove a diversi livelli sotterranei si trovava il bunker. Varcate le porte scorrevoli e presa posizione sulla piattaforma, iniziammo a scendere.
Che razza di posto  questo? chiese Leo. Dove ci hai portati?
In un centro di ricerca e medicina della sezione Alfa.
Allora esistono i centri Alfa. Non sono una leggenda.
Sono stati fondati prima dei centri Omega, ma tenuti segreti.
E tu come l'hai scoperto?
Te lo dir, se avr il permesso.
Perch tanti misteri se hai niente da nascondere?
La vuoi chiudere quella cacchio di bocca? sbott Marco.
Leo ammutol e io sorrisi. Mi piaceva quando Marco faceva il duro.
La piattaforma si arrest e la paratia scorrevole si spalanc, rivelando l'unit medica che ci aspettava con lettighe e personale.
Quando la presi in braccio, Giulia mi guard spaventata.
Andr tutto bene, fidati, le assicurai adagiandola sulla lettiga.
Una giovane dottoressa si avvicin. Quanto tempo fa  stata morsa?
Alcune ore.
Non puoi essere pi preciso?
Giulia rispose per me. Saranno almeno cinque.
L'espressione della donna non mut, segnando le informazioni sulla scheda, ma indovinai che in quelle cinque ore l'infezione si era diffusa e il margine per salvarla era scarso.
Faremo il possibile, sussurr mentre Giulia veniva portata via, e io annuii col cuore stretto.
Esamin poi Mario, privo di conoscenza, e Manuele. In sala operatoria, presto!
Sparirono al di l di una porta scorrevole e noi restammo l a scambiarci sguardi preoccupati finch arrivarono due veicoli elettrici agganciati come un trenino e guidati da una tuta azzurra.
Voi, venite con me, disse il tizio indicando la combriccola.
Marco esit e mi gett un'occhiata. Era spaesato e non sapeva cosa aspettarsi.
Andate, ragazzi, esortai. Ci vediamo pi tardi.
Appena salirono a bordo, l'uomo ai comandi sganci il primo vagoncino e part. Alex e io prendemmo posto sul secondo che si mosse dolcemente, ronzando.
Il boss ci aspetta in sala riunioni. Me l'ha comunicato poco fa.
 successo qualcosa?
Non  sceso in dettagli, solo che vuole vederci. Soprattutto te.
Allora si tratta di Laura.
Mi sentivo in colpa per averla lasciata sola. Infrangere le promesse era diventata un'abitudine e dovevo smettere di farne se non ero certo di poterle mantenere. L'elenco delle bugie e dei tradimenti stava diventando troppo lungo, anche se non mi mancavano le giustificazioni. Come supereroe ero un vero fallimento.
Che ti prende, fratellino?
Me lo diresti se fosse accaduto qualcosa di brutto a Laura?
Certo che te lo direi, per il boss non si  sbottonato.  cos, credimi.
Gli credevo, ma questo non mi fece sentire meglio.
Anzi, and peggio quando entrammo, perch c'era anche nostro padre e il suo sorriso non mi ingann neppure un istante. C'era da bere e da mangiare sul tavolo e Alex si serv.
Vuoi qualcosa, Rico?
Non ho fame.
Almeno siediti, per favore.
Credevo che dovessimo parlare, non fare merenda.
Il boss assent. Infatti, ma dovresti rilassarti.
Sbuffai e sedetti. Okay, sono rilassato.
Avanti, diglielo, Sergio. Sta diventando nervoso.
Qualcuno ha tentato di uccidere Laura. Un agente infiltrato della concorrenza si  introdotto nella sua stanza e le ha iniettato un mix di tossine letali. Per fortuna un assistente l'ha visto uscire e ha dato l'allarme, cos  stato possibile intervenire per salvarla. L'uomo  stato preso, ma non siamo riusciti a interrogarlo perch si  ucciso col cianuro.
Mio fratello smise d'ingozzarsi e aspett la mia reazione.
Come sta Laura? Tono neutro e calmo, ma dentro ero un vulcano pronto a esplodere.
Le sue condizioni sono stabili e non corre pericolo. In realt neppure si  resa conto di ci che succedeva.
Com' riuscito a entrare, il bastardo? Credevo che il sistema di sicurezza fosse impenetrabile.
Lo credevamo anche noi, ma deve essersi verificata una falla. Comunque, stiamo facendo controlli a tappeto sul personale interno e se ci sono altri elementi infiltrati lo scopriremo.
Mi alzai. Voglio andare da Laura. Adesso.
Il boss voleva trattenermi, ma mio padre lo dissuase con un'occhiata.
Certo, vai pure. Il rapporto ce lo far Alex.
Entrai nella stanza in punta di piedi e mi accostai al letto dove Laura dormiva, o almeno cos mi parve finch scatt per afferrarmi alla gola e inizi a stringere. Era forte per una che era stata sul punto di morire, ma io lo ero di pi e mi liberai.
Sono Rico, ansimai tenendo le sue mani nelle mie.
Mi guard battendo le palpebre. Rico? Oddio, mi dispiace. Ti ho fatto male?
Scossi il capo e la baciai piano sulle labbra. Erano fredde, ma morbide.
Dove sei stato? Ho chiesto di te, ma nessuno voleva dirmi dov'eri.
Scusa, so che non dovevo lasciarti, ma i nostri amici avevano bisogno d'aiuto. Fuori sta succedendo il finimondo.
Il solito Rico che non si tira indietro. Si pu sempre contare su di te.
Non  proprio vero, ma  carino che tu lo pensi.
Li hai poi salvati, i nostri amici?
Quasi tutti, ma ci sono dei dispersi.
E vorresti andare a cercarli.
Mi sento obbligato. Loro si fidano di me e non li voglio deludere.
Tuo padre  stato qui, mentre eri via, e mi ha raccontato la tua storia.  una brava persona e tu gli somigli molto.
Avete parlato parecchio, allora.
Abbastanza. Si sente in colpa per averti dato in affido e teme che tu gli serbi rancore.
Non sono pi arrabbiato con lui. Non lo giustifico, ma comincio a capire le ragioni della sua condotta e forse un giorno potr perdonarlo.
Quel giorno potrebbe essere troppo tardi. Perch non farlo subito?
Sorrisi. Ci penser.
Abbracciami, Rico. Se il presente  tutto ci che abbiamo, non ne voglio sprecare un solo attimo.

12.

Giulia stava male.
L'antidoto, malgrado le dosi massive, non aveva alcun effetto e i medici cominciavano a perdere le speranze di salvarla.
Lascerete che si trasformi? chiesi a mio padre.
Non guardarmi come se fossi responsabile di ci che le sta succedendo. Ti assicuro che stiamo facendo del nostro meglio.
Vi siete gi arresi? Tentate con qualcosa d'altro.
Se hai qualche idea sono pronto ad ascoltarti.
Il mio sangue  compatibile?
S, ma finora le trasfusioni non hanno funzionato.
Facciamo un tentativo.
D'accordo. A questo punto non potr arrecare danni gravi. Mi pos la mano sulla spalla. Vado ad avvisare gli assistenti.
Rimasto solo, indugiai qualche istante prima di entrare nella stanza dove Giulia, isolata sotto la tenda a ossigeno e attaccata a una miriade di tubicini, giaceva sofferente. I segni della necrosi si stavano diffondendo in modo assai pi rapido del normale e pensai che se gli anticorpi e i geni mutanti del mio sangue non avessero avuto effetto, per lei era davvero finita.
Rico.
Appena un bisbiglio. Il muoversi delle labbra screpolate nel pallore terreo del viso affilato in cui gli occhi sembravano enormi. Ne avevo visti tanti nelle stesse condizioni, ma non ci si abituava mai, e quando era qualcuno a cui si voleva bene lo strazio era anche peggiore.
Eccomi qua. Va un po' meglio oggi?
Per niente. Ho un aspetto orribile, vero?
Sei solo un pochino sciupata, ma presto sarai di nuovo bellissima.
Che bugiardo. Perch sei venuto? Non  orario di visite.
Infatti la mia non  solo una visita. Ho convinto mio padre e farti una trasfusione col mio sangue e fra qualche minuto ti verranno a prendere.
Mi donerai il tuo sangue?
Gi, cos dopo avrai i super poteri come me. Ti piace l'idea?
Non servir.
Cerca di essere pi ottimista, per favore, e non smettere di lottare.
Sono tanto stanca, Rico. Voglio solo che tutto finisca al pi presto.
Chi sei tu? Cosa ne hai fatto della battagliera Giulia che conoscevo?
La battagliera Giulia si  fatta mordere come una stupida e adesso ne paga le conseguenze.
Se non smetti subito di dire stupidaggini mi arrabbio. Gonfiai i muscoli e digrignai i denti strappandole un sorriso.
Va bene. Non potr essere pi brutta di cos.
Vedrai che sar meglio. Molto meglio di cos.
Giulia si addorment subito dopo la trasfusione e seguii con lo sguardo la lettiga su cui veniva portata fuori. Premetti le dita sulla garza e piegai il braccio, mettendomi seduto.
Resta sdraiato, ordin mio padre.
Lo ignorai. Fra quanto si vedranno gli effetti della trasfusione?
Non prima di un paio di giorni, sempre che ci siano i miglioramenti che speriamo. Mi controll la pressione. Vorrei che non ti facessi troppe illusioni. So che le vuoi bene, ma cerca di abituarti all'idea che potrebbe non farcela.
Anche Laura era in condizioni quasi disperate, eppure si sta riprendendo.
Sono casi diversi. E poi, non dimenticare che Laura dovr assumere farmaci per il resto della sua vita, e questo non pu certo considerarsi normale.
Scivolai dal lettino. Posso rivestirmi e andare?
Certo. Sei in buona forma, per uno che ha appena donato circa un litro di sangue, ma cerca di non strapazzarti.
Sulla porta, mentre infilavo il maglione, mi girai. Dove trovo i miei amici?
Qui vicino, in sala d'aspetto. E c' anche Ralph.
Grazie per quello che fai.
Sospir. Vorrei poter fare di pi.
Indugiai ancora. Esitavo a chiederlo, ma la curiosit prevalse.
Ci sono notizie della situazione all'esterno? Il pensiero di Pietro, Dino e Viola mi tormentava.
Le comunicazioni sono frammentarie e poco rassicuranti. I centri come il nostro possono resistere isolati anche per lunghi periodi, ma in citt e nelle zone del circondario la situazione  molto critica. Si continua a combattere e non oso pensare a quante vittime provocher questa guerra. Si avvicin per posarmi le mani sulle spalle. Prometti di non uscire, Rico.
Scossi il capo. Sai che non posso.
Sei pi testardo di un mulo.
Sorrisi. Ci vediamo, pap.
Ralph mi venne incontro a balzi, abbaiando festoso, appena mi affacciai sulla soglia. Mentre lo accarezzavo il gruppetto si gir verso di me e si apr, permettendomi di vedere Laura, Mario e Manuele seduti su carrozzelle. Ancora pallidi, ma tutto sommato mi parve stessero bene. Un sollievo dopo giorni d'ansia.
Marco mi offr una sedia.
Guarda che non sono malato.
Lo so, ma ti hanno cavato il sangue e non ti devi stancare.
Parli come mio padre.
Dai, dicci di Giulia.
Adesso riposa e sembra aver reagito bene, ma non sapremo se la trasfusione ha funzionato prima di un paio di giorni.
Laura si avvicin e mi prese la mano.  stato un bel gesto, Rico.
Niente di straordinario.
No, infatti, intervenne Leo. Ciascuno di noi era pronto a fare la stessa cosa.
Laura lo fulmin. Va' a farti fottere.
Quei due non potevano stare nella stessa stanza cinque minuti senza fare scintille.
Hai gi voglia di litigare, Leo?
Lui ha sempre voglia di litigare.
Invece io no.
Leo si fece avanti. Vorresti dire che non ti brucia che io abbia preso il tuo posto al comando della squadra? Il grande Rico non prova neanche un po' di invidia?
Mi alzai per fronteggiarlo. Non sono mai stato in competizione con te. E se la squadra vuole che tu stia al comando per me va bene.
Sogghign maligno. Che altruismo!
Senti, non sono il luogo n il momento per discutere. Lasciamo perdere, okay?
La questione deve essere risolta. Non pu restare in sospeso a tempo indeterminato.
E la risolveremo, ma non qui e adesso.
In che modo intendi farlo? Sai bene che se la metteremo ai voti sarai tu a vincere.
Quale alternativa proponi?
Propongo un duello. Ci affronteremo e il vincitore sar il capo.
Non potevo credere che volesse davvero sfidarmi e, dal modo in cui lo guardavano gli altri, nemmeno loro ci credevano. Ma faceva sul serio, glielo leggevo negli occhi, e la prospettiva di dargli una lezione mi attirava molto pi del lecito. Niente mi avrebbe dato pi piacere che pestarlo a sangue e gi sentivo il demone agitarsi dentro di me impaziente, per non sarebbe stato uno scontro leale e non volevo abbassarmi al suo livello.
Niente duelli. Sono pronto a cederti il comando, purch ti ritenga soddisfatto. Voglio farla finita con questa bega una volta per tutte.
Sapevo che non avresti accettato. Sei soltanto un vigliacco, Rico.
Laura scatt e Marco le imped di saltargli addosso. Ralph ringhi, mentre gli altri si scambiavano sguardi di sconcerto. Mi stava provocando, ma non avrei reagito.
Non rester ad ascoltare i tuoi insulti. Quando mi voltai, la sua mano mi artigli il braccio.
Se sei un uomo, combatti.
Sembrava la battuta di un vecchio film di cappa e spada, e probabilmente lo era, ma Leo non si rendeva conto che ormai era caduto nel ridicolo e che stava facendo una misera figura.
Se non levi subito quella mano te la stacco.
E se non lo fa lui, lo far io, minacci Laura.
Ti fai coprire le spalle da una femminuccia.
La gamba di Laura scatt fulminea e impatt sul ginocchio di Leo, che si pieg ululando. Mi hai spezzato la rotula! Cominci a girare in tondo saltellando e reggendo l'arto offeso, suscitando qualche sorriso divertito e poi sonore risate.
Non era abbastanza forte, idiota.
Spiacente di interrompere questa gustosa scenetta, ragazzi, ma devo scambiare due parole con Rico.
L'apparizione di Alex era arrivata a proposito e ne approfittai.
Che succede?
A parte la tua incapacit di tenere a bada quel piantagrane?
Questi non sono affari tuoi.
Lo diventano, quando il mio fratellino dimostra di non essere all'altezza.
All'altezza di cosa? Sai benissimo che potrei stenderlo con una mano sola e a occhi bendati.
Io lo so, ma lui a quanto pare no, e dovresti dargli una dimostrazione della tua superiorit fisica.
Con la violenza? Se ben ricordo sei stato proprio tu a dire che dovevo imparare a dominare i miei istinti brutali.
Se vuoi essere il loro leader e fare in modo che Leo smetta di contestarti, credo che sarai costretto a usare le maniere forti.
Sarebbe un prezzo troppo alto. Non voglio che abbiano paura di me, ma che siano miei amici. Voglio che il nostro rapporto sia basato sulla reciproca fiducia.
La loro fiducia  gi stata compromessa quando gli hai nascosto ci che sei diventato e li hai abbandonati. Continuano a esserti amici, ma dubitano di te e questo fa il gioco di Leo. Quel ragazzo  consapevole della tua supremazia e del tuo carisma, e nel suo intimo sa che non potr mai essere uguale a te, ma non si fermer finch non avrai perso completamente la faccia. Se vuoi riconquistarli, devi affrontare il nemico o lui ti distrugger.
E l'unico modo  ammazzarlo di botte?
La scelta  tua, Rico.
Okay, ho capito. Adesso dimmi la ragione per cui sei venuto.
Abbiamo visite. Elementi estranei si sono introdotti nel nostro perimetro esterno e la sorveglianza li ha bloccati per interrogarli. Dicono di rappresentare la controparte e vogliono parlare. Dobbiamo essere presenti anche noi.
L'Omega ha mandato dei negoziatori?
Cos sembra.
Sono curioso di scoprire cosa vogliono negoziare.
La rappresentanza dell'Omega era formata da tre uomini e una donna.
Il servizio di sicurezza interno li aveva scortati in una delle stanze per gli interrogatori al livello pi basso del bunker, piuttosto lontano dalla sezione medico scientifica che era il cuore dell'Alfa, e quando Alex e io entrammo portavano ancora cappucci neri sul capo. Trattandosi dell'Omega la prudenza non era mai troppa.
I visitatori erano in piedi, mentre Bartolomeo Oliviero e nostro padre sedevano dall'altra parte del tavolo. Fu lui a farci cenno di prendere posto l accanto, poi si rivolse alle quattro figure vestite di scuro, cos simili da poter a malapena distinguere la donna.
Adesso potete togliere i cappucci.
Obbedirono e potei finalmente guardare le loro facce, insignificanti quanto l'abbigliamento e di et indefinibile. Persino il colore e il taglio di capelli era identico. Occhi da uccello si posarono su di noi, non proprio ostili ma poco benevoli. Dopo le presentazioni, il tizio che sembrava pi autorevole pos con un gesto stizzoso il cappuccio sul tavolo.
Voglio esprimere la mia indignazione per il modo con cui siamo stati trattati!
Abbiamo un'apposita urna per le lamentele. Prima di uscire pu deporre la sua, dottor Beltrami, replic mio padre.
Pu risparmiarsi il sarcasmo.
Io gradirei risparmiarmi di perdere tempo con simili inezie. Qual  la ragione della vostra visita?
L'Omega che ci onoriamo di rappresentare propone una tregua, la sospensione delle ostilit che si sono protratte finora per far fronte al comune nemico che ci minaccia. I nostri scopi sono identici, anche se ci dividono profonde divergenze, e l'attuale situazione richiede che collaboriamo per il bene futuro dell'umanit. Solo unendo le nostre forze potremo uscire vittoriosi da questo conflitto. Naturalmente siamo pronti a dare delle garanzie, se farete altrettanto.
Il boss inarc un sopracciglio. Quali garanzie?
Scambio di informazioni sui protocolli scientifici e accesso ai dati. Sarebbe utile anche uno scambio di soggetti mutanti a scopo di studio. Ne potrebbero derivare notevoli vantaggi reciproci.
Ecco dove volevano andare a parare. La tregua era solo un pretesto per poter ficcare il naso nei segreti dell'Alfa. Ero pronto a scommettere che i soggetti su cui speravano di mettere le mani eravamo io e Laura.
La proposta  interessante e merita un'attenta valutazione.
La faccia di Beltrami lasci trapelare il disappunto.
Sono deluso dal suo scarso entusiasmo, professore.
Ammetter che non  una decisione da prendere alla leggera. Dopo anni di concorrenza spietata non potete aspettarvi un atto di incondizionata fiducia da parte nostra, bench vi siano delle valide ragioni. Inoltre, dovrebbe chiarire quale obiettivo si prefigge la tregua. Se volete giocare con noi, dottor Beltrami, lo dovete fare a carte scoperte.
Siamo venuti con le migliori intenzioni e lei ci accusa di scorrettezza?
Non faccia l'offeso, per piacere. Le vostre intenzioni non sono mai state limpide e il vantaggio a cui accennava, in realt, sarebbe soltanto vostro perch noi abbiamo lo schema completo del Protocollo Spectrum e siamo in grado di portarlo avanti da soli, mentre a voi mancano dati e, diciamoci la verit, procedete a tentoni.
Beltrami si inalber. Le vostre informazioni sono errate, o quantomeno incomplete. Si d il caso che recenti dati acquisiti abbiano colmato le lacune, peraltro modeste, e ora il nostro protocollo  completo.
Il boss sorrise. L'Alfa  avanti anni, rispetto a voi, per questo vi preme tanto di avere accesso ai nostri risultati.
La nostra offerta  respinta, quindi.
No, solo ci riserviamo di decidere dopo averla valutata.
Non c' tempo!
Il professore si alz. Vi faremo conoscere la nostra decisione appena possibile.  stato un piacere incontrarvi, signori. Le guardie vi scorteranno fuori.
Di fronte al brusco congedo i rappresentanti dell'Omega non poterono far altro che salutare e andarsene. Anche il boss ci lasci e nella stanza restammo soltanto noi tre.
Che idea vi siete fatta della loro proposta, ragazzi?
Guardai Alex, che per rimase in silenzio, e allora parlai per primo.
Correggimi se sbaglio, ma sono convinto che siano venuti a tastare il terreno per almeno un paio di motivi: uno, per scoprire se abbiamo un piano per affrontare ci che sta accadendo; secondo e pi importante, se c'era la disponibilit a consegnare me e Laura. Non dimentichiamo che loro hanno accelerato la mia mutazione e provocato quella di Laura, ambedue fuori del loro controllo e perci potenzialmente pericolosi. Rappresentiamo una incognita che li fa sentire vulnerabili.
Alex annu. Non mi sarei potuto spiegare meglio.
Concordo con le tue deduzioni, Rico. Volevano una conferma a ci che sospettavano e l'hanno ottenuta ma, allo stesso tempo, sono stati disorientati dalla nostra scarsa propensione a un'alleanza. Ignorano troppe cose di noi per sentirsi tranquilli, e questo ci pone in posizione di vantaggio.
Un vantaggio che per non  reale, osserv Alex.
Soltanto virtuale, per ora, ma ci sono fondati motivi di ritenere che presto ci saranno degli sviluppi.
Trattative segrete?
Qualcosa del genere. Bartolomeo sta portando avanti un progetto di cui neppure io sono al corrente.
Non si fida di te?
Preferisce tenerlo riservato, nel caso fallisse. Meno persone lo sanno, minori le possibilit che trapelino informazioni sensibili. Il momento  critico e ci si deve muovere con prudenza.
L'ostinazione con cui gli scienziati custodivano i loro segreti aveva causato la rovina del pianeta. Possibile che non avessero imparato la lezione? Sembrava proprio di no, riflettei scoraggiato. A ogni modo, non avevo intenzione di stare a guardare mentre quelle menti brillanti distruggevano il poco che era rimasto e fuori imperversava una pletora di flagelli.
Non mi sarei reso loro complice.
Dobbiamo parlare, Laura.
Entrai e chiusi la porta. Lei gir la carrozzella e la spinse con forza verso di me, obbligandomi a saltare di lato per non essere investito.
Ehi, che ti prende?
Mi fiss rabbiosa. E me lo chiedi?
Sospirai. Pensi anche tu che avrei dovuto pestare Leo?
Io ti amo, ma certe volte ti prenderei a pugni per quanto sei sprovveduto. Possibile che tu non ti renda conto di quello che sta facendo il bastardo? Sei cieco, oppure non vuoi vedere ci che risulta evidente a tutti? Leo non ha la stoffa del capo, per aspira a esserlo e non esita a giocare sporco. Tu, invece di affrontarlo a muso duro, gli dai spago e questo mi fa impazzire.
Perch credete tutti che con la violenza si risolvano le questioni?
Perch con certe teste di cavolo non c' altro modo!
Be',  un modo che non mi piace.
Allora continuer a fare il prepotente e a metterti in cattiva luce finch riuscir a ottenere quello che vuole. E succeder molto presto.
Cosa dovrei fare?
Non c' bisogno che te lo dica. Dentro di te lo sai gi.
E se lo uccidessi? Potrei farlo, se perdessi il controllo, e non voglio la sua morte sulla coscienza.
Scroll le spalle. Non sarebbe una grande perdita.
Mi stai istigando a uccidere Leo? Non ci posso credere. Dov' finita la ragazza dolce e sensibile che conoscevo?
Quella Laura  morta in un laboratorio dell'Omega qualche tempo fa e questa  ci che sono diventata dopo essere sopravvissuta all'inferno. Certe esperienze cambiano nel profondo, Rico. Anche tu ci sei passato e capisci cosa intendo.
Scivolai in ginocchio davanti a lei e le presi le mani.  vero, siamo cambiati e nessuno di noi due ha potuto scegliere. Altri l'hanno fatto per noi, privandoci del libero arbitrio e cercando di usarci per i loro scopi, ma non ci hanno tolto la capacit di giudizio, n la nostra umanit. Dipende da noi servircene per il bene.
E se fosse bene levare di mezzo Leo? Contrasse le dita nelle mie con forza.
Mi dispiace, ma non posso. Gli parler e tenter di farlo ragionare, questo lo posso fare.
Scosse il capo. Sar inutile.
Mi rialzai. Vale la pena di provarci.
Meglio che ti sbrighi, allora. Sta tramando qualcosa.
Trame e ancora trame. Sembrava che non ci fossero vie d'uscita dall'intrico e la sensazione di esserne imprigionato mi stringeva la gola, mi soffocava. Tuttavia non c'era modo di uscire dall'ingranaggio, riflettei dirigendomi a lunghi passi verso l'area degli alloggi dove c'erano la sala di lettura e alcune piccole stanze di ritrovo.
Le voci si sentivano fin dal corridoio e quella di Leo si levava pi alta di tutte. Rallentai per ascoltare.
Volete davvero continuare a seguire Rico come un gregge di pecore? Se lui e Laura vogliono restare, che lo facciano, ma noi abbiamo il diritto di decidere liberamente. Nessuno pu trattenerci!
Hai voluto fare un'incursione in campo nemico e ci siamo trovati in una trappola. Se non fosse arrivato Rico saremmo morti, obiett Marco.
S, ma dov'era lui quando Guido ha sferrato l'attacco? intervenne Tom.
A quanto pare avete gi dimenticato che durante la riunione Rico ha provato a dissuadere Guido ed  stato trattato come un disfattista, o peggio.
Non mi risulta che qualcuno abbia sostenuto le sue obiezioni, in quel momento, replic Lucio. La verit  che Guido ci ha portati allo sbaraglio e se la resistenza non esiste pi  solo colpa sua. Non  giusto addossare a Rico la responsabilit.
Per quando si  dovuto decidere a chi affidare il comando della squadra avete scelto me.
Per forza. Hai cos tanto strepitato per prendere il suo posto!
Piantala, Marco. Proprio tu che gli scodinzoli sempre intorno come un cagnolino!
Cagnolino a chi?
Avevo sentito abbastanza.
Ehi, ragazzi, com' che nessuno mi ha avvisato che c'era un'adunata?
Si girarono a guardarmi con un unico movimento sincronico e le carrozzelle di Mario e Manuele stridettero sul pavimento di linoleum.
Leo era il pi imbarazzato.
 solo una chiacchierata fra amici.
Gi, l'ho notato. Come va il ginocchio?
Stavi origliando?
Mi si par davanti a muso duro. Cercava lo scontro fisico ed ero tentato di accontentarlo.
Ero nelle vicinanze e non ho potuto fare a meno di sentire qualcosa. Credo che dovresti scusarti per aver offeso Marco.
Dovrei scusarmi per avere detto la verit?
Vidi Marco scattare e lo intercettai, trattenendolo. Lui si divincol, ma invano.
Ti spacco la faccia! Era livido di rabbia.
Calmati. Lascia fare a me. Sentii che si rilassava e lo liberai.
Leo si guard attorno, poi and ad affacciarsi sulla porta.
Dov' Laura? Non hai portato la tua amichetta a coprirti le spalle?
Mi avventai su di lui a catapulta e lo feci volare nel corridoio. Senza dargli il tempo di riaversi dalla sorpresa lo raggiunsi e lo sollevai, sbattendolo contro la parete dove lo tenni inchiodato per sferrargli un pugno nello stomaco. L'aria gli usc con un sibilo dai polmoni e quando lo lasciai andare si afflosci sul pavimento, premendo le mani sulla parte lesa, scosso dalla tosse e dai conati. Avevo usato solo una parte infinitesimale della mia forza, altrimenti l'avrei ucciso.
Rialzati e fatti sotto!
Lui non si mosse, ma non lo persi di vista. Se gli avessi voltato le spalle mi avrebbe attaccato, da quel vigliacco che era.
Sentii, dietro di me, l'incoraggiamento dei ragazzi. Per esitai a colpirlo di nuovo mentre era steso e dolorante. Aspettai che si rimettesse in piedi coi pugni stretti e in posizione di guardia. Riuscivo a controllare la bestia che strepitava dentro di me e l'impennata di adrenalina, ma rischiavo di implodere se non avessi liberato entrambe. Cos sferrai un pugno contro la parete, proprio sopra la testa di Leo, che fu investito da calcinacci e polvere.
Porca paletta! esclam Marco.
Che sventola, ragazzi!
Mai visto niente di simile.
Neanche Leo, che fiss per qualche secondo la depressione nel muro e batt le palpebre un paio di volte, prima di guardarmi confuso.
Vuoi ancora batterti con me?
Scosse il capo. Potevi uccidermi.
Ci sono andato molto vicino. Adesso capisci perch non volevo arrivare a uno scontro?
S, credo di s.
Tesi la mano e lui si aggrapp per rialzarsi. Ci guardammo in piedi e in silenzio per lunghi istanti, ma le parole di scusa che aspettavo non furono pronunciate e capii che pur essendo stato sconfitto Leo non voleva cedere.
Alla fine, forse avrei dovuto ucciderlo.

13.

Se non lo vedessi coi miei occhi non ci crederei.
Marco era affascinato dall'incavo nel muro.
La dimostrazione di forza aveva fatto risalire in modo vertiginoso la mia popolarit, ma avrei preferito non essere costretto e umiliare Leo di fronte a tutti.
Mario si avvicin. Posso vedere la mano?
Certo.
Posso anch'io? chiese Manuele. E dopo fu il turno di Tom e Lucio.
Leo, addossato allo stipite della porta, fece una smorfia che a Marco non sfugg.
Vuoi dare un'occhiata? No, non penso. Hai rischiato di vederla fin troppo da vicino. E di sentirne tutto il peso, anche.
Gli diedi una gomitata per farlo stare zitto. Non c'era bisogno di infierire.
Adesso che avevo di nuovo il controllo della situazione era arrivato il momento di mettere le carte in tavola.
Che ne dite di sederci e aprire una discussione amichevole?
Cosa c' da discutere? Con espressione torva, Leo ci guard prendere posto.
Non sei obbligato a partecipare.
Lo so, ma voglio sentire le tue proposte.
Marco, esasperato, lev gli occhi al soffitto. Gli mollai un calcio sotto il tavolo per ammonirlo e lui me lo rese, poi scoppiammo in una risata. Una sana reazione alla tensione di poco prima a cui, dopo l'iniziale sconcerto, si unirono anche gli altri.
Tranne Leo, naturalmente, e fu la sua faccia sempre pi scura che ci fece passare l'allegria. La mia, in particolare.
Okay, amici, parliamo di cose serie. Ricevetti cenni d'assenso e cominciai. Valutiamo la proposta di Leo di lasciare il centro e le difficolt pratiche che dovremo affrontare. Le forze della resistenza sono state disperse e nella migliore delle ipotesi ci vorranno mesi perch possano riorganizzarsi. Il rifugio non esiste pi, quindi potremo contare solo su noi stessi; non avremo protezione, ci dovremo difendere e procurarci viveri. Lo so, l'abbiamo gi fatto, ma le attuali condizioni sono diverse. Poi c' Giulia, a cui servono cure che non saremo in grado di assicurare. E anche Laura ha bisogno di farmaci specifici che non  facile reperire. Mario e Manuele sono convalescenti e hanno bisogno di tempo per rimettersi. Li guardai, aspettando le reazioni e le eventuali obiezioni che per non ci furono. Niente da dire?
Leo alz la mano. Una domanda. Tu sei d'accordo ad andare via?
S, a patto di avere un piano che ci assicuri la sopravvivenza.
Una volta non avresti esitato.
Forse no, ma da allora  cambiato parecchio e l'esperienza mi ha insegnato a essere meno impulsivo. Non mi piace dipendere da altri e prendere ordini esattamente come non piace a te, ma mi posso adattare se non ci sono alternative.
E suggerisci di fare lo stesso.
Nessuno  obbligato a restare, anche se  la scelta pi logica.
Certamente tu hai molti pi motivi per rimanere di quanti ne possa avere ognuno di noi. Qui sei a casa, in certo qual modo.
Potrebbe diventare anche la vostra, almeno per un po'. Non  poi tanto male, in fondo.
Preferiamo la libert, non  vero ragazzi?
Parla per te. Qui siamo al sicuro; c' da mangiare, ce ne stiamo al calduccio, abbiamo letti e vestiti. Marco sorrise. No, non  davvero male e credo di poterlo sopportare.
Mario e Manuele si scambiarono un'occhiata d'intesa e approvarono.
Anche per noi va bene se restiamo, afferm Tom. Lui e Lucio sembravano fratelli siamesi per quanto erano in simbiosi.
Scommetto che pure Giulia sarebbe d'accordo, se potesse dire la sua, dichiar ancora Marco.
Leo non si arrese. Che mi dite dei nostri compagni dispersi? Sono ancora l fuori e forse in pericolo. Mi guard accusatorio. Vuoi tradirli come hai fatto col povero Gino?
Quella storia cominciava veramente a scassarmi le palle, ma era tipico di Leo torcere il dito nella piaga.
Nessuno li ha dimenticati, per bisogna essere realisti e ammettere che le probabilit che siano morti sono elevate, pi di quanto lo siano le speranze di trovarli vivi.
E cos te ne freghi.
Mi guardai le mani, fremendo per la voglia di stringerle intorno al suo collo. Scattai in piedi. Ho bisogno di prendere aria.
Nel corridoio mi scontrai con Alex, ma decisi di ignorarlo e passai oltre.
Ehi, che ti prende? Mi venne dietro e si affianc. Non me lo vuoi dire?
L'ululato dell'allarme copr la mia voce e per la sorpresa mi fermai. Poi lampeggianti luci rosse sostituirono le normali luci al neon e il corridoio si affoll di persone che affluirono verso le uscite. In modo rapido ma ordinato.
Cosa succede?
Sar un'esercitazione.
La sua risposta fu per smentita.
Questa non  una esercitazione. Tutto il personale  invitato a seguire le norme per la sicurezza e a dirigersi nell'area di raccolta per raggiungere la sezione protetta.
L'avviso venne ripetuto e Alex mi prese il braccio.
Vieni, dobbiamo andare anche noi.
Opposi resistenza. Non vengo da nessuna parte senza i miei amici.
Se la caveranno anche da soli. Basta che seguano le istruzioni.
Non li posso lasciare.
Di nuovo echeggi la voce metallica e impersonale.
Siamo sotto attacco. Forze nemiche non identificate si sono introdotte nella struttura. Tutte le sezioni verranno sigillate. Allarme rosso.
Ci guardammo, mentre un flusso ininterrotto di gente ci scorreva accanto come una fiumana. Nessuno sembrava spaventato.
Che tipo di difese abbiamo?
Le guardie terranno impegnati gli intrusi per dare tempo al personale di radunarsi nella sezione protetta. Non ci sono altre difese.
Se restiamo nel bunker c' il rischio di restare intrappolati?
Esistono delle uscite di sicurezza.
Non mi fido.
Che vorresti fare?
Andare via da qui, e sono certo che tu sai in quale modo. Per bisogna procurarsi delle armi e attrezzature di sopravvivenza. Vuoi aiutarmi?
Esit, poi assent. D'accordo. Di' ai ragazzi di non muoversi. Appena pronti li verremo a prendere.
Tornai indietro di corsa. Erano ancora nella stanza e vociavano tutti insieme, indecisi sul da farsi.
Basta, ragazzi, ascoltate!
Marco mi venne incontro. Rico, che cavolo sta succedendo?
Non avete sentito l'allarme?
Certo, ma...
Ce ne andiamo fra poco. Vado a rifornirmi di armi e quanto ci serve, poi vi vengo a prendere. Restate qui e aspettate. Intesi?
Vuoi andare via? E Giulia? E Laura? Indic Mario e Manuele. Non so se loro ce la faranno.
Troncai le sue obiezioni, che solo pochi minuti prima erano state anche le mie.  un'emergenza. Fate quel che ho detto e non vi muovete. Girai i tacchi e mi precipitai nel corridoio, sgomitando per farmi largo, e raggiunsi Alex.
Sbrighiamoci.
Per di qua. Svolt in un passaggio traverso e lo seguii.
L c'era nessuno in giro e ci mettemmo a correre. Imboccammo alcuni passaggi secondari e dopo diversi minuti sbucammo in un'area dove c'era un nastro scorrevole che si addentrava in una sorta di galleria. Anche l lampeggiavano luci rosse e l'allarme a intermittenza ci torturava i timpani. Alla fine del nastro c'era un cubo di metallo con un sistema di apertura a scansione. Alex si avvicin allo scanner e si accese una lucina verde. La paratia si apr.
Era la caverna di Al Bab, solo che invece di oro e gemme custodiva armi. Tutta roba di prima scelta.
Abbiamo solo cinque minuti per tornare indietro, perci datti una mossa.
Mi misi all'opera, mentre la voce metallica ripeteva la solita litania.
Alla fine eravamo carichi come muli di un arsenale di armi e munizioni, granate e lanciarazzi, pi due Stinger e kit completi di sopravvivenza, da fare invidia a un battaglione di mercenari.
Uscimmo col nostro equipaggiamento e la paratia si richiuse. Salimmo di nuovo sul nastro, camminando per fare pi in fretta, ma si arrest prima che arrivassimo al termine e proseguimmo di corsa.
Evacuazione terminata. Dieci minuti all'innesco delle cariche esplosive.
Mi affiancai ad Alex. Cosa significa?
Il computer centrale  programmato per l'autodistruzione, nel caso di un attacco esterno, e fra dieci minuti comincer il countdown.
Fantastico.
Superammo a razzo una paratia prima che si chiudesse e facemmo a ritroso il percorso. Malgrado la velocit il tempo era contro di noi e dopo l'ennesima svolta sentimmo echeggiare spari, in distanza. Gli intrusi incontravano poca resistenza e avanzavano. Mi chiesi a cosa servivano le paratie se fra poco sarebbe saltato tutto, ma poi trovai da solo la risposta: i compartimenti stagni rallentavano il nemico.
Sbucammo nel corridoio principale. I ragazzi ci aspettavano e rapidamente passammo armi ed equipaggiamento. Mario e Manuele, lasciate le carrozzelle, presero la loro parte. Era venuto il momento di dividerci.
Portali via di qui, fratellone. Se va tutto bene ci vediamo fuori.
Ehi, sei matto? Che vuoi fare?
Vado a prendere le ragazze.
Ma non c' tempo!
Buona fortuna.
Imprec, ma ero gi lontano. Mi fidavo di lui e sapevo che li avrebbe portati in salvo. Che se non ce l'avessi fatta si sarebbe preso cura di loro.
Il countdown cominci quando infilai come un fulmine l'ingresso della sezione medica. Qualcuno del personale era rimasto per non abbandonare malati che non potevano essere trasportati, ma gli altri erano stati evacuati e il posto aveva gi assunto un aspetto desolato. La mia presenza dest stupore e un assistente mi esort ad andarmene. Non lo ascoltai e passai oltre, diretto alla stanza di Giulia. Il letto era vuoto e di lei non c'era traccia. Forse era stata evacuata, pensai correndo verso la stanza di Laura. E se le avevano portate via tutte e due?
Feci irruzione dentro e lei era l, vestita e pronta. Mi si allarg il cuore nel vederla sorridere.
Perch sei ancora qui?
Si strinse nelle spalle. Ho insistito per restare. Sapevo che saresti venuto a prendermi.
L'abbracciai forte. E Giulia?
Eccomi, Rico. Emerse dalla penombra, anche lei vestita. Sembrava in buone condizioni nonostante il visetto esangue e l'aria fragile.
Lasciai Laura per avvicinarmi. Come ti senti?
Bene. Posso farcela.
Allora muoviamoci, ragazze. Il tempo sta per scadere.
Le precedetti nel corridoio e scrutai da una parte e dall'altra per trovare una via d'uscita.
Qual  il piano? chiese Laura, e cap subito che non ne avevo uno. Oh no! Sei venuto senza avere idea di come uscire?
Mi sono detto che ci avrei pensato dopo.
Che salvataggio del cavolo. E adesso che facciamo?
Giulia intervenne indicando la grata di un condotto d'aerazione. Una via d'uscita c'.
La prospettiva di infilarmi di nuovo in un budello e strisciare come un verme non mi attirava.
Feci una smorfia. Ancora?
Ehi, ragazzi!
Alex! Gli andai incontro. Che ci fai quaggi?
Sono venuto a salvarti le chiappe, fratellino. Ho resettato il countdown da un accesso remoto, cos da avere un margine pi ampio per uscire. Forza, andiamo!
E gli altri?
Ci aspettano a una delle uscite d'emergenza.
Mi seccava ammetterlo, ma ero preoccupato per nostro padre.
Che ne sar del personale?
Se la caver. Il rifugio  a prova di bomba, dotato di isolamento termico, acustico e di un passaggio verso l'esterno.
Non c' il rischio che venga bloccato dai detriti?
Un sistema di bocchette aspiranti provveder a eliminarli. Ci vorranno alcune ore, naturalmente, ma poi usciranno tutti. Pap aveva previsto questo attacco e ha dato disposizioni per affrontarlo col minimo danno.
Gli importa cos poco di me da non mettermi al corrente dei suoi piani.
Mi guard torvo. Non dire scemenze. Se fosse come dici non sarebbe venuto a cercarti.
A corto di argomenti me ne restai in silenzio e la corsa attraverso il reticolo di passaggi prosegu finch Giulia incespic e cadde. Il grido allarmato di Laura ci obblig a una sosta. Andai a vedere.
Riesci a camminare?
Scosse il capo. Si era scorticata le ginocchia sul graticcio di metallo e i pantaloni erano sporchi di sangue. Alex tempest per farci muovere e decisi in fretta.
Ti porto io. La sollevai sulle braccia: era leggera come una piuma. Guardai Laura. Tu ce la fai?
Certo.
Stammi vicino.
Alex era davanti e filava come un treno. Alla svolta successiva lo persi di vista e allungai il passo.
Guarda che non abbiamo tutto il giorno, borbott.
Non serve che me lo ricordi ogni secondo.
Senti, se non ci sbrighiamo siamo fottuti. Passami la ragazza e tu prendi in braccio Laura, cos potremo correre sul serio.
Ubbidii senza discutere e non ascoltai le proteste di Laura, che per si calm appena accelerai per tenere dietro ad Alex.
Quanto manca?
Lo capii anche se non rispose, perch il countdown era finito e l'eco della prima esplosione ci raggiunse, provocando forti vibrazioni. Lui era di fronte a una porta che si apr appena digit il codice e si richiuse subito dopo il nostro passaggio. Ancora poche centinaia di metri e arrivammo all'uscita d'emergenza dove ci aspettavano gli altri, pi un eccitato Ralph che ci accolse abbaiando e che Marco trattenne a fatica.
Ci pigiammo nella cabina dell'ascensore, che dopo qualche secondo inizi a salire. Le deflagrazioni ormai si succedevano a intervalli regolari e la salita sembr lenta. La stretta della mano di Laura aument. Se l'ascensore si fosse bloccato saremmo rimasti intrappolati. Ogni scossone faceva temere il peggio, per livello dopo livello sal e l'eco degli scoppi si smorz, finch ci fu un sobbalzo e la corsa termin bruscamente. La luce interna si spense e piombammo nel buio per qualche minuto, prima che si accendesse una lucina rossa. Ralph abbai.
Calma, ragazzi, esort Alex. Adesso provo a farlo ripartire. Smont il quadro dei pulsanti e si mise a trafficare coi fili. Qualcuno ha una torcia?
Pescai la mia dallo zaino e illuminai il groviglio. La tensione era percettibile.
Me lo sentivo che finiva male, brontol Leo. Non dovevo venire.
Laura lo zitt. Se non la smetti ti do un altro calcio.
Eravamo tutti nervosi.
Ci vuole ancora tanto?
Collego questi fili e ci siamo. Credo.
La cabina ebbe un sussulto e riprese a muoversi. In discesa.
Ehi, ferma questo coso! Stiamo andando gi!
Alex imprec e si rimise ad armeggiare. La discesa si arrest con nostro grande sollievo un paio di livelli sotto.
Il guaio  che il quadro  collegato a una diramazione periferica e con la distruzione del sistema centrale il comando remoto potrebbe non rispondere.
Facci uscire da questa dannata trappola! Leo stava diventando isterico.
Ci sto provando.
L'ascensore si mosse in su e in gi alcune volte, poi si blocc di nuovo.
Mi  venuto il mal di mare, si lament Leo.
Nessuno di noi stava bene. L'aria era viziata, eravamo pigiati come sardine, e il trascorrere dei minuti non faceva che peggiorare la situazione.
Potevamo solo sperare che la cabina non precipitasse.
La fronte di Alex era lucida di sudore. Anch'io stavo sudando e gli occhi mi lacrimavano irritati. Una sottile spira di fumo penetrava dall'esterno, rendendo l'atmosfera ancora pi pesante.
Ce l'ho quasi fatta, mormor Alex.
Era l'ultimo e decisivo tentativo.
Ci fu un suono stridente, fastidioso, poi la cabina ricominci a salire. Non in modo fluido, ma a singhiozzo.
Ho escluso il computer e riattivato il funzionamento meccanico, spieg Alex. Nessuno fiat. Basta, per favore. Non ringraziatemi tutti insieme.
Sorrisi. Regger?
Non lo so. La taratura sopporta un carico di qualche quintale, ma noi siamo tanti e l'attrezzatura pesa. Dubito che siano previsti degli extra.
Ci sono piani intermedi?
Si strinse nelle spalle. L'ascensore  stato concepito per le emergenze e finora non era mai stato usato.
La salita continu con esasperante lentezza e qualche sussulto inquietante per concludersi alquanto bruscamente e con un coro di proteste.
Siamo arrivati?
Mi guard dubbioso. Forse, per la porta non si apre e il quadro non d riferimenti.
Potresti aver manomesso l'impianto elettrico che aziona la porta?
Possibile. Oppure  andato in avaria. In ogni caso bisogna provare ad aprire.
Leo, che taceva da un po', torn a farsi sentire.
Altri guai?
Chiudi il becco! ordin Laura.
Nel frattempo noi cercammo di fare scorrere il pannello, bench non avessimo idea di cosa avremmo trovato. Ormai era chiaro che l'ascensore non sarebbe andato oltre e bisognava uscire, in un modo o nell'altro.
Parecchi minuti di inutili tentativi dopo, il maledetto pannello cominci a muoversi un centimetro alla volta e lo spiraglio si ingrand abbastanza da permettere di vedere cosa c'era fuori. Non un muro come temevamo, ma il livello del pavimento era a circa mezza altezza e c'era appena lo spazio per passarci attraverso a turno. Senza gli zaini e le armi, che l'ultimo avrebbe dovuto porgere per poi issarsi a propria volta. Decisi che sarei stato io.
Ora l'apertura era sufficiente e Alex and per primo.
Ci sono, avvis poco dopo. Mi diede una grossa sbarra. Questa eviter che il pannello si richiuda.
La presi. Cosa vedi?
Una rimessa. Ci sono parecchi veicoli parcheggiati. Blindati nuovi di zecca e pronti per noi.
Okay. Adesso faccio uscire Giulia e Laura. Sei pronto?
Tese le braccia. Mandale da me, fratellino.
Sistemai la sbarra e feci segno alle ragazze, ma Leo si mise in mezzo.
Eh no, vado prima io, sogghign. Volete la parit? Mettetevi in fila.
Laura gli sferr un calcio negli stinchi. Cafone.
Aspetta il tuo turno, bamboccio, rincar Giulia dandogli una spinta.
Non c'era bisogno che intervenissi per fargli rispettare le pi elementari regole della buona educazione; le ragazze se la cavavano alla grande. Mogio, Leo si mise in disparte e feci passare nell'esiguo spazio Giulia e Laura, poi Mario, Manuele, Marco, Tom e Lucio. Dopo sollevai Ralph e lo spinsi verso Alex, che lo afferr per le zampe anteriori e lo tir fuori. Adesso toccava a Leo, che rifiut sdegnoso il mio aiuto.
Faccio da solo.
Lasciai che si arrangiasse, osservandolo contorcersi e dimenarsi. Non c'erano appigli e bisognava issarsi a braccia, usando i muscoli del dorso per imprimere la spinta, e lui era alquanto fiacco. Ci stava mettendo pi del dovuto e la cabina cominci a sussultare in modo allarmante.
Aiuto, ansim, sudato fradicio.
Prendilo, Alex.
Forza, ci sei.
Appena Leo spar dalla mia vista, mi sbrigai a infilare zaini e armi nell'apertura. Gli scricchiolii si fecero pi frequenti e inquietanti.
Muoviti, Rico. Mi sa che i cavi stiano per cedere.
Plink! Il pavimento oscill.
Allungai le braccia e feci un balzo verso le mani tese di Alex. Lui tir, mentre io mi spingevo attraverso lo spazio che si era ristretto e il suono metallico dei cavi che uno dopo l'altro si spezzavano echeggiava sinistro. Concentrai tutta la mia forza e finalmente fui al sicuro sul pavimento della rimessa. L'ultimo cavo frust l'aria e la cabina precipit nel vuoto, urtando contro le pareti e infine schiantandosi con fragore di tuono sul fondo.
Laura corse ad abbracciarmi. Stai bene?
Tutto a posto.
Non era proprio vero. In realt il cavo d'acciaio mi aveva colpito e sentivo dolore a una gamba, ma non volli spaventarla e mi rimisi in piedi. Gli altri stavano caricando l'attrezzatura sui blindati e mi sarei occupato dopo della ferita. Camminando, per, non riuscii a evitare una smorfia.
Cosa c'?
Niente.
Bugiardo. Il tuo niente sta sanguinando e c' uno squarcio nei pantaloni. Appoggiati l che ti do un'occhiata.
Alex e Marco vennero a vedere.
Quanto  grave?
 solo un graffio.
Laura sbuff e si rialz. Vado a prendere il kit di pronto soccorso. Tenetelo fermo, voi due.
Non possiamo rimandare? le gridai dietro. Lei mi fece un gestaccio con la mano senza neanche voltarsi. Guardai mio fratello e Marco. Dico sul serio, ragazzi, non mi fa tanto male.
Alex ridacchi. Ci credo, con tutta l'adrenalina che hai in circolo. Per non  una ferita superficiale e va medicata.
Lo sai che guarisco in fretta.
Il cavo ti ha quasi spolpato la gamba, Rico. Resta calmo e lascia che Laura ti ricucia.
Stai scherzando.
Laura torn col kit. Togli i pantaloni e sdraiati.
Cosa?
Sei sordo? Leva i pantaloni e mettiti sul sedile della macchina.
Quando usava quel tono uno poteva soltanto obbedire, anche se restare in mutande davanti a tutti mi causava un certo imbarazzo. Eh s, perch pure gli altri si erano avvicinati a curiosare e sentii distintamente qualche risolino divertito. Era Leo che sghignazzava oppure Giulia? Non avrei saputo dirlo, disteso sul sedile e con la visuale quasi inesistente. Sussultai nell'avvertire bruciore.
Ehi, vacci piano!
Piantala.  solo disinfettante.
Chiusi gli occhi con un sospiro rassegnato e la lasciai fare.
Fammi luce, Marco.
Quanto sangue!
Imbratter il sedile.
Ti vuoi levare di torno, Leo?
Suono di passi strascicati e un borbottio indistinto. Leo se n'era andato. Altri suoni, provenienti dall'esterno, si sovrapposero ai bisbigli, parecchi minuti dopo. Mi sollevai sui gomiti.
Che succede?
Stai fermo. Ormai ho finito.
Abbiamo compagnia.
Era la voce di Alex. Non riuscii a vederlo, ma il familiare clic di una sicura che veniva tolta sugger che non erano amici. C'erano dei veicoli sullo spiazzo davanti alla rimessa e i fari puntavano sulla vetrata, visibili malgrado gli spessi ricami di ghiaccio.
Laura bend la gamba e mi gett un paio di pantaloni preso dallo zaino. Li infilai in fretta e sedetti per allacciarli, poi mi alzai e cercai di non pesare troppo sull'arto ferito.
Qualcuno mi dice cosa succede?
In macchina, presto! ordin Alex arretrando, imitato da Lucio, Tom e Mario che lo affiancavano.
Lucio, Mario e Manuele si infilarono nel blindato. Tom e Alex li raggiunsero.
Laura mi guard. Te la senti di guidare?
Mi sistemai al volante del secondo veicolo. Posso farcela.
Una sventagliata di proiettili mand in frantumi la vetrata e scatt l'allarme. Uomini vestiti di nero irruppero dentro sparando a raffica. I colpi rimbalzarono sui mezzi. Il fragore era assordante. Avviai il motore e accelerai, balzando avanti a travolgendo come birilli i miliziani. Sull'altro blindato, Alex mi segu e uscimmo a tutta velocit, slittando sul terreno ghiacciato e urtando i grossi automezzi allineati fuori. La sbandata mi port a sfiorare la fiancata del pi grande, ma all'ultimo ripresi il controllo e accelerai, sollevando schizzi di neve gelata e fanghiglia. Non era compito facile lavorare sui recettori del dolore sovraccarichi, ristabilendo la loro facolt di inviare i messaggi corretti al cervello e allo stesso tempo restare concentrato sulla guida. Ma era l'unico modo in cui si sarebbero prodotti le endorfine e i nucleopeptidi che avrebbero diminuito in modo naturale il dolore, riducendolo a parametri sopportabili. Non sapevo come, ma lo stavo facendo.
A quella velocit presto saremmo stati fuori tiro, ma a un tratto accadde qualcosa d'inaspettato e terribile.
Una granata colp il blindato di Alex, dritto nel serbatoio posteriore, facendolo esplodere in una palla di fuoco arancione che scagli rottami incandescenti nel raggio di centinaia di metri. Uno di questi fu sparato in aria e ci super con una scia infuocata per ricadere davanti fiammeggiante. Malgrado lo choc lo scansai con una brusca sterzata, ma persi il controllo quando una fitta lancinante mi trapass. Il veicolo rimbalz oltre il cumulo di neve a margine della strada e ricadde dall'altra parte solcando il terreno, finch in qualche modo riuscii a metterlo di traverso e la folle corsa termin contro un traliccio. L'urto, bench non frontale, fu tuttavia violento e lo sportello dalla parte di Laura rientr, schiacciandola contro di me. Dietro qualcuno si lament.
Stordito e dolorante mi accertai che Laura non fosse ferita in modo grave. Per fortuna era solo contusa. La liberai dalla cintura e aprii lo sportello per scendere e portarla fuori, dove riprese rapidamente i sensi. Alla fredda luce dei fari ci guardammo, troppo sconvolti per parlare. Tremavo per lo choc e lei mi accarezz il viso. Uno dietro l'altro, Marco, Leo e Giulia scesero barcollando sulla neve.
Siete feriti?
Si scambiarono occhiate stranite. Ancora non si rendevano conto di ci che era successo, ma presto dovettero fare i conti con la realt.
Mi fa male la testa, si lament Leo toccando la fronte. Ma niente di rotto.
Giulia piangeva. Sono morti? Di', Rico, sono morti?
Il groppo in gola mi imped di parlare e feci un cenno col capo.
Anche Marco aveva gli occhi lucidi. Che brutta fine, poverini.
Gi. Peggio che brutta, orribile. Per non era il momento di lasciarsi andare. Avremmo pianto la perdita, ma non adesso.
Sulla strada c'era movimento. Si vedevano i fari sciabolare anche da l e fra poco sarebbero arrivati in forze i miliziani.
Prendiamo la roba e andiamo via. Aprii il portellone e passai a ciascuno zaino e armi, poi assestai in spalla il mio e inserii il caricatore nel mitra. Forza, muoviamoci.
La neve era alta e si affondava fino alle ginocchia. Il dolore alla gamba era quasi insopportabile e ogni passo mi costava uno sforzo tremendo, ma dovevo portare in salvo i miei amici, anche se non sapevo dove. Eravamo soli, senza un posto in cui andare, e i miliziani ci avrebbero braccati. Forse per ucciderci o prenderci prigionieri, ma non avevo la minima intenzione di scoprirlo.
Non era la prima volta che andavamo incontro alle incognite della fuga e della lotta per sopravvivere.
Ce l'avevamo fatta in passato e ci saremmo riusciti di nuovo.
A ogni costo.

14.

La neve cadeva di nuovo fitta, turbinando. Ormai avevo perso la nozione del tempo e anche l'orientamento, ma non potevamo fermarci.
Di inseguitori non c'era segno e forse avevano perso le nostre tracce. Ralph si era allontanato a grandi balzi e non si vedeva da un po', ma non dubitai che sarebbe riapparso. Mi preoccupavano molto di pi la stanchezza e il gelo, che nonostante gli indumenti pesanti penetrava fino alle ossa. Difficile dire quanto saremmo riusciti a resistere senza la possibilit di trovare un riparo. I capannoni della zona industriale e la strada erano lontani, alle nostre spalle, e davanti c'era solo una distesa bianca che sembrava estendersi all'infinito, sotto il cielo nero e incombente. Solo un tenue bagliore rossastro in prossimit dell'orizzonte interrompeva la monotona uniformit del paesaggio e le tonalit d'inchiostro della notte.
Il respiro si condensava in nuvolette di vapore e non c'erano suoni a infrangere il silenzio, greve come un macigno, che accompagnava la nostra faticosa avanzata. Nessuno aveva voglia di parlare. Eravamo tutti troppo concentrati a mettere un piede davanti all'altro, passo dopo passo, le gambe rese pesanti dalla stanchezza e la mente annebbiata, intorpidita.
A un tratto qualcosa penetr attraverso gli strati della mia coscienza, risvegliandomi dal torpore. Mi fermai ad ascoltare.
Che c'? bisbigli Laura.
Non senti?
Smorzato ma inconfondibile, l'abbaiare di un cane.
S, lo sento. Deve essere Ralph.
Basta che non siano zombie, sospir Marco, che sorreggeva Giulia.
Andiamo a vedere.
Man mano che ci avvicinammo il suono si fece pi chiaro e poi arriv il cane, balzando nella neve, che si arrest a pochi passi agitando la coda. Dopo aver girato su se stesso un paio di volte, torn a balzare avanti e sembr invitarci a seguirlo. Di nuovo ci mettemmo in cammino.
Che idiozia, brontol Leo.
Preferivo quando tenevi la bocca chiusa, rimbecc Laura.
Zitti, ragazzi. Guardate l.
Mi fermai per indicare la fioca luce che brillava nell'oscurit e fra il vorticare dei fiocchi: il riquadro di una finestra incastonato in un piccolo casolare. E non c'era soltanto il chiarore, ma anche un filo di fumo che usciva dal comignolo a indicare che ci abitava qualcuno. Non era distante e, malgrado la stanchezza, impiegammo pochi minuti a raggiungerlo. Ralph era gi davanti alla porta e lo accarezzai, prima di bussare.
Il tizio che venne ad aprire era armato e mi squadr con gli occhi socchiusi, diffidente ma non ostile. Quando vide gli altri alle mie spalle e il loro aspetto sparuto si ammorbid e abbass l'arma.
Sorrisi. Non abbiamo cattive intenzioni. Ci siamo persi. Ti prego, facci entrare.
L'uomo, che disse di chiamarsi Toni, divise con noi il cibo: minestra, formaggio e pane. Anche Ralph ebbe la sua parte di pappa in una ciotola, pi un bell'osso da rosicchiare. Poi, accucciato in un angolo della cucina vicino alla stufa, si mise a dormire.
Anche noi, con la pancia piena e avvolti dal piacevole calore eravamo assonnati, ma Toni era curioso e cominci a fare domande.
Da dove venite? Siete della milizia o indipendenti? Cosa sta succedendo in citt? Ogni tanto riesco a ricevere notizie dalla mia vecchia radio, ma le batterie sono quasi scariche e la ricezione  pessima.
Facevamo parte di un'unit combattente che si  dispersa durante gli scontri. Siamo rimasti isolati e senza contatti, dopo la distruzione del nostro mezzo di trasporto.
 vero che in citt si combatte?
Purtroppo s. La guerriglia infuria dappertutto. C' da stupirsi che tu non sia stato attaccato.
Ridacchi. A chi vuoi che faccia gola questa topaia? E poi mi so difendere. Il solo vero pericolo sono gli zombie, ma a quelli spari in testa e li fai secchi. Vivo piuttosto isolato e non mi faccio coinvolgere.
Come sei riuscito a sopravvivere finora?
Mi arrangio. Ce ne sono altri come me, nei dintorni, e cerchiamo di collaborare. Ci siamo organizzati per procurarci generi di prima necessit col vecchio sistema del baratto.  dura, ma tiriamo avanti.
E quando non ci sar pi merce da barattare? chiese Marco.
Qualcosa ci sar sempre. C' gente molto ricca che ha fatto scorta di tutto un po'. Magazzini che straripano di ogni bendiddio custoditi come banche. Gli brillavano gli occhi a parlarne e per essere un vecchio che viveva da eremita sembrava piuttosto bene informato.
Ne abbiamo sentito parlare anche noi, ma dubito che questi ricconi siano disposti a spartire i loro averi con altri.
Lo fanno, quando gli conviene. Sogghign in modo inquietante. E sono anche molto generosi, se gli si procura qualche svago.
Che genere di svago?
Ragazze, ragazzi, droghe di ogni tipo. Un giro d'affari niente male se si  furbi abbastanza da approfittarne.
Il discorso era scivolato su un terreno che non mi piaceva e che lasciava intravedere uno scenario alquanto diverso, decisamente sinistro.
Mi alzai. Noi adesso ce ne andiamo. Forza, ragazzi,  ora di muoversi.
Ma nessuno era in grado di farlo. Anch'io mi reggevo a malapena e avevo le vertigini.
Cosa ci hai dato? biascicai vacillando.
Una dose di droga sintetica nella zuppa. La fabbrico io stesso nel mio modesto laboratorio.
Perch?
Niente di personale. Soltanto affari, ragazzo.
Svegliati. Ehi, svegliati!
Mi drizzai a sedere battendo le palpebre e guardai l'uomo che aveva parlato. Era grosso e muscoloso, con la faccia piena di cicatrici e gli avambracci tatuati. I capelli scuri erano cortissimi.
Chi sei? Che razza di posto  questo e dove sono i miei amici?
Mi chiamo Turi e il buco fetido sar la tua casa per il tempo che ti resta da vivere, che prevedo piuttosto breve. Dei tuoi amici so niente. Eri solo quando ti hanno portato.
Chi? Chi mi ha portato?
Gli scagnozzi del padrone.
Faticavo a connettere per gli effetti postumi della droga, ma il quadro della situazione cominciava a delinearsi. Toni ci aveva venduti, forse separati, e non avevo la minima idea di ci che mi aspettava.
Dimmi del tizio che chiami padrone. Lo conosci?
Lui scoppi a ridere. L'ho visto qualche volta durante i combattimenti, circondato dalla sua corte e dalle guardie. Per noi  inavvicinabile, ma ogni sera offre festini ai suoi ospiti e li fa divertire.  potente e crudele come un signorotto feudale; un gran bastardo.
Sei qui da tanto?
Abbastanza da odiarlo.
Se sei ancora vivo significa che finora hai vinto tutti gli scontri.
Lui ci considera i suoi gladiatori e ci fa combattere nell'arena all'ultimo sangue. Lo sconfitto muore e il vincitore resta vivo per affrontare un altro avversario, finch non trova uno pi forte che lo fa a pezzi.  folle, lo so, ma non ci sono vie d'uscita.
Dovr combattere anch'io?
S, ma non contro di me. La carogna ti far combattere contro qualcuno che conosci, quasi certamente un amico. Come te la cavi con la lotta?
Me la cavo piuttosto bene, ma non uccider mai un amico.
Sogghign. Oh, lo farai. Puoi credermi sulla parola.
Non lo contraddissi. Forse, dopo qualche tempo passato in quella prigione, ingabbiato come un animale, mi sarei fatto meno scrupoli.
Raccontami qualcosa del signorotto.
Che vuoi sapere?
Tutto quello che puoi dirmi.
Cominci raccontando della lussuosa e fortificata residenza nelle cui cantine, ora adibite a prigione, eravamo rinchiusi. Erano molto estese e c'erano altre celle che ospitavano disgraziati. Ragazze e persino ragazzini, perch la carogna e i suoi degni compari erano dei pervertiti, pedofili che stupravano innocenti nel corso di orge dove si faceva uso di droga. Spesso le vittime degli abusi non sopravvivevano e allora i becchini le portavano via, oppure venivano date in pasto ai cani, pure quelli addestrati al combattimento. Ai piani superiori c'erano le stanze, sale e saloni, una piscina coperta e l'arena. C'era anche un giardino recintato che circondava la villa. Il muro era percorso da cavi dell'alta tensione, sorvegliato da uomini armati, e ovunque sensori, telecamere e allarmi. L'intera zona residenziale sulla collina era diventata il regno inespugnabile delle famiglie pi ricche e potenti. Mentre la gente comune pativa fame e stenti, moriva per strada, doveva difendersi dagli attacchi di ogni sorta di delinquenti, mostri e zombie, questi privilegiati facevano la bella vita e trafficavano in esseri umani, sprofondati in ogni sorta di vizio e depravazione.
Uno schifo, eh?
Non avevo parole per esprimere quello che sentivo, ma la bestia urlava dentro di me e dovevo sforzarmi di tenerla a bada. Quando al rifugio della resistenza avevo sentito parlare di questi personaggi, non avevo immaginato niente di simile. Del resto era impossibile sapere come realmente stavano le cose, dato che nessuno di quelli che entravano in contatto con la nuova societ feudale viveva abbastanza da farlo conoscere.
Hai mai pensato di fuggire?
Certo che ci ho pensato, ma dopo aver visto cosa fanno a chi ci prova ho lasciato perdere. Ti consiglio di non tentare, se vuoi campare qualche giorno di pi.
S, forse  meglio. Non ne avevo la minima intenzione, ma non intendevo dirglielo.
Ascolta, devi mostrarti sottomesso, deferente e umile. Testa e occhi bassi, mi raccomando. Se credono che tu voglia sfidarli sei morto.
Dovr combattere gi stasera?
Ne dubito, ma il padrone ti vorr vedere. Sarai messo in mostra con tutti i suoi nuovi acquisti. Se gli piaci, potrebbe persino concederti un favore.
Non sono il tipo del lecchino.
Be', sforzati. Non vuoi mica morire il primo giorno, vero?
Avevo paura della mia reazione se avessi visto Laura, Giulia e i miei amici. Temevo di non riuscire a dominare il mio lato oscuro, e se avessi permesso che si scatenasse avremmo potuto morire tutti quanti. Dovevo tenere la mente occupata.
Com' che sei finito qui dentro?
Fece una smorfia. Bah,  una lunga storia.
Sono curioso di sentirla.
D'accordo. Mi fece vedere i tatuaggi, che non si limitavano alle braccia ma decoravano anche spalle, torace e parte del dorso. Piuttosto impressionanti, a dire il vero. Ero affiliato a una banda. Non di quelle che circolano adesso, ma un vero clan mafioso con interessi che variavano dallo spaccio di droga, alla prostituzione, agli appalti per l'edilizia. Insomma, un giro d'affari da milioni, e avevo fatto carriera. Gli sbirri per mi stavano alle costole e uno degli agenti infiltrati  riuscito a incastrarmi. Le prove contro di me erano cos schiaccianti che alla fine ho dovuto confessare. Naturalmente ho patteggiato in cambio dei nomi dei miei complici per ottenere uno sconto di pena, ma sono andato in galera lo stesso. Stavo per avere la libert vigilata quando  esploso questo casino. C' stata una rivolta e dopo aver ammazzato le guardie io e altri detenuti siamo scappati. Solo che fuori era anche peggio e non c'era un posto sicuro dove nascondersi, cos mi sono lasciato convincere da promesse di facili guadagni da un tizio ed eccomi qua, infognato fino al collo.
Per uno come te abituato a comandare, deve essere stato duro subire un trattamento cos umiliante.
All'inizio lo  stato, ma dopo qualche mese passato in questo letamaio si  disposti ad accettare qualsiasi cosa pur di sopravvivere. Questi sanno come piegare un uomo e renderlo docile. Te ne accorgerai anche tu. Torn a indossare la camicia e sorrise. Mi sei simpatico e spero davvero che tu non ti faccia ammazzare tanto presto. Sei il primo compagno di cella che ha dimostrato interesse per il mio passato. Ho fatto cose di cui non vado fiero, ma non sono un mostro. Noi mafiosi, almeno, avevamo un codice d'onore, ma questi sono sadici e provano piacere nel fare del male.
Sentire uno che aveva sguazzato nella criminalit organizzata parlare di regole d'onore e di morale suonava piuttosto stonato, ma provava che Turi non era del tutto insensibile. Che non aveva un animo cattivo, in fondo.
Il suono di chiavistelli, seguito da passi pesanti, attir la mia attenzione.
Sta arrivando qualcuno.
Turi si alz per accostarsi alle sbarre e sbirciare. Sono le guardie. Vengono a prenderti. Indietreggi fino al muro. Strano vedere un omaccione come lui impaurito.
Quattro uomini vestiti di nero con l'aria truce si fermarono davanti alla cella. Uno apr il cancelletto e mi fece un cenno.
Tu, vieni con noi. Aveva una frusta, mentre i compari erano armati di piccole ma sicuramente micidiali balestre. Niente armi da fuoco.
La frusta schiocc sul pavimento, a pochi centimetri dalle mie gambe, un buon incentivo per indurmi a obbedire pi in fretta. Fui afferrato, legato con stringhe di plastica, incappucciato e spinto nel corridoio.
Muoviti!
Un altro schiocco per incoraggiarmi e mi avviai pi spedito che potevo, strattonato dai due che mi tenevano per le braccia. La ferita alla gamba stava guarendo, ma sembrava che in qualche modo la droga avesse rallentato il processo. Anche senza poter vedere, intuii che passavamo davanti ad altre celle dove c'erano persone che si lamentavano e piangevano. Voci molto giovani, mi parve, che attendevano di conoscere il loro destino.
Dopo ci che mi aveva detto il mio compagno di sventura, non riuscii a impedirmi di rabbrividire.
Le guardie mi fecero entrare in un luogo pi piccolo che si rivel la cabina di un ascensore. Dopo una rapida salita mi trascinarono fuori. Appena il tempo di sentire della sabbia sotto i piedi e udire il vociare confuso di molta gente, che scrosciarono applausi e mi fu tolto il cappuccio, insieme a una ciocca di capelli.
La luce, intensa e improvvisa, mi abbagli. Impiegai qualche attimo per mettere a fuoco l'arena e gli spettatori che l'affollavano. Non c'erano gradinate, ma una balconata circolare e sopraelevata da cui si affacciavano uomini e donne. Alcuni momenti dopo mi accorsi di non essere solo e nel riconoscere i miei amici provai un moto di rabbia. Incontrai lo sguardo di Laura e la sua muta invocazione d'aiuto. Solo per un istante, perch subito la frusta sibil sulla mia schiena e dovetti stringere i denti per non gridare.
La folla rise, applaud e lanci fiori. Poi il gruppo centrale si apr e apparve una coppia: lui in velluto cremisi, lunghi capelli neri sciolti, un viso bianco e labbra sottili color carminio, occhi di ghiaccio. Lei bellissima, eterea, vestita di lurex, biondo platino e trucco enfatico. A un cenno di lui, chiaramente il padrone di casa, cal il silenzio.
Amici, ho il grande piacere di presentarvi i miei nuovi giocattoli. Tutti molto giovani, forti e, mi auguro, combattivi. Altri applausi e l'entusiasmo anim gli spettatori. Prendete il ragazzo, quello alto e carino, e portatelo da me, ordin con voce flautata.
Le guardie eseguirono e mi spinsero in un adito, poi su per una scala che sbucava direttamente nel soppalco. Ebbi la rapida visione di un salone sfarzoso, lampadari di cristallo, stucchi e dorature, arredi preziosi, statue e quadri che non avrebbero sfigurato in un museo, dove gli ospiti sfarfallavano ridendo e impettiti camerieri servivano rinfreschi. Un trio d'archi suonava in un angolo. La coppia, che vista da vicino sembrava uscita da un brutto film dell'orrore, mi scrut a lungo. Soprattutto lui indugi a studiarmi con gli occhi socchiusi, le labbra tirate nella parodistica imitazione di un sorriso, le mani sottili dalle unghie dipinte di rosso congiunte. Infine, soddisfatto, si rivolse alla donna.
Non  delizioso, mia cara?
Lei arricci il nasino. Speriamo che valga ci che l'hai pagato.
Sono sicuro che non mi deluder. Torn a guardarmi. Vero che non lo farai? Sospir. Mi si spezzerebbe il cuore se dovessi morire stasera.
Cercher di evitarlo.
La mia risposta lo sorprese. Hai sentito? Parla! Sembr estasiato. Non ha paura di noi.  impavido, il ragazzo. Di', come ti chiami?
Rico.
Devi farti onore, Rico. Punter su di te una somma pazzesca e se sarai sconfitto al primo scontro scender nell'arena a ucciderti con le mie mani. Mi guard sprezzante. E se oserai sfidarmi ancora cos ti far frustare. Ora portatelo via, ma tenetelo separato dagli altri. Ho in serbo qualcosa di davvero speciale per lui.
Turi mi scrut ansioso appena rimisi piede nella cella.
Allora, com' andata?
Non poteva andare peggio. Mister Dracula mi fa combattere stasera.
Veramente? Devi averlo proprio colpito. Che effetto ti ha fatto vedere l'arena?
Nessuno. Non volevo rivelare le mie emozioni.
Eri solo?
No, c'erano anche i miei amici.
Vedrai che ti dovrai battere con qualcuno di loro.
Pu darsi.
La mia scarsa propensione a parlare non lo scoraggi.
Vuoi che ti insegni qualche mossa?
Grazie, ma preferisco rilassarmi.
Il rifiuto lo deluse. Voglio soltanto aiutarti.
Okay. Facciamo un po' d'allenamento.
Uno di fronte all'altro ci studiammo a lungo, spostandoci di lato a piccoli passi. Ero consapevole di dover smorzare i miei colpi per non fargli troppo male, per ignoravo in quale misura perch lui era grosso, abituato a combattere e di sicuro conosceva dei trucchi. La mia tattica d'attesa lo stanc presto e agit i pugni.
Smettila di fare il ballerino e colpisci!
Con un balzo gli fui addosso e sferrai il pugno, controllandone la forza. Lui lo evit e lo colpii alla spalla.
Tutto qui? Scommetto che sai fare di meglio.
Tornai all'attacco e lo sottoposi a una gragnola di pugni che assorb senza fare una grinza. Era davvero tosto e cominciavo ad arrabbiarmi sul serio. Quando venne avanti a testa bassa gli feci lo sgambetto e lo colpii di taglio alla nuca, facendolo stramazzare. Rimase steso e dolorante alcuni istanti, poi si rialz e scroll la testa.
Devi sapere che nell'arena non ci sono regole. Se cadi il tuo avversario non aspetter che ti rimetta in piedi, ma ti colpir ancora pi duro. Ti prender a calci, tenter di strangolarti e spezzarti il collo, ti morder a sangue. Non aspettarti lealt o rispetto, ma solo colpi bassi e spietati. E il pubblico urler per vedere la sua morte o la tua. Non dimenticarlo. Mi colp allo stomaco mentre parlava, cogliendomi di sorpresa, e arretrai piegato in due. Capisci cosa intendo?
Eccome se avevo capito, e nel momento in cui caric mi spostai con un guizzo e lui si scontr col muro. Mentre era stordito lo tempestai di pugni ai fianchi e lo misi in ginocchio. A quel punto avrei potuto sopraffarlo, ma non volli infierire. Dopo aver ripreso fiato si rimise in piedi e mi guard di sottecchi.
Sei pi forte di quanto mi aspettavo. Ho la sensazione che potresti facilmente uccidermi, ma sai controllarti. Dico bene?
Ho avuto solo fortuna.
No, c' dell'altro che non mi vuoi dire e la fortuna non c'entra affatto. Fece un gesto con la mano. Ma non voglio conoscere i tuoi segreti.
Non nascondo segreti.
Sogghign. La tua aria innocente non mi incanta, ragazzino.
Voleva provocarmi e farmi confessare che ero un mutante? Forse l'allenamento era stato solo una scusa per scoprire la mia vera forza e l'avermi messo in cella con lui aveva uno scopo. Solo che ignoravo quale.
Sei vissuto troppo a lungo in mezzo a gente di malaffare e pensi che tutti mentano, ma ti assicuro che sono esattamente ci che sembro: un ragazzo spaventato a morte.
Pu darsi che mi sbagli. Se  cos, morirai presto.
Altrimenti? Le sue parole sibilline risuonarono assai inquietanti e il loro occulto significato mi rese nervoso. Tuttavia cercai di non darlo a vedere e sedetti sulla panca, aspettando che le guardie tornassero a prendermi.
Un soffio d'aria calda mi alit sul viso quando mi fu tolto il cappuccio, questa volta prima di varcare la soglia dell'arena immersa nelle luce accecante e risuonante di voci.
La guardia dietro di me pos la mano sulla mia spalla e mi accost le labbra all'orecchio.
Cerca di sopravvivere, pivello. Al mio sussulto aument la pressione. S, sono io, ma non voltarti o siamo perduti. Mi diede una spinta e mi butt fuori.
Al mio apparire il vociare aument e scrosciarono i battimani. Alzai lo sguardo sulla balconata e sulle facce ridenti; mister Dracula e Morticia in prima fila. Ancora non mi ero riavuto dalla sorpresa di aver ritrovato Spike, che credevo morto, e rimasi immobile rischiando di farmi ammazzare, quando da una botola schizz fuori un essere mostruoso dalla pelle chiazzata di blu, enorme e feroce, che mi assal con un ruggito cavernoso.
Evitai per un pelo l'artiglio che mi cal addosso per sbranarmi e gli sferrai un calcio all'inguine. Ulul, ma il dolore lo rese pi furioso e torn ad attaccarmi, veloce come un serpente e molto pi letale. Mi graffi il braccio e alla vista del sangue gli spettatori si eccitarono. Se non avessi scatenato il mio lato oscuro non sarei uscito vivo dallo scontro. Arriv con la forza di una meteora; un picco di energia allo stato puro che si diffuse nel mio corpo, trasformandolo in una macchina per uccidere. Ne fui come trasfigurato e nel lanciarmi contro l'avversario eruppi in un grido possente che rimbalz, amplificato, fino alla balconata e agli spettatori che ammutolirono. E nel silenzio si udirono soltanto gli scricchiolii delle ossa frantumate, gli schiocchi degli arti staccati e infine il pi terrificante, nel momento in cui gli staccai la testa e il mostro mutilato stramazz sulla sabbia con un tonfo pesante.
Il pubblico era in delirio, esaltato dalla mia prova di forza, e gli applausi frenetici si protrassero anche quando gli inservienti vennero a trascinare via i resti sanguinolenti e sparsero sabbia pulita.
Frastornato, diviso fra disgusto ed ebbrezza, rimasi al centro dell'arena finch qualcuno mi prese per un braccio e mi port nello spogliatoio dove mi fece sedere.
Andate, a lui ci penso io.
Le guardie obbedirono e Spike sorrise, porgendomi una bottiglietta d'acqua a cui mi attaccai assetato. Scariche di adrenalina continuavano a bombardarmi.
Dobbiamo parlare, pivello.
Tu dovresti essere morto.
Liquid la questione con un gesto. Come sei finito in questo cesso?
Ho risposto a un annuncio sul giornale. E tu?
Mi sono infiltrato per indagare un anno fa, dopo la scomparsa di alcune persone che conoscevo, e ho fatto qualche scoperta interessante, ma nessuna prova conclusiva. Questa gente sa custodire i propri segreti.
Non me ne frega un accidente delle tue indagini. Devi farci uscire da qui, me e i miei amici.
Perch mi sarei fatto riconoscere altrimenti? Fidati del vecchio Spike.
Gi. Fidarmi di un bugiardo patologico che aveva il talento di un prestigiatore per come spariva e riappariva sembrava quantomeno un azzardo, ma a quel punto non avevo scelta.

15.

Le vittorie riportate contro l'assortimento di creature mostruose che fui costretto ad affrontare mi rese popolare.
Una popolarit di cui avrei fatto volentieri a meno, ma che miglior le mie condizioni di vita. Niente pi cella nel sotterraneo da dividere col galeotto, ma una stanzetta decente, pasti assicurati e una certa libert di movimento.
Spike si era di nuovo eclissato, ma speravo che mantenesse la parola.
Mister Dracula mi aveva eletto a proprio idolo e cercai di approfittarne per ottenere qualche favore. Anche se non era facile.
Che cosa vuoi oggi?
Vorrei vedere i miei amici, signore.
Aggrott la fronte. Stai diventando noioso, Rico. I tuoi amici ricevono un trattamento di riguardo come mi avevi chiesto. Non ti basta? Affil lo sguardo. Forse non ti fidi di me?
Abbassai la testa. Non mi permetterei mai di dubitare delle tue parole, signore. Per...
Allora smetti di tediarmi. Se vuoi una ragazza, sono pronto a farti scegliere fra un campionario di bellezze.
Te ne sono grato, ma non voglio una ragazza.
Inarc un sopracciglio. Un ragazzo? Sei gay, per caso?
No, signore, non sono gay.
Dovresti provare. Chiss, potrebbe anche piacerti.
Rimasi in silenzio. Contraddirlo poteva rivelarsi pericoloso.
Comunque, credo sia saggio da parte tua conservare le energie per l'arena, ridacchi. Perch non mi hai detto subito che sei un mutante? Lo sospettavo, naturalmente, ma avrei apprezzato la tua sincerit.
Mi dispiace.
Sospir. Siete strani, voi mutanti, ma fra tutti quelli che ho conosciuto tu sei il pi strano in assoluto. Un vero fenomeno.
Dovrei sentirmi lusingato?
S. In certo qual modo voleva essere un complimento. Quello che mi stupisce  la tua mancanza di aspirazioni. Non sei ambizioso. Chiunque altro approfitterebbe del mio favore per fare carriera e diventare uno dei miei protetti. Tu, invece, ti preoccupi pi dei tuoi amici che di te stesso.  raro incontrare qualcuno cos altruista, di questi tempi. Mi chiedo fino a che punto saresti disposto ad anteporre la vita dei tuoi amici alla tua. Ti sacrificheresti per loro, Rico?
 una domanda retorica o lo vuoi davvero sapere?
Se ti offrissi la loro libert in cambio della tua vita, accetteresti?
Temo di non capire.
Uno dei suoi fedelissimi si avvicin per sussurrargli all'orecchio e lui annu.
Riprenderemo il discorso in un altro momento. Adesso vieni con me. Ti voglio mostrare qualcosa.
Si avvi, seguito da me e dal suo entourage, diretto alla grande vetrata che si affacciava sul giardino. In un primo momento non capii cosa volesse mostrarmi, ma quando due guardie trascinarono un uomo nudo fino alla cintola, con le mani legate dietro la schiena, e lo costrinsero a inginocchiarsi nella neve, mi fu chiaro. Una delle guardie brandiva un frustino e a un cenno di mister Dracula lo cal sulle spalle del disgraziato. Nessun lamento; solo sussulti ogni volta che veniva colpito. Provai ribrezzo per il fremito di eccitazione che percepii nei presenti.
Che ha fatto quell'uomo?
La risposta mi gel.
Niente.  stato scelto a caso per ricevere venti nerbate e servire da esempio. Un ottimo deterrente per scoraggiare qualsiasi velleit di ribellione. Mi guard. Il mio modo di amministrare la giustizia non ti piace?
Questa non  giustizia. Gli sarei saltato volentieri alla gola per quanto ero furioso e strinsi i pugni per dominare i miei istinti omicidi.
Potevo ordinare che fosse ucciso, ma c'era il rischio di farne un martire e sarebbe stato controproducente. Questi sono schiavi e la loro vita non ha alcun valore, ma da morti valgono ancora meno.
Fallo smettere.
Non ce n' bisogno; ormai  finita.
Le guardie portarono via l'uomo sanguinante per le braccia, fra sospiri delusi per la fine dello spettacolo. Quei depravati traevano piacere dalla sofferenza altrui e la bassezza del loro animo mi diede la nausea.
Posso andare?
Vuoi gi lasciarci? Speravo che ci avresti raccontato qualcosa di te. Siamo curiosi di conoscerti meglio, non  vero, amici? Ma poi, con la volubilit che gli era propria, cambi idea. Ma s, vai a prepararti per l'incontro di stasera. Voglio che tu faccia faville.
Le faville le avrebbe viste il giorno in cui sarei riuscito a mettergli le mani intorno al collo, l'infame.
Spike mi aspettava e sorrise sornione.
Entra e chiudi la porta, pivello.
Dove sei stato finora?
A organizzare un piano di fuga, cosa tutt'altro che facile coi sistemi di sicurezza di cui  dotata questa villa, le guardie e tutto il resto.
E ce l'hai il piano?
Accentu il sorriso. Naturale. I miei contatti all'esterno si sono subito attivati per procurarmi il necessario: uomini, mezzi e armi, attrezzatura elettronica per disattivare a distanza tutti i congegni. Il blitz avr luogo fra un'ora e mi serve il tuo aiuto.
Per fare cosa? Sai che non posso muovermi senza scorta.
Ma io s, e se verrai con me nessuno trover da ridire. So dov' il caveau in cui c' il gruppo elettrogeno principale. Dobbiamo provocare un blackout.
E dopo?
Appena tolta la corrente invier un segnale e il commando entrer in azione. Gente esperta, abituata ad agire in condizioni critiche. Assolutamente affidabile.
Sai dove tengono rinchiusi i miei amici?
Li hanno trasferiti proprio oggi nella piccola dependance non distante da qui.
La conosco e so cosa significa. Quando venivano portati via dai sotterranei, i prigionieri erano destinati a fare da attrazione nella serata e spesso finivano male.
Allora capisci perch ho deciso di anticipare la fuga.
Spero che ti sia procurato un'arma anche per me.
Mi diede un'automatica e due caricatori.
Nascondili bene. Aspett che fossi pronto e sorrise. Muoviamoci,  ora di andare in scena. Guard il cronografo al polso. Manca poco, ormai.
Lo seguii nel corridoio, dove lui mi prese per il braccio e assunse un'aria torva. Non che gli riuscisse difficile con la faccia che aveva. Brutto lo era sempre stato, ma la cicatrice che gli sfigurava la guancia gli dava un ghigno davvero diabolico.
I sorveglianti ci guardarono e lui mi stratton. Cammina, se non vuoi che ti prenda a calci.
Uno si par davanti. Dove lo stai portando?
Il capo vuole che gli dia una lezione per renderlo pi docile.
Quello sogghign. Nel buco dei dannati?
Gi. Non so perch mi tocca sempre fare il lavoro sporco.
Posso farlo io, se vuoi. Ti devo un favore, ricordi?
No, grazie. L'ordine viene dal padrone e se non lo eseguo finisco nei guai.
La prossima volta, allora. Si scans per lasciarci passare e Spike acceler.
Non voltarti, sibil.
Che succede se il tizio va a dirlo al padrone?
Quelli sono sorveglianti di infimo livello e non possono rivolgersi al capo. Le gerarchie sono molto rigide qui.
E tu puoi fare ci che ti pare?
Pi o meno.
Cos' il buco dei dannati?
Silenzio o ti ci porto davvero.
Svolta dopo svolta arrivammo alla cabina di un ascensore nella quale mi spinse. Pigi uno dei pulsanti e inizi la discesa.
Guarda che non c' bisogno che mi strapazzi.
Oh s, invece. Ci sono spie elettroniche dappertutto.
Possono sentirci?
No. Il sistema registra solo le immagini.
Che tipo di favore ti deve la guardia?
Di quelli che non ti riguardano, pivello. Mi colp alle reni abbastanza forte da farmi trasalire. Recita meglio la tua parte.
La cabina si ferm dolcemente e il pannello si spalanc.
Muoviti! Mi tir per il braccio. Era pieno di videocamere e chiunque ci stesse osservando si doveva convincere che fossi in punizione, perci non protestai e mi finsi avvilito.
Si accorgeranno che non siamo diretti al buco dei dannati osservai poco dopo.
No, perch il sistema subir un malfunzionamento... Da adesso. Mi pass davanti e si diresse verso il caveau. Inser la scheda e la porta si apr. Il gruppo elettrogeno ronzava sommesso all'interno del cubicolo e lo occupava quasi per intero. Spike esamin il quadro dei comandi, munito di una serie di pulsanti. C'erano anche delle leve, ma l'interruttore generale era grande e di un bel rosso vivo. Spike accese la pila e lo pigi deciso. Il ronzio cess e piombammo nel buio.
Lo precedetti fuori. Manderanno qualcuno a rimetterlo in funzione.
Lui richiuse la porta e sferr un pugno al lettore, mandandolo in frantumi. Fu in quel momento che notai un particolare che mi era sfuggito: la mano destra di Spike era artificiale. Si accorse del mio stupore e sorrise.
Non hai idea di cosa si riesce a fare con questa, pivello.
Bionica?
Apr e strinse il pugno. Una lega d'acciaio e titanio. Praticamente indistruttibile. Coraggio, andiamo.
Che altro hai di titanio?
La gamba destra. Ero conciato male dopo l'esplosione nel bunker e ho subito parecchi interventi. Mi volevano ricostruire anche la faccia, ma ho voluto conservare questa cicatrice per ricordo. L'occhio, per, me l'hanno trapiantato.
Sei una specie di uomo bionico.
Siamo una bella coppia, pivello. Io bionico e tu mutante. Eh s, me ne sono accorto che non sei pi lo stesso. Che effetto fa?
Dipende dalle circostanze.
Il blackout aveva messo fuori uso l'ascensore e prendemmo le scale. Di sopra regnava il caos e nessuno ci prest attenzione mentre correvamo nel corridoio. Spike stese una guardia che tent di prendergli la pila e mi fece segno di seguirlo. Come ce ne fosse bisogno con l'ansia di raggiungere i miei amici che mi spronava. Gli allarmi erano stati disattivati e il commando aveva gi fatto irruzione nel giardino e dentro la villa. Ovunque echeggiavano spari, insieme agli strilli atterriti degli ospiti a cui avevamo rovinato la serata.
Nell'area che circondava la dependance non c'erano guardie, senza dubbio richiamate dall'assalto, e facemmo irruzione sfondando la porta. Spike illumin i ragazzi: Laura e Giulia che si stringevano l'una all'altra, Leo e Marco coi pugni serrati e pronti a battersi.
Laura!
Lei batt le palpebre. Rico! E mi si gett fra le braccia.
Stai bene?
S, sto bene. Stiamo tutti bene. Ma cosa...
Spike mi tocc la spalla. Dobbiamo andare. Non c' tempo per le smancerie.
Spike? esclam Laura.
Gi. Lui ha pi vite di un gatto. Forza, muoviamoci.
Andai avanti, coi ragazzi nel mezzo e Spike a coprirci le spalle. Il buio era squarciato dai lampi della sparatoria e dai rapidi guizzi dei laser, attraversato da ombre in fuga, sistematicamente falciate dai colpi. Non avevo ancora sparato ma ero pronto, e quando una figura mi si par di fronte non esitai e aprii il fuoco.
Ripiegare! Ripiegare! grid una voce in mezzo alla baraonda.
Dove cavolo era mister Dracula?
Poi lo vidi: vestito di rosso, i capelli scomposti e il trucco sfatto. La faccia ridotta a una maschera grottesca di puro terrore. Senza stare a pensarci gli balzai addosso e lo atterrai, le mani serrate sulla sua gola. Si contorse nel vano tentativo di liberarsi e strinsi pi forte, premendo coi pollici sulla trachea.
Faccio abbastanza faville, bastardo?
Si dimen come un'anguilla, rantolando, ma sempre pi debole. Infine strabuzz gli occhi, sussult un'ultima volta e mor. Abbandonai il corpo floscio che giaceva sotto di me e mi rialzai per unirmi agli altri.
Gli uomini del commando arretrarono verso il cancello e noi con loro. In strada c'erano alcuni grossi automezzi col motore acceso e pronti ad accoglierci. Presi posto con Spike e i ragazzi sul pi vicino, mentre il resto del commando saliva sui restanti, e pochi istanti dopo schizzammo via.
Ebbi appena il tempo di rilassarmi sul sedile e ricevere un caloroso abbraccio da Laura, che dietro si scaten l'inferno. La villa fu squassata da una serie di violente esplosioni che coinvolsero e devastarono anche i dintorni e le residenze vicine, trasformando il quartiere in un rogo enorme. E le sirene d'allarme presero a suonare tutte insieme.
Porca paletta! esclam Marco, la faccia illuminata dal riverbero.
Spike si volt e sorrise. Bentornati, ragazzi. Adesso siamo di nuovo una squadra.
Il buio fitto e un'intensa nevicata mi permisero di intravedere appena la mole scura dell'edificio in cui gli automezzi entrarono lentamente, a fari spenti, e quando il primo si ferm, i tre che lo seguivano si affiancarono. Tutti insieme spensero i motori e il silenzio ci avvolse.
I ragazzi avevano dormito durante il viaggio. Anche Laura si era assopita appoggiata alla mia spalla, ma adesso erano svegli e si guardarono attorno curiosi.
Com' buio, osserv Giulia.
Non si vede un accidente, le fece eco Leo.
Dove ci hai portati, Spike?
Lui si gir a guardarmi con quel suo sorriso sghembo. Benvenuti nella base Delta.
Leo sbuff. Cos', uno scherzo?
Un ronzio e poi, in modo appena percettibile, ebbe inizio una lenta discesa.
Sospirai. Stiamo scendendo in un altro sotterraneo.
Condannati a vivere sottoterra come topi? Fantastico.
Il solito Leo, sempre pronto a cogliere il lato positivo della situazione.
 il modo pi sicuro per sopravvivere, almeno per il momento. Vi ho portati qui perch avete bisogno di riposare, prima di risalire in superficie. Ma vi spiegher tutto pi tardi.
Ce ne devi parecchie di spiegazioni.
Su questo ero d'accordo.
La piattaforma mobile si arrest e la grande paratia prese a scorrere, rivelando un lungo corridoio rischiarato da luci al neon. Gli occupanti dei veicoli cominciarono a scendere e si allontanarono alla spicciolata. Anche l'autista del nostro ci fece un cenno e se ne and. Spike spalanc lo sportello e balz a terra.
Muoviamoci, ragazzi. Il pannello sta per richiudersi.
Lo seguimmo svogliati. Gli ero grato per averci salvati dalle grinfie di mister Dracula e compari, ma avevo la sgradevole sensazione di essere di nuovo in trappola. E anche i miei amici, a giudicare dalle loro facce. Eravamo tornati sotto il comando di Spike e tutto lasciava prevedere che ci avrebbe assegnato qualche missione suicida o gi di l. Il nostro sogno di essere liberi cozzava un'altra volta con la dura realt.
Laura mi si affianc, insinuando la mano nella mia. Cosa vuole da noi la vecchia volpe?
Non lo so, ma scommetto che presto lo scopriremo.
Cosa si  fatto alla faccia?
 rimasto ferito in modo grave durante l'esplosione del bunker, quando siamo venuti a salvarti. Ha subito anche dei trapianti.
Trapianto? Marco si avvicin. Che genere di trapianto?
Spike, che aveva sentito, si gir con un ghigno. Non del tipo che pensi tu, ragazzo.
A lui servirebbe un trapianto di cervello, intervenne Leo.
Marco si offese. Lo vuoi un bel naso nuovo?
Basta, ragazzi. Disciplina.
Eccolo, il vecchio Spike che conoscevamo: burbero e severo, ligio alle regole. S, erano davvero tornati i vecchi tempi. O quasi, dato che alcuni di noi erano assenti. La squadra non era al completo, riflettei, e io avevo un motivo in pi per essere triste, perch avevo perso un fratello appena dopo averlo ritrovato e forse anche quel padre di cui per anni avevo ignorato l'esistenza.
Laura cap e mi strinse la mano. Mi dispiace per tuo fratello e tuo padre.
Sai, non pensavo che ne avrei sentito la mancanza. In fondo li conoscevo da poco e all'inizio credo d'averli persino detestati. Ero molto arrabbiato per tutto ci che mi era stato nascosto.
Lei si protese a baciarmi la guancia. Ho avuto tanta paura d'averti perso.
Non mi perderai mai.
Guard gli altri che ci precedevano e rallent, attirandomi in una rientranza del muro, dove mi prese il viso fra le mani e mi baci a lungo, con dolcezza.
Ehi, voi due, se avete finito di pomiciare...
Mi staccai piano, riluttante, ma il momento magico era sfumato e tenendoci per mano raggiungemmo il gruppetto che si era fermato ad aspettare. Finsi di non vedere l'occhiata di Leo, che per non perse l'occasione di punzecchiarmi.
Ogni momento  buono per rintanarsi in qualche angolo, eh?
Il calcio negli stinchi di Giulia lo ammutol. La vuoi piantare, cretino?
Proseguimmo fino a una stanza piuttosto grande nella quale Spike ci fece entrare. C'erano un lungo tavolo e delle sedie di plastica, scaffali di metallo alle pareti e due distributori di bibite e merendine. Sulla parete in fondo uno schermo spento.
Potete mangiare e bere quello che volete; offre la casa. Si accomod, osservandoci mentre ci servivamo e dopo, in silenzio, ci guard divorare gli snack e ingurgitare la coca. Mi siete mancati, ragazzi.
Per poco non mi strozzai nel sentire quella sorprendente dichiarazione.
 questo il motivo per cui ci hai portati qui? Avevi nostalgia?
Non che mi aspettassi grandi manifestazioni di gratitudine per avervi salvato le chiappe, ma un semplice grazie sarebbe gradito.
Scusa, hai ragione. Ti siamo grati, per non riesco a levarmi dalla testa il sospetto che tu voglia qualcosa. Correggimi se sbaglio.
Il rumore di mandibole all'opera cess di colpo.
In effetti  cos. Voglio formare di nuovo la squadra e voi siete gli elementi migliori che abbia mai avuto.
Forse ti  sfuggito che siamo pochi. Abbiamo subito qualche perdita, di recente.
S, e mi dispiace. Dico davvero, ma siamo in guerra e bisogna andare avanti. Non sono cinico ma realista.
Okay. Adesso dicci cosa vuoi.
Mi sono giunte notizie, giorni fa, riguardo alla piccola Angela.
Se un meteorite fosse caduto sulla base forse ci avrebbe sconvolti di meno.
Angela? scatt Laura. Dov'? Sta bene?
Le mie fonti affermano che  viva e in buona salute.  stata inserita in un programma di sperimentazione dell'Omega, che poi l'ha passata al professor Gallesi nell'ambito di una ricerca congiunta.
Stai dicendo che l'Omega ha venduto la bambina a quel mostro che crea zombie in laboratorio?
L'ha concessa in prestito, per cos dire, allo scopo di studiare gli anticorpi che il suo sangue sviluppa spontaneamente. Bench non sia la sola a risultare immune all'infezione, Angela presenta delle caratteristiche che la rendono unica e fanno di lei un soggetto prezioso.
Ma  soltanto una bambina! Laura strinse i pugni per la rabbia. Bisogna portarla via a ogni costo.
Purtroppo l'ospedale  inaccessibile, per ho saputo che Angela sta per essere trasferita in una struttura segreta denominata fondazione SECTRA, creata da un eccentrico milionario svizzero la cui identit  ignota. Il trasferimento avr luogo fra ventiquattro ore, a bordo di un'ambulanza dotata di scorta, e appena avremo il tracciato del percorso la fermeremo e ci riprenderemo la piccola.
Laura ne era entusiasta, ma io volevo capire perch Spike fosse pronto a scomodarsi per salvare una bambina che neppure conosceva.
Come mai tanto interesse per Angela?
Voglio essere sincero; quella bambina potrebbe rappresentare la salvezza, dandoci modo di sconfiggere una volta per sempre la piaga che sta devastando il pianeta. Col suo sangue potremo creare un antivirus senza precedenti e mettere fine alla guerra.
Proprio come pensavo. Gli interessi di Spike erano identici a quelli di tutti gli altri scienziati, anche se diversamente motivati.
Perch ci hai coinvolti? Non hai realmente bisogno del nostro aiuto.
Al contrario, pivello. Mi servite perch la piccola vi conosce e si fida di voi. Non voglio che si spaventi pi del necessario quando la porteremo via.
E dopo cosa le succeder? Laura era angosciata. Lo eravamo tutti, del resto. Angela aveva gi sofferto abbastanza e lui ci chiedeva di ingannarla. Di nuovo e nel modo pi crudele.
Spike sorrise. Sar trattata col massimo riguardo. L'quipe scientifica che la studier user ogni precauzione per evitarle traumi. Avete la mia parola. Ci guard uno a uno. Allora, ci state?
Puoi contare su di noi, capo.

16.

Il dormitorio in cui Spike ci accompagn era piuttosto confortevole, se paragonato ad altri posti in cui avevamo dormito, ed era tutto per noi.
Nell'armadio ci sono capi di vestiario e nel bagno qui accanto c' tutto quel che serve. Riposate, ragazzi, la sveglia  all'alba e dopo ci sar una riunione.
Appena se ne and e chiuse la porta, Laura la fiss come volesse incenerirla. Non ci posso credere!
Le feci segno di tacere e andai a ispezionare il bagno. Non vidi traccia di spie elettroniche, ma per prudenza aprii il rubinetto. Lei mi segu.
Perch fai scorrere l'acqua?
L'ho visto fare in un film di spionaggio. Sembra che lo scroscio interferisca con l'audio.
Secondo te ci stanno spiando?
Sono pronto a scommetterci.
La voce di Leo risuon dall'altra parte. Ehi, che fate l dentro, una sveltina?
Laura s'infiamm. Adesso lo uccido.
Non sarebbe una cattiva idea. La sveltina, intendo.
Il suo sguardo mi trafisse. Ma voi maschi non riuscite a pensare ad altro?
Dicevo per scherzo. Dai, facciamo entrare anche loro.
Aspetta. Prima dimmi che non hai intenzione di lasciare che si prendano Angela.
Assolutamente no.
Sorrise e spalanc la porta. Venite. Rico ha un piano.
Non funzioner, bisbigli Leo.
Strinsi le mani sul volante, gli occhi fissi sulla strada bianca, ripassando le fasi di un piano che, a essere sincero, faceva acqua da tutte le parti. Dal punto di vista teorico non era male, ma dal lato pratico riservava parecchie incognite. Spike per sembrava convinto del successo e forse gli si poteva concedere un minimo di fiducia.
Eravamo partiti subito dopo la riunione, durante la quale Spike ci aveva illustrato l'operazione. L'ambulanza e la scorta avrebbero viaggiato sulla statale, dirette verso il confine, e noi le avremmo precedute a bordo di tre auto, di cui una guidata da me, per formare un posto di blocco. Ritenendo che avrebbero tentato di forzarlo, Spike aveva predisposto di collocare una griglia chiodata che squarciando gli pneumatici li avrebbe costretti a fermarsi. A quel punto saremmo entrati in azione, eliminando prima la scorta e poi il personale medico sull'ambulanza, prelevando la bambina.
Un momento cruciale, dato che non avremmo pi seguito il piano di Spike ma il nostro e con ogni probabilit sarebbe stato necessario l'uso della forza per riuscire a sottrarre Angela e fuggire. Bisognava eliminare Spike e i suoi per impedire che ci inseguissero e non potevo negare che l'idea di ucciderlo mi ripugnava. Inoltre Spike era astuto e forse sospettava il mio tradimento.
Laura mi pos la mano sul ginocchio. Andr tutto bene.
Avrei voluto esserne sicuro ma sorrisi, grato per l'incoraggiamento.
Le due auto davanti a noi procedevano veloci, sollevando nuvole di neve fresca caduta nella notte che si posava sul parabrezza. Il rapido moto del tergicristallo aveva un effetto quasi ipnotico e il candore del paesaggio era accecante nella sua monotona uniformit, interrotta solo dai profili delle montagne. La mia mente si ripiegava su se stessa in giri viziosi.
Un paio di chilometri dopo la trasmittente si accese.
Ci sei, capo Maverick? Era da tanto che non mi sentivo chiamare cos.
Ti sento forte e chiaro.
Prendi il comando della colonna, capo Maverick.
Non mi avrebbe spiegato il motivo, perci evitai di chiederlo ed eseguii l'ordine. Sorpassai i due veicoli e mi portai in testa.
Quattro chilometri pi avanti c' il punto del rendez-vous. Raggiungilo e prendi posizione.
Accelerai, ma senza perdere il contatto visivo con le altre auto. Superai un paesino sommerso dal manto bianco e in distanza intravidi uno specchio d'acqua, forse un lago. La strada si addentr a tornanti fra i primi contrafforti delle montagne e per affrontare la salita inserii una marcia pi bassa. Le ruote a trazione integrale aggredirono lo strato ghiacciato e il pesante SUV si arrampic.
Al punto stabilito, quattro chilometri dopo, fermai e con un paio di manovre misi in posizione l'auto. Le altre due stavano arrivando.
Tamburellai con le dita il volante mentre scrutavo in distanza con occhi socchiusi. E se l'ambulanza non fosse arrivata? Se all'ultimo momento avessero deciso di cambiare itinerario o avessero raggiunto la Svizzera a bordo di un elicottero? Le fonti d'informazione di Spike si sarebbero potute sbagliare o essere state sviate apposta. Impossibile saperlo, ed era questa incertezza che mi tormentava.
Controllate che le armi siano pronte.
Laura sorrise. Sei nervoso?
Perch, tu no?
Non ci voglio pensare.
Le auto erano ormai vicine. Troppo per potersi fermare senza speronarci, e in una frazione di secondo compresi perch Spike mi aveva ordinato di precederli. Avviai il motore e innestai la retromarcia pigiando l'acceleratore con tutta la mia forza, fino in fondo, facendo volare via il tettuccio apribile.
Va' su, Leo! Spara! Spara!
Porca miseria!
Il SUV rincul zigzagando, mentre gli uomini di Spike rispondevano al fuoco.
Ehi, ci stanno sparando! grid Marco.
Ma va?
Tenetevi!
Un brusco cambio di direzione e guidai il pesante veicolo contro i due. Leo esaur il caricatore e Marco gli pass lo Stinger.
Il motore! Il motore! urlai.
Il pulviscolo ghiacciato vorticava intorno ai tre veicoli impegnati in un duello mortale. I razzi, uno dietro l'altro, colpirono le griglie del radiatore e con boati quasi sincronici i due SUV esplosero, proiettando rottami incandescenti tutt'intorno e in verticale, scagliati dalla potenza della deflagrazione. Ebbi una rapida visione degli abitacoli in fiamme e degli uomini che cercavano di uscire, le facce distorte. Le loro urla strazianti giunsero smorzate mentre lottavano per salvarsi dal rogo. Un paio riuscirono a spalancare gli sportelli e a lanciarsi fuori con gli abiti fumiganti, rotolarono nella neve alcune volte poi restarono immobili.
Scesi per andare a vedere. A stento riconobbi Spike in quello ancora vivo e mi avvicinai cauto, puntando la pistola. Era ridotto da far paura, ma non provai alcuna piet.
Vecchio bastardo, ci hai attirati in una trappola. Non esiste nessuna ambulanza, vero?
Sogghign e la cicatrice gli deform la faccia annerita e bruciacchiata. Oh s, che esiste, solo che ha seguito un itinerario diverso e ormai sar gi in Svizzera. Toss rantolando.
Perch ci hai fatto questo?
Ordini dall'alto. Niente di personale, pivello.
Mi chinai per dargli una scrollata. Dimmi chi l'ha ordinato! Ma era chiaro che non poteva dire altro, ammesso che volesse farlo, e con un ultimo rantolo mor. Frustrato, gli sferrai un calcio. Maledetto!
Laura mi tir per la giacca e mi voltai a guardarla.
Aveva gli occhi lucidi. Niente Angela?
L'abbracciai stretta. Mi dispiace. Mi dispiace tanto.
Non  colpa tua.
Leo attir l'attenzione. Ehi, abbiamo compagnia!
Spinsi Laura verso la macchina e salimmo. Il segnale del radar di bordo era forte e chiaro: due oggetti si stavano avvicinando. Troppo veloci per essere auto, quindi erano elicotteri. Qualcuno veniva ad accertarsi che fossimo morti.
Via dalla macchina! Afferrai gli zaini e mi lanciai fuori.
Una fuga precipitosa, seguita da un tuffo nella neve, e arrivarono, una manciata di secondi dopo, colmando l'aria col suono dei rotori. Il freddo che ci avvolgeva avrebbe impedito ai sensori di calore di localizzarci e speravo che si sarebbero limitati a distruggere l'auto senza attardarsi in una ricerca. Tolsi la neve dalla faccia per dare un'occhiata e vidi gli elicotteri sorvolare la strada, librandosi sugli scheletri dei SUV ancora infuocati e sul nostro col motore acceso. Velivoli da combattimento, dotati di missili, e infatti ne lanciarono due in rapida successione, distruggendo il veicolo. Dopo un ampio giro sulla zona invertirono la rotta e scomparvero verso le montagne.
Fuori, ragazzi. Pericolo passato.
Sbucammo annaspando e per qualche momento nessuno parl. Fu Marco a rompere il silenzio.
Che si fa adesso?
Assestai lo zaino in spalla. Torniamo indietro.
Leo mi fulmin con un'occhiata. Gi, e magari facciamo l'autostop.
Perch no?
Ci saranno zombie, qua attorno? chiese Marco.
Con questo freddo?
Marco sorrise. Sapete qual  il colmo per uno zombie? Morire congelato!
Non fa ridere. Come pu morire congelato uno zombie che  gi morto?
Era una freddura, scemo.
A proposito di congelamento, intervenne Giulia. Non mi sento pi i piedi.
Laura mi affianc. Rico, credo che dovremmo trovare un riparo. Fra un paio d'ore far buio e temo che riprender a nevicare.
Le nuvole si stavano di nuovo addensando e spirava un vento gelido che minacciava un'altra bufera. Qualche fiocco vorticava nell'aria.
C' un piccolo paese, pi a valle. L'ho intravisto mentre eravamo in macchina. Forse non  disabitato come sembra.
 parecchio distante. Ce la faremo?
Abbiamo due ore per farcela, prima che scenda la notte.
La tormenta arriv appena ci addentrammo fra le case del paese, deserto e in stato d'abbandono, quando ormai era buio. Nessuna luce, nessun fumo che usciva dai comignoli, nessuna traccia di esseri viventi, a parte noi.
La neve alta ci ostacol, ma riuscii ad aprire un passaggio fino al cancello di una piccola casa. Era spalancato e lo varcai per primo, dirigendomi verso la porta d'ingresso riparata da una tettoia. Chiunque l'avesse abitata se n'era andato talmente in fretta da lasciarla socchiusa. La spinsi e diedi un'occhiata nel minuscolo atrio, poi mi avventurai dentro con la pistola in pugno. Facendomi luce con la torcia eseguii una rapida esplorazione e, come gi supponevo, la trovai deserta. Gli arredi coperti da un velo di brina scintillarono come diamanti. Visitai il salotto, la cucina, lo studiolo e il servizio igienico. Una rampa di scale portava al piano di sopra, ma quello che c'era l bastava per passarci la notte.
Tornai indietro.  disabitata. Niente mostriciattoli in giro. Potete entrare.
Poco dopo eravamo tutti nel salotto. Marco aveva trovato delle candele e c'era legna accatastata accanto al caminetto, il che ci permise di accendere il fuoco e intiepidire l'ambiente. La cucina era direttamente comunicante e una veloce ispezione rivel che c'erano provviste. Roba in scatola, cracker, bustine di t, biscotti. Di acqua corrente neanche a parlarne; si era gelata nelle tubature, per si poteva far sciogliere della neve, se solo ci fosse stato il gas per riscaldarla.
Giulia e Laura curiosarono dappertutto e trovarono qualcosa di utile.
Un fornellino da campeggio. Lo posarono sul ripiano.
Okay, ma con cosa l'accendiamo? chiese Leo. Non vedo fiammiferi.
Mi ricordai dell'accendino. Con questo.
Marco si affacci. Che si mangia?
Posai sul tavolo le scatolette e i barattoli. Abbiamo sardine, tonno, sgombri, sottaceti e frutta sciroppata.
Sorrise. Wow, un vero banchetto.
Le ragazze intanto avevano sciolto la neve in un bollitore per preparare il t. Avevamo bisogno di qualcosa di caldo da mettere nello stomaco.
Leo si accomod con un sospiro. Cosa c' di sopra?
Camere da letto, suppongo. Non sono salito a vedere.
Vuoi che vada a dare un'occhiata?
No, meglio restare uniti. Freddo a parte, non credo sia prudente dividerci. Qui c' tutto quello che ci serve.
Si limit ad annuire, ma certamente anche lui ricordava che l'ultima volta in cui ci eravamo rifugiati in una casa abbandonata era finita in tragedia. Se qualcuno ci avesse assaliti, almeno saremmo stati insieme.
La malinconia per si smorz appena ci mettemmo a mangiare e a bere il t bollente. La sensazione di quasi normalit era piacevole, dopo le disavventure che ci erano capitate.
Marco mi tocc il braccio. Perch non ci fermiamo qui per un po'?
Gi, perch? gli fece eco Leo. Non  tanto male.
Giulia approv. Almeno siamo al riparo, ci sono cibo e legna, mentre l fuori saremmo allo sbando.
Guardai Laura per sentire la sua opinione.
Non so che dire. Questo posto sembra tranquillo, ma allora perch gli abitanti sono fuggiti? Deve essere per forza accaduto qualcosa che li ha spaventati e quel qualcosa  ancora l fuori.
La penso anch'io cos. Qualsiasi cosa abbia messo in fuga la gente non se n' andato e ora sa che siamo qui.
Un tonfo, seguito dallo scricchiolio del pavimento sopra di noi, ci mise in allarme.
Leo impugn la pistola. Avete sentito?
Cos' stato? Marco, in piedi, lev lo sguardo al soffitto. Altri tonfi e suono di passi strascicati.
La prospettiva di una notte tranquilla evapor.
Zaini in spalla e usciamo prima che ci taglino la strada.
Ci affrettammo, mentre passi pesanti risuonavano sulla scala e goffe, vacillanti ombre si disegnarono sulle pareti. La nostra presenza aveva attirato un'orda di zombie.
Da questa parte! Con una spallata abbattei la porta che collegava l'atrio alla rimessa. La speranza di trovarci un mezzo di trasporto con cui andarcene si concretizz. Un pickup! Montai alla guida e girai la chiave nel quadro. Il serbatoio era pieno, ma il veicolo era vecchio e stent a mettersi in moto. Forza! Forza!
Senza corrente la porta basculante non si apriva e Leo corse ad azionare il meccanismo. Gli zombie erano fuori e arrancavano verso di noi. Un gruppetto entr nel garage. Sparando a raffica Leo ne stese alcuni, prima di raggiungermi nell'abitacolo. Laura, Marco e Giulia erano pigiati dietro.
Presto, Rico!
Finalmente il motore part. Pigiai l'acceleratore, mollai la frizione e il furgone balz avanti. Da quegli stupidi che erano gli zombie non si spostarono e finirono schiacciati sotto le ruote. A tavoletta oltrepassai il cancello e guidai sulla strada. I fari inquadrarono l'esercito di zombie sul quale il pickup piomb. Urti, tonfi, corpi che volavano da tutte le parti. Alcuni si schiantarono sul parabrezza con tale violenza da farlo incrinare e insudiciarlo di sangue e altri schifosi fluidi. Leo sparava dal finestrino e una mano adunca gli artigli il braccio. Lui, urlando, seguit a sparare finch quello stramazz, lasciandogli la propria mano attaccata. Traffic per liberarsene, con Giulia che mi urlava nelle orecchie, Marco che sparava come un forsennato dal vetro posteriore andato in frantumi, Laura che cercava di strappare quella cosa immonda dal braccio di Leo e un numero imprecisato di zombie che tentavano di salire sul vano aggrappandosi alle sponde o si facevano trascinare per centinaia di metri, prima di finire stritolati sotto le ruote o spappolati dai colpi.
Il tutto mentre il pickup macinava neve e zombie.
Ti prego, levami questa schifezza di dosso, si lament Leo. Mi sta stritolando il radio.
Ci sto provando. Ecco, ci sono.
Ma la mano scarnificata sembrava dotata di vita propria e quando Laura la stacc dal povero Leo, schizz verso Giulia e le ader come una ventosa al viso. Un'occhiata al retrovisore mi mostr una scena da film dell'orrore.
Giulia stava per soffocare e gli sforzi di Laura per liberarla non facevano che peggiorare la situazione. Le unghie erano conficcate nella carne e c'era il rischio di portarle via anche parte della faccia. In quel momento mi venne un'idea e presi l'accendino.
Prova con questo. Per sta' attenta.
Laura lo prese esitante, ma poi lo accese e accost la fiammella al margine slabbrato del moncherino. La reazione al calore fu immediata e la mano cadde fumigando. Laura fu lesta ad afferrarla e a lanciarla dal finestrino.
Fottiti, mostro!
Mentre guidavo come un matto e l'orda svaniva in distanza, mi preoccupai di Giulia.
Come sta? Respira?
Se la caver. Ha riportato qualche graffio, ma non sembra grave.
C' del disinfettante nel kit. Usalo in abbondanza.
Lei mi rese l'accendino. Mi sono sempre chiesta perch lo porti con te, dato che non fumi.
 un vecchio ricordo.
Adesso che la strada era sgombra, il pickup filava a meraviglia.
Dio, che nottata! sospir Leo.
Gli gettai un'occhiata. Sei ferito?
No, per fortuna, ma l'imbottitura si  lacerata. Mostr gli strappi sulla manica, nel punto in cui le unghie erano penetrate. Mi avrebbe dilaniato, se non avessi indossato questa. Non sapevo che gli arti staccati degli zombie fossero cos vispi.
Nemmeno io, ma bisogner fare attenzione, da ora in poi.
Dove siamo diretti?
Frugai in tasca e gli diedi un foglietto spiegazzato. Da questa persona.
Lui lesse il nome e l'indirizzo. Ugo Rossetti, viale della Rimembranza, 112. Conosci questo tizio?
No, per lo conosceva mio padre e mi ha detto di rivolgermi a lui, se avessi avuto bisogno d'aiuto.
Questo viale dove si trova?
Con un nome cos, pu solo trovarsi nei pressi di un cimitero.
Tu ci vuoi andare?
Per forza. Non mi pare ci siano alternative.
E se poi scopriamo che Ugo Rossetti  defunto e finiamo di nuovo in mezzo agli zombie affamati? Abbiamo sempre detto di tenerci alla larga dai cimiteri.
Lo so, ma questa  un'emergenza.
Si arrese. Okay, facciamo un tentativo.
Marco, silenzioso fino ad allora, si intromise. Ugo Rossetti mi suona familiare. Non faceva politica, una volta?
Un politico? Che cavolo di aiuto ci pu dare uno sporco politicante?
Me lo chiedo anch'io, visto che la responsabilit del disastro  dei governi. Marco mordicchi il labbro, perplesso. Se siamo nella melma la colpa  dei politici che non si sono curati di mettere un freno alla follia degli scienziati e anzi, l'hanno incoraggiata.
E non smettono di farlo, a quanto pare.
Ragazzi, mi dispiace interrompere questa interessante conversazione, ma Giulia ha la febbre.
Frenai cos bruscamente che il pickup sband sul fondo ghiacciato e per poco non usc di strada.
Ehi, vuoi farci ribaltare?
Scusa. Scalando le marce rallentai e lo accostai al margine. Mi girai a guardare Giulia, il cui viso era gonfio e violaceo. Aveva gli occhi chiusi e tremava, bench Laura l'avesse avvolta nella propria giacca.
Temo che abbia bisogno di un medico, sospir.
Dalle un paio di aspirine e dell'acqua. Deve resistere finch arriviamo.
Feci ripartire il pickup e il viaggio riprese.
La citt apparve alcune ore dopo, ammantata dal grigiore del mattino invernale. La nebbia, come un pietoso sudario, nascondeva le ferite e le piaghe, i segni delle devastazioni provocate dalla guerriglia urbana che era infuriata per giorni.
In distanza si intravedevano colonne di fumo.
Giulia si agitava in preda al delirio. Le sue condizioni peggioravano di minuto in minuto.
Cercai di non pensarci e mi concentrai sulle indicazioni di Leo, che aveva trovato una cartina nel vano portaoggetti. L'indirizzo a cui eravamo diretti si trovava nell'estrema periferia, dove molti anni addietro erano stati costruiti grandi e orribili palazzi simili ad alveari. Il piano urbanistico non si era curato della presenza di un antico cimitero e quando il flagello era esploso come un bubbone purulento le conseguenze per gli abitanti dovevano essere state terribili. Giudicai alquanto strano che un politico avesse deciso di risiedere in un quartiere tanto popolare, ma forse non ricopriva una carica di rilievo che gli permettesse un tenore di vita elevato.
Guidai il pickup con prudenza e mi addentrai fra gli edifici di cemento, mentre Leo scrutava i numeri civici. Alcuni cani abbaiarono al nostro passaggio e mi chiesi che fine avesse fatto il povero Ralph. Il pensiero mi distrasse e malgrado procedessi a lenta andatura superai il 112.
Torna indietro! esclam Leo.
Innestai la retromarcia e pochi metri dopo arrestai il pickup davanti all'ingresso del palazzone. C'erano inferriate alle finestre e i pochi negozi affacciati sul marciapiede avevano le serrande abbassate. I muri erano imbrattati di graffiti e rigagnoli sudici scorrevano nei punti in cui la neve si era sciolta. Accostai, spensi il motore e spalancai lo sportello.
Occhio, ragazzi.
Leo mi segu guardingo. Per me questo scatolone di cemento  disabitato.
Qualcuno aveva dato fuoco alla pulsantiera dei campanelli e i nomi erano illeggibili. C'era anche la griglia del citofono, ma di sicuro non funzionava.
Leo, dietro di me, guard le targhette. Non si vede un accidente.
Marco e Laura erano scesi sorreggendo Giulia.
Sbrigati, Rico!
Passai la mano sul vetro blindato sudicio del portone, tentando di scorgere l'interno, e dalla penombra apparve un omaccione armato di fucile.
Chi siete? Cosa volete?
Stiamo cercando Ugo Rossetti e ci serve aiuto.
Il tizio ci guard con una smorfia. La ragazza  infetta. Andate via!
La prego, ci faccia entrare. Non siamo pericolosi.
Finalmente l'uomo apr. Rossetti  al quarto piano, interno C. Salite a piedi, che l'ascensore non funziona.
Entrammo alla spicciolata, diretti verso la scala, e sentimmo il pesante portone chiudersi di nuovo. Per Giulia era impossibile salire e la sollevai sulle braccia. Un piano dopo l'altro arrivammo al quarto e Leo buss alla porta dell'interno C.
Alcuni minuti d'attesa e venne ad aprirci il misterioso Ugo Rossetti, che con mia grande sorpresa si rivel essere mio padre.
Pap?
Lui sorrise. Entrate, ragazzi. Sono proprio contento di vedervi.
Giulia si riprender presto, merito del tuo sangue e delle cure ricevute al centro. Chiuse la porta della stanza. Ora lasciamola riposare. Immagino che vorrai delle spiegazioni. Mi prese per un braccio e mi guid in cucina. Leo, Marco e Laura ci seguirono.
Sedemmo a tavola e lui prepar qualcosa da mangiare.
Ti abbiamo creduto morto nell'attacco, pap.
Era ci di cui avevo bisogno per assumere la mia nuova identit e far perdere le mie tracce. Anche molti dei miei collaboratori si sono salvati e ora sono al sicuro. Al momento opportuno riprenderemo contatto.
Alex non ce l'ha fatta, insieme ad altri nostri amici.
Lo so.
Tutto qui? Uno dei tuoi figli  morto e tu sei cos indifferente?
Alz gli occhi su di me. Ne ho persi altri in questa sporca guerra. Non dico d'averci fatto l'abitudine, ma si impara ad accettarlo.
Temo di non esserne capace.
Sorrise. Invece lo sei, anche se non te ne rendi conto. Tu e i tuoi amici siete ragazzi forti, rappresentate la parte migliore della razza umana e la speranza per il futuro.
Quale futuro? Il mondo sta andando in pezzi!
Capisco la tua rabbia, ma non sar sempre cos. Spirano venti di cambiamento e ci sono fondati motivi per essere pi ottimisti. Presto il flagello degli zombie finir e nascer un nuovo ordine in Europa e nel mondo intero. Ci sono persone, uomini e donne, che stanno lavorando per realizzare questo grande progetto.
Ti riferisci al governo ombra creato nel nord Europa e alle sue ramificazioni in tutto il mondo? Confesso che l'idea di una dittatura planetaria non mi va tanto a genio. Chi controlla la Try-net? Perch le notizie vengono filtrate se non addirittura censurate? Cosa si prefigge la SECTRA e per quale ragione si interessa ai soggetti immuni dall'infezione?
Fai troppe domande, Rico.
Che vuoi, la curiosit  uno dei miei difetti, insieme al desiderio di mettere fine all'oceano di menzogne nel quale siamo naufragati.
Non ti fidi di me? Credi che potrei ingannarti riguardo agli scopi che si prefigge il nuovo governo?
Ti giudico capace di fare qualsiasi cosa, pap.
Scosse il capo. Qualcuno deve averti ferito profondamente e mi rattrista la tua mancanza di fiducia. Se c' qualcosa che posso fare per indurti a ricrederti sul mio conto, devi soltanto dirlo. Desidero che tu collabori, Rico. Di tua spontanea volont e convinto che sia giusto ci che facciamo.
Voglio la verit. Abbiamo diritto di conoscerla.
Non esiste una verit assoluta. Sono stati commessi molti errori nel nome del progresso scientifico, errori per i quali stiamo pagando duramente e ai quali vogliamo rimediare. Dobbiamo rimediare, perch  in gioco la nostra civilt,  in gioco la nostra stessa esistenza. Affinch ci avvenga  stato necessario prendere decisioni risolutive. Gravi, difficili, non prive di conseguenze. Forse anche moralmente discutibili, tuttavia inevitabili e improcrastinabili.
Di cosa stai parlando?
Il governo ha autorizzato l'uso di ordigni nucleari. Una serie di esplosioni controllate nelle aree pi densamente invase dagli zombie avr luogo a intervalli regolari a partire dalle prossime settimane. Il countdown  gi iniziato ed  stato diramato l'ordine di scendere nei bunker antiatomici.
Vedevo l'orrore sulle facce dei miei amici. Lo stesso che doveva esserci sulla mia.
Bombe atomiche? I pi grandi geni del pianeta non sono riusciti a trovare di meglio? Insieme agli zombie moriranno anche milioni di persone. Vittime innocenti di un insensato olocausto nucleare, senza considerare gli effetti delle radiazioni.  molto pi che moralmente discutibile,  pazzesco.
Sono state vagliate tutte le possibili opzioni, ma questa  la sola che assicuri un risultato efficace.
Deve esserci un altro modo.
No, non c'.
Suppongo che le direttive riguardino anche le persone che dovranno essere ammesse nei bunker.
Sono stati stilati degli elenchi. Vorremmo poter salvare pi gente, ma esistono delle priorit e la capienza dei rifugi  limitata. Non  stato compito facile operare queste scelte.
Respinsi il piatto, troppo nauseato per poter mangiare. Bisogna fermare il countdown.
La decisione  irreversibile. Gli ordigni saranno fatti esplodere come stabilito dal programma e sotto il diretto controllo del computer centrale della Difesa.
La macchina non avr esitazioni o ripensamenti. Nessun tipo di emozione tipicamente umana che possa condizionarla.
Esatto.
Leo smise di cincischiare le uova. Quando esploder l'ordigno di questa zona?
La settimana prossima. Per questo l'evacuazione  gi iniziata. Voi siete arrivati appena in tempo, ragazzi. Se aveste tardato sarei stato costretto ad andarmene senza di voi.
Chi ti dice che vogliamo venire?
Leo aggrott la fronte. Ehi, un momento. Non puoi decidere anche per noi.
D'accordo, votiamo. Io mi dichiaro contrario.
Marco esit. Questa faccenda delle atomiche non mi piace, ma neanche voglio fare la fine del topo assieme ai fottuti zombie, perci mi dichiaro a favore.
Leo sorrise. Io anche.
Guardai Laura.
Vorrei essere con te, Rico, ma stavolta non me la sento. Sono a favore anch'io.
Mio padre assent. Sei in minoranza e devi accettare la decisione.
Manca il voto di Giulia. Mi stavo arrampicando sugli specchi, ma non mi volevo arrendere.
Per cosa dovrei votare?
Giulia, dalla soglia della cucina, ci guard. Il suo aspetto era molto migliorato e i graffi erano quasi scomparsi.
Sergio si alz e and a prenderla. Vieni, cara, siedi con noi. Vuoi mangiare qualcosa?
Lei scrut la tavola. Sono uova, quelle?
S, serviti pure.
Non esit e le fece sparire in un baleno. Vi ho sentiti discutere mentre sonnecchiavo. Mi dite cosa succede?
Lasciai che fosse mio padre a farle un rapido resoconto per non influenzare la sua decisione. Dopo averlo ascoltato, Giulia rimase per qualche attimo in silenzio, pensierosa. Infine, con un sospiro, cominci a parlare.
Tempo fa vi ho detto che mio padre era un militare di carriera e che la nostra casa era frequentata dagli ufficiali e le loro famiglie. A scuola quasi tutti i miei compagni erano figli di militari e quindi ho sentito spesso discorsi sulla guerra, armi e tattiche. Mio padre non era contrario all'uso delle armi atomiche in caso di estrema necessit e aveva previsto che un giorno, un brutto giorno, non si sarebbe potuto evitare di usarle. Se  il solo modo per eliminare gli zombie e i mostri, ben vengano. E s, sono favorevole a scendere nel bunker antiatomico. Voglio sopravvivere e dare il mio contributo a creare un mondo migliore. Mi guard con un sorriso triste. So come la pensi, Rico, e mi dispiace. Ma sono convinta che sia davvero l'unica possibilit che abbiamo di sconfiggerli.
E se non fosse stato cos? Nessuno aveva la certezza che le atomiche avrebbero funzionato. Cosa sarebbe accaduto se invece avessero solo creato una nuova e ancora pi letale specie di mostri?
Sullo schermo scorrevano immagini bellissime e strazianti che raccontavano la storia del mondo che era stato e non sarebbe stato mai pi.
Paesaggi incantati, foreste, oceani, tramonti e aurore, montagne e animali selvaggi, tesori d'arte creati dalla mano dell'uomo e che quella stessa mano aveva cancellato. Niente sarebbe pi stato come prima.
Rico, ormai manca poco. Tuo padre vuole che lo raggiungiamo.
Non voglio venire.
Laura si affianc e mi prese per mano. Perch continui a tormentarti? Ti stai facendo solo del male e non puoi cambiare le cose.
Non riesco a rassegnarmi.  cos difficile da capire?
Lo capisco. Tutti qui abbiamo paura, ma ci sforziamo di vedere il lato positivo. Le atomiche distruggeranno gli zombie e fra qualche anno, quando potremo uscire, inizier la ricostruzione. Nessuno si illude che sar facile, ma lo faremo. Questa esperienza ci render pi forti.
Ma ti senti? Parli come mio padre. In realt sappiamo un bel niente di ci che ci aspetta l fuori, a parte milioni di morti e una devastazione che a stento si pu immaginare. Perdonami se non condivido la visione ottimistica che voialtri avete del futuro, ma penso che saremo chiamati a render conto di questa decisione insensata. Di certo non ci accoglieranno con le fanfare i sopravvissuti all'olocausto.
La gente capir. Deve capire che non poteva essere evitato.
La voce che scandiva il countdown arriv fin l.
Allora non vieni all'osservatorio?
Non risposi e dopo un istante Laura se ne and.
Le immagini continuarono a scorrermi davanti agli occhi e a mostrarmi tutta la bellezza del pianeta, finch non ressi pi allo sconforto e me ne andai.
La voce taceva, adesso, e nel silenzio greve come un macigno urlai con tutto il fiato che avevo nei polmoni la mia rabbia impotente.
Non esiste inferno peggiore di quello che noi stessi costruiamo giorno per giorno, con le nostre mani, accecati dalla presunzione di poter alterare senza conseguenze i delicati equilibri che governano la natura.
E come bambini ignari che giocano con un potere troppo grande, andiamo incontro alla distruzione.
...
FINE.